The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

31 agosto 2004

PER LA SERIE: CINEMA AMORE MIO (TI ODIO)

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 22:27

1. Copertina di Der Spiegel del 23 Agosto: HITLERS ENDE (La fine di Hitler). In primissimo piano l’attore svizzero Bruno Ganz (quel brav’uomo di Pane e tulipani) che sembra la reincarnazione del Fuehrer. Mega produzione di Bernd Eichinger da 14 milioni di euro per un film sugli ultimi giorni di AH (già fatto da Ennio de Concini nel 1973, Gli ultimi dieci giorni di Hilter, con Sir Alec Guinness). Sceneggiatura basata sulle memorie della segretaria del dittatore, Traudl Junge. Nell’articolone, Der Spiegel ricorda che oltre 100.000 persone si tolsero la vita in concomitanza con il suicidio del bunker. E che la mascella del dittatore è probabilmente conservata dai servizi segreti russi. Non andate a vedere, se potete.

2. La Wella, azienda tedesca di tricocosmetici, è da due anni uno degli sponsor più munifici dell’orrendo (da tempo immemore) Festival del Cinema di Venezia. Contemporaneamente, sta per lasciare a casa 200 degli oltre 400 operai della sua fabbrica di Castiglione delle Stiviere (MN).Per spostare la produzione in India? In Pakistan? In Ruanda? No, in Francia.  Ho sempre odiato i Festival del Cinema per svariate ragioni, ora il mio odio è aumentato. Spero che i no-global, assieme agli operai in odore di licenziamento che si trasferiranno a Venezia per cantarne quattro, servano questi signori di barba e capelli. Tutto gratis.

UFFENWANKEN FOR PRESIDENT

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 16:29

Quale direttore della campagna "Uffenwanken for President", nella quale tenteremo di portare Markelo Uffenwanken, cioè io, alle elezioni di Novembre per la Presidenza degli Stati Uniti d’America come terzo incomodo al posto di Ralph Nader, chiedo ufficialmente di sottoscrivere le vostre firme internettiche al seguente indirizzo:

markelo.uffenwanken@katamail.com

Vi prometto fin d’ora che, nel caso venissi eletto, farò di tutto per riportare i nostri ragazzi in Patria dall’Iraq al più presto.

In politica estera, tenterò di farmi finalmente i cazzi miei assieme a milioni di Americani.

In politica interna, cercherò di tassare maggiormente i ricchi fino a impoverirli (almeno un po’).

Darò il mandato che è ora del Generale Powell a Bruce Springsteen.

Grazie molte in anticipo / Thank you very much in advance.

M.U.

SUI PENSIERI

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 14:32

Certi pensieri

possono risultare mortali.

Pensa bene

chi pensa

per ultimo.

UN PENSIERO DI JEAN-PIERRE MELVILLE*

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 14:04

Un film-maker dirige uno spettacolo di ombre. Lavora nell’oscurità. Crea per mezzo di "effetti". Sono perfettamente conscio della straordinaria disonestà che occorre per essere efficaci; ma lo spettatore non deve mai accorgersi fino a che punto arriva la manipolazione. Deve essere incantato, come un prigioniero in uno stato di sottomissione.

* (Regista cinematrografico francese, soprattutto di noir, attivo dalla fine degli anni 40 all’inizio degli anni 70) 

DESKTOP LOUNGE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 01:15

Muoio(?)

con la tastiera in una mano

e il rosario nell’altra

//

digito la parola FINE

ma è tutto un falso

una cosa virtuale

//

vivo e vegetativo

arrancano le dita

mie

subacquee

al dolore della vita

//

mi spengo nel nulla

delle parole piene

dove uomini come me

si sintonizzano

col silenzio

//

meno dolore e più

lontani abbracci

faccio il segno

di Microsoft

prima d’andare a letto

//

e dopo

050 mg di Kriterium

chiudendo gli occhi stanchi

mi sorprendo

a guardare il pulsante di START

l’icona primigenia

il fatale bottone

del desktop subcosciente

//

nel sogno

rivivo le interlinee

rileggo ciò che ho scritto

e letto

nel silenzio assiderato

delle fibre ottiche

//

dormo nel blu cobalto

vergato da Bill Gates

vedo/più/niente

disconnetti

uomo/

zzz

stop.

(Postata in due "puntate" sul blog di Giulio Mozzi ieri sera verso le 23.00, qui riveduta e corretta e con un titolo)

30 agosto 2004

STRALCI DI DIALOGO E DI COLONNA SONORA DE "IL SORPASSO" DI DINO RISI

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 23:55

Guarda come dondolo guarda come dondolo baaallo il twist

con le gambe ad angolo con le gambe ad angolo baaallo il rock

le ginocchia scendono

twist twist…

Gassman (a Trintignant): -…i frigoriferi intasano i tir e i tir le strade…

Gassman (a Trintignant):- Non bevi, non fumi, non sai nemmanco guidare la macchina: ma che te godi della vita, tu?

 

Dimmi quando tu verrai

dimmi quando quando quando

e baciandomi dirai

non ci lasceremo mai…

 

Con le pinne il fucile e gli occhiali

zum zum zum…

 

Gassman (all’agente della stradale dopo l’incidente):-… si chiamava Robberto…

A VALESKA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 23:31

Cara amica di cyberspazio,

spero che adesso

la mia scrittura

sia più visibile

ai tuoi occhi.

Ciao, e buonanotte.

Markelo

(In risposta a un post della mia vicina di casa valeska.splinder.com)

DUE PENSIERI DI DINO RISI

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 21:23

– Esiste un ente che si occupi dei genitori maltrattati dai figli?

 

-Oggi in aereo si vedono le facce che una volta si vedevano sul tram.

NEW YORK NEW YORK

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 14:09

Dunque a New York si stanno scatenando. George W. Bush avrà la sua bistecca. Una bistecca con molto osso, una suola da scarpe nella parte commestibile. La manifestazione in atto contro il governo degli Stati Uniti mi riporta a una previsione che feci all’indomani dell’inizio della guerra: sarà un Vietnam di sabbie continue. Le mamme hanno sempre ragione, e io amo le mamme. Se dall’Iraq continuano a portare indietro salme di ragazzi in divisa uccisi, questo uccide anche le mamme, e mette in angoscia le mamme di tutti. Le mamme sono empatiche per antonomasia. Guardano lontano. Lontano nel tempo. Sempre Tenco: un giorno dopo l’altro, la vita se ne va.

Quello, George W., è un nazista. Non ho problemi a dirlo. Lo urlerei ai quattro venti. Non c’è differenza. O meglio, la differenza sta in tutto.

I morti, sempre i morti. Li conosco bene. Io li conoscevo bene. Conosco il lutto. L’ho provato non una sola volta sulla mia pelle di restato. Lo provo ancora. Stamattina ho letto sul Corriere un’intervista al fratello di Enzo Baldoni. Senso della misura, dignità luccicante, valori umani non ostentati, vissuti. Trasudano dignità, i Baldoni. Il dolore vero, il senso vero della perdita, arriverà dopo. Sono con loro col cuore. Ci sono passato, come tanti.  La morte è dada. Cristo era dadaista.

Tutto parte da Kissinger, dalla realpolitik nixoniana. Henry Kissinger è stato l’uomo politico più devastante degli ultimi 50 anni. Il gioco di sponda. Armiamo gli iracheni per colpire gli iraniani. Armiamo i ribelli afghani per colpire l’Unione Sovietica. Apocalypse Now. Apocalypse In The Future.

Non mi attendo grandi cose da Mister Kerry. Nel medio-lungo termine, forse, proverà a disincagliarsi dalle sabbie mobili della Mesopotamia? Lo scopriremo solo vivendo. I vivi, sempre i vivi.

Vincitori e vinti. Un vecchio film di Stanley Kramer del 1961. Il Processo di Norimberga. Uno dei protagonisti era il giudice ed ex ministro della giustizia del Reich Ernst Janning, interpretato da un eccezionale Burt Lancaster. Janning è uomo come suol dirsi "giusto" ma compromesso col regime. E’ possibile una tale contraddizione? Credo di si. Il verdetto? Colpevole, naturalmente. Dove voglio arrivare? Bene, non sopporto più l’antiamericanismo. E’ come l’antisemitismo, nel senso che entrambe le prese di posizione fanno parte delle manifestazioni dell’odio indiscriminato. L’America è un paese così vario ed eventuale che nemmeno gli Americani più illuminati sanno davvero quanto e in  che modo. Consiglio un bellissimo libro di Henry Miller, L’incubo ad aria condizionata. Scritto all’inizio degli anni 40, è un insieme di ritratti, un polittico, dell’America. Da Detroit e le sue ciminiere puntate contro il cielo di cemento armato alle cittadine sonnolente del Sud, dove vivono personaggi singolari, sofficemente e ironicamente romantici. Un libro che vale la pena di leggere, o rileggere, anche oggi. Miller va a caccia di varia umanità e spara spesso a zero sul suo paese, ovvero su certe caratteristiche del suo paese, come un amante più volte tradito dal suo amore. Nel bel mezzo, ritratti di artisti conosciuti nel suo vagabondare per gli States assieme a un suo amico pittore. Ritratti di personaggi da American Gothic. Ritratti di situazioni paradossali. E quello stile da vero surrealista, iperbolico e affettuoso, indignato e sofferto. Raccontatore di balle erotiche sopraffino, il vecchio Henry. Uomo libero e anima umanista.

29 agosto 2004

NAJA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 18:51

Il mese scorso, su www.nazioneindiana.com, leggo  un racconto dello scrittore Carlo Coccioli. Qualcuno me ne aveva parlato, di Coccioli, ma non ne avevo letto ancora nulla. Difficile reperire i suoi libri. Avevo ripiegato su Alan Ford (non Richard Ford, sia chiaro…)

Questo racconto era indubbiamente scritto molto bene. Originale. Stile pirotecnico. Coccioli ha scritto una cinquantina di libri, è stato letto e pubblicato al’estero ma è rimasto semisconosciuto nel suo paese. Nei commenti qualcuno tirava fuori Tondelli, che in Italia aveva riscoperto lo stesso Coccioli.

Tondelli è diventato un guru da vivo e da morto è diventato un totem. Uno scrittore raffinatissimo, un talent-scout eccezionale. Un uomo generosissimo, credo. Non ho letto molto, di lui. Ricordo abbastanza bene Pao Pao. Siccome non ho il vizio dell’ipocrisia, dirò subito che quel libro è grosso modo una schifezza.

Quel libro parla di un manipolo di marmittoni, o najoni, che per tutto il tempo se la fanno a vicenda. Sembrerebbe, leggendo il libro, che nelle caserme italiane (perlomeno vent’anni fa o giù di lì) non si facesse che sesso. Tra uomini, naturalmente. L’ho trovata, questa, come minimo una forzatura.

Naturalmente devo specificare che non sono nè un razzista nè un omofobo nè un omosessuale irrisolto che si nasconde dietro al suo machismo. Non sono, insomma, come il colonnello di American Beauty, quello tutto Patria Onore e Famiglia che a un dato punto bacia in bocca Kevin Spacey nel garage. Sono un uomo a cui piacciono le donne, tutto qui. E sono un ex marmittone. Ho fatto la naja, si. Un certo numero di anni fa. Probabilmente c’erano, sparsi per le camerate della mia caserma, degli omosessuali, ma io comunque non me ne sono mai accorto. In libera uscita si parlava sempre di fighe. Le evocavamo come si evocano gli spiriti dei morti. Un continuo, un’ossessione. C’era chi, per le fighe lasciate a casa, si faceva spaccare un mano, anche una gamba. Ho visto con i miei occhi marmittoni farsi chiudere un ditone dentro lo sportello di un Autocarro Medio per farsi mandare a casa, dalla figa di turno, la Penelope del Marmittone…

Ho detto che Pao Pao è una schifezza. Non perchè sia scritto male, per carità. Tondelli scriveva benissimo. Era sorgivo. Raffinatissimo e sorgivo. Una cosa fantastica. Scriveva dannatamente bene, aveva il dono della semplicità ispessita dall’eleganza. I suoi famosi porcodio erano elegantissimi. Era un fuoriclasse, Tondelli.

Dico che Pao Pao è una schifezza di libro perchè è una truffa. Perchè racconta di un mondo militare che non è mai esistito. Perchè mente sapendo di mentire. Perchè io la naja l’ho fatta, non andavo mai a casa perchè ero un cattivo soggetto e non leccavo il deretano a nessuno e non mi facevo fare le brande dalle "spine". L’ho fatta, la naja, dalla a alla z,  e ricordo bene com’era. Ancora me la sogno. Sono incubi, quelli. Ero un vero duro e volevo rispetto perchè davo rispetto.

