The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

30 novembre 2004

UN CAPOLAVORO. QUASI

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 15:42

di Elio Paoloni

 

(Se avessi fatto in tempo, questo sarebbe stato tra i commenti all’intervista di Tiziano Scarpa a Nicola Lagioia qualche tempo fa su Nazione Indiana).

Il primo libro, Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj, non mi sembrava granché. Non dovrei parlarne perché non l’ho letto ma non l’ho letto perché quando l’ho avuto per le mani ho deciso che non valeva la pena di comprarlo, il che, pur non costituendo prova, è un indizio. Pesante perché raccolto da un segugio di libreria. Perciò quando Tiziano Scarpa su Nazione Indiana se n’è uscito, come niente fosse, a dire che Occidente per principianti è un Capolavoro, la mia risposta è stata: bum. Mentre sbuffavo ho anche ruotato la testa e sollevato le sopracciglia fino al soffitto. Ma Scarpa non è D’Orrico, così quando anche un altro critico mi ha detto che l’aveva trovato ottimo, ho capito che non potevo ignorarlo. Anche perché Nicola è nu paesano.

E appena ho cominciato a leggere ho capito che Tiziano non scherzava: stavo sbattendo contro una cosa che non ti si para davanti tutti i giorni, compatta come un container ma con strati a vista come una torta millefoglie. Pagine ferme, sapienti, una locomotiva che non può deragliare, un’ironia leggera che ondula all’occorrenza la superficie satinata. La certezza che questo qui sa esattamente dove vuole andare a parare, che ha già tutta la visione ben chiara in mente e che questa visione è chiara proprio perché è sfumata. Che faccio, gioco agli ossimori, come un critico ben temperato? Beh, è così. Guai se una visione del mondo non è ambigua. Ambiguità non è l’incertezza dell’autore, è la sostanza del reale che si dispiega prepotentemente.

Che fa, in questi casi, un grande amatore come me? Esclama cazzocazzocazzo, come nei film americani, e si lecca i baffi scavandosi più profondamente la cuccia nella poltroncina, sforzandosi di ottemperare alle condizioni richieste da Calvino per la lettura di Se una notte d’inverno un viaggiatore.

Tutto si tiene, come in ogni romanzo che si rispetti, come in quelli, sempre additati, d’oltreoceano. Nelle prime venti pagine profondità e leggerezza, recitazione e torture, eroi e sanguisughe, si incastrano e si potenziano. C’è la visione. E’ nata una stella (che restiamo anche in tema).

Dopo, però, pian piano, le cose smettono di tenersi. Il Tema che mi appassionava viene buttato via, le ruote perdono denti, le stelle si allontanano, poi scompaiono e vengono sostituite da altre, sempre magnificamente fotografate e sempre meno necessarie. Quando finisco il libro non avverto la sensazione di dispiacere che l’abbandono di un capolavoro comporta.

Mentre cerco di raccogliere le idee mi imbatto nella recensione di Alfonso Berardinelli. Godo, mi inchino e decido che non c’è nessun bisogno di parafrasare male quello che lui ha colto ed espresso in modo eccellente: "Lagioia è uno dei talenti letterari più brillanti oggi in attività… possiede in alto grado la DENSITA’ PERCETTIVA, l’originalità ritmica, la tecnica straniante che fa vedere tutto come per la prima (o l’ultima) volta. Interi micro e macrocosmi vengono stipati dentro un breve capitolo o in mezza pagina". Berardinelli cita il passo sulla prospettiva, uno di quelli che mi hanno lasciato a bocca aperta, soffermandosi sul “passaggio dal rallentamento mentale all’accelerazione cinetica: la sintassi ora si dilata e ora si spezza. I piani temporali scivolano l’uno sull’altro, dall’avvicendarsi delle epoche storiche alla fretta di uscire".

Però Nicola Lagioia "non ha la pazienza del narratore. Il suo sistema nervoso è quello di un poeta. A forza di scariche elettriche e di accelerazioni ritmiche… crea un’eccitazione e un’attesa che poi non riesce a governare e non sa come soddisfare". Appunto.

