The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

31 agosto 2005

SCRIVERE A PENNA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 13:38

 

 

di Mario Bianco

A casa mia la penna per scrivere tutti la dicevano in dialetto "piûma". Ma non tratterò io di penne di gallina né d’oca né di qualsivoglia volatile di cui parla pure il Petrarca quando dice del coltellino e della penna ben temprata; questo perché da adolescente cercai di costruirmi penne avicole ma con risultati indecenti. Passerò subito alla penna stilografica Waterman di mio padre con clip o clips d’oro che sempre gli invidiavo; gliela sottraevo di nascosto scopo sperimento e concorrenza, quindi riuscivo a macchiarmi in maniera turpe mani, faccia, braccia, grembiule (quello da scolaretto) gambe col risultato di ricevere scapaccioni da ambedue i genitori. Per cui mai amai le penne stilografiche con le loro pompette o molli vesciche interiori che si bucavano, perdevano, si appiccicavano vermicolarmente: oggetti terribili, molte di esse erano belle di fuori e marce di dentro, tipo certi umani. Per tutti gli anni che le usai ci combattei, le smontai, le riparai, le modificai ottenendo sempre e comunque di ottenere arti e vestiti macchiati di blu stilografico, marca   Waterman o Pelikan che scrive blu ma diventa nero. Per questa mia perenne sozzura da indomabile contendente con le penne fui evitato da molte fanciulle piacenti ed anche per questo le odio ( le penne stilografiche). Poi arrivarono quelle con la cartuccia sostituibile, tipo Parker o Aurora e altre americane, inglesi, francesi, tedesche, mentre molti passavano alle biro che furono poi accettate (contro voglia) dalle autorità scolastiche. Non mi sono mai convertito alle penne a sfera del signor Biro, le uso in extrema ratio, per fare due conti della spesa; per qualsiasi altro serio lavoro mi servo della matita o pennefeltro, che cominciai a conoscere circa 40 anni fa e da allora non le ho più abbandonate. Ma questa è tutta una accessoria premessa perché per me la penna vera ed unica è quella con cannuccia e pennino in acciaio, la sola degna di chiamarsi penna, quella che si abbevera in dosi volute dal proprietario nell’apposito calamaio, quella che manipolata con sapienza   e dosaggio di gesto da tratti sottili, finissimi o grandi, spessi, modulati. Essa richiede soste per intingerla nelle quali lo scrivano può soffermarsi un attimo a riflettere sulla propria opera di ingegno, invece di buttare giù a man salva. La penna col pennino richiede cure, esami dello stato di pulizia, cambio e scelta del pennino stesso a seconda degli usi che possono essere di grafica artistica o di scrittura, e pure scelta dell’inchiostro appropriato. Una volta esisteva la "bella scrittura" o calligrafia e anche i professori di questa insigne materia che insegnavano l’aldino, l’inglese, il corsivo, il gotico, la tondina: io posseggo ancora pennini in acciaio specifici per alcune tipi di grafie in cui mia madre era abilissima. La calligrafia è parente stretta del disegno e viene praticata da pochi amatori: i pennini per la calligrafia erano di tante marche, materiali, fogge, tagli singolari, punte tagliate di sbieco, dritte, pennini panciuti, gonfi, sottili, regali con corona, a foggia di Mole antonelliana o tour Eiffel, a forma di mano con dito proteso, a pesce ed aghiformi per tratti finissimi cioè quelli che prediligo io per il disegno: essi sono gli Heinze tedeschi in acciaio blu numerati dal più duro al più morbido. Buoni pure erano i Perry inglesi di augusto lignaggio. Ho una minima scorta di Heinze acquistata anni fa presso la premiata ditta Smeraldi, un tempo mia emerita fornitrice di ogni sorta di carta ed arnese grafico. Il signori Smeraldi, padre e figlio compassatissimi, mi presentavano su di un cartone rivestito in carta velluto rossa un campionario di almeno trenta pennini diversi, ad uso artistico non calligrafia; questi begli oggettini stavano applicati al cartone tramite un elastico e si potevano esaminare anche con la lente; era possibile ordinarne uno, due, quattro, a piacer: anche una scatolina. Per le cannucce non sto ad andare per il sottile: ne ho tre o quattro boeme acquistate in un mercatino, altre tre vecchie come il cucco, una di plastica orrenda rosa e nera, un’altra me la sono fatta io con i bastoncini cinesi. Degli inchiostri taccio che sarebbe una enciclopedia: io per disegnare uso dell’inchiostro di China, cioè di Cina, Pelikan, qualche volta mi faccio da me inchiostro da bastoncino/tavoletta cinese di china secca sfregato sulla vaschetta di ardesia poi ci intingo pennelli cinesi o penne fatte di bambù (altro capitolo: antenate della penna). Il passaggio dalla cannuccia con il suo pennino all’uso del pennello per scrivere è breve o pare. Ma con questo passaggio si apre una grande porta verso tutta l’Arte della Calligrafia orientale, cinese e giapponese che è mondo antico, estetico, filosofico e religioso, sterminato come il Gobi e il Taklamakan. Io mi limito ai miei pennini e vi assicuro che l’arte di misurare la propria forza ed i proprio gesto con questo minuscolo e caro oggetto esercita la pazienza e la concentrazione; accostare, accumulare tratteggi neri o colorati, fini e spessi immette in un mondo silenzioso, leggero ove tutti i pensieri prima si ammorbidiscono e poi si sciolgono. Restano quei tratti sulla carta, tanto effimeri come il loro supporto, ma specchio di uno stato d’animo e di coscienza.

