The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

31 maggio 2005

CRONACA VEROSIMILE DI UN ORDINARIO GIORNO DI SCUOLA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 14:23

 

di Lorenzo Galbiati 

 

Siamo in un istituto tecnico a nord di Milano, classe prima.

“Va bene ragazzi, correggiamo il compito che avevate per oggi.” Il professore di inglese si siede dietro la cattedra con aria fiduciosa.

“Ieri abbiamo letto insieme il brano a pagina 52, e vi ho fatto la traduzione; vediamo se a casa l’avete scritta in modo corretto. Oliva, leggi il brano e fermati a fare la traduzione frase per frase.”

“Professò, io faccio fatica a leggere in inglese, faccio prima a leggere subito la traduzione.”

“Ah, senti un po’! Tu fai fatica! Ma vedi, noi siamo qui giusto per questo, per fare fatica… tu vuoi imparare l’inglese? Sì? Ecco, e allora devi fare un po’ di fatica, e io son qui apposta per aiutarti ad imparare.”

Oliva: “cioè mi vuol dire che io provo a leggere ma però se sbaglio lei mi corregge?”

Professore: “esattamente, se sbagli ti correggo, senza ‘ma però’… (risatine dei compagni di classe). E così vediamo se impari la pronuncia corretta delle parole inglesi. Insomma, è un po’ come se fossimo a scuola, hai capito?”

La classe al completo ride divertita. Oliva prende coraggio e inizia a leggere, lentamente. Faticosamente. Il professore corregge con pazienza i tanti errori di pronuncia. Oliva si ferma più volte a sbottare: “non son capace!” Ma grazie all’insistenza del docente riesce a terminare la lettura e la traduzione del brano. Il professore appare soddisfatto.

“Hai visto che con la fatica alla fine si ottengono dei risultati?”

Oliva fissa con sguardo spento il professore, quindi, indispettito: “però se mi faceva leggere subito la traduzione facevamo prima!”

Il suo compagno di banco gli dice veloce: “pirla, lo sai che lui ti deve fregare perché ti deve mettere il voto.”

Suona la campanella dell’intervallo.

(Pausa)

Il professore di inglese entra nella classe terza dell’istituto. Vede il registro chiuso. “Strano”, pensa tra sé e sé. Cerca di aprirlo, ma sfogliando le pagine dal fondo vede che molte di esse sono appiccicate. Si accorge che il bordo superiore del registro è macchiato di rosso. Sembra sangue. Alza lo sguardo verso gli alunni. Li vede distratti, insolitamente silenziosi.

“Che è successo qua?”

Nessuna risposta.

Il docente guarda di nuovo il registro, vede che le pagine attaccate presentano un rigonfiamento in alto, vi inserisce le dita e riesce finalmente ad aprire il registro, non senza strappare due pagine incollate. Due pagine rosse di sangue coagulato, sceso dall’alto di un foglio, dove il professore riconosce la sagoma deforme, seviziata, di un passero, dal cui torace aperto è fuoriuscito il sangue che ha imbrattato il registro di classe. Alcuni alunni trattengono le risa a stento.

Il docente esclama allibito: “Ma che avete combinato? Lo sapete che questo è un documento dello stato? Ma che avete fatto a ‘sto povero uccello?! E’ uno schifo!”Il giorno dopo, di pomeriggio, viene convocato un consiglio di classe straordinario per decidere i provvedimenti disciplinari da adottare. Sono presenti molti alunni e molti genitori. Il coordinatore di classe ha già parlato con molti allievi ed è riuscito a ricostruire la sequenza dei fatti che hanno portato al misfatto.Eccola. L’uccello è stato trovato morto vicino alla finestra. Durante l’intervallo i ragazzi l’hanno usato per una partita a calcetto dentro la classe; nel corso del match l’uccello ha perso una zampa e varie piume, e ha subito delle pressioni che gli hanno schiacciato la testa e il torace. Al termine della partita un alunno ha trovato l’uccello (o ciò che ne restava) vicino al suo banco, l’ha preso in mano e l’ha appoggiato sul registro aperto sulla cattedra. Non si sa chi ha abbia chiuso il registro provocando la rottura della cassa toracica del passero e il conseguente sanguinamento. Forse qualcuno di un’altra classe.

30 maggio 2005

L’EUROPA DI CHIRAC

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 13:49

di Riccardo Ferrazzi

Tanto tuonò che piovve. Chirac ha fatto la prevedibile figura di merda. La settimana prima la stessa sorte era capitata a Schroeder. Un mese prima Blair aveva subito un grosso taglio della sua maggioranza, ma era stato rieletto.

