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	<title>The FK experience</title>
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	<description>il sito di Franz Krauspenhaar</description>
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		<title>Fibre comunicanti</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 14:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Se le fibre ottiche potessero
parlare direbbero zzzzz, come
a fumetti, come i segnali indiani,
come zanzare da spot, come
l&#8217;ultima alfabetica in repeat
ossessionato. Invece silenzio
in ogni casa, accorpati stretti
nel virtuale condominio, enorme
come navicelle spaziali, lem
infiniti, in vette siderali.
Silenzio parla Agnesi, parlò
Agnelli, parlano angeli focomelici
in cucine Salvarani di salvezza.
Parlano biscotti Colussi triturati
da denti a colazione, come topi
segreti dell&#8217;infanzia, notturnamente.
Nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/03/himmelein-209x300.jpg" alt="himmelein" title="himmelein" width="209" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-2338" /></p>
<p>Se le fibre ottiche potessero<br />
parlare direbbero zzzzz, come<br />
a fumetti, come i segnali indiani,<br />
come zanzare da spot, come<br />
l&#8217;ultima alfabetica in repeat<br />
ossessionato. Invece silenzio<br />
in ogni casa, accorpati stretti<br />
nel virtuale condominio, enorme<br />
come navicelle spaziali, lem<br />
infiniti, in vette siderali.<br />
Silenzio parla Agnesi, parlò<br />
Agnelli, parlano angeli focomelici<br />
in cucine Salvarani di salvezza.<br />
Parlano biscotti Colussi triturati<br />
da denti a colazione, come topi<br />
segreti dell&#8217;infanzia, notturnamente.<br />
Nei computer, gente perlopiù estranea<br />
ronza battute e risposte, tra cunicoli<br />
e blog. Invece dello shampoo, oggi<br />
Gaber si farebbe un post; è solo<br />
spesso la paura di morire che ci fa<br />
comunicare; ronzano anche le grida<br />
di aiuto, gli sos dell&#8217;ultimo minuto. </p>
<p>[Immagine: FK- Himmelein.]</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Letteratura</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 00:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Vorrei tenere questi anni come
reliquia, come ricordo fondo:
insegnami a tenerli buoni,
domati, anni seri, anni duri,
momenti che scrivo su pietra
lanciata, su asfalto di pioggia,
su lamine d&#8217;acciaio temprato
da migliaia di lune fugaci.
Dovrei tenerli nelle mani,
come semi, come sperma
da me emerso, come chiodi
confissi nel ventre del caso.
Insegnami a mirare in alto,
a fare della vita un salto
verso assoluti secondi,
verso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/03/70_inquieto_cover_sito.jpg" alt="70_inquieto_cover_sito" title="70_inquieto_cover_sito" width="142" height="213" class="aligncenter size-full wp-image-2331" /></p>
<p>Vorrei tenere questi anni come<br />
reliquia, come ricordo fondo:<br />
insegnami a tenerli buoni,<br />
domati, anni seri, anni duri,<br />
momenti che scrivo su pietra<br />
lanciata, su asfalto di pioggia,<br />
su lamine d&#8217;acciaio temprato<br />
da migliaia di lune fugaci.<br />
Dovrei tenerli nelle mani,<br />
come semi, come sperma<br />
da me emerso, come chiodi<br />
confissi nel ventre del caso.<br />
Insegnami a mirare in alto,<br />
a fare della vita un salto<br />
verso assoluti secondi,<br />
verso l&#8217;estremità del cielo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tutto quel tempo</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 20:06:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Tutto quel tempo.
Quel tanto tempo che ho mancato
quel tanto amore che ho lasciato
alle polveri del tempo, al dissetante
passato, al fuoco estinto e mai spinto
fino al fondo. Tutto l’amore mancato
in tutto il tempo spalancato che penso
adesso, come fossi spaccato, a ritroso,
come in una strada percorsa, in auto,
in corsa, prima di troppe morti,
prima dei conti fatti, esorbitanti.
Così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/03/look7-kubrick-300x191.jpg" alt="look7 kubrick" title="look7 kubrick" width="300" height="191" class="aligncenter size-medium wp-image-2321" /></p>
<p>Tutto quel tempo.<br />
Quel tanto tempo che ho mancato<br />
quel tanto amore che ho lasciato<br />
alle polveri del tempo, al dissetante<br />
passato, al fuoco estinto e mai spinto<br />
fino al fondo. Tutto l’amore mancato<br />
in tutto il tempo spalancato che penso<br />
adesso, come fossi spaccato, a ritroso,<br />
come in una strada percorsa, in auto,<br />
in corsa, prima di troppe morti,<br />
prima dei conti fatti, esorbitanti.<br />
Così io il tempo lo penso d’asfalto,<br />
grigio, scorrente sotto ogni ciglio,<br />
maledetto e perdente, punto d’ogni<br />
sconfitta, nastro mancante, estinto.</p>
<p>[Fotografia di Stanley Kubrick - per "Look".]</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A 300 [un sogno di labirinti]</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 15:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Immagina il pilota del mito, Fangio
di Balcarce, che in tempi immoti
in una terra altra guida la sport
lungo il labirinto. A fianco tu, come
il secondo, avvinto e attento.
La macchina a trecento sfreccia
insicura, sballottata dal vento,
nell&#8217;oro del sole che cozza grave
su lamiere e gomme, lasciando
un filo dorato di metallo perso.
Fangio curva, quasi s&#8217;arresta,
avanza, curva ancora, cerca
ruggendo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/03/fangio-300x245.jpg" alt="fangio" title="fangio" width="300" height="245" class="aligncenter size-medium wp-image-2315" /></p>
<p>Immagina il pilota del mito, Fangio<br />
di Balcarce, che in tempi immoti<br />
in una terra altra guida la sport<br />
lungo il labirinto. A fianco tu, come<br />
il secondo, avvinto e attento.<br />
La macchina a trecento sfreccia<br />
insicura, sballottata dal vento,<br />
nell&#8217;oro del sole che cozza grave<br />
su lamiere e gomme, lasciando<br />
un filo dorato di metallo perso.<br />
Fangio curva, quasi s&#8217;arresta,<br />
avanza, curva ancora, cerca<br />
ruggendo la fine, la bandiera.<br />
La belva lascia da sé spaventevoli<br />
urla, come imprigionata; l&#8217;uomo<br />
non riesce dalla tecnica, non<br />
riesce dall&#8217;uomo. Non arriva.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Minotauro</title>
		<link>http://www.markelo.net/2010/02/28/minotauro/</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2010/02/28/minotauro/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 19:57:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Non eri che la bestia, nel male della condizione
sua, imprecisa, volevi carne dell&#8217;uomo, tenera
di giovani, e cibartene, e fartene vanto, nel rantolo.
Una specie di toro, col corpo umano e il vello
di belva feroce; come noi tutti, simili a te,
che vogliamo carne e cuore degli altri, a succhiare
linfa e pareti del dentro gl&#8217;uomini, alla soddisfazione.
E non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/02/mino-picasso-202x300.jpg" alt="mino picasso" title="mino picasso" width="202" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-2306" /></p>
<p>Non eri che la bestia, nel male della condizione<br />
sua, imprecisa, volevi carne dell&#8217;uomo, tenera<br />
di giovani, e cibartene, e fartene vanto, nel rantolo.<br />
Una specie di toro, col corpo umano e il vello<br />
di belva feroce; come noi tutti, simili a te,<br />
che vogliamo carne e cuore degli altri, a succhiare<br />
linfa e pareti del dentro gl&#8217;uomini, alla soddisfazione.<br />
E non guardiamo nella nostra mente nulla che sia<br />
umano, ma all&#8217;osso forsennato, impaziente, e strenuo.<br />
Cos&#8217;è l&#8217;essere umano, se io, Minotauro in mezzo<br />
ai milioni, nel labirinto senza sviluppo, cerco la carne<br />
bestialmente, incessantemente? Noi siamo lui, dentro<br />
appetiti e il disperare d&#8217;essere tagliati, in due parti,<br />
che non sai qual è la prima e quale la seconda, dove<br />
il sangue umano s&#8217;effonde nel taurino, e tutto<br />
è confuso, come il rosso di una muleta, come l&#8217;odore<br />
di sangue e di carne di vittima scovata; tutto<br />
senza origine, non sapendo chi sei; e vaghi per queste<br />
strade disperate alla ricerca degli altri, e nemmeno<br />
conosci il piacere, ma la disperata abitudine, flusso<br />
velenoso e senza posa d&#8217;un insensato esistere.</p>
<p>[Immagine: Pablo Picasso - El minotauro.]</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dedalo</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 22:34:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dedalo rincorrimi per ore
e giorni lenti, come iene
alla fame, stomaci
da febbre digestiva,
venti bollenti. Dedalo che
ruggi dentro aria di fuoco,
dentro rintocchi, dentro
maglie di stagno, un cielo
barbaro, grigio di plutonio.