Nel saggio di Berardinelli c’è poi un passo che mi fa comprendere meglio l’immediata sintonia di Tiziano Scarpa (che nell’intervista su NI utilizzava per lo stile di Lagioia, oltre al bellissimo "mondovoro", un aggettivo usato anche da Berardinelli: prensile): "Lagioia è troppo bravo, troppo informato, troppo intelligente e travolto dal piacere di scrivere e di sorprendere per riuscire a raccontare davvero con convinzione qualcosa". Questa è esattamente la considerazione che mi viene di fare quando leggo i libri di Tiziano. Come nel campo delle arti figurative, gli scrittori non creano più gruppi scultorei ma Installazioni, lucenti vuoti a perdere dentro il quale il fruitore è invitato ad aggirarsi meravigliato per un po’. Padiglioni da smantellare. Suggestioni che non puoi incartare e portare a casa.

VERONELLI BLUES

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 09:49

Se ne è andato Luigi Veronelli, a 78 anni. Il filosofo. Il gastronomo. Lo scrittore. L’uomo che aveva inventato espressioni come "vino da meditazione". Il primo ad apparire in tivu, negli anni 70, in veste di esperto di cucina ma soprattutto di vini. Assieme alla corpulenta attrice Ave Ninchi, in "A tavola alle sette". La Ninchi, attrice marchigiana di teatro e di cinema fin dagli anni 40, diceva continuamente di essere astemia, Veronelli faceva il "l’intellettuale rompiballe". Un divertente gioco delle parti. "A tavola alle sette" fu, credo, la prima rubrica di cucina della televisione italiana. La grande madre di tutte le rubriche. Se ne è andato un coltissimo "rompiballe" della cucina italiana, uno scrittore raffinatissimo.

29 novembre 2004

SIA LODE AL PROFETA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 13:51

di Raul Montanari

(Questo post si aggancia a quello mio di sabato 20 Nov. intitolato “Su Peter Hammill”, un succinto ritratto del grande ma non famoso cantautore inglese, ex leader dei Van der Graaf Generator. Da informazioni assunte tramite una soffiata di Gianni Biondillo, nel prossimo romanzo di Raul, “La verità bugiarda”, che uscirà in primavera, la presenza dei VdGG – di cui Raul è come me vecchio fan- è addirittura devastante. A un certo punto sarà anche consumato un rapporto sessuale con il pezzo “Killer” e tutto il resto dell’album “H to He Who Am the Only One” come sottofondo… Ecco dunque – soprattutto per i fan del gruppo che a quanto pare albergano anche tra i frequentatori di questo blog- alcuni stralci significativi a questo proposito. I personaggi: Chris Bergmann, 27 anni, protagonista del libro, Gerry, 22, ragazzo molto disturbato e fanatico dell’horror che ascolta solo i VdGG, e Stefania, 18. Buona lettura. M.U.)

 

Chris stava per rispondere, poi sobbalzò perché le pareti della camera si misero a tremare.

All’inizio gli sembrò una tempesta, un uragano, o più precisamente un terremoto. Poi distinse dei tonfi che parevano provocati da quella palla che usano per buttare giù le case, e che invece dovevano essere colpi di batteria, visto che dal marasma sonoro adesso emergevano anche una chitarra e un sassofono.

Stefania scoppiò a ridere e per un attimo fu identica a suo fratello. Rovesciava indietro la testa come Marco, e le pieghe agli angoli della bocca e degli occhi erano uguali.

“Cos’è questa roba?”

“La musica di Gerry. Gerry!” gridò la ragazza, e diede un paio di pugni nel muro. “C’è un ospite, abbassa un po’!”

“Ma è pazzo?”

“Sì, completamente. Gerriii!”

Il frastuono diminuì a due riprese, come se Gerry avesse prima abbassato un pochino e poi ancora un po’, per scrupolo. Adesso sembrava musica, se non altro, e nemmeno brutta.

 

(Poi una conversazione fra Gerry, il protagonista Chris Bergmann e Stefania) :

 

Gerry tornò dalla cucina e fece girare qualche bottiglia di Coca Cola. Erano gelate.

“Lo so che tengo la musica troppo alta” disse in tono di scusa. “Ormai sono diventato sordo, cosa ci posso fare? Se mi metto le cuffie è peggio.”

“Sordo, figurati.” Stefania si sedette e bloccò la bottiglia negli incavi dei due piedi uniti. “Brrr!”

“Che musica è?” s’informò Chris.

“Io ascolto un solo gruppo, i Van der Graaf Generator. Li conosci? Posso darti del tu, vero?”

“Mi pare di averli sentiti nominare.”

“Non hanno fatto tanti dischi. Poco più di dieci. Quelli ufficiali, perché poi ci sono i bootleg, e tutti quelli che ha fatto da solo Peter Hammill, il mitico!”

“E’uno di loro?”

“Il leader. Il più grande poeta del rock. Tu fai il traduttore, vero? Dovresti tradurre i testi di Hammill. Io certe volte non ci capisco una sverza. Sai che se tu facessi un libro con i suoi testi lo comprerebbe un sacco di gente?”

“Ma se è un gruppo degli anni ’70 che non lo ascolta più nessuno!” disse Stefania. “Vendevano niente già allora, me l’hai detto tu!”

“In Italia vendevano eccome!”

“Tu sei proprio matto, Gerry. Dovresti ascoltare la musica dark di adesso, o magari la techno. Sei fuori personaggio, dai, non ce n’è proprio.”

“Non me ne frega un tubo” disse Gerry. “L’ho ascoltata per anni, quella merda, poi ho avuto l’illuminazione. A forza di andare indietro, indietro, all’origine di tutto, ho trovato i divini Van der Graaf! Cosa me ne importa di ascoltare quei fighetti che li hanno imitati? Gloria e amore ai Van der Graaf! Sia lode al profeta!”

27 novembre 2004

SEX AND THE CITY, MA SOPRATTUTTO CITY

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 12:02

Essere donne a Roma, dopo l’mtv day.

n.1

di sEp

 

(Inizia oggi una serie di sEp ispirata ai famosi telefilm andati in onda su TMC/La7, le cui puntate usciranno a scadenza mensile. Buona lettura. M.U.)

 

La domanda è questa: che scarpe deve indossare una signora per andare ad una riunione di movimento? Se una signora facesse parte del movimento non si porrebbe neanche il problema, probabilmente avrebbe un solo paio di Doc Marten’s blu, residuo di una adolescenza fine anni ‘80 ed indosserebbe quelle. Ma se la signora in questione non è del movimento e non è una sopravvissuta ad un’adolescenza fine anni ’80? Tanto per cominciare avrà dei Doc Marten’s neri, perché non dimentichiamo che Cobain ed il grunge sono morti nel 1994, anno in cui la nostra signora che sta per prendere parte ad una riunione di movimento, ma che non è del movimento, aveva 16 anni. Dopo Cobain li ha indossati anche Dolores O’riordan che per un frammento di video sembrava continuare la strada di Sinead O’connor dopo la morte di Cobain, anni dopo. Così facendo ha creato una certa continuità nel corso degli anni tra le calzature indossate dagli adolescenti, i teen, di quel periodo. Poniamo però il caso che la signora venga da un certo quartiere di Roma, Prati, tanto per fare un esempio. Quartiere in cui i ¾ degli adolescenti indossavano, fine anni ’90, le camicie a quadri rigirate con delle chester a tinta unita, con una gonnellina collegiale a pieghe, e poniamo il caso che la signora in questione che viene da Prati e che a fine anni ’90, in realtà, non portava i Doc Marten’s neri, ma dei tentativi di scarpe con il tacco, un taccone grosso da tanguera, stile Madonna del periodo Evita Peròn, molto probabilmente la signora in questione oggi avrà nel suo armadio anche un paio di stivali con il tacco molto basso. Probabilmente di quelle scarpe scomode a punta fina. E se la signora in questione ha un accenno di alluce valgo pronto a trasformarsi in patata, crediamo veramente che metta sotto sforzo il suo povero piede per una riunione di movimento del quale neanche fa parte? Questa è un’ipotesi decisamente da escludere. Provando a fare mente locale è probabile che la signora di Prati che sta per andare ad una riunione di movimento ma che non è del movimento possegga in casa, nel suo portascarpe un paio di Nike, probabile regalo di una sorella o di un genitore o di un cugino, di ritorno dagli Stati Uniti, un cugino avvocato, magari, così comuni nel quartiere Prati, a Roma, che non ha neanche bene idea di cosa sia il movimento se non finisce sul Parioli Pocket, un giornale patinato del Quartiere Parioli, appunto. Ecco quindi potrebbe accadere che la signora in questione possegga effettivamente un paio di Nike che non avrebbe mai comprato di sua spontanea volontà secondo i sani principi del boicottaggio alle multinazionali. Ma se te le regalano che fai? Le butti? E’ un peccato, pensa a tutti i bambini in Africa che non hanno neanche le pantofole. Ricapitolando: la signora di Prati che è stata adolescente verso la fine degli anni ’90 possiede diverse paia di scarpe, diverse nel numero e nel genere, non nella taglia, un signorile 36. La signora deve andare ad una riunione di movimento. Ma a questo punto abbiamo bisogno di un indizio in più: perché la signora di Prati che non è del movimento sta per andare ad una riunione di movimento? Per amore. Ricordate: la signora di Prati sta per andare ad una riunione di movimento per amore. Quindi che scarpe indosserà? I Doc Marten’s, gli stivali belli ma scomodi, o le blasfeme Nike? CI manca ancora un elemento: l’oggetto dell’amore. Va da se che se oggetto dell’amore della signora di Prati è uno dei capi del movimento non potrà che indossare i Doc Marten’s; così come se oggetto della bramosia della signora è magari un giornalista che scrive di movimento probabilmente sarà portata ad indossare gli stivali con il tacco; e se oggetto dell’amore della signora di Prati è una delle ragazze che fanno parte del movimento probabilmente indosserà le Nike, perché c’è un limite anche al livello di trasgressione che una signora di Prati può raggiungere. Ma non è tutto così semplice. Scegliere le scarpe giuste da indossare in una riunione amorosa non è mai semplice, soprattutto se la riunione amorosa avviene in una fumosa aula universitaria e argomento della riunione è il futuro del movimento. Per capire la scelta della signora, forse, ancora più che nella sua testa, dobbiamo entrare nei suoi piedi. Sembra una battuta, ma è la realtà. Una signora, una qualunque signora di Prati, non uscirebbe mai a cena con il suo innamorato con le scarpe basse. Per rendere questo più semplice la signora in questione ha bisogno di sapere prima che la tot sera uscirà con il suo amato perché così quel tot giorno indosserà scarpe basse e comode che faranno riposare il piede e lo prepareranno alla tortura serale. Ma può capitare che ci sia un imprevisto e visto che la signora di Prati è geneticamente una signora d’esperienza,a qualunque età, saprà che deve abituarsi a potare scarpe mezze e mezze, diciamo così. Ad esempio degli stivali bassi, per fare fronte ad ogni evenienza. Questo una signora di Prati pura, ma una meticcia, una che si è imbastardita, magari uscendo da Prati potrebbe comunque trovare difficoltà ad accettare la tortura di uno stivale durante una giornata lavorativa di minimo 9 ore fuori casa, anche perché di solito le signore di Prati che si imbastardiscono, che escono cioè da Prati, sono le signore che lavorano e non fanno gli avvocati. Quindi molto probabilmente la signora di Prati che sta per andare ad una riunione di movimento e che era adolescente alla fine degli anni ’90 è probabilmente una signora che lavora e che indossa o un paio di Doc Marten’s o un paio di Nike. Se la signora di Prati che lavora fuori casa circa 9 ore al giorno ha anche un accenno di alluce valgo non porterà mai, motivi di salute, i Doc Marten’s per più di 9 ore, sarebbe come diventare zoppa nel giro di 5 anni. La signora di Prati che lavora, che sta per andare ad una riunione di movimento e che soffre di alluce valgo porterà le Nike. E questa è la fine del movimento: i sogni vengono sconfitti dal dolore di un alluce valgo e dalla pratica necessità di due piedi.

26 novembre 2004

AUGURI A…

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 15:59

 

 

Fabio. Da oggi ventinovenne. Per il cognome vedi foto…

LINEA GOTICA, SECONDO LATO: UNA IRATA SENSAZIONE DI PEGGIORAMENTO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 11:35

di Lorenzo Galbiati

 

(Eccovi la seconda puntata della serie sui CSI-PGR di Giovanni Lindo Ferretti. Ricordo che la prima è andata in rete venerdì scorso, 19 Novembre. Buona lettura. M.U.)

 

Nel primo lato di Linea gotica Ferretti ha cantato la guerra in Jugoslavia e le situazioni e gli stati d’animo a essa connessi: “come un animale nel tempo di morire”, “questo secolo oramai alla fine saturo di parassiti senza dignità”, “l’aria è satura dall’eco di lamenti”, “ho dato al mio dolore la forma di abusate parole”, e si potrebbe continuare.