Proviamo ad analizzare: nel Regno Unito l’economia va abbastanza bene e gli inglesi non si spaventano se c’è da fare una guerra, soprattutto se sono alleati con gente che parla la loro stessa lingua. Si incazzano se il premier racconta balle e viene sbugiardato, ma sanno che chi ha certe responsabilità non può evitare di mentire e che bisogna guardare al risultato complessivo. Totale: a Blair hanno dato un sei e mezzo.

In Germania l’economia va male, la disoccupazione continua a salire, i provvedimenti del governo hanno ben poco di socialista e, soprattutto, danno l’idea di voler curare il cancro con l’aspirina. I tedeschi sono ben contenti di non essersi infilati nel casino dell’Iraq, ma non lo considerano un titolo di merito per Schroeder. Anzi, si domandano se era proprio necessario fare fronte comune con la Francia e provocare l’incazzatura degli USA. In fin dei conti, alla Germania sarebbe bastato far notare che la sua costituzione le impedisce di mandare soldati all’estero. Totale: Schroeder ha perso un’elezione regionale dopo l’altra, è stato costretto a convocare elezioni antipate e i sondaggi danno il partito socialista ai minimi storici.

In Francia la situazione è grave ma non seria. In effetti, prendere sul serio Chirac è un esercizio che può riuscire soltanto a Claudio Bisio (o a Pecoraro Scanio). Il Président della gloriosa République è riuscito a conseguire, tutti insieme, questi bei risultati: l’economia fa schifo (come in Germania), gli immigrati sono milioni (come in Germania) ma molto meno integrati e Le Pen ci sguazza, il partito del presidente è spaccato in sei o sette bande sempre in guerra una contro l’altra (non che i socialisti siano messi meglio), la crociata anti-USA che avrebbe dovuto solleticare lo chauvinismo è servita soltanto a isolare la Francia in politica estera. Totale: i francesi ne hanno pieni i coglioni di Chirac e alla prima occasione gliel’hanno detto chiaro e forte.

Opinione personale: agli elettori francesi la costituzione europea può stare bene o male. In realtà credo che non gliene freghi gran che. Il voto è stato sì contro l’Europa, ma soprattutto contro Chirac.  

E adesso ? È prevedibile che Olanda, Danimarca e Inghilterra voteranno no. Si potrà andare avanti facendo finta di niente ? Forse. La politica è capace di tutto. Però l’è dura.

Sarebbe almeno il caso che a Bruxelles (e a Parigi, Berlino, Roma, ecc.) ci si fermasse a fare un pensierino. Questo: l’Europa politica è indispensabile per mettere fine alle guerre tra europei (ne abbiamo fatte troppe !), ma è proprio necessario che le istituzioni dell’Europa Unita prendano la forma di enormi carrozzoni burocratici ? In tutta Europa i cittadini pagano tasse per mantenere istituzioni comunali, provinciali, regionali, statali e sovranazionali. Non è un po’ troppo ? Come si fa a pretendere che Joop van der Bosch e Ciccillo Esposito sappiano quale dei loro problemi dipende dal sindaco, quale dalla provincia, o dal governatore, o dallo stato o dall’Europa ? E se Joop e Ciccillo non lo sanno a che gli serve tutto ‘sto apparato ?

Il minimo che possono fare è che, quando gli si chiede un beneplacito per questa o quella cosa, rispondano NO. A prescindere.

29 maggio 2005

SEGNALAZIONE RACCONTO COLLETTIVO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 12:41

Se andate su http://www.ilbancodeisomari.splinder.com il blog di Gianluca Mercadante, andando sul post del 25 maggio troverete il lancio di un racconto collettivo anomalo, avviato dal padrone di casa e al quale chiunque puo’ partecipare. Se l’idea vi diverte potete segnalarlo. L’idea mi sembra buona, promette sviluppi. E poi il blog che cos’è, in fondo, se non un lungo (forse interminabile?) racconto collettivo?

27 maggio 2005

SUI COMMIATI

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 20:13

Su Nazione Indiana Antonio Moresco si è accomiatato; da una realtà – la stessa NI- che lui ha creato insieme ad altri due anni e mezzo fa. Di seguito Tiziano Scarpa, Gianni Biondillo e Raul Montanari, ciascuno con le sue motivazioni, hanno fatto conoscere la loro decisione di fare altrettanto. Chi ne sarà interessato puo’ leggere i post ovviamente sul multiblog. Di seguito inserisco qui un mio commento, già presente su NI, nel quale – in estrema sintesi – dico cosa ne penso, con le opportune variazioni.