29 agosto 2005

SEPARAZIONI

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 15:38

Anelo ad annullare

l’anello all’anulare.

(Giancarlo Tramutoli)

28 agosto 2005

SILENZIO DAL TUO CORPO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 22:23


di Franco Arminio

Silenzio dal tuo corpo
da molti secoli, da molti giorni.
Ho sentito e ho detto parole buone per le tane
di formica che abbiamo nella mente.
Non ho sentito la tua lingua
le tue braccia che cercano asilo sulle mie spalle.
Un giorno ti stancherai di mancarmi,
magari sarà un giorno di pioggia
un qualunque pomeriggio d’inverno
coi piatti ancora sporchi nel lavello.
Potrei essere vivo o morto
non importa, avrai un desiderio
di farti prendere dai miei occhi: sono qui
amico amico, baciami, tienimi stretta.
Io lascerò gli angeli, lascerò l’inferno
per tornare alle briciole della storia, farò posto
sul tavolo, sposterò la bottiglia e i bicchieri
per far posto alle tue gambe,
il tuo corpo sul tavolo sarà un perfetto altare
io pregherò perché non cada la nuvola
su cui si sostiene la casa, fermerò il vento
tra le dita, sarò felice mentre mi sorridi.
Perché il mondo
non deve apparecchiare questa scena?
Perché tutto questo deve restare qui
su questo foglio?
Forse non sei tu che non mi vuoi.
Forse non sono io che ti voglio.

27 agosto 2005

FESTIVAL ADDIO: MEGLIO LA SFIDA DEL PEN CLUB

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 20:53

di Gian Paolo Serino

(Pubblico questo editoriale di Gian Paolo apparso oggi su Avvenire. Buona lettura. M.U.)

Mentre il mondo editoriale è in fibrillazione per l’epifania di Mantova c’è un premio, il Pen Club, che nello stesso periodo ha come unici riflettori puntati quelli dei lettori. Un premio che ha avuto promotori illustri -da Filippo Tommaso Marinetti a Ignazio Silone, da Maria Bellonci a Mario Soldati- e che consigliamo a tutti coloro che vogliano passare dei giorni a contatto con la natura della creatività. La differenza tra i due eventi non è da poco: a Compiano, suggestivo paesino abbarbicato sulle colline dell’Appennino parmense, l’atmosfera del Pen Club è totalmente diversa rispetto ad un Festival di Mantova ormai ridotto a show business che fa fatturati (non solo) sulla carta. L’idea alla base di Mantova, sia chiaro, era buona: portare i libri incontro ai lettori. Ora, però, quella logica si è snaturata. Non siamo ancora giunti al voyeurismo da Fiera dell’eros, ma poco ci manca. Il Festival è stato ridotto (“ingrandito”, dicono gli organizzatori) a fiera delle vanità (e delle atrocità) di scrittori ed editori. Sotto l’occhio mediatico di giornali e televisioni le star del circo mantovano si esibiscono, in tutta l’essenza della loro apparenza, in piroette acrobatiche pur di presenziare. E i lettori? A Mantova sono spettatori che vagano, contenti ed inebetiti, da una gabbia all’altra (gli organizzatori le chiamano “location”) pur di vedere i loro beniamini di carta. Già: perché a Mantova ormai i lettori non vanno per ascoltare, ma per “vedere”; gli addetti ai lavori, invece, per farsi vedere. Ormai è tutto uno spettacolo: tra inchiostro e paillettes. E se anni fa poteva anche valere la pena macinare chilometri e chilometri per incontrare scrittori che da anni sognavi di ascoltare adesso anche questo miraggio è svanito. Perché le star presenti, a festival terminato, sono subito pronti a partire per tour promozionali che toccano le librerie di tutta Italia. Le solite, naturalmente: i megastore delle città più importanti.. Ma vederli davvero a contatto con il popolo (dei lettori)? Sarebbe grandioso se qualche illuminato, si spera non catodico, decidesse di trasferire l’idea originale ( format) in qualche altro luogo (location). Sarebbe bello ascoltare Antonio Moresco, autoemarginato della letteratura più salottiera, filosofeggiare nei quartieri spagnoli di Napoli; sarebbe interessante assistere alle dissertazioni di Paul Ginsborg sul “bene comune” a Le Vallette di Torino o catapultare Chuck Pahalaniuk, cantore degli orrori moderni, allo Zen di Palermo. Siamo sicuri che il pubblico, se non con più interesse, ascolterebbe con maggiore partecipazione. Nell’attesa (ri)scopriamo Compiano, Premio Pen Club. L’appuntamento è per la sera di sabato 3 settembre nella piazza del paese. Accanto a nomi noti come Maggiani, Piperno, Affinati, Arslan e Ongaro ad essere protagonista sarà proprio questo piccolo borgo antico dove più che vedere si “respirerà” cultura. Potrà apparire uno spot, ma non lo è. E’ solo un consiglio che invita a scoprire un mondo a parte. Un mondo appartato, fatto di strade e uomini, prima che di telecamere e starlette della penna.

 

26 agosto 2005

LE COSE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 17:16

di Jorge Luis Borges

Le monete, il bastone, il portachiavi,

la pronta serratura, i tardi appunti

che non potranno leggere i miei scarsi

giorni, le carte da giuoco e gli scacchi,

un libro e tra le pagine appassita

la viola, monumento d’una sera

di certo inobliabile e obliata,

il rosso specchio a occidente in cui arde

illusoria un’aurora. Quante cose,

atlanti, lime, soglie, coppe, chiodi,

ci servono come taciti schiavi,

senza sguardo, stranamente segrete!

Dureranno più in là del nostro oblio;

non sapran mai che ce ne siamo andati.

25 agosto 2005

UN ANNO FA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 14:24

merz(Esattamente un anno fa, alle ore 16.21, pubblicavo il primo post di questo blog, scritto di getto, dal titolo “Editoriale”. Titolo sbagliato, perché si trattava di una specie di programma. Comunque, lo ripropongo oggi.)

Questa non è una rivista. E’ un blog? Non so. Tecnicamente lo è. Sono contento di essere nel XXI secolo e di avere la possibilità di pubblicare un rivista senza carta che da la possibilità al pubblico di dire la sua. Dunque, il blog è qui il benvenuto. Chi sono io? Un poeta, un sobillatore, un uomo di spirito, un pacifista guerrigliero, soprattutto un dadaista post-litteram. Un uomo che crede ancora nelle Merzpoesie, in Hans Arp, nelle sperimentazioni dell’Avanguardia e in altro ancora. Non c’è più Avanguardia, non c’è quasi più nulla. Forse perché c’è poco entusiasmo. E allora il blog è lo strumento delle Nuove Avanguardie; e diventa radio libera, bollettino postale, bollettino di guerra e avviso ai naviganti, walkie-talkie, telefono scritto, televisione a fermoimmagine, cinema da casa, home-theatre delle proprie narcisistiche vitalità, del proprio irrefrenabile spunto a discutere a gridare a dire fare baciare. Lettere e testamento. Un due tre stella. Eccetera. Qui si fa la cultura o si muore. La Kultur che si cerca disperatamente altrove, nei blog squisitamente letterari. La si trova, ma troppa pubblicità regresso alla politica. Ne parleremo anche noi, ma in succinte dosi, omeopaticamente.

Fotomontaggi verbali: nel segno del Dadaismo, fotograferemo la realtà a sua insaputa, come una Candid Camera, e mescoleremo le carte in tavola.

Dada-ingegneria: sempre nel segno del Dadaismo, il Dadaismo più circonflesso, cercheremo di fare poesia utile, costruita, termica, solare, atomica.

Protopostfuturismi: saremo prima del Futuro e quindi nel passato, ma anche dopo il Futuro e quindi dietro al Futuro stesso.

Opinioni a raffronto: spereremo di avere non solo scambi e confronti ma soprattutto raffronti. La violenza, soprattutto verbale, non ci fa paura. Anzi.

Applicazioni tecniche: come a scuola. L’ultima materia. Dopo ginnastica. L’ultima ruota del carro. Quello, insomma, che non si osa dire. Qui lo si può dire. Ce ne diamo licenza, ne diamo licenza a chiunque.

Markelo Uffenwanken

GINO TASCA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 03:15

Non lo conoscevo. Avevo letto cose sue sul suo blog (tra i miei link) e altrove, specialmente commenti su Nazione Indiana. Si chiamava (si chiama) Gino Tasca. E’ strano provare dispiacere per la morte di una creatura umana che non si conosce. O forse no. No, non è strano. Se ne è andato a 54 anni per una grave malattia, Gino. Non esiste una brutta età per morire: esiste la morte che puo’ trovarci vivi, per citare un famoso aforisma. Ho la sensazione che la morte abbia colto Gino da vivo. Non è una consolazione a buon mercato, almeno credo: però è già qualcosa, quando il nulla (o il tutto, per chi ci crede) spalanca le sue fauci e inghiotte questa nostra terribile e meravigliosa vita terrestre.  Un abbraccio a Gino da lontano.

24 agosto 2005

DAL "DIZIONARIO DEI LUOGHI AMENI"

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 16:56

di Giancarlo Tramutoli

ALLUCE: Primo dito del piede che illumina l’interno della scarpa.

EPIFANIA: Apparizione della calza perduta da un anno, quando ormai avete già buttato via l’altra.

FANGO: Tango ballato sotto la pioggia.

FLAMENCO: danza spagnola di origine gitana, utile per sterminare in pochi minuti l’invasione delle formiche nella vostra cucina al ritorno dalle vacanze estive.

KAFKIANO: Aggettivo usato in ispecie da chi non ha mai letto nulla di Kafka.

KAMIKAZE:  Pilota dell’aviazione militare giapponese che identifica il fine col mezzo.

REFUSO: Monarca in preda a un forte esaurimento nervoso.

AD MAJORA: Ti auguro una maggiorata.

UBI MAJOR MINOR CESSAT: E’ preferibile un bagno grande a uno piccolo.

