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	<title>The FK experience</title>
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	<description>il sito di Franz Krauspenhaar</description>
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		<title>Cane nero</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 22:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Cane nero. Sono fuori dal corpo,
dannato in un sogno tutto nero,
cane nero caffè, nero di pece,
nero di china, d&#8217;umor nero, nero
del Narcissus, nero fascista.
Tu cane nero sei apparso
nella mia notte da incubo
saltando su di una nera zampa.
Cane nero, fissavi me con
uno sguardo bianco, bieco,
cieco, eri senza fari nella notte
nera, cane nero e distratto
da foglie nere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/03/superstock_1349r-254_6v85-300x275.jpg" alt="superstock_1349r-254_6v85" title="superstock_1349r-254_6v85" width="300" height="275" class="aligncenter size-medium wp-image-2349" /></p>
<p>Cane nero. Sono fuori dal corpo,<br />
dannato in un sogno tutto nero,<br />
cane nero caffè, nero di pece,<br />
nero di china, d&#8217;umor nero, nero<br />
del Narcissus, nero fascista.<br />
Tu cane nero sei apparso<br />
nella mia notte da incubo<br />
saltando su di una nera zampa.<br />
Cane nero, fissavi me con<br />
uno sguardo bianco, bieco,<br />
cieco, eri senza fari nella notte<br />
nera, cane nero e distratto<br />
da foglie nere nella nera notte<br />
mi fiutavi, aprendo le fauci nere<br />
come per farlo, a zanne bianche,<br />
sulla mia pelle perduta, in un<br />
sogno di palude stigia, di cani<br />
neri, traballanti nella notte acre.<br />
Cane nero, nel sogno giravi<br />
a me attorno; poi andavi nero<br />
via, poi tornavi, e io, nell&#8217;ansia<br />
da coltello, trattenevo il respiro.<br />
E la mia vita, tutta, fino all&#8217;alba,<br />
come per morire: finalmente.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nessuno di caro</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 23:23:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Troppo ricco per la polvere
e troppo povero per l&#8217;oro,
e troppo furbo per morire
per le idee, e troppo nudo
per coprirmi di fredda
politica, oggi, come una
fredda poltiglia di ossa
e carne, mi sono diretto
al mio buon camposanto.
Per trovare i morti, loro,
i miei morti,  due, da anni
stesi come panni scuri.
Allora ho pensato a tombe
mai viste, a duri mausolei
fecondi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/03/funerali-di-Giordano-Milano-14-novembre-1948-300x152.jpg" alt="funerali di Giordano - Milano 14 novembre 1948" title="funerali di Giordano - Milano 14 novembre 1948" width="300" height="152" class="aligncenter size-medium wp-image-2344" /></p>
<p>Troppo ricco per la polvere<br />
e troppo povero per l&#8217;oro,<br />
e troppo furbo per morire<br />
per le idee, e troppo nudo<br />
per coprirmi di fredda<br />
politica, oggi, come una<br />
fredda poltiglia di ossa<br />
e carne, mi sono diretto<br />
al mio buon camposanto.<br />
Per trovare i morti, loro,<br />
i miei morti,  due, da anni<br />
stesi come panni scuri.<br />
Allora ho pensato a tombe<br />
mai viste, a duri mausolei<br />
fecondi di storia. E poi<br />
a loro, stesi tra migliaia<br />
di nomi che nulla dicono<br />
a nessuno. &#8220;Io voglio<br />
essere famoso prima&#8221;,<br />
mi sono detto. Guardo<br />
così la lattigine del cielo,<br />
Milano al vento, le mani<br />
stranamente giunte, ma<br />
non prego, osservo la<br />
mia carne come se stesse<br />
sparendo da ossa cave.<br />
&#8220;Io no, io no, prima di morire<br />
voglio apparire, prima di quello<br />
voglio essere trascritto, ripetuto,<br />
come una preghiera. Voglio<br />
lo stato, mille finti amici, almeno<br />
venti donne che mi fecero<br />
soffrire, compagni di ventura,<br />
giornalisti al seguito del feretro.&#8221;<br />
E così le ore passano. Sogno<br />
il mio funerale, in Svizzera, con<br />
banda cantonale, presidenti,<br />
ambasciatori. Poi penso al dopo.<br />
Nessuno che viene, nessuno<br />
di caro. Me ne vado, torno<br />
nel mondo. Tanti clacson. Nessuno<br />
di caro. Nessuno che si affacci<br />
dalla vita, un minuto, a guardarmi.</p>
<p>[Foto: funerali del musicista Umberto Giordano - Milano, 14.11.1948.]</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Fibre comunicanti</title>
		<link>http://www.markelo.net/2010/03/09/fibre-comunicanti/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 14:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Se le fibre ottiche potessero
parlare direbbero zzzzz, come
a fumetti, come i segnali indiani,
come zanzare da spot, come
l&#8217;ultima alfabetica in repeat
ossessionato. Invece silenzio
in ogni casa, accorpati stretti
nel virtuale condominio, enorme
come navicelle spaziali, lem
infiniti, in vette siderali.
Silenzio parla Agnesi, parlò
Agnelli, parlano angeli focomelici
in cucine Salvarani di salvezza.
Parlano biscotti Colussi triturati
da denti a colazione, come topi
segreti dell&#8217;infanzia, notturnamente.
Nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/03/himmelein-209x300.jpg" alt="himmelein" title="himmelein" width="209" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-2338" /></p>
<p>Se le fibre ottiche potessero<br />
parlare direbbero zzzzz, come<br />
a fumetti, come i segnali indiani,<br />
come zanzare da spot, come<br />
l&#8217;ultima alfabetica in repeat<br />
ossessionato. Invece silenzio<br />
in ogni casa, accorpati stretti<br />
nel virtuale condominio, enorme<br />
come navicelle spaziali, lem<br />
infiniti, in vette siderali.<br />
Silenzio parla Agnesi, parlò<br />
Agnelli, parlano angeli focomelici<br />
in cucine Salvarani di salvezza.<br />
Parlano biscotti Colussi triturati<br />
da denti a colazione, come topi<br />
segreti dell&#8217;infanzia, notturnamente.<br />
Nei computer, gente perlopiù estranea<br />
ronza battute e risposte, tra cunicoli<br />
e blog. Invece dello shampoo, oggi<br />
Gaber si farebbe un post; è solo<br />
spesso la paura di morire che ci fa<br />
comunicare; ronzano anche le grida<br />
di aiuto, gli sos dell&#8217;ultimo minuto. </p>
<p>[Immagine: FK- Himmelein.]</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Letteratura</title>
		<link>http://www.markelo.net/2010/03/05/letteratura/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 00:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Vorrei tenere questi anni come
reliquia, come ricordo fondo:
insegnami a tenerli buoni,
domati, anni seri, anni duri,
momenti che scrivo su pietra
lanciata, su asfalto di pioggia,
su lamine d&#8217;acciaio temprato
da migliaia di lune fugaci.
Dovrei tenerli nelle mani,
come semi, come sperma
da me emerso, come chiodi
confissi nel ventre del caso.
Insegnami a mirare in alto,
a fare della vita un salto
verso assoluti secondi,
verso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/03/70_inquieto_cover_sito.jpg" alt="70_inquieto_cover_sito" title="70_inquieto_cover_sito" width="142" height="213" class="aligncenter size-full wp-image-2331" /></p>
<p>Vorrei tenere questi anni come<br />
reliquia, come ricordo fondo:<br />
insegnami a tenerli buoni,<br />
domati, anni seri, anni duri,<br />
momenti che scrivo su pietra<br />
lanciata, su asfalto di pioