<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>The FK experience</title>
	<atom:link href="http://www.markelo.net/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.markelo.net</link>
	<description>il sito di Franz Krauspenhaar</description>
	<lastBuildDate>Thu, 12 Apr 2012 20:14:08 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Ora rimane la sera. Una nota su Effekappa.</title>
		<link>http://www.markelo.net/2012/04/11/ora-rimane-la-sera-una-nota-su-effekappa/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ora-rimane-la-sera-una-nota-su-effekappa</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2012/04/11/ora-rimane-la-sera-una-nota-su-effekappa/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 18:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.markelo.net/?p=3417</guid>
		<description><![CDATA[di Fabio Franzin Non conosco di persona Franz Krauspenhaar, ma mi sono emozionato, qualche anno fa, leggendo il suo romanzo Era mio padre, dove l’autore ricercava, dentro la sua scrittura, le radici di un amore profondo, pur nel passato scomodo del genitore. Non lo conosco di persona Franz, dicevo, ma so, per via del web [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2012/04/aar033.jpg"><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2012/04/aar033-200x300.jpg" alt="" title="aar033" width="200" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-3420" /></a></p>
<p>di <strong>Fabio Franzin</strong></p>
<p>Non conosco di persona Franz Krauspenhaar, ma mi sono emozionato, qualche anno fa, leggendo il suo romanzo Era mio padre, dove l’autore ricercava, dentro la sua scrittura, le radici di un amore profondo, pur nel passato scomodo del genitore.<br />
 Non lo conosco di persona Franz, dicevo, ma so, per via del web dove ogni tanto mi rifugio – rete che tutto imbriglia e tira su, che tutto pesca nei suoi mari ora calmi, ora burrascosi, e sempre più spesso così inquinati dall’invidia e dal rancore, da discussioni insulse –, che anch’esso è una personalità scomoda, capace di attirare a sé simpatie e antipatie, di essere persino frainteso, credo.<span id="more-3417"></span><br />
 A me, a pelle, sta simpatico. Sarà quel suo nome che è già più di metà del mio cognome, sarà che alcuni amici, in tempi per me più felici, mi chiamavano proprio Franz. Sarà… quella sua aria da sborone nelle foto che lo ritraggono – che ho trovato sempre nella rete, fra cozze e perle –; ne ho incontrati tanti con quell’aria: prima mi stavano un po’ sulle palle, poi, conoscendoli meglio, siamo diventati sempre ottimi amici; perché dietro la maschera c’è sempre l’uomo, con le sue lacrime, le sue fragilità. È dietro le facce serie e per bene che spesso si cela il farabutto.<br />
 Faccio questo forse inutile e sboccato preambolo, per dire che probabilmente anche Cristina Annino (che peraltro ho conosciuto e stimo), nella nota introduttiva a Effekappa, sia stata un poco tratta in inganno dal personaggio che ne è l’autore, piuttosto che al testo scritto da Krauspenhaar. Cito: “Il drammatico diventa la grammatica che definisce un mondo costruito da un ego spropositato”o ancora “La sua è la scandalosa presa di posizione di un io che, piaccia o no, non ci molla, ci fa vedere coi suoi occhi solo se stesso”.<br />
 Ecco, è soprattutto quest’ultima frase che non mi piace, che è indigesta: ci fa vedere coi suoi occhi solo se stesso; perché se così fosse davvero, Krauspenhaar non sarebbe un poeta, che è voce di tanti, anche di chi non ha voce, ma solo un guitto compiaciuto, intento a sfilarsi gli assi dai polsini davanti a uno specchio, mentre i lettori, mollate le carte, rimangono seduti al tavolo consci di essere stati fregati.<br />
 Io invece credo che, spazzando il campo da ogni immagine fuorviante, e lasciando sulla pagina solo ciò che è importante, cioè la scrittura, nuda e cruda, Effekappa sia un grande libro sulla solitudine e sul distacco, un canto desolato dove le parole pesano e fanno male da tanto sono acuminate, al punto che a esporle davanti a uno specchio (anche a quello di Narciso, anche a quello delle brame), se ne scivolasse fuori una si infrangerebbe in mille schegge. Anche quelle che paiono in sovrappiù, hanno una loro funzione taumaturgica, come cactus irti di spine a offrire presenza e sollievo nella desolazione di un deserto.<br />
 Tanto è vero, che Krauspenhaar vuole in epigrafe alla raccolta proprio un testo della Annino, (e guarda caso, lì non si parla di ego o di uno che pretenda di essere ammirato) dove il discorso sulla solitudine è lampante: siamo soli a dividerci un / po’ di manna, gli amici fan / finta di saltare ostacoli. Vanno / via. Vanno via, come i ricordi che poi riappaiono a bruciapelo, quando la sera rimane, con noi, e siamo noi la sera, la luce che si spegne sulle cose; non li vorremmo quei ricordi, vorremmo il calore di un abbraccio, non gli ologrammi di un passato che bussa con le sembianze di un fratello perduto, di un padre cui ci siamo finalmente riconciliati, ma che non è più possibile stringere a noi.<br />
 Non voglio infarcire questa mia breve nota, di versi dalla raccolta per renderla più polposa. Voglio che sia scarna come è scarna la solitudine.<br />
 Voglio solo dire che anche dove la giocoleria verbale di Krauspenhaar si fa obesa (di un obeso mai fine a se stesso, come ben evidenzia Teresa Caligiure nella postfazione), è solo l’abito gonfiabile indossato da una scrittura asciutta per non far capire quando essa soffra, quanto il dolore la consuma; l’armatura scintillante di gommapiuma del bambino a carnevale per sentirsi, almeno per un giorno un supereroe. Come nei suoi più che pseudohaiku: torrenti tumultuosi di lava e gingilli. Quando la lava si raffredda, si solidifica, qua e là spuntano le creste minerali di un dolore che tutti ci accomuna.<br />
 Krauspenhaar mi ricorda tanto il cantante Zucchero: uno che agli esordi è stato tanto frainteso: un italiano che vuol fare il bluesman, ma dài! emulo di Joe Cocker tanto da imitarne anche le movenze impacciate da poliomielitico… un emiliano che sogna il Mississippi, che fa la voce rauca e si mette in testa il cappello a cilindro, ma dài!… ora sono i bluesman di fama a richiederlo, e le sue canzoni sono hit mondiali; in quelle canzoni, in quei dischi, Zucchero ci dona brani in cui, sia musicalmente che nel canto, la desolata solitudine si alterna al gioco per esorcizzarla: pensiamo a Funky gallo, a Vedo nero…<br />
 Franz fa il duro, ci impone il suo muso ora da tenebroso, ora da bullo, da divo incazzato. Ci piace o non ci piace. Che importa? Lui è uno scrittore e un poeta che sa la sofferenza, ed è sopra la pagina che ogni nostra maschera cade e ci lascia soli con la sera che rimane, con i nostri segreti più feroci. Conta che questa sofferenza sia specchio per quella degli altri, e che dentro a quella lastra di vetro muti in conforto.<br />
 Tutto il resto, come dicono qui da me, sono ciàcoe.</p>
<p>[già pubblicato su Tornogiovedì e La poesia e lo spirito.]</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.markelo.net/2012/04/11/ora-rimane-la-sera-una-nota-su-effekappa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Riccardo Raimondo recensisce Effekappa su Critica letteraria.</title>
		<link>http://www.markelo.net/2012/04/09/riccardo-raimondo-recensisce-effekappa-su-critica-letteraria/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=riccardo-raimondo-recensisce-effekappa-su-critica-letteraria</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2012/04/09/riccardo-raimondo-recensisce-effekappa-su-critica-letteraria/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 18:19:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.markelo.net/?p=3413</guid>
		<description><![CDATA[A una prima lettura, sembra che l&#8217;intero far poesia di K sia drammatico, in quanto drammatica ne è l&#8217;origine: stupore, tutto si capovolge, il drammatico diventa grammatica che definisce un mondo costruito da un ego spropositato che trancia via ogni fede precedente, fiducia, senso reale del tempo o regola di viaggio» – così Cristina Annino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2012/04/EFFEKAPPA-copertina-2-completa.jpg"><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2012/04/EFFEKAPPA-copertina-2-completa-300x196.jpg" alt="" title="EFFEKAPPA - copertina 2 completa" width="300" height="196" class="aligncenter size-medium wp-image-3414" /></a></p>
<p>A una prima lettura, sembra che l&#8217;intero far poesia di K sia drammatico, in quanto drammatica ne è l&#8217;origine: stupore, tutto si capovolge, il drammatico diventa grammatica che definisce un mondo costruito da un ego spropositato che trancia via ogni fede precedente, fiducia, senso reale del tempo o regola di viaggio» – così Cristina Annino scrive nell&#8217;incipit della sua prefazione a Effekappa, l&#8217;ultima raccolta di versi di Franz Krauspenhaar (Zona Editrice 2011).<span id="more-3413"></span></p>
<p>F. Krauspenhaar, molto più noto come narratore, esordisce in poesia nel 2005 con l&#8217;ebook Champagne (poesie 1981-2005), per poi arrivare, attraverso percorsi e raccolte più o meno organiche e coerenti stilisticamente, a Franzwolf nel 2009 – potrei dire: la sua prima vera raccolta (qui trovate una mia recensione a Franzwolf)</p>
<p>Effekappa rappresenta dunque, nel suo percorso poetico, la prova del nove, un approdo maturo attraverso il quale tirare le somme della sua evoluzione.</p>
<p>Nei suoi ultimi versi F. Krauspenhaar dimostra di essersi impadronito pienamente di un suo stile. Ciò che nelle prime raccolte appariva disorganico – quasi un abbozzo! – negli ultimi versi, pur avendo conservato la sua essenza, si è  consolidato in un linguaggio e in una prosodia più coerenti a sé stessi.<br />
Più fluidi, anche. Ma tutto ciò sembra avvenuto come se non si fosse affatto evoluta la materia semantica e formale, quanto piuttosto esclusivamente la potenza del poeta, e la sua capacità di organizzare.</p>
<p>È una potenza che tenta di contenere, questa, i crudi, violenti movimenti dell&#8217;animo che soggiacciono a questi versi – «Ciò gli consente di dosare velocità e verità» (C. Annino).</p>
<p>Effekappa, poi, per uguaglianza di iniziali, è chiaramente un tributo a Franz Kafka e, allo stesso tempo, un suo «rovesciamento […] Si direbbe che è lui, a generare continue catastrofi emozionali». Si direbbe che è lui il motore propulsore di questi versi.</p>
<p>Nell&#8217;incipit alla sua post-fazione Teresa Caligiurie scrive: «Questa raccolta ha inizio con una dichiarazione di immodestia, perché bisogna essere immodesti per confrontarsi, anche solo mediante le iniziali, con un grande scrittore come Kafka».</p>
<p>E l&#8217;immodestia è, appunto, anche l&#8217;argomento della prima poesia del volume: «La mia modestia immensa ha / qualcosa di celestiale, / mi fa diventare divino».</p>
<p>F. Krauspenhaar gioca sempre fra ironia sprezzante e irriverenza: il «drammatico diventa grammatica che definisce un mondo costruito da un ego spropositato» (C.Annino). Ed forse questo un punto molto debole della raccolta: l&#8217;espressione densissima e reiterata di un io invadente, irrisolto, che chiede l&#8217;umiltà del lettore ma si gonfia di sé, che vorrebbe attenzione e dedizione ma si rende spesso ostile e prepotente.</p>
<p>Forse abbiamo perso parte della liricità che invece potevamo trovare più calda e armonica in Franzwolf. Nonostante, non mancano colori più tenui, toni più morbidi e musicali:</p>
<p>«Versi abbandonati per te / sulle scale, e vengo felpato / a trovarti. Roma è un&#8217;alba nera, / menzogna sopita, notte / ripulita dopo la festa mobile. / Lume / di una carezza attesa.»</p>
<p>Mi sento di dire, così, che la poesia di F. Krauspenhaar si è, in questi ultimi versi, inasprita – con tutti i pro e i contro della sua veracità, con tutti i suoi altissimi e bassissimi. Non era forse la Merini a scrivere che le migliori preghiere e le migliori bestemmie nascono nei boschi?</p>
<p>Delle volte il verso incede cupo – «Mi chiedi che succede / ti dico non lo so / forse le foglie / o i licantropi tisici / ne ammazza più la tosse / che il canile» – quasi a voler ostentare un sentimento grottesco a tutti i costi, o s&#8217;intrica in arzigogoli superflui come «Sei l&#8217;angoscia, la perdita, il male /  soffuso. Sei il dono di un cielo / acquoso, preso da dietro, svelto / nello sparire tra nuvole di tetro»; o peggio si squaglia in uno slang internazionale misto a regionalismi, il tutto apparentemente guidato dalla ricerca di un&#8217;espressività pirotecnica più che da una scelta contestuale: «come la disse allo spot / il Buzzanco tutto sexy / mano al fianco, sì lo so / piacere piacio ma a &#8216;ste tone / che ci lancio, fotoromancio / per la Svizzera ladina, forliva / la piadina e la piadèna col duo / diviso tre riporto di uno ».</p>
<p>Altre volte, invece, F. Krauspenhaar riesce a tirar fuori, dal magma infernale della sua poesia, un diamante di commozione, una purezza inaspettata. Ed è in questi casi che, secondo me, si rivelano gli aspetti migliori di questi versi. Quando attraversano la violenza per redimerla, quando superano il caos per organizzarlo e sublimarlo in più efficaci grammatiche: «Rimane la custodia del puro. Le verze / e il riso della domenica. E poi balze fresche, ballerine di damasco e pisciatoi infernali». Oppure in profondissime ricognizioni dello spleen e della malinconia: «La vita è la tirata più violenta prima della notte», «sei elastico che tende / questo momento verso l&#8217;alto», «Se non mi ami crederò di più / a ciò che mi morde nella vita».</p>
<p>Forse il poeta dovrebbe rendersi conto di essere un «custode», e abbandonare l&#8217;ego, uccidere il suo personaggio. Smetterla di fare il «bambino cattivo […] il bambino / vecchio delle streghe stinte / nei quadri di campagna».</p>
<p>Forse, poi, dovrebbe risolvere i conti col passato. Il passato che preme. In passato di cui il poeta è preda come di certi demoni. Il passato che «è un amico che il giorno dopo / ti dice cosa fare. Querulo, pedante / ti spiega chi sei, sei stato o / chi dovresti essere. Vuoi dirgli / di farsi i suoi affari, i suoi tempi, le sue / vecchie idiozie – non venire più qui».</p>
<p>Forse, ancora, il poeta dovrebbe tentare l&#8217;uscita definitiva da un labirinto mentale di cui questa scrittura – a tratti nevrotica, confusa, o intensa, eccitata – non è che un sintomo. Un labirinto che è «motore di paure e di rimorsi […] per ore che non finiscono, mi perdo dentro me stesso, sento urlare / le cime del pensiero, grattare le paure / come una marcia falsa, rigettare dall&#8217;alto / ogni sapere, ogni speranza, per la paura di non tornare. È questa accortezza / d&#8217;ogni vita che nell&#8217;intelletto si duole: / quella di non entrare, e di non sapere».</p>
<p>«L’impianto stilistico e sintattico, denso di ripetizioni, rime interne, poliptoti e anafore, dunque, insieme all’incastrarsi organico di immagini e situazioni che paiono assurde e a tratti grottesche, in realtà è dettato dall’inconoscibilità e indomabilità della vita, che l’autore vuole raccontare con le armi della poesia» (Teresa Caligiure).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.markelo.net/2012/04/09/riccardo-raimondo-recensisce-effekappa-su-critica-letteraria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nonameplace recensisce Effekappa.</title>
		<link>http://www.markelo.net/2012/03/15/nonameplace-recensisce-effekappa/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=nonameplace-recensisce-effekappa</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2012/03/15/nonameplace-recensisce-effekappa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 11:20:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.markelo.net/?p=3410</guid>
		<description><![CDATA[Ho conosciuto Franz Krauspenhaar all’epoca della stesura del suo romanzo “Era mio padre”. Ricordo che durante uno di quei primi incontri parlammo anche di poesia, ma non della mia, più che misconosciuta, né della sua che in quel periodo, dopo alcune raccolte pubblicate on –line, era in una fase di stand-by. Parlammo di Mark Strand, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2012/03/img1303.jpg"><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2012/03/img1303-200x300.jpg" alt="" title="img1303" width="200" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-3411" /></a></p>
<p>Ho conosciuto Franz Krauspenhaar all’epoca della stesura del suo romanzo “Era mio padre”. Ricordo che durante uno di quei primi incontri parlammo anche di poesia, ma non della mia, più che misconosciuta, né della sua che in quel periodo, dopo alcune  raccolte pubblicate on –line, era in una fase di stand-by. Parlammo di Mark Strand, o meglio io parlai ( credo anche per darmi un tono) di Strand che in quei giorni era fra i miei poeti preferiti, e intorno a lui e alla sua poesia mi aggiravo, e  ne narravo ogni volta che se ne presentava l’occasione, in una sorta d’incantamento. Con me, immancabile, avevo perciò uno dei suoi libri. Lo mostrai a Franz che iniziò a sfogliarlo soffermandosi sull’una e l’altra poesia, dapprincipio distrattamente, forse solo per cortesia, poi sempre con maggiore interesse fino ad astrarsi quasi completamente dimenticandosi, mi parve, per lunghissimi istanti anche della mia presenza. Credo di aver provato in quel momento lo stesso sentimento di un innamorato a sentire elogiare la grazia della sua amata. Quel libro glielo donai quella sera stessa.<br />
È un bel ricordo questo, proprio per la sua insolita dinamica, in genere scrittori e poeti mantengono alta l’attenzione solo se la conversazione verte su di loro. Non che questo accada sempre o che non accada a me, ma quella volta è andata così: sui versi di Strand si andò a sparigliare una prevedibile  consuetudine di conversazione.<span id="more-3410"></span></p>
<p>È passato qualche anno da allora e io e Franz siamo rimasti in contatto, e benché la sua presenza nei lit-blog si sia diradata per privilegiare forse quella nei social net-work, il suo blog è fra quelli che sbircio di tanto in tanto, ed è proprio lì che vi ho lette alcune delle poesie ora raccolte in questa sua seconda pubblicazione poetica.</p>
<p>“effekappa” sono le iniziali con cui Franz Krauspenhaar firma i suoi interventi in rete, sono le iniziali di un nome che mi è sempre parso così esteticamente perfetto per un artista da sembrare quasi un nom de plume , sono iniziali che svelano origini mittel-europee e nascondono strati di coriacea mediterraneità , sono iniziali che condivide con un grande della letteratura, Franz Kafka, e col medesimo anche la ruvida e ironica malinconia nonché la tenera e malinconica spietatezza che serpeggia nella scrittura di entrambi. Due iniziali che racchiudono dunque apparentemente una variegata disomogeneità ma che al contempo delineano la forma di un’identità compatta e inconfondibile che come tale ritroviamo sversata in queste poesie.</p>
<p>Pur in questa veste, infatti la poesia di Franz Krauspenhaar non è mai statica, scontata, è una poesia fisica percorsa da una topografia dell’anima le cui immagini vi scorrono come viste da un treno in corsa con il suo carico di silenzio e di domande che questa immagine comprende, e da questa prospettiva la poesia compie continui scarti su stessa come a voler tentare ostinatamente, nonostante tutto, di rettificare non solo un passato ma anche il presente, e con pari dolenza di colui che  suo malgrado viene abbandonato o con lo stesso distacco di chi volontariamente abbandona.</p>
<p>La policroma imprevedibilità del paesaggio che i versi attraversano si traduce in una lirica che si dipana a tratti, come nel poemetto “H24″, spigolosa e cruda, come se percorsa da aspri sentieri e valli metropolitane invalicabili, una geografia poetica  con cui Franz Kraupenhaar sembra tracciare confini e steccati intorno ad una intimità dove tutto s’incontra e si scontra, ma che resta dopotutto inespugnabile e solitaria, tanto da apparire quasi inesprimibile se non tramite una metamorfosi quasi kafkiana del poeta stesso, e nudo e in questa realtà alienata, seppure mitigata dall’ironia, che il poeta non ha timore di mostrarsi.</p>
<p>E così accade anche quando lo sguardo sembra aprirsi in un riposo momentaneo, penso a poesie come “Mattino” o “Dolce Sera”, dove i versi sembrano protendersi verso una morbidezza quasi disarmante e ricomposte nella stessa nudità della lingua che resta se stessa quando va, in tal caso, ad esplorare l’amore o la pelle di una donna o un tratto della notte.</p>
<p>Questa la peculiarità del poeta Krauspenhaar: quella di mantenere incorrotto e incorruttibile il nucleo della propria lingua poetica alla seduzione della poesia come Mito,  mito di cui rispetta i canoni nell’attenzione  posta alla musicalità del verso libero, ma che alle cui regole aggiunge altre che lui stesso sembra divertirsi poi ad infrangere, cibando la poesia di una quotidianità quasi monitorata  e registrata in ogni  suo pieno e in ogni suo vuoto e che,  sia  essa vita o il suo implacabile ronzio, afferra tutto, senza condizioni.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.markelo.net/2012/03/15/nonameplace-recensisce-effekappa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Effekappa a Cosenza</title>
		<link>http://www.markelo.net/2012/03/15/effekappa-a-cosenza/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=effekappa-a-cosenza</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2012/03/15/effekappa-a-cosenza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 10:50:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.markelo.net/?p=3401</guid>
		<description><![CDATA[A presentare il volume, nel pomeriggio di venerdì 24 febbraio, sono stati i docenti dell’Università degli Studi della Calabria Romeo Bufalo e Carlo Fanelli, insieme alla dottoressa Teresa Caligiure. Muovendo dai caratteri della coralità e dell’oralità della poesia antica e mediante preganti riferimenti alla poesia francese dell’Ottocento e del primo Novecento, Romeo Bufalo, docente di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A presentare il volume, nel pomeriggio di venerdì 24 febbraio, sono stati i docenti dell’Università degli Studi della Calabria Romeo Bufalo e Carlo Fanelli, insieme alla dottoressa Teresa Caligiure.</p>
<p>Muovendo dai caratteri della coralità e dell’oralità della poesia antica e mediante preganti riferimenti alla poesia francese dell’Ottocento e del primo Novecento, Romeo Bufalo, docente di Estetica, ha richiamato l’attenzione sull’importanza e sul ruolo svolti dalla poesia oggi in riferimento ai testi di Franz Krauspenhaar e sulla vena ironica che li caratterizza. La discussione è stata poi sviluppata da Carlo Fanelli, docente di Drammaturgia al Dams, che in riferimento ai saggi sull’umorismo di Bergson e Pirandello si è soffermato sulla teatralità di alcuni poesie dell’autore italo-tedesco e la mistione del comico e del drammatico all’interno delle sue situazioni poetiche. Nella raccolta poetica “Effekappa”, come ha sottolineato Teresa Caligiure, dottore di ricerca presso l’ateneo calabrese e autrice della postfazione al volume, l’autore affronta i motivi della solitudine, del dolore e dell’alienazione dell’uomo, lasciando sempre spazio alla speranza e affidando la ragione del vivere alla scrittura, ultima àncora di salvezza di fronte agli inestricabili labirinti esistenziali e alle difficoltà e al grigiore dell’esperienza quotidiana.</p>
<p>L’interesse del pubblico nei confronti dei testi letti in sala ha confermato come la poesia, pur essendo un genere settoriale e di nicchia, che oggi vanta pochissimi seguaci, conservi ancora il suo alto valore comunicativo e la capacità di sorprendere. Infatti quella di Krauspenhaar è una poesia lontana da qualsiasi esercizio di stile, ma vicina per tematiche e soluzioni stilistiche agli interessi dei lettori, che colpisce e impressiona mediante l’incastrarsi inconsueto di immagini, spesso in ossimoro, anafore, similitudini azzardate, per il lessico ora aulico ora quotidiano, senza offrire spiegazioni, ma calando il lettore nella nuda realtà e spingendolo a fare i conti con se stesso.</p>
<p>Alessandra Gigliotti</p>
<p>Da: Impressioni – il blog di Gianfranco Donadio.</p>
<p><a href="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2012/02/EFFEKAPPA-copertina-2-completa.jpg"><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2012/02/EFFEKAPPA-copertina-2-completa-300x196.jpg" alt="" title="EFFEKAPPA - copertina 2 completa" width="300" height="196" class="aligncenter size-medium wp-image-3406" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.markelo.net/2012/03/15/effekappa-a-cosenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Effekappa a Milano &#8211; due date.</title>
		<link>http://www.markelo.net/2012/02/27/effekappa-a-milano-due-date/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=effekappa-a-milano-due-date</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2012/02/27/effekappa-a-milano-due-date/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 18:37:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.markelo.net/?p=3388</guid>
		<description><![CDATA[Effekappa (Zona) verrà presentato nuovamente a Milano &#8211; dopo la bella presentazione alla trattoria La Fermada a cura di Marco Saya, mercoledì 29 al Circolo Romeo Cerizza via Meucci 2, a cura di Francesca Genti e Anna Lamberti Bocconi, e giovedì 1 marzo al GAV in via Accademia (traversa di via Porpora) a cura di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2012/02/EFFEKAPPA-copertina-2-solo-prima.jpg"><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2012/02/EFFEKAPPA-copertina-2-solo-prima-221x300.jpg" alt="" title="EFFEKAPPA - copertina 2 solo prima" width="221" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-3402" /></a></p>
<p>Effekappa (Zona) verrà presentato nuovamente a Milano &#8211; dopo la bella presentazione alla trattoria La Fermada a cura di Marco Saya, mercoledì 29 al Circolo Romeo Cerizza via Meucci 2, a cura di Francesca Genti e Anna Lamberti Bocconi, e giovedì 1 marzo al GAV in via Accademia (traversa di via Porpora) a cura di Alessandra D&#8217;Agostino.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.markelo.net/2012/02/27/effekappa-a-milano-due-date/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Paper Blog -Cosa ho letto di recente &#8211; Daniele Vecchiotti recensisce 1975.</title>
		<link>http://www.markelo.net/2012/01/27/paper-blog-cosa-ho-letto-di-recente-daniele-vecchiotti-recensisce-1975/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=paper-blog-cosa-ho-letto-di-recente-daniele-vecchiotti-recensisce-1975</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2012/01/27/paper-blog-cosa-ho-letto-di-recente-daniele-vecchiotti-recensisce-1975/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 17:07:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.markelo.net/?p=3394</guid>
		<description><![CDATA[Franz Krauspenhaar – “1975-Nonostante Pasolini, e purchè Buzzanca non lo sappia, al liceale piacciono le donne “, Caratteri Mobili Una lucida e onesta fotografia di un affascinante periodo della storia italiana. Coinvolgente lo stile dello scrittore, bella ed encomiabile la sua sincerità e l’amore per il vero con cui smaschera le contraddizioni e le follie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2012/01/1975.jpg"><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2012/01/1975.jpg" alt="" title="1975" width="200" height="321" class="aligncenter size-full wp-image-3397" /></a></p>
<p><em>Franz Krauspenhaar – “1975-Nonostante Pasolini, e purchè Buzzanca non lo sappia, al liceale piacciono le donne “, Caratteri Mobili</em></p>
<p>Una lucida e onesta fotografia di un affascinante periodo della storia italiana. Coinvolgente lo stile dello scrittore, bella ed encomiabile la sua sincerità e l’amore per il vero con cui smaschera le contraddizioni e le follie di quegli anni caldissimi di ideologie e impegno ad ogni costo. Peccato solo che, troppo spesso, la narrazione ceda il passo a una più fredda lista di nomi, eventi e analisi da documentario, facendo scendere la tensione con pagine simili più a un articolo di giornale che non alla bella e interessante prosa di cui Krauspenhaar sembra capace.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.markelo.net/2012/01/27/paper-blog-cosa-ho-letto-di-recente-daniele-vecchiotti-recensisce-1975/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I versi color amaranto di Krauspenhaar</title>
		<link>http://www.markelo.net/2012/01/26/i-versi-color-amaranto-di-krauspenhaar/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=i-versi-color-amaranto-di-krauspenhaar</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2012/01/26/i-versi-color-amaranto-di-krauspenhaar/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 17:57:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.markelo.net/?p=3389</guid>
		<description><![CDATA[Lo scrittore milanese nella sua nuova raccolta esplora la realtà attraverso il dramma umano e la fisicità del dolore. di Angelo Molica Franco Se il poetare di Franz Krauspenhaar fosse un colore, sarebbe l’amaranto poiché esso tocca tonalità – cremisi, scarlatto, granata capaci solo di somigliargli. Allo stesso modo, le strofe di “Ef- fekappa” (Editrice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2012/01/EFFEKAPPA-copertina-2-solo-prima.jpg"><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2012/01/EFFEKAPPA-copertina-2-solo-prima-221x300.jpg" alt="" title="EFFEKAPPA - copertina 2 solo prima" width="221" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-3391" /></a></p>
<p><em>Lo scrittore milanese nella sua nuova raccolta esplora<br />
la realtà attraverso il dramma umano e la fisicità del dolore.<br />
</em></p>
<p>di <strong>Angelo Molica Franco<br />
</strong></p>
<p>Se il poetare di Franz Krauspenhaar fosse un colore, sarebbe l’amaranto poiché esso tocca tonalità – cremisi, scarlatto, granata  capaci solo di somigliargli. Allo stesso modo, le strofe di “Ef-<br />
fekappa” (Editrice Zona, 2011)sono ammantate da un sentimento che non è solo malinconia, dolcezza, dramma, dolore, bellezza: c’è sempre una traccia che sa sfuggire all’interpretazione del lettore.<span id="more-3389"></span> Eludendo ogni retorica, la silloge scommette sullo strumento base della scrittura: la parola. Un innesto di concreto e astratto, di contemporaneo e classico, il tutto cesellato in una metrica che si sloga tra il topico e<br />
l’avveniristico. La drammaticità incontenibile delle odi di Krauspenhaar è solo il velo dietro cui<br />
si cela la reale ispirazione dell’autore: il senso della carne, inteso come consapevolezza della fisicità del dolore, di un dolore non solo estatico ma anche del corpo;“lecco il vuoto / delle tue scapole fredde” ci dice in “Dolce sera”. Il versificare è verticale e decostruito quando l’emotività prende il sopravvento per edificarsi agilmente, poi, in un verso prosaico,<br />
quasi narrativo e orizzontale.Ma non tutte le poesie sanno restituire al lettore la stessa maturità<br />
emotiva. In alcune l’autore indugia troppo in echi modernisti.Non avrei inserito, infine, “Poema H24”: un visionario corpus che ha dell’incomprensibile. Una<br />
poesia, però, insieme a molte altre salva la collezione; si tratta di “Sono venuto a dirti della mia pa vivido elogio a Gainsbourg. “Venne il tempo dell’alloro. Nelle salse / del nostro scontento. Nelle tazze dell’oro, / nel disdoro disadorno e carso.”. Lon-<br />
tano dal simbolismo posticcio che spopola, Krauspenhaar porge parole che stillano un realismo terribile e bellissimo. </p>
<p>Pubblicato su <strong>Il Corriere Nazionale.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.markelo.net/2012/01/26/i-versi-color-amaranto-di-krauspenhaar/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Andrea Caterini &#8211; nota su  Effekappa.</title>
		<link>http://www.markelo.net/2012/01/26/andrea-caterini-nota-su-effekappa/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=andrea-caterini-nota-su-effekappa</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2012/01/26/andrea-caterini-nota-su-effekappa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 13:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.markelo.net/?p=3386</guid>
		<description><![CDATA[Leggo le poesie di &#8220;eFfe Kappa&#8221; di Franz Krauspenhaar. Di Krauspenhaar colpisce il modo in cui l&#8217;invettiva sia la bolla che custodisce la propria solitudine: &#8220;Per rabbia consumo chilometri. E&#8217; così. Vite/ appese al collare del diavolo/ si nasce spalancati&#8230;&#8221;. Colpisce, poi, come l&#8217;io, la sua nudità (che è quel &#8220;nascere spalancati&#8221; al quale Franz [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo le poesie di &#8220;eFfe Kappa&#8221; di Franz Krauspenhaar. Di Krauspenhaar colpisce il modo in cui l&#8217;invettiva sia la bolla che custodisce la propria solitudine: &#8220;Per rabbia consumo chilometri. E&#8217; così. Vite/ appese al collare del diavolo/ si nasce spalancati&#8230;&#8221;. <span id="more-3386"></span>Colpisce, poi, come l&#8217;io, la sua nudità (che è quel &#8220;nascere spalancati&#8221; al quale Franz desidererebbe fare ritorno) sia l&#8217;unica arma contro la cecità del mondo. Un&#8217;arma però, che incendia solo se stessa, che in se stessa s&#8217;illumina e s&#8217;accende, che sogna una vita fatta di slanci. Leggo da &#8220;Letteratura&#8221; questi tre versi: &#8220;Insegnami a mirare in alto/ a fare della vita un salto/ verso l&#8217;estremità del cielo&#8221;. Ecco, nel libro si contrappongono continuamente poesie scritte, si direbbe, per rabbia e altre scritte in intimità. Ma se a un primo sguardo si potrebbe pensare che le poesie scritte per rabbia siano quelle nelle quali Franz si rivolge a