Il secondo lato si apre con il pezzo che dà il titolo all’album e che inizia con una citazione di Fenoglio:

“Alba la presero in duemila il 10 ottobre

e la persero in duecento il 2 novembre dell’anno 1944 (Beppe Fenoglio)

anche la disperazione impone dei doveri

e l’infelicità può essere preziosa

non si teme il proprio tempo è un problema di spazio (2v.)

geniali dilettanti in selvaggia parata

ragioni personali una questione privata”

La Resistenza italiana, dunque, per Ferretti pare essere “una questione privata”, come nell’omonimo romanzo di Fenoglio.

Questa volta la musica minimalista, basata su basso e chitarra, è un semplice accompagnamento alla voce recitante; in questo modo, però, la melodia risulta appena accennata e la canzone non riesce a raggiungere l’intensità delle precedenti. Il finale esplicita il movente di tutto il lavoro del gruppo:

“occorre essere attenti occorre essere attenti

e scegliersi la parte dietro la Linea gotica

Comandante Diavolo Monaco Obbediente

Giovane Staffetta Ribelle Combattente

la mia piccola patria dietro la linea gotica

sa scegliersi la parte – mai come ora”

Ferretti, nato in terra di partigiani (il reggiano), va fiero della sua patria, della sua capacità di schierarsi e prendere posto dietro la Linea gotica. La canzone è un chiaro invito a combattere, a prendere posizione, oggi più di allora: è la voce angelica di Ginevra di Marco, che fa da contrappunto a quella severa di Ferretti, a sussurrare “mai come ora”.

La traccia che segue, Millenni, è un rock possente e cattivo. Il bersaglio questa volta è la chiesa cattolica:

“Millenni di Patto millenni di Legge millenni d’Osservanza

millenni di Croce per nuove Alleanze millenni nel Nome di Dio

millenni di sangue versato a concime

millenni di imperi e regimi

millenni di regni di dio…

Millennio del Signore, sesto

o secondo che finisce

o secondo che avanza

Urlo da lama

Santa mattanza

Non sono scrupoloso al riguardo di Dio

È a nostra immagine e somiglianza.”

La posizione del credente Ferretti è precisata nelle note scritte sul libretto dei testi, ed è di grande attualità: “più si chiama in causa Dio più aumenta il livello del dolore, delle atrocità, della violenza. Come è possibile che ‘Colui che tergerà ogni lacrima dai loro occhi’ li stia facendo annegare nelle loro lacrime? Sia chiaro ciò non farà di me un anticlericale, di tutte le sette la più sciocca, anche se di questi tempi la meno pericolosa.”

Il pezzo successivo, L’ora delle tentazioni, allontana di poco la mira e punta il dito sulla morale sessuofobica della Chiesa. È la canzone più lunga del disco, quasi dieci minuti, e regala emozioni a non finire. La voce di Ferretti è accompagnata dal piano di Magnelli e intervallata dai vocalizzi della di Marco, che conferiscono un’atmosfera onirica a tutto il pezzo. A metà canzone, in un crescendo di questi tre elementi, Ferretti scandisce prima con voce cavernosa, poi baritonale e infine acuta:

“la casa la chiesa a modo e perbene

campana che suona la notte che viene

cattolico decoro cattolico decoro

cattolico decoro cattolico decoro

– la luce si spegne”

Di nuovo si rimane senza fiato. È il quarto capolavoro. La parte finale del pezzo permette di rilassarsi tra gli ultimi versi di Ferretti (“scaldano le braccia del peccato, scaldano il freddo del firmamento, che è fredda la notte, è fredda la notte) e i vocalizzi della di Marco, che ci regalano ancora dei brividi.

La canzone successiva, Io e Tancredi, musicalmente è la meno significativa dell’album ma dal punto di vista testuale è assai importante. Ferretti torna ad affrontare il tema delle parentele tra uomini e animali (Tancredi era il suo amato cavallaccio), e questa volta si espone in prima persona tratteggiando un autoritratto che prende i cavalli come termine di riferimento:

“somiglia il mio vedere all’occhio dei cavalli

cieco da distorsione nell’immediato fronte

fondo e pungente ai lati in connessioni ardite

preda dello sgomento facile allo spavento…

e testardo e ribelle paziente strafottente

capace di volare e pronto a incespicare

ma docile e tranquillo e temerario e ardito

al giusto carezzevole necessario contatto

e testardo e ribelle paziente e strafottente

disposto a stramazzare se l’occasione vale”

Ecco Ferretti, con tutte le sue contraddizioni di uomo che è stato punk e al contempo filosovietico, comunista e cattolico, tradizionalista e ribelle. Indefinibile. O forse definibile solo come partigiano, come uomo che cerca una parte in cui schierarsi, una “occasione” per cui valga la pena “stramazzare”.