Dico la mia dopo essere stato abbagliato da questo – per me – fulmine a ciel sereno ( o quasi): io ho trovato in Nazione Indiana una forte motivazione, fin dall’inizio; quando mi è stato chiesto di farne parte, sotto lo scorso Natale, ho accettato con entusiasmo. Ho cercato di fare quello che potevo. Non mi sento appartente a nessuna classe; o meglio, soltanto a quella degli spiriti liberi. E penso che una realtà come questa non possa, non debba chiudersi da un giorno all’altro. Ci sono stati scazzi pesanti, come ha ricordato Raul, è vero. Pensavo che tutto si potesse ricomporre.
E poi: proprio in un momento come questo, di confusa "restaurazione" (chiamiamo la situazione ognuno come vuole, la realtà è sotto gli occhi di tutti), i fondatori di questa realtà che non è certamente solo virtuale (anzi) cosa fanno? Chiudono? Io credo fermamente nel valore della "condivisione nelle diversità"; e questo valore fa parte, a mio modo di vedere, di ciò che di più importante NI ha saputo finora esprimere. E adesso, pover’uomini? Molliamo la presa? Proprio adesso? Perchè invece non ragionare sulla possibilità di ricomporre i cocci, guardando alla possibilità – reale, non solo teorica, perchè qui non si tratta di avere belle speranze, ma di tenere stretta in pugno una possibilità di miglioramento nel senso di un allargamento del campo "visivo"- di andare ancora avanti, con orgoglio? Se i fondatori se ne vanno tutti gli altri – a effetto domino – devono cadere uno in fila all’altro? A questo Moresco ci ha pensato? Io, per parte mia, se proprio non se ne andranno tutti o quasi, in questa "casa" vorrei rimanere. E poi, ancora, come ha fatto notare Raul, ci sono forze "fresche" di grande valore che potrebbero inserirsi. Per concludere, e lo dico con affetto: a me questa di oggi pare una specie di dichiarazione di resa, a guardarla con crudezza. Con tutto il rispetto, non mi pare coerente.

COPYLEFT

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 13:10


di Mauro Mirci

(Pubblico questo pezzo di Mauro già apparso sulla sua webzine Paroledisicilia – tra i miei link- a proposito di una iniziativa editoriale a mio avviso molto interessante. Buona lettura. M.U.)

Mi viene voglia di dire: “Finalmente!”. Si parlava di questa raccolta da tempo, oltre un anno. Tra di noi, è chiaro, sempre cercando di non dare a vedere che si attendeva la pubblicazione con ansia. Un’attesa sotterranea e taciuta, ma pur sempre sentita. Confesso di aver pensato, a un certo punto, che l’editore, di questa raccolta, non volesse più farne nulla.
Invece no. Eccola qua, con la sua copertina d’ordinanza, l’indice, le pagine numerate, con tanto di prefazione e (addirittura!) postfazione. A vederlo può sembrare un libro come tanti, in effetti, pieno di parole scritte; in realtà contiene parole dette.

Quelle dette – recitate, urlate, cantate, lette, soffiate nel microfono, balbettate, sospinte con fatica fuori dalle labbra, oppure, all’opposto, sapientemente offerte con leste contrazioni del diaframma – durante il M-Arte Live2004, nella sala reading dell’Alpheus di Roma.

Ora le parole dette sono state imprigionate nelle pagine di un libro. Grazie a un curatore testardo ed entusiasta e a un editore incosciente, le serate del M-arte live sono diventate Copyleft.
Il curatore è Girolamo Grammatico, ventisettenne ericino trapiantato a Roma. L’editore è Alberto Gaffi, ex Incolto che ha deciso di percorrere il sentiero del copyleft e della libera diffusione delle idee.

Chiaramente Copyleft è un libro copyleft, vale a dire che si può estrapolarne parti, copiarlo per frammenti o per intero, scaricarlo da internet, copiarlo su cd rom, su floppy, su supporti elettronici e cartacei. Il fine che si auspica per tutte queste potenziali operazioni, è che conducano comunque tutte alla lettura del libro.

Poi, volendo, Copyleft si può pure leggere alla vecchia maniera, prendendolo in qualche libreria, aprendolo e sfogliando le pagine. Il prezzo non è esagerato, e in ogni modo i profitti saranno destinati a finanziare un progetto dell’associazione Terre di Mezzo (http://www.terre.it/tdmindex.htm).

Dall’introduzione di Girolamo Grammatico:

“Il libro che tenete tra le mani non era previsto. Già questo assunto, credo, basta a far comprendere come dietro ad ogni scritto che lo compone non c’è meditato alcun messaggio editoriale, ma, al contrario, il frutto oggettivo di un lavoro che potrei definire, piuttosto che ben fatto, ricco di trasparenza e grinta. Quando il M-ArteLive cominciò, l’attenzione era tutta dedicata ai readings (ai quali hanno partecipato gli autori di COPYLEFT) ragion per cui la possibilità di creare un’antologia era, più che remota, di difficile attuazione, a causa delle fatiche a cui nove momenti letterari ci hanno costretto, ma la voglia di fare e la soddisfazione degli scrittori ci hanno spinto a prendere in considerazione la possibilità di proporre parte del lavoro presentato durante suddette serate ad un pubblico più esteso. Da lì in poi i passi sono stati ovvi.
Il copyleft necessario.
La carta ecostenibile d’obbligo.
La donazione a Terre di Mezzo un piacere.”

Dalla postfazione di Fabrizio Pizzuto.
”Ed eccomi ad avere una raccolta di racconti di nuovi autori da commentare, e scoprire che quel tutto che è dramma, (drama, rappresentazione scenica, appunto) diviene sulla penna di molti la finzione tragico-elegiaca (esagero?), eccomi a leggere la naturalezza in un suicidio, nel vizio, nello sdegno, a sentire gente cercare nuova poesia e nuove colpe in nuovi oggetti, un virus, un piccione, un piatto, un albero, dove si va a nascondere dunque la nuova poesia? Nelle cose, nelle cose narrate, esattamente dov’erano, dove sono sempre state, dove non hanno mai smesso di essere, esattamente accanto all’uomo!…
…E allora eccovi quelli che abbiamo considerato (io e altri), voci da pubblicare. Sono tutte in qualche maniera storie sui mali dei nostri tempi, storie delicate e forti al contempo, fondamentalmente storie!
Un parere personale? Ho due frasi apparentemente discordanti su loro: 1) Mi hanno fatto tutti sorridere moltissimo! 2) Sono tutte voci davvero tragiche! (ma anche i nostri tempi si rifiuteranno di prenderle tragicamente)”.

In molti hanno contribuito a Copyleft.
POCO PER NULLA, ANTI-CREAZIONE, C’è bisogno di una fede per scrivere… e In civiltà nostra, forse… sono state scritte da Mauro Pettorruso.
Wu Ming ha scritto I TRECENTO BOSCAIOLI DELL’IMPERATORE, Maurizio Semplice ha partecipato con EUGENIO, Drazan Gunjaca ci ha messo IL COLOMBO ED IO, Paolo Papotti aveva da parte NEANCHE DI CARTA, Francesco Pacifico ha mandato IL BIGNAMI DELL’ALLEANZA DIO-UOMO-DONNA, Girolamo de Michele invece DICE IL TOGLIATTI, Giuseppe Casa ha descritto LA NOTTE DELLA VISIONE, Alessandro Pucci ha parlato di PICCOLI PRESEPI, Fabrizio Pizzuto si manifesta con LASCIATEMI PERDERE (Balcone), Mauro Mirci porta LA LAPA, Andrea Piras rievoca in BLACKING OUT, Saverio Fattori e Monica Mazzitelli ci informano che IN CARCERE LE NOTTI PASSAVANO LENTE, Girolamo Grammatico ci fa il dono di ABOUT:BLANK, Michele Governatori disserta su LA GEOLOGIA E L’ARTE DELLA MANUTENZIONE DELLA MOTOCICLETTA, Claudio Morici racconta LUNEUR, Paola Guagliumi CENTROSOCIALISTI, mentre Paolo Foresti e Ilaria Pescetelli hanno trasformato in un fumetto/sceneggiatura I TRECENTO BOSCAIOLI DELL’IMPERATORE.

COPYLEFT, Autori Vari, Alberto Gaffi editore, Roma. Pagg. 198, € 7,00. Formato 12 x 16, brossura, colori. Codice ISBN 88-87803-48-X.
Per acquistarlo, senza spese di spedizione, direttamente dall’editore:


http://www.gaffi.it/cgi-bin/front_end/buy?id=270

26 maggio 2005

NONCISTODENTRO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 21:45

Vi raccomando il sito di un mio amico, un matto vero. Io di matti veri me ne intendo, quasi tutti i miei amici sono così… Fabio Bergomi (33 anni, interista ossessivo, matto vero, neoscrittore, ex gestore di locali notturni) è uno di noi. Cioè di voi. Andate a visitare il suo sito   www.noncistodentro.org  – tra i miei link : è in arrivo per fine giugno un libro terrificante che dirà – perlomeno secondo il suo autore- le cose come stanno. E scusate se è poco.

SENZA TITOLO MA CON TANTO AMORE PER LA CITTA’ DEI BEATLES…

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 11:18

Una serata magica. Momenti splendidi. La vita è una cosa meravigliosa anche per questo. Si, vale la pena vivere anche per questo. Per vedere una resurrezione in terra. Per vedere una squadra di calcio vincente (soltanto a parole, quest’anno) perdere, inesorabilmente. Mamma Li Turchi! E’ stao ( alla toscana) bello. Ma all’inizio… che pena! Ma intanto io, ve lo giuro, pensavo: gli Inglesi non mollano, non si danno mai per vinti, sangue sudore e lacrime! E infatti… Ai rigori giuro che lo sapevo, che avrebbero vinto loro. Quando ho visto Dudek, il portiere polacco, fare il clown sulla linea di porta – come vent’anni fa fece al suo posto il grandissimo afrikaner Grobbelaar-  per fare innervosire i miliardari del Milan, mi sono detto: "E’ fatta, sono fuori". E infatti… Proprio una bella serata. Liverpool, I love you!

25 maggio 2005

QUATTRO STAGIONI PER L’AFRICA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 14:28

(Ricevo da Silvia Brusotti e volentieri pubblico. M.U.)

