The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

6 luglio 2012

Salvatore D’Angelo commenta criticamente Le monetine del Raphael.

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 21:56

Le Monetine del Raphael, già letto. Interessante. Farà discutere, spero susciti dibattito e (molte) polemiche. Interessante il “punto di vista” mimetico, quello d’un pittore funzionale e consustanziale al “regime craxiano”. Alcune pagine sono intense e bellissime (quelle rievocanti la conquista della luna nel 1969 che innescano ispirate e poetiche riflessioni sul destino del mondo, ad esempio), altre un po’ manierate (quelle di sesso, ad esempio.Lungi da me un moralismo che non m’appartiene, ma direi che l’ingrediente non è sufficiente a compensare la mancata presa di coscienza del personaggio io-narrante circa i veri motivi di fondo della crisi di “sistema” più che di regime.) Rispettabile la “lettura” di destra del personaggio-io narrante, ma è un po’ riduttivo leggere la crisi di un sistema solo attraverso gli occhiali del familismo amorale o del “tribalismo anazionale” degli italiani, in blocco colpevoli. O forse l’equivoco nasce dall’eccessivo schiacciamento dei punti di vista: quello dell’io narrante e quello dell’Autore, talchè l’uno diviene troppo alter ego dell’altro.Ho apprezzato lo sforzo di una lettura “non conformista”, degli ultimi cinquant’anni della nostra vita, al di là dei moduli socio-politici stranoti, anche se non ne condivido l’assunto. Ad ogni modo una scrittura sempre intensa, appassionata, coinvolgente, onesta. Krauspenhariana, insomma.

3 luglio 2012

Giorgio Simoni recensisce Le monetine del Raphael per Tornogiovedì.

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 18:31

Quegli anni maledetti

Franz Krauspenhaar, Le monetine del Raphaël, Gaffi editore

Franz Krauspenhaar è un toro da monta letteraria. Queste sono le parole che mi sono rimbalzate nella testa durante la lettura di Le monetine del Raphaël, ultima fatica dello scrittore pubblicata da Gaffi editore. Kraupenhaar snocciola frasi che colpiscono come una gragnola del Carlos Monzon dei bei tempi; toglie il fiato, gonfia gli occhi di stupore e rabbia, fa vibrare i polsi: insomma c’è poco da fare i damerini, le pagine del romanzo grondano letteratura, signori. Di quella sopraffina, che ti sbatte sotto gli occhi tanto le scopate furibonde quanto le peggiori stragi dei nostri anni plumbei, che al Robert Palmer cantore plastificato e patinato, sbronzo sboccante come un beone all’ultimo stadio nella ramazzottiana Milano da bere, affianca la scelta irreversibile, per certi versi drammatica, del protagonista – Fabio Bucchi – di lasciare il suo comodo posto impiegatizio in una ‟fabbrichetta” dell’hinterland per votarsi definitivamente all’Arte, quella con la A maiuscola. (more…)

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