qualcuno, a un interlocutore preciso e determinato (un soggetto estraneo alla sua persona e quindi fuori da sé), credo però che quelle più intime, scritte come in un ripetuto dialogo con se stesso &#8211; o col se stesso desiderato e nudo &#8211; quasi fossero preghiere, siano invece quelle che più delle altre cerchino occhi capaci di incontrarsi con i suoi. Occhi che finalmente si riconoscono. Occhi che riconoscono l&#8217;uno la solitudine dell&#8217;altro: &#8220;Nessuno/ di caro che si affacci/ dalla vita, un minuto, a guardarmi&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.markelo.net/2012/01/26/andrea-caterini-nota-su-effekappa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Francesco Forlani scrive di Effekappa su Nazione Indiana</title>
		<link>http://www.markelo.net/2012/01/14/francesco-forlani-scrive-di-effekappa-su-nazione-indiana/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=francesco-forlani-scrive-di-effekappa-su-nazione-indiana</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2012/01/14/francesco-forlani-scrive-di-effekappa-su-nazione-indiana/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 11:27:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.markelo.net/?p=3384</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;amico Francesco Forlani scrive nel suo modo inimitabile di Effekappa sul mio vecchio blog collettivo. QUI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;amico <strong>Francesco Forlani </strong>scrive nel suo modo inimitabile di <strong>Effekappa</strong> sul mio vecchio blog collettivo.<a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/14/41345/"> QUI</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.markelo.net/2012/01/14/francesco-forlani-scrive-di-effekappa-su-nazione-indiana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giovanni Agnoloni recensisce Effekappa per La poesia e lo spirito</title>
		<link>http://www.markelo.net/2012/01/11/giovanni-agnoloni-recensisce-effekappa-per-la-poesia-e-lo-spirito/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=giovanni-agnoloni-recensisce-effekappa-per-la-poesia-e-lo-spirito</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2012/01/11/giovanni-agnoloni-recensisce-effekappa-per-la-poesia-e-lo-spirito/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 18:08:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.markelo.net/?p=3367</guid>
		<description><![CDATA[Lo scrittore fiorentino Giovanni Agnoloni recensisce Effekappa per La poesia e lo spirito. Definire Franz Krauspenhaar un poeta è riduttivo, e non solo perché è anche un romanziere. Ce lo dimostra la sua nuova pubblicazione, la raccolta poetica edita da Zona, che ha per titolo le sue iniziali, Effekappa. Quasi un imperativo consonantizzato, che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lo scrittore fiorentino <strong>Giovanni Agnoloni </strong>recensisce Effekappa per <strong>La poesia e lo spirito.</strong></em></p>
<p>Definire Franz Krauspenhaar un poeta è riduttivo, e non solo perché è anche un romanziere.<br />
Ce lo dimostra la sua nuova pubblicazione, la raccolta poetica edita da Zona, che ha per titolo le sue iniziali, Effekappa. Quasi un imperativo consonantizzato, che si fa personaggio e declina se stesso e il proprio grumo gutturale in una varietà di sfumature che sono lirica, flusso di coscienza e dialogo intimo.<span id="more-3367"></span><br />
FK è ego, un ego spropositato. Ma è anche Sé, o aspirazione al Sé. È ferita aperta, nucleo di oscurità rappresa in un attimo di consapevolezza pura. FK è un monaco zen che s’incazza, un uomo sconvolto che scopre, nella ritualità dei suoi gesti, contratti e magari iracondi, di essere saggio. Perché l’illuminazione arriva quando decide lei, a dispetto di ogni tecnica.<br />
FK vive ogni momento, si dà tutto, ai dadi per il brodo come alle cicche di sigaretta, ai ricordi di bagni in vasca dell’infanzia come all’immagine di una donna-Anima, capace di venirlo a prendere e a salvare.<br />
FK è Milano, ma è anche l’ombra di quella Mitteleuropa che diede i natali a un altro FK, il celeberrimo Franz Kafka, che divide a metà con lui la copertina del libro. Quello, figlio di un’epoca dove la scissione dell’uomo dal suo centro era cominciata da relativamente poco, con la devastazione psicologica portata dall’industrializzazione. Questo, col nome tedesco ma l’accento de Milàn, figlio di un’era postmoderna dove già rendersi conto di essere lacerati sarebbe un risultato. FK sa di esserlo, e canta (con raffinatezza da scrittore avvertito) a una luna che, se c’é, come minimo lo ignora.<br />
Però è bella. Maledettamente bella.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.markelo.net/2012/01/11/giovanni-agnoloni-recensisce-effekappa-per-la-poesia-e-lo-spirito/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