Per la prima volta insieme: Lucio Dalla, Mimmo Locasciulli, Gianna Nannini, Gino Paoli, Ornella Vanoni e Roberto Vecchioni rivisitano dal loro repertorio: Primavera, Estate, Autunno, Inverno, insieme con Alessandro Cerino e la Crescendo Jazz Band che interpretano in chiave jazz “Le quattro stagioni” di Antonio Vivaldi. Sabato 28 maggio 2005 Concerto per i bambini di strada di Nairobi QUATTRO STAGIONI PER L’AFRICA Milano,Teatro dal Verme ore 21.00 Salvare l’Africa con gli Africani. La scenografia consiste in un quadro di grandi dimensioni realizzato da Mimmo Paladino, e donato dall’artista per la realizzazione del progetto per i bambini di strada. Il concerto, organizzato con la collaborazione della Provincia di Milano, sarà in collegamento audio-video con la manifestazione “Italia-Africa”, giunta alla sua seconda edizione, organizzata a Roma: l’Assessore alla Cultura della Provincia di Milano Daniela Benelli, il Sindaco di Milano Gabriele Albertini, presenti in sala, e il Sindaco di Roma Walter Veltroni uniranno simbolicamente i loro intenti a favore dei giovani dell’Africa. Il concerto benefico fa parte di una serie di iniziative organizzate da Arnoldo Mosca Mondadori a favore dell’opera di Padre Renato Kizito Sesana. In questo caso si tratta della costruzione a Kibera, in Kenia, di una casa per cinquanta bambini di strada, da parte di don Antonio Mazzi, fondatore di ESF-Educatori Senza Frontiere, e del primo Centro di Formazione per educatori, da parte di padre Kizito. Costo del biglietto: 20 euro a disposizione su www.ticketone.it I proventi del concerto saranno interamente devoluti a Padre Kizito e a ESF-Educatori Senza Frontiere, così come le altre iniziative presentate nel corso della serata: • la lotteria d’arte • l’asta benefica da Sotheby’s • il volume “Quaderno Africano” • il sorteggio di numerosi premi tra cui tre viaggi con destinazione Africa per due persone, messi a disposizione da Francorosso. La lotteria d’arte prevede la vendita di numero 2000 biglietti (costo 100 euro ciascuno): il monte premi è costituito da dodici opere d’arte messe a disposizione da altrettanti artisti di fama mondiale, scelti tra i maggiori contemporanei dal critico Enzo Di Martino. L’elenco degli artisti: Sandro Chia, Adolf Frohner, Hidetoshi Nagasawa, Kengiro Azuma, Edo Murtic, Mimmo Paladino, Fabrizio Plessi, Joe Tilson, Salvo, Mimmo Rotella, Emilio Vedova, Vladimir Velickovic. L’estrazione dei biglietti vincitori avra’ luogo a settembre: la data precisa e il luogo verranno precisati durante la serata del concerto. Il pittore Mimmo Paladino dona un’opera realizzata ad hoc delle dimensione di 2 x 1,5 metri destinata ad essere messa all’asta da Sotheby’s. L’asta avrà luogo (data da definire). Il volume “Quaderno Africano”, edito da Frassinelli, raccoglie 120 contributi di scrittori, giornalisti, personalità della cultura e dell’arte, tutti ispirati all’Africa, ai bambini, e all’opera di Padre Kizito. Tra gli autori: Ennio Morricone, Carlo Rambaldi, Alda Merini, Oliviero Toscani, Francesca Archibugi, Walter Veltroni, Renzo Piano, Giuseppe Tornatore, Staino, Giulio Giorello, Vincenzo Consolo, Ottavia Piccolo, Ermanno Rea, Paolo Maurensig, Viviane Lamarque, Lucio Dalla, Roberto Vecchioni, Salvatore Veca, Andrea Zanzotto, Mario Monicelli, Massimo Cacciari, Arturo Schwarz, Andrea Pinketts, Massimo Fini, don Antonio Gallo, Mogol, Alessandro Gassman, Arnoldo Foà, Tonio Dell’Olio, Stefano Zecchi, Pietro Veronese, Ettore Mo, Silver e molti altri. Il libro è acquistabile in teatro la sera del concerto e in tutte le librerie. L’acquisto del biglietto del concerto permette di partecipare al concorso che premierà le tre frasi più belle – che abbiano come soggetto l’Africa e i bambini – scritte dagli spettatori durante la serata. Una giuria composta da alcuni scrittori di “Quaderno Africano” decreterà i vincitori, che vedranno pubblicati i loro pensieri nella seconda edizione di “Quaderno Africano” e vinceranno un viaggio per due persone con destinazione Africa messo a disposizione da Francorosso. A proposito di: Padre Renato Kizito Sesana: I taliano di Lecco, viene ordinato sacerdote e missionario comboniano nel 1970. Da quasi trent’anni in Africa, Padre Kizito ha vissuto in Zambia, in Sudan, dove ha aiutato il popolo dei Nuba sotto le bombe degli aeroplani governativi e dove si è impegnato ufficialmente per la pace, e, in ultimo, in Kenia. Da molti anni collabora con l’Associazione Amani a importanti progetti umanitari. Ha fondato il periodico New People, diffuso in molto paesi dell’Africa anglofona; ha fondato Koinonia, “fraternità”, la comunità formata da religiosi e laici che vivono insieme sul modello di una famiglia allargata. La Conferenza Episcopale Keniana gli ha affidato il progetto di Radio Waumini, che trasmette 24 ore su 24, notizie informative e formative e che vanta la partecipazione costante del pubblico africano. Ha fondato cinque case di accoglienza per bambini di strada ispirati al modello di comunità-famiglia. Don Antonio Mazzi: s acerdote, pedagogista, presidente della Fondazione Exodus. Nel 1979, quando diviene direttore dell’Opera Don Calabria di Milano, entra in contatto con il dilagante problema delle tossicodipendenze, e fonda Exodus, per realizzare concretamente alcuni percorsi alternativi al carcere per ex terroristi e per i tossicodipendenti. Oggi la fondazione Exodus conta trenta centri dislocati su tutto il territorio nazionale e oltre venti cooperative. Nel 2001 è promotore e fondatore della associazione Ambalaki in Madascar, composta da educatori professioni e volontari, che mettono le loro conoscenze al servizio dei giovani dei paesi in via di sviluppo. Tra le altre iniziative: nel 1995 “Mille giovani per la pace”; 1996 “Sinfonia per mille chitarre”; nel 1998 la serie di iniziative “Tremenda voglia di vivere” e il diario scolastico “Tremenda”; nel 2000 il musical “Abele è vivo”. Collabora con quotidiani locali e nazionali e redazioni televisive. Ha pubblicato numerosi libri, tra cui, nel 2004 “Preghiere di un prete di strada”, edizioni Paoline. Giuseppe Vico: dal 1990 è professore ordinario di Pedagogia generale presso l’Università del Sacro Cuore di Milano. Ha ricoperto varie cariche, tra le quali: dal 1992 al 2002 preside della facoltà di Scienze della Formazione, Direttore del Centro Studi sul disagio e disadattamento. È direttore responsabile della rivista “Scuola e didattica”. Innumerevoli le pubblicazioni, tra le quali: “Lo svantaggiato: quale educazione?”, Vita e Pensiero; “Educazione e devianza”, edizioni La Scuola. ESF-Educatori Senza Frontiere: ESF è una fondazione curata da Don Antonio Mazzi (presidente di Exodus) e dal professor Giuseppe Vico (ordinario di pedagogia generale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) che ha come strumento formativo principale la pedagogia dell’emergenza e, come obiettivo, lo sviluppo sul posto di educatori africani, in modo da contribuire positivamente alla riduzione del drammatico problema dei bambini di strada, e a rafforzare le radici e le coscienze della gioventù d’Africa. Bambini di strada: l a principale ragione che spinge i bambini sulla strada è la fame. Formano delle comunità organizzate, in cui il sistema di valori e modelli di comportamento sono orientati alla sopravvivenza. Le bande sono territoriali e comprendono fasce di età tra i 6 e i 18 anni, al loro interno i bambini fanno uso di colla, che attutisce la fame, aiuta a sopportare meglio il freddo e fa anche compiere azioni superiori alle proprie possibilità fisiche e psicologiche. Soffrono di malattie della pelle e respiratorie, infezioni intestinali, ferite in tutto il corpo che si infettano velocemente, per la malnutrizione e lo scarso livello igienico dei loro ricoveri. Spesso si prostituiscono e quindi sono soggetti alle malattie sessualmente trasmissibili. È stato calcolato che, nel 2010, in tutta l’Africa vi saranno 10 milioni di bambini di strada, di cui 2 milioni in Kenia. In allegato al presente comunicato: • ESF- Educatori Senza Frontiere, approfondimento • Lotteria D’Arte, brochure • “Quaderno africano”, comunicato di Frassinelli. La manifestazione gode della collaborazione della Provincia di Milano e del patrocinio del Comune di Milano, e ha come main sponsor, Fondazione Mediolanum, Banca Mediolanum e Pirelli Real Estate. Altri preziosi contributi sono di: Alboran, Bang & Olufsen, Francorosso, Frassinelli, Inter Club “Roberto Vecchioni”, Marinella Cravatte, Radio Italia e Video Italia. Per ulteriori informazioni, chiarimenti, interviste: Studio Arnoldo Mosca Mondadori – Ripa di Porta Ticinese, 53 – Milano Arnoldo Mosca Mondadori 335.7078663 Ilaria Beretta 347.9002247 • Sara Sasso 339.2534447

24 maggio 2005

MIDDLE CLASS BLUES

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 22:38


di Hans Magnus Enzensberger

Non possiamo lamentarci.

Abbiamo da fare.

Siamo sazi.

Mangiamo.

Cresce l’erba,

il prodotto sociale,

l’unghia delle dita,

il passato.

Le strade sono vuote.

Le chiusure sono perfette.

Le sirene tacciono.

Questo passa.

I morti hanno fatto il loro testamento.

La pioggia è cessata.

La guerra non è stata dichiarata.

Questo non è urgente.

Noi mangiamo l’erba.

Noi mangiamo il prodotto sociale.

Noi mangiamo le unghie.

Noi mangiamo il passato.

Non abbiamo nulla da nascondere.

Non abbiamo nulla da perdere.

Non abbiamo nulla da dire.

Abbiamo.

L’orologio è caricato.

La vita è regolata.

I piatti sono lavati.

L’ultimo autobus sta passando.

E’ vuoto.

Non possiamo lamentarci.

Cosa aspettiamo ancora?

(Hans Magnus Enzensberger (1929) nato a Kaufbeuren, è uno dei più importanti poeti e scrittori tedeschi. Conscio che la crisi in cui si dibattono i poeti contemporanei – incerti tra la poesia dell’”essere”, il manifesto e il mercato culturale- non è risolvibile con l’assoluta rinuncia all’arte, HME ha sempre più scisso la poesia pura dall’attivismo politico. Il linguaggio lirico di Enzensberger, complesso ed elaborato, ha toni esoterici che suggeriscono tuttavia un messaggio di disperazione: Verteidigung der Woelfe (Difesa dei lupi, 1956), Landessprache (Lingua nostra, 1960), Blindenschrift (Scrittura per ciechi, 1964). (Note da “Poesia tedesca del Novecento” BUR, 1977).

