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26 luglio 2013

Il mio ricordo su Tornogiovedi di Valter Binaghi.

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 17:49

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Addio Valter Binaghi (Da Tornogiovedì – 12.7.2013.)
Un amico raro

Valter Binaghi, il mio amico Valterone, non c’è più. Una delle pochissime persone dell’ambiente letterario a cui voglio bene. Un uomo vero. Se mi chiedete cosa vuol dire per me ‟uomo vero” non saprei rispondere con esattezza. Forse è un modo di essere, di sentire, di esserci anche quando non si è – e come adesso non si è più – che è delle persone che danno, che accolgono, che vogliono il bene degli altri, non solo il loro. Valterone è stato un autore vero, un insegnante amato dai suoi alunni, un amico raro. Sapevo da tempo che era malato, lo avevo sentito al telefono non molti giorni fa, avevamo riso come ai vecchi bei tempi, quando ci si trovava magari al Bar Magenta con altri scrittori, con l’amico Marino Magliani, per esempio, o con Riccardo Ferrazzi, Gianni Biondillo e altri ancora, a parlare di mille cose, a imparare l’uno dall’altro. Adesso sono molto più solo, prigioniero della mia seconda strada, gli abbracci con Valterone sono finiti. Era come essere usciti da una maledetta guerra: lui da quella della droga: era stato uno dei tanti ragazzi intelligenti e di estrema sinistra che aveva trovato la continuazione della lotta, deflagrata in un potente nulla, nell’eroina. Io, di qualche anno più giovane, ed ex simpatizzante del MSI, ero finito straperso nei miei incubi da sveglio, nelle mie paranoie, nei miei dolori insanabili. E ci eravamo incontrati quando tutto era finito da gran tempo, in un dopoguerra del cuore e della mente, quando il mondo era dirottato verso una disperazione mascherata con mille facce dello stesso prisma allucinante. Eravamo ancora qui, a scrivere i nostri romanzi senza sperare in nessun grande riconoscimento, non gente da Strega ma da calci nel culo. Adesso mi sento più solo.

Lo conobbi virtualmente, cioè sulle colonne di Nazione Indiana, il blog letterario che è stato per molti anni il punto di riferimento più importante della letteratura in rete. Io al tempo ne ero uno dei redattori, ma nelle colonne dei commenti le battaglie erano generali, a volte tutti contro tutti. Si aveva ancora la voglia e l’energia per ingaggiare battaglie di principio in nome della civiltà e della letteratura, a volte con modi non esattamente da galateo. Ma questo faceva parte del “grande momento”, perché la rete allora sembrava essere diventata il grande fiume che accoglieva le anime perlopiù dannate di chi non era d’accordo con l’establishment, e non la succursale sotterranea dei potenti e dei “brown nose”, qual è ora. E Nazione Indiana, prima di diventare l’ectoplasma non comunicante e sotto anestesia che è ora, a quel tempo (dai dieci ai cinque anni fa), faceva notizia, e influenzava nel nome di un’alternativa che via via è diventata quiescenza all’establishment, appunto. Di primo acchito gli interventi di Valter – quasi sempre a gamba tesa – mi parvero eccessivi e anche antipatici. Chi ha conosciuto il nostro uomo solo sul web, su Nazione Indiana ma anche su La poesia e lo spirito e Vibrisse e poi su altri siti, tra i quali il suo blog e il nostro Torno Giovedì, può avere una impressione falsata, come la ebbi io allora, quella di un saccente antipatico di destra e cattolico quasi integralista. Nel tempo, è bene dirlo, Valter aveva abbracciato la fede, e il salto che aveva fatto, insieme alle cure per uscire dall’inferno della droga, era stato lungo, potente, radicale. Era ovvio che si trovava ora sbilanciato, ma grazie ad altro tempo aveva trovato una specie di tranquillità tutta sua. Conoscerlo dal vivo ribaltò l’impressione: era un uomo buono, nel senso migliore del termine, dalle idee decise, che non faceva compromessi, amichevole, persino tenero, che voleva scrivere e pubblicare i suoi libri perché la letteratura era anche la sua vita. E Giulio Mozzi soprattutto gli aveva dato quest’opportunità, con Enrico Bonetti cronista padano, edito da Sironi, e poi la bolognese Perdisapop, con due brevi romanzi-gioiellini, e infine Newton Compton, con Melissa, approdando al romanzo storico. Per non parlare dei primi libri, editi da Flaccovio. Se ne è andato un amico, uno scrittore di livello e particolare, che dalla filosofia traeva la linfa per raccontare in modo narrativo le cose più stringenti, se ne è andato un interista. Last but not least. Un amico in meno col quale parlare di calcio e della nostra ossessione nerazzurra con leggerezza ma anche con passione. Addio Valterone.

[Franz Krauspenhaar]

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