The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

5 settembre 2005

CIAO AMICI

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 00:33

Il 25 agosto di un anno fa ho aperto questo blog da un momento all’altro come ho già spiegato in altre occasioni. Volevo provare l’effetto che fa, partendo da un “programma” per nulla definito. Il programma del 25 agosto 2004 che avete (ri)letto pochi giorni fa, infatti, non era un vero programma: era solo un ironico abbozzo vergato di getto. E’ passato un anno e posso dire che spesso mi sono divertito; ho pubblicato pezzi molto diversi tra loro: di scrittori e poeti già conosciuti, di aspiranti scrittori, di esordienti ed esordibili. Più le facezie. Credo di aver dato spazio non solo a me stesso, ma anche – o forse soprattutto- agli altri. Sono stati pubblicati pezzi di tutti i generi, nel segno della trasversalità. Ho cercato insomma come ho potuto di far frullare il frullatore internettico di M.U. e di far fruttare – con l’aiuto dei lettori/commentatori-  gli argomenti e (spero) gli stimoli alle discussioni, cercando tra l’altro di dare spazio anche a chi non la pensava come me. Nessuna linea editoriale vera o velata, dunque uno zibaldone frullato e versato, spesso sparso.  I pezzi  venivano postati  a seconda dell’ispirazione del momento. Non un diario, bensì una webzine fin dall’inizio; un inizio per breve tempo “in solitaria”, fino alla creazione del fittizio “fabbricone”.

Di qui sono passati pezzi scritti da persone che politicamente (e non solo) la pensavano in modi a volte opposti tra loro. Ho sperimentato questa possibilità, e credo di poter dire che l’esperimento, in fondo, è  abbastanza riuscito.

Ora, però, così come l’ho aperto, questo blog – anche se a malincuore- lo chiudo. Più di una volta avevo paventato nella colonna del commenti questa possibilità. Impegni nuovi (alcuni arrivati d’improvviso dopo la pausa estiva) e anche una certa stanchezza mi   hanno indotto a prendere questa decisione.

Un grazie di cuore e un caro saluto a tutti coloro che hanno scritto i pezzi, letto e commentato, tra sorrisi, qualche polemica e  confronti quasi sempre civili.

3 settembre 2005

LA SKUOLA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 14:04

“Per quel che riguarda la scuola, io ero il più ricco di talento e nello stesso tempo il più incapace di tutti.   I miei talenti, contrariamente a quello che uno potrebbe credere, non giovavano affatto ai miei progressi scolastici, anzi li impedivano, erano per ogni cosa il massimo degli impedimenti. In realtà io ero molto più avanti di tutti gli altri e le nozioni didattiche che mi ero portato da Seekirchen erano ben più estese di quelle in cui si trovavano impastoiati i miei compagni di scuola, la mia disgrazia era che non mi sentivo assolutamente in grado di rinunciare all’avversione letteralmente morbosa nei confronti della scuola che per anni e anni mio nonno mi aveva inculcato, e che la massima di mio nonno secondo cui le scuole sono soltanto fabbriche di imbecillità e di depravazione riluceva ancora su tutto quello che io pensavo riguardo alla scuola, ed era per me l’unica massima determinante.”

(Thomas Bernhard – Un bambino)       

2 settembre 2005

DIO NELLA DISCARICA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 13:09


(Prendo dal blog di Lorenzo Galbiati – Pistorius- e pubblico. Buona lettura.M.U.)

(A Korogocho, la baraccopoli di Nairobi, vivono due milioni di persone sull’1,5% della terra della città, nella quale vivono altri 2 milioni di persone sul restante 98,5% di terra. I poveri e i ricchi. A Korogocho sono tutti neri, tranne pochi coraggiosi missionari cattolici o protestanti di passaggio. Alex Zanotelli ha vissuto 14 anni a Korogocho, dal 1988 al 2002. Ecco un assaggio della sua esperienza. Lorenz)

Dio non sceglie i poveri perché sono migliori dei ricchi; i poveri, sotto molti aspetti, sono peggiori […]. I poveri sono peccatori quanto i ricchi, ma Dio vuol loro bene perché sono poveri, perché sono schiacciati, sono emarginati. Lui li ascolta, Lui sta dalla loro parte perché sono così, non perché sono buoni […]. Basta vivere a Korogocho per capire perché i poveri non sono santi.
A Korogocho i poveri discriminano altri poveri. Troviamo gli stessi fenomeni di emarginazione che sono visibili anche nelle società dei ricchi. L’emarginazione deve proprio far parte del cuore umano. In baraccopoli molti pensano che la gente della discarica sia la peggiore che esista. Un giorno per strada – ero a Korogocho da pochi mesi – mi fermò Jeremia: “Bianco, congratulazioni, sei il primo bianco a metter piede qui dentro e a viverci”. Poi ha aggiunto: “ma chi siamo noi? Siamo forse bestie selvagge che non ti degni di venire a trovarci?” Si riferiva alla gente della discarica. “Jeremia,” gli ho risposto, “hai ragione, io non sono mai venuto in discarica, ho preferito la gente che sta un po’ meglio di voi. Domani verrò.” Quando a Korogocho hanno saputo che volevo andare in discarica, mi hanno detto: “no, Alex, non andare, tu non sai che cos’è la discarica, ti ammazzano!” Ormai l’avevo promesso e sono andato. Mamma, la paura!… la paura che sentiamo tutti, è inutile che stiamo qui a prenderci in giro! E’ come scendere nei gironi danteschi: cataste di rifiuti fumanti, con una puzza infernale; gente che scava da tutte le parti e questi uccelli enormi – bangu, li chiamano – che lottano con uomini e donne per trovare cibo. Gli occhi di tutti si puntarono su questo muzungu – bianco. “Non ti aspettavo” mi disse Jeremia quando mi vide. “Hai mantenuto la promessa, bravo! Siediti qui.” Mi ha fatto sedere sull’immondizia, spiegandomi cos’è la discarica. Poi mi ha portato in giro a farmi conoscere un po’ di gente. Iniziai così a prendere contatto con un mondo altro anche da Korogocho […] Ricordo che il secondo Natale che passai in baraccopoli promisi alla gente della discarica di andare a salutarli nelle loro baracche. Quando entrai nella sua baracca, Jeremia mi abbracciò con entusiasmo: “karibu, Alex, karibu!” Mi fece sedere su un sasso e scomparve. Mi guardai attorno: una baracca sventrata da tutte le parti. Dopo cinque minuti me lo ritrovai davanti con un filone di pane che era andato a comprare nel negozietto poco distante. “Alex, karibu!” Poi prese il pane, lo spezzò sotto i miei occhi attoniti e disse: “prendi, mangia: ‘Questo è il mio corpo dato per voi…’” Come prete sarei sprofondato….

(Da: KOROGOCHO – Alla scuola dei poveri, di Alex Zanotelli, Ed. Feltrinelli, 2005)

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