Pao Pao è un libro di pura fantasia che si spaccia per realistico. Forse è un calcio di vitalità dato da Tondelli, un urlo di protesta nei confronti delle istituzioni. Se è anche questo, resta comunque una bufala consumata ad arte. Il gusto dello scandalo la fa da padrone. Ironia zero, oltretutto. Chiunque abbia minimamente e soprattutto forzatamente marciato per quelle dannate piazze d’armi, per quei dannati corridoi, chiunque abbia montato una guardia o una polveriera, chiunque abbia fatto il Pao (Picchetto Armato Ordinario), vale a dire una specie di ronda per la caserma, potrebbe riconoscersi non dico in quei personaggi, ma in quelle situazioni? E’ ovvio che a naja c’è di tutto, si trova di tutto. Ricordo gli spinellati 24 h, i roipnolisti, gli eroinomani, gli alcolizzati. I pazzi, i mitomani, gli spergiuri, i vigliacchi. I bravi ragazzi, i figli di puttana, i furieri da appendere al muro al posto della carta geografica, i tenenti che fregavano la benzina, i marescialli che facevano la spesa a iosa nel magazzino della caserma. Ricordo anche, per fortuna, un fantastico maresciallo maggiore coltissimo, che parlava addirittura le lingue straniere. Uno che faceva le scarpe ai colonnelli, di norma degli esaltati alcolizzati con manie di persecuzione. Dunque io non sono un militarista, assolutamente no. In uno dei tanti campi che ho dovuto fare (ero un cattivo soggetto, e mi spedivano a fare le cose peggiori per primo) ho visto colonnelli prendere la jeep durante le esercitazioni per andare a raccogliere carciofi, capitani alla Robert Duvall in Apocalypse Now che, davanti a un carroarmato, facevano segno di spegnere il motore. Il motore si spegneva, un gatto nero voleva passare in mezzo, il capitano guardava negli occhi il gatto e quello, spaventato, faceva dietrofront… Ho visto, anzi sentito, ragazzi robusti, di sana e robusta costutuzione, come si dice, piangere nella branda, nel sonno. Piangere di nostalgia, di tristezza, forse di disperazione. Ho visto decine di leccaculi impuniti, anzi insigniti. Il regno dell’abuso, della stupidità di regole assurde. Una enorme commedia dell’assurdo recitata con l’appropriato linguaggio da caserma. Ho visto il peggio e anche il meglio. Ho visto "terroni" ammettere che noi del nord non eravamo poi così male. Gente che prima di allora non era mai stata lontana da casa oltre i 20 km in linea d’aria. Ho visto ragazzi chiusi come ostriche che dopo qualche mese s’erano come aperti al mondo. La liberazione in caserma… Miracoli umani… Ho visto gente che s’è rovinata e gente che s’è rinforzata. Ho visto e palpato la rabbia. E tentato di uccidere un sacco di mosche ronzanti sui nostri vassoi di alluminio pieni di "rancio",  naturalmente ottimo e abbondante.

Un ottimo libro sulla vita militare è invece Comma 22 di Joseph Heller. Non un libro realistico ( uno dei personaggi principali, un Maggiore, si chiama Maggiore Maggiori…) ma perfetto, nel suo grotesque, nel tracciare le ascisse e le ordinate dell’assurdità militare. L’idiozia istituzionalizzata. Resa norma da seguire alla lettera.

I militari, forse, non sono mai stati di moda. Evidentemente non ci sono solo ingiustizie, a questo mondo ubriaco fradicio. Qualche conto, ogni tanto, torna. Certo ricordo anche quel che una volta si chiamava cameratismo. Lo spirito di gruppo ogni tanto funzionava. Ho conosciuto non pochi ragazzi leali, in quelle camerate, in quelle dannate piazze d’armi. Quando mi congedai, un paio di commilitoni piangevano. Erano dispiaciuti perchè me ne andavo a casa. Cioè, me ne andavo e li lasciavo soli. Io non mi commossi, lì per lì. Mi commossi alla stazione, da solo.

Quei ragazzi, per un verso o per l’altro, non li rividi più. Ogni tanto penso a loro e alla loro amicizia. Erano ragazzi semplici. Eravamo ragazzi semplici, come tanti.

Older Posts »

Powered by WordPress