Dedalo nel quale perdo
me, te, ogni cosa e senso,
dove non penso che a me
come si pensa al terrore
in una casa al fuoco, al ferro
dibattuto nel pianto, al
muro superno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/02/Lucca_Labirinto-300x249.jpg" alt="Lucca_Labirinto" title="Lucca_Labirinto" width="300" height="249" class="aligncenter size-medium wp-image-2297" /></p>
<p>Dedalo rincorrimi per ore<br />
e giorni lenti, come iene<br />
alla fame, stomaci<br />
da febbre digestiva,<br />
venti bollenti. Dedalo che<br />
ruggi dentro aria di fuoco,<br />
dentro rintocchi, dentro<br />
maglie di stagno, un cielo<br />
barbaro, grigio di plutonio.<br />
Dedalo nel quale perdo<br />
me, te, ogni cosa e senso,<br />
dove non penso che a me<br />
come si pensa al terrore<br />
in una casa al fuoco, al ferro<br />
dibattuto nel pianto, al<br />
muro superno, verso il latte<br />
del cielo, fisso come stella<br />
esplosa. Dedalo come carne<br />
dell&#8217;uomo, ricerca<br />
d&#8217;un senso e un allarme,<br />
dedalo come formiche, noi<br />
uomini, andare nella selce<br />
mentre uccelli rodano<br />
le ali su di te, dedalo<br />
montante, dedalo pericolo,<br />
dedalo non ritorno, dedalo<br />
odisseico, che non trova<br />
ritorno, né l&#8217;inizio del viaggio,<br />
dedalo confuso, angoscioso,<br />
viaggio dell&#8217;uomo mai concluso.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Nel labirinto</title>
		<link>http://www.markelo.net/2010/02/27/nel-labirinto/</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2010/02/27/nel-labirinto/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 15:11:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nel labirinto, motore di paure e di rimorsi
vagano  passato e  futuro, come nubi,
come fantasmi allungati nel riposo,
comete terree, infrangibili, spiccate al sole,
alle quali mi accosto all’entrata, col tremore
maligno nelle mani,  il sudore alla testa.
Entrando, giro attorno a falsi percorsi,
so di andare sperduto per la mente
dell’uomo, di me stesso, e senza fine
potrei andare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/02/max-ernst-dream-300x241.jpg" alt="max ernst dream" title="max ernst dream" width="300" height="241" class="aligncenter size-medium wp-image-2292" /></p>
<p>Nel labirinto, motore di paure e di rimorsi<br />
vagano  passato e  futuro, come nubi,<br />
come fantasmi allungati nel riposo,<br />
comete terree, infrangibili, spiccate al sole,<br />
alle quali mi accosto all’entrata, col tremore<br />
maligno nelle mani,  il sudore alla testa.<br />
Entrando, giro attorno a falsi percorsi,<br />
so di andare sperduto per la mente<br />
dell’uomo, di me stesso, e senza fine<br />
potrei andare alla ricerca di quello<br />
che ho dentro, che non sento e non spiego.<br />
Nel labirinto, per ore che non finiscono,<br />
mi perdo dentro me stesso, sento urlare<br />
le cime del pensiero, grattare le paure<br />
come una marcia falsa, rigettare dall’alto<br />
ogni sapere, ogni esperienza, per la paura<br />
di non tornare. E’ questa l’accortezza<br />
d’ogni vita che nell’intelletto si duole:<br />
quella di non entrare, e di non sapere.</p>
<p>[Immagine: FK - Max Ernst dream.]</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Sono venuto a dirti&#8230; della mia pazienza [second edition.]</title>
		<link>http://www.markelo.net/2010/02/26/sono-venuto-a-dirti-della-mia-pazienza-second-edition/</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2010/02/26/sono-venuto-a-dirti-della-mia-pazienza-second-edition/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 11:32:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Venne poi  il tempo dell’alloro. Nelle salse
del nostro scontento. Nelle tazze dell’ oro,
nel disdoro disadorno e carso. Venne il tempo
lasso, venne l’asparago bruciato, senza senso.