Linea gotica termina, com’è giusto, con un altro capolavoro: la mesmerica Irata. L’organo di Magnelli e le chitarre di Zamboni e Canali stendono il tappeto sonoro su cui Ferretti pone i suoi versi con voce lamentosa:

“l’incombere umorale degli affetti del sangue

l’incombere umorale delle idee delle istanze

l’insolente promessa sciocca vacua solenne di bastare a sé

non tornerò mai dov’ero già

non tornerò mai a prima mai…”

Ancora una volta, a metà canzone cambia la melodia e il ritmo, le chitarre esplodono e una voce sprezzante declama più volte, come se recitasse un mantra a volume sempre maggiore:

“…ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario mi trovo imbarazzato sorpreso ferito per una irata sensazione di peggioramento di cui non so parlare né so fare domande…”

Il disco finisce con la sola voce di Ferretti che recita “mi trovo imbarazzato sorpreso ferito per una irata sensazione di peggioramento”.

Si apprende dalle note sul libretto dei testi che il “mantra” è una citazione di Pasolini. Scrive Ferretti in chiusura: “per come va il nostro mondo tutti quelli che denunciano ed evidenziano il degrado umano contribuiscono, malgrado loro, ad aumentarlo. E questo ‘malgrado’ è tutto ciò che resta alla nostra buona coscienza.”

Che cosa rimane oggi della nostra buona coscienza?

25 novembre 2004

E’ (ANCHE) QUI LA FESTA…

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 15:46

Oggi è il Giorno del Ringraziamento. Il TG5 Rossella ne ha parlato piuttosto diffusamente; pare che secondo lo stesso TG5 Rossella il Thanksgiving sia ormai diventata una festa praticata anche da noi. Dunque immagino siate alle prese con la preparazione del tacchino, oggi pomeriggio. Per eventuali dubbi sulla preparazione comme il faut del suddetto tacchino, potete senz’altro scrivere alla redazione di "Gusto", rubrica per palati fini dello stesso TG5 Rossella. Saranno ben lieti di rispondervi in tempo reale e dipanare così i dubbi culinari che in noi poveri ricchi colonizzati europei possono molto probabilmente insorgere. Naturalmente sarebbe opportuno innaffiare il tutto con la meravigliosa birra Bud al sapore di sapone di Marsiglia. Per digestivo, un bicchierino di Wild Turkey, naturalmente. Have a nice digestion!…

RAGE AGAINST THE BRIDGE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 11:40

(Segnalo questa interessante iniziativa dell’amico Vins Gallico del collettivo Stern 26. M.U.)

 Città del Sole Edizioni bandisce
in collaborazione con lo stern26project
la prima edizione del concorso letterario

NO PONTE / Rage against the bridge

Scadenza: 31 marzo 2005
Partecipazione gratuita

Regolamento. 

La partecipazione è aperta a tutte le cittidine e a tutti i cittadini italiani, europei ed extraeuropei, senza limiti di età, che abbiano voglia (e tempo e talento) per scrivere un racconto sul tema “No al ponte sullo stretto”. Non vi sono limiti riguardo al genere del racconto (noir, fantastico, giallo, rosa, umoristico, letteratura per bambini, ecc.)

L’elaborato deve essere inedito e in lingua italiana.

Ogni autore/autrice può partecipare con un solo elaborato.

L’elaborato dovrà pervenire entro il 31 marzo 2005 (farà fede il timbro postale) in 5 copie dattiloscritte, inviate in un unico plico al seguente indirizzo:

Città del Sole Edizioni di Franco Arcidiaco & C. S.a.s.
Via Ravagnese Sup. n.60 – 89067 Reggio Calabria

oppure in formato .txt o .rtf alla seguente e-mail: rageagainstthebridge@yahoo.it

Il racconto, che in nessun caso verrà restituito all’autore/autrice, deve avere un’estensione massima di 14.400 battute (spazi compresi).