(Dal Dizionario dei luoghi ameni, Promo 2000 – già nell’agenda Il meglio di Comix, Panini ed.1994)

23 agosto 2005

FATTI UNA PERA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 15:47

 

di Riccardo Ferrazzi                                              

Il presidente del Senato, il filosofo Marcello Pera, ha tenuto al meeting di CL un discorso conservatore/reazionario nel quale ha sostenuto, con filosofica consequenzialità, varie tesi ben note. Partito dalla constatazione che “il relativismo liberaldemocratico… privilegia ora la libertà ora la democrazia rispetto al bene”, è arrivato a sostenere che una “società meticcia” non sarà in grado di sostenere gli assalti dell’integralismo. Per entrare in discussione su temi di questa portata bisognerebbe introdurre tanti di quei distinguo da scriverci un libro. Mi manca il tempo e lo spazio, quindi mi astengo. Però c’è qualcos’altro che mi ha incuriosito: Pera ha fatto scandalo. Ma dov’è la meraviglia ? Quasi metà degli italiani vota per lo schieramento di cui Pera è espressione. Anche tra i partiti di sinistra le idee di Pera non sono mica all’indice (cattolici integralisti e marxisti ortodossi sono tutt’altro che favorevoli al relativismo etico). Tanto è vero che le reazioni di diessini e margherite hanno accuratamente evitato di entrare nel terreno della filosofia della storia e sono rimaste strettamente sul piano della politica spicciola. Invece i cespugli si sono agitati assai, bollando il discorso come “affermazioni indegne e deliranti” e chiedendo le dimissioni di Pera (come se dovesse rimanere in carica ancora per molto). Non ci sarebbe niente di strano se tutto si riducesse a una disputa di opinioni: tu la pensi così, io la penso cosà. Ciò che mi incuriosisce, e non è la prima volta, è il tono con cui si grida allo scandalo: “come si permette costui (oggi Pera, ieri qualcun altro) di dire pubblicamente certe cose ?”. Oh bella, e perché non dovrebbe permettersi ? La libertà di parola è un diritto garantito dalla costituzione. Non ci si può scandalizzare se qualcuno ne fa uso. Ho l’impressione che il sottinteso di certi scandalismi sia più o meno questo: lo sappiamo che esiste una (larga) fetta di opinione pubblica che coltiva, magari inconsciamente, idee conservatrici e/o reazionarie. Ma non deve esprimerle. Chi la pensa così è vecchio e superato: morirà e queste idee moriranno con lui. Nel frattempo stia zitto.   Questo atteggiamento infastidito è tipico di chi è convinto di possedere la verità. Chi pensa solo al “dover essere” non si abbassa a discutere con chi sta attaccato alle cose come stanno, e non ammette che qualcuno possa coltivare interessi diversi. Ho due obiezioni. La prima: non è vero che la storia vada sempre avanti. Anche Marx diceva che “la storia non si ripete mai, ma ogni tanto balbetta”. La storia, come scriveva anche il glorioso presidente Mao, “esce dalla canna del fucile”, cioè va dalla parte del più forte, e non è detto che il più forte sia sempre progressista, anzi. L’altra obiezione è questa: il progressismo (se vuole essere democratico) si afferma solo attraverso il dialogo. Quando rifiuta il dialogo, con la scusa che le idee degli altri sono “superate” e moriranno da sole, finisce per non avere più armi per controbattere. Le idee degli altri non muoiono affatto, anzi crescono, si diffondono per i canali dove non sono contrastate (o dove trovano solo reazioni sdegnose e moraliste). Se non si scende sul loro terreno, se ci si rifiuta di capire i motivi per cui si sono formate, ci si riduce a discutere all’interno di ambienti sempre più ristretti, convinti di possedere tutte le verità, ma sempre più distaccati dalla realtà. Si fa la fine dei bizantini, intenti a discutere del sesso degli angeli mentre i turchi entravano in città.

22 agosto 2005

SFINITO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 13:01

munch
di Franco Arminio

(Ricevo da Franco questa sua ultimissima poesia e subito la pubblico. Buona lettura. M.U)

sfinito,

sono sfinito.

sono appeso a me come

a una corda che non tiene.

dimmi una parola

dimmela adesso o mai più

prendila dove vuoi

nella verità o nella menzogna

prendila nel tuo corpo o fuori

ma dimmela intera, fa che si senta

l’odore della tua bocca

fa che mi stia davanti

come uno zigomo

un ginocchio.

non dirmi che non hai che dire

sarebbe un’offesa di cui potrei morire.

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