Venne il tempo del sonno sordido, assonnato.
Degli occhi arrossati dal canto, dal ruvido
vociare del francese, abbassato di tono:
al discounto sordo del tuo sentimento.
Un uomo ha pazienza, un uomo ha costanza
se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/02/newt-300x187.jpg" alt="newt" title="newt" width="300" height="187" class="aligncenter size-medium wp-image-2289" /></p>
<p>Venne poi  il tempo dell’alloro. Nelle salse<br />
del nostro scontento. Nelle tazze dell’ oro,<br />
nel disdoro disadorno e carso. Venne il tempo<br />
lasso, venne l’asparago bruciato, senza senso.<br />
Venne il tempo del sonno sordido, assonnato.<br />
Degli occhi arrossati dal canto, dal ruvido<br />
vociare del francese, abbassato di tono:<br />
al discounto sordo del tuo sentimento.<br />
Un uomo ha pazienza, un uomo ha costanza<br />
se è un uomo di razza. Se dice “che pizza”<br />
è perchè è in una pozza di noia, di assurda<br />
combine con la fine. Sgocciola il tempo,<br />
divenuto massimo, ingrossatosi come<br />
una valvola; e così, pronto a spegnersi.<br />
Un uomo ha pazienza se è un uomo che aspetta,<br />
che cerca l’accordo, che abbassa la cresta,<br />
che finge di nulla, che urla al bisogno<br />
quando il bisogno è già un torto. Ma un uomo<br />
va solo dove il vento, d’inverno, lo manda.<br />
Fuori da un letto in piega, da un tavolo vuoto,<br />
da un divano freddo e da una rabbia<br />
immensa. Un uomo paziente ha pazienza,<br />
finché la pazienza gli volge le spalle,<br />
e l’abbandona per sempre: d’inverno, nel vento.</p>
<p>[Ispirata da Serge Gainsbourg. Foto di Helmut Newton.]</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il giudizio universale recensisce la &#8220;guida&#8221; di Transeuropa.</title>
		<link>http://www.markelo.net/2010/02/25/il-giudizio-universale-recensisce-la-guida-di-transeuropa/</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2010/02/25/il-giudizio-universale-recensisce-la-guida-di-transeuropa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 15:45:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
E&#8217; uscita una recensione di Alessandra Minervini alla Guida letteraria alla sopravvivenza in tempi di crisi (Transeuropa), sorta di &#8220;film letterario a episodi&#8221; con tre novelle di Amato, Genovesi e del Vostro Affezionatissimo.
Il giudizio universale
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/02/7622_1248072004598_1313374648_711681_5704864_n.jpg" alt="7622_1248072004598_1313374648_711681_5704864_n" title="7622_1248072004598_1313374648_711681_5704864_n" width="198" height="275" class="aligncenter size-full wp-image-2276" /></p>
<p>E&#8217; uscita una recensione di <strong>Alessandra Minervini</strong> alla <strong>Guida letteraria alla sopravvivenza in tempi di crisi (Transeuropa)</strong>, sorta di &#8220;film letterario a episodi&#8221; con tre novelle di <strong>Amato</strong>, <strong>Genovesi</strong> e del <strong>Vostro Affezionatissimo</strong>.</p>
<p><a href="http://www.giudiziouniversale.it/d/articolo/libri/ridere-della-crisi">Il giudizio universale</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.markelo.net/2010/02/25/il-giudizio-universale-recensisce-la-guida-di-transeuropa/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Haikusavoia</title>
		<link>http://www.markelo.net/2010/02/24/haikusavoia/</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2010/02/24/haikusavoia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 14:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Savoiardi fatti in Casa
Savoia, no non dico
gioia, ma la foia del bardo
biondo all&#8217;Isola Cavallo,
lo stallo della giustizia,
la mestizia d&#8217;un morto.
Era tedesco, era giovine
e forte, e l&#8217;era morte:
così in esilio facevano
scommesse sul prossimo
casino, sul prossimo
pastone, ad armi pari
solo di contrabbando.