I racconti in forma cartacea devono essere in formato A4, esclusivamente dattiloscritti o a stampa di computer.

Le copie degli elaborati cartacei dovranno essere anonime e recanti vicino al titolo un codice scelto dall’autore/autrice. Stesso codice e titolo dovranno essere ripetuti su una busta chiusa che conterrà un foglio dattiloscritto con le generalità dell’autore/autrice, i recapiti (indirizzo, numero telefonico, e-mail), insieme ad una dichiarazione liberatoria che autorizza l’eventuale pubblicazione dell’opera.

Per le copie da spedire via posta elettronica va considerata la seguente procedura: si invia un’ e-mail (priva di testo) avente come oggetto Noponte all’indirizzo:

con due allegati recanti entrambi titolo del racconto e codice, il primo allegato avrà accanto al codice la dicitura “racconto” e conterrà il testo dell’opera proposta, il secondo avrà la dicitura “dati” e conterrà le generalità dell’autore, i recapiti (indirizzo, numero telefonico, e-mail), insieme ad una dichiarazione liberatoria che autorizza l’eventuale pubblicazione dell’opera.

La partecipazione (completamente gratuita) comporta la totale accettazione del presente regolamento.

I migliori 10 racconti verranno segnalati dalla giuria, i cui giudizi sono insindacabili, e saranno pubblicati dalla Città del Sole Edizioni nell’estate 2005 nella raccolta “NOPONTE” e sul sito dello stern26project. La raccolta “NOPONTE” verrà stampata secondo i principi del copyleft su carta riciclata.

Per maggiori informazioni sull’argomento:
 

24 novembre 2004

GIALLO NATALE. (MA NON ERA BIANCO?…)

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 17:50

Segnalazione: domani 25 Nov. alle ore 21 c/o l’ Auditorium Mondadori Multicenter, via Marghera, 28 Milano, verrà presentata l’antologia di racconti gialli edita da Mondolibri "Giallo Natale". Prefazione di Corrado Augias. Autori: Altieri*, Grimaldi*, Lucarelli, Avoledo, Carofiglio, Macchiavelli, Vichi, Baldini*, Fois, De Cataldo, Biondillo*, Garlaschelli*, Soria, Dazieri, Montanari, Leoni*, Rigosi, Pederiali*, Gardumi, Comastri Montanari.

Verranno letti alcuni brani. E alla fine – cosa da non sottovalutare – verrà dato un rinfresco. Come si dice in questi casi: partecipate numerosi.

* Gli autori segnalati con l’asterisco, da infomazioni assunte, saranno sicuramente presenti. Toh, ci sarà anche Biondillo…;-)

SU DI UN DIPINTO DI JACKSON POLLOCK: NUMERO 1. 1948

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 02:33

di Mario Bianco

Ma perché questo intrico di filacci neri?

Di gocce di colature

dal pennello

dalla latta ?

Non si capisce niente…..

mi dice un coglione qualsiasi….

E’ tutta una colatura uno spruzzo un lampo qua

E’ un tutto che ti si spande addosso e si incolla

sulla tua carne sui tuoi occhi, qua.

Qua gocciola via, scivola via il minuto l’ora della mia vita

e non si capisce perché…..

qui si consuma la mia quarantesima Lucky Strike

e si esaurisce l’ultima goccia del mio Bourbon

si consuma…e come !…Lo capisci tu!?:….

La mia vita spesa su questo sforzo di questa tela di queste ore

arse a guardare e a rovistare

in quella vita di fuori e di dentro

che fugge di istante in secondo

come il lampo sui vetri della sopraelevata

che trema e balena qui …di fronte.

Come vuoi che io ti spieghi

l’inspiegabile di questo mondo maledetto

in cui mai sostano tormentosi pensieri

mentre i dollari si bruciano in un momento.

Questo flusso proprio non so controllare….

senza direzione alcuna

per i cazzi propri se ne va.

Lo vedi …mi colano addosso

come stille di piombo fuso

i più vani rivoli di vita

che io ti faccio qui vedere

come gomitoli di fili di ferro

che mi avvolgono, mi stringono, mi strozzano

e fanno colare giù

il mio sudore

il mio sangue

il mio sperma

e tutta la mia essenza vitale.

( 16.10. 2000)

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