The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

23 aprile 2007

L’inizio della discesa

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di Franz Krauspenhaar

1.Come si chiama quell’attrice del cazzo, l’americana che sembra un’inglese, quella del tipo manico di scopa, tipo non mi toccare che mi sguincio? Ah ecco, sì, ora ricordo: si chiama Gywneth, Giywenet, Gwyneth, insomma G.- qualcosa- Paltrow. Puttana schifosa! La ucciderei con le mie stesse mani, lo giuro. Guardala qua, in copertina, Upper West Side – al massimo zone limitrofe; la porca schifosa non me lo farebbe tirare nemmeno con un cuba libre corretto Viagra di due litri e mezzo sborra inclusa – inclusa nel cuba, ovvio. Cazzo, l’antipatia femminile ultimamente è salita alle stelle. Antipatia glamour. E guardale un po’ tutte queste puttane, tutte uguali col loro ombelico di fuori e il loro merdoso piercing al naso, fica, ombelico, culo, e il pantalone a vita bassa, o mediobassa, e che cazzo ne so, ma insomma eccetera, eccetera, eccetera. V’abbasso io la vita, stronzette del cazzo, vi falcio e vi mieto. E vi mato… Mato Grosso così. Calembour inutile. Inutile tutto. Vita schifa, sì, troppo. (more…)

13 aprile 2007

“Dove credi di andare”… sul viale del tramonto

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Franz Krauspenhaar intervista Francesco Pecoraro

Un debutto tardivo ma molto convincente di uno scrittore di 60 anni, Francesco Pecoraro, architetto romano. Uno scrittore che ha cominciato ad approcciarsi seriamente alla letteratura soltanto quattro anni fa, facendo evidentemente passi da gigante. Il suo libro di racconti “Dove credi di andare”, Mondadori, pagg. 197, euro 16,00, rivela un autore che pare aver sempre scritto, e che non ha alcun timore di dipingere il mondo e i suoi personaggi, professionisti cinquantenni sul viale del tramonto, con squarci crudi e disperati, a volte feroci. I suoi personaggi sono uomini abbienti e in certo qual modo arrivati che però hanno perso la bussola della propria vita, l’ultimo treno, l’ultima possibilità per sentirsi, se non felici, perlomeno vivi. Un importante libro d’esordio che consegna alla nostra letteratura spesso ingorgata da libri inutili se non addirittura dannosi un nuovo autore di forte spessore e di sicuro avvenire. (more…)

9 aprile 2007

Milano ti ama

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di Franz Krauspenhaar

Sono qui, nato e cresciuto nel noord, più o meno a sud del vero nord. In un punto imprecisato. Milano è imprecisabile. Non so nemmeno lontanamente dove davvero si trovi. Potrebbe essere Calcutta ad agosto, Londra d’inverno, e le poche volte che qui c’è vento potrebbe essere Bruxelles prima della solita pioggia belga da paese piatto. Da qualche parte sempre imprecisata, girando per il centro o anche imbastendo la tua via per le periferie, Milano sfuma, senza che tu te ne accorga, in un acquerello triste come un murale messicano notturno al quale certi soliti ignoti hanno tolto i colori caldi. Tonalità di grigio, circoli, spirali di grigio luminescente. Poche le vere luci, la notte, quasi tutte fioche, e le strade che si svuotano presto, e i tram che svicolano ciabattando su ferro a bassa temperatura, e snodi di mani, rasoi di passi, tacchi che secchi rotolano su pavimenti mobili, cigolare di biciclette astute con le auto, che a loro volta piegano a destra o a sinistra verso un chissà chi e un chissà cosa. (more…)

4 aprile 2007

Ribelli a scoppio ritardato

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 07:00

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di Franz Krauspenhaar

Sandro detto Silver ha una convivente molto più giovane di lui che lo convince a dare una festa per il suo 50mo compleanno. Una festa mobile con una corrida umana che finirà, come per tutte le corride, in maniera violenta. (Camere e stanze).

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1 aprile 2007

Il posto

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di Franz Krauspenhaar

Cara mamma, finalmente ho trovato un po’ di tempo e di pace per scriverti. Torino non pensavo fosse così bella. C’è quella tranquillità movimentata che a Milano non potrà mai esserci. Milano: il posto più inutilmente esagitato del mondo. Comunque, tutto bene. Col lavoro mi sto ambientando, ci vuole del tempo, lo sai. Eh sì, tu lo sai, sì, che mi hai visto crescere in tutti i sensi, in quegli anni 60 di frenesia composta, la frenesia del boom, lo scoppio della bomba della speranza felice. Ricordi quel film che parlava di Milano e del lavoro? Il posto, si chiamava. Lo vedemmo insieme il giorno che chiusi con quello di Monza. Ero furioso. Io prima avevo riso sguaiatamente per scaricare la tensione, e tu mi dicesti: ma che ti succede? E io: niente. Poi mi venne ad abbracciare malignamente una stretta di malinconia, e così mi venne in mente quel film. Quando sono triste non ho voglia di cose allegre, in questo sono coerente, sono coerente nelle voglie.

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