Poi il giovine divenne
bolso e biscione,
e rideva alla Doria che
il biscùit lo pucciava
tra le cotiche di troie
escortabili, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/02/vittorioemanuele_savoia-400x3001-300x225.jpg" alt="vittorioemanuele_savoia--400x300" title="vittorioemanuele_savoia--400x300" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-2283" /></p>
<p>Savoiardi fatti in Casa<br />
Savoia, no non dico<br />
gioia, ma la foia del bardo<br />
biondo all&#8217;Isola Cavallo,<br />
lo stallo della giustizia,<br />
la mestizia d&#8217;un morto.<span id="more-2269"></span></p>
<p>Era tedesco, era giovine<br />
e forte, e l&#8217;era morte:<br />
così in esilio facevano<br />
scommesse sul prossimo<br />
casino, sul prossimo<br />
pastone, ad armi pari<br />
solo di contrabbando.</p>
<p>Poi il giovine divenne<br />
bolso e biscione,<br />
e rideva alla Doria che<br />
il biscùit lo pucciava<br />
tra le cotiche di troie<br />
escortabili, e nuovi<br />
traffici ansanti si<br />
scuotevano.</p>
<p>Finchè il figlio di cotanto<br />
speme venne dal buco<br />
ingrato, a parlar bleso,<br />
il pelo mannaro e la<br />
basetta adunca, sposato<br />
con donna intelligente-<br />
bontà sua, della donna-<br />
e franzosa di diritte virtù<br />
e cultura smartosa.</p>
<p>Quando l&#8217;esilio fu d&#8217;abiura<br />
vennero qui, nella Napoli<br />
della peste lievitata<br />
della pelle allo scortico<br />
del mandolino stanco<br />
della prece alla munnezza<br />
dell&#8217;invito a cozze con<br />
pellagra, la delittuosa<br />
polipante paranza di<br />
generone pàrtenogaloppante.</p>
<p>Ed anni dopo, il bleso<br />
principino, <em>tuttosuopadre</em>,<br />
andò al festival del fiorame<br />
fintato a cantare col pupo<br />
difforme &#8211; un freak del Todd<br />
Browning fuori della tempistica-<br />
e col tenore de la sfigue à mort,<br />
più ugola da posteggio che<br />
da palcorialto e basta,<br />
da concerto quel minimo.</p>
<p>Cantavano per il volgocane<br />
intrucidito da quel televoto-<br />
falso come il falso nell&#8217;urna-<br />
l&#8217;amore cutugnaccolo per<br />
il paese dove il limone spreme<br />
su per la salsa vana<br />
e cinciallegre sollazzano a pelame<br />
il premier, dopo la puntura<br />
da papaverina. Tutto un<br />
parterre de linoleum nero<br />
affogato nella stanga dura<br />
d&#8217;un bassissimo impero.</p>
<p>Savoia e savoiardi, arrivano<br />
i piemontardi misti a mille<br />
sanguinacci europei, di caste<br />
senza dive, di molecole sfatte,<br />
di vecchi morti in piedi, di regine<br />
di picche e re di cazzi implosi,<br />
tutta questa genìa di poca fede<br />
che ci fece arrestare dal <em>fassista</em><br />
prima del dietrofront, verso<br />
il sudario del vecchio re bassotto,<br />
al sud non ancora decotto<br />
e sfrangiato dalla guerra civile,<br />
e da nazisti con il sangue agli occhi.</p>
<p>Molto italiani, al vero. Meritano<br />
di stare fra di noi, l&#8217;esilio fu<br />
sbagliato. Perché meritano<br />
l&#8217;Italia, come noi meritiamo<br />
loro. Che non si dica che ci<br />
sono dei belli in questa lizza,<br />
tutti uguali a chiunque, non<br />
c&#8217;è scampo, non si salvi<br />
nessuno, al costo di parere<br />
-come ci dicono dalla sinistra unita-<br />
facinorosi qualunquisti, brigate<br />
del buen ritiro nella disillusione.</p>
<p>Ebbene al qualunque io rispondo<br />
col tutto, ché tutto si tiene<br />
basso, al rigore intrallazzo,<br />
al merito da furto e da scasso<br />
breve e intenso, nel paese<br />
che ha ridato eterno asilo<br />
agli esiliati, reali senza gloria<br />
né tantomeno vanto; né tanto<br />
ce lo doveva, ché italiani lo sono<br />
stati, e fino al bassofondo<br />
d&#8217;ogni pensiero e istinto. </p>
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