23 maggio 2005

PANE E CICORIA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 20:30


di Riccardo Ferrazzi

(E’ ancora lunedì, e si, forse ci vuole un surplus di ottimismo, non si sa mai… E dunque eccovi un nuovo pezzo di Ferrazzi, sempre più critico, cinico, polemico, impietoso. Buona lettura. M.U.)

Delle tante malattie che avvelenano la politica italiana quella che va più di moda è la sindrome del “vai avanti tu, che a me scappa da ridere”. Non dovrei dirlo ? Sono irriguardoso nei confronti di uomini politici che, in fin dei conti, fanno ogni sforzo per mettere insieme una coalizione capace di dare al Paese un governo ? Lo confesso: ho paura. A sinistra, i partiti di qualche consistenza sono la Margherita, i DS e Rifondazione. A capo di ciascun partito ci sono tre persone di indubbie capacità che però sono arrivati alla segreteria in circostanze anomale e ci rimangono in bilico, esposti a ogni stormir di vento, grazie al permanere di circostanze non meno particolari. Non è un mistero che Fassino sta lì finché D’Alema e Veltroni (i due veri padroni del partito) non si decidono ad accordarsi o a scontrarsi in duello. Personalmente mi dispiace perché Fassino mi è più simpatico degli altri due, ma temo proprio che non abbia speranze. Non è un mistero che Bertinotti è arrivato alla segreteria di Rifondazione chiamato da Cossutta (che stava perdendo il controllo sull’ala movimentista del partito), ha gestito la scissione con scarso entusiasmo, ha cercato senza successo di addomesticare i no global, e quando ha cercato di prendere un’iniziativa “governista” si è ritrovato contro quasi metà del partito. Visti i precedenti, una mezza campana a morto. Non è un mistero che Romano Prodi, ufficialmente “capo di tutti i capi”, non ha un partito suo e non è capo di niente. Quanto sia scarso il suo peso politico si è visto l’altra volta: eletto dal popolo a suon di voti, è stato rovesciato con una congiura di palazzo ed esiliato a Bruxelles (dove non si è coperto di gloria) in modo da impedirgli di “disturbare i manovratori”. Da allora non è cambiato niente: Prodi si trova esattamente nelle stesse condizioni di dieci anni fa. Ed è forse un mistero che il recente “strappo” del mangiatore di pane e cicoria (oh poverino !) è stato manovrato e imposto da Franco Marini e dagli altri baroni delle tessere di scuola democristiana ? Si dirà: vabbe’, ma chi se ne frega ? Alle prossime elezioni Berlusconi lo buttiamo giù lo stesso ! Già. Ma poi ? Voglio dire, proprio il giorno dopo.

Sono mesi che a Bologna un po’ di brave persone stanno facendo finta di elaborare un programma (nel più totale disinteresse delle segreterie dei partiti). Ma non sono stati individuati neanche tre o quattro punti forti sui quali riformisti e radicali siano unanimi senza se e senza ma. Non li hanno trovati alla Fabbrica e meno ancora nelle segreterie, nei congressi o nelle tavole rotonde. Come si potrà chiedere agli uni e agli altri di mettere tra parentesi gli inevitabili contrasti quotidiani per non compromettere gli obbiettivi comuni, se di obbiettivi comuni non c’é neanche l’ombra ? Insomma: dov’è la politica ? Si dirà: ma no, vedrai che due o tre mesi prima delle elezioni il programma salterà fuori. Grazie. Lo so anch’io che un programma ci sarà. E bello grasso, gonfio, prolisso. Tanto che non lo leggerà nessuno. Saranno almeno cento pagine, con centocinquanta punti, che indicheranno altrettante “priorità” (graduale messa in ruolo dei precari, incentivi alle fonti di energia rinnovabile, imposta sulle telenovelas, tutela della mortadella doc, sviluppo della tradizionale amicizia italo-boliviana, ecc. ecc.). È pessimismo prevedere che in queste condizioni si ripeterà la tragicommedia dell’altra volta ? Il prossimo governo si troverà di fronte al dopo Bush, al dopo Schroeder, al dopo Blair e al dopo Chirac. Forse anche al dopo Putin. Serve una politica. Servono principi chiari, solidi e condivisi, altro che un programma-enciclopedia messo insieme tre mesi prima delle elezioni. E ci vogliono leader forti, possibilmente carismatici, altro che volonterosi mangiatori di pane e cicoria mandati avanti perché ai pezzi grossi scappa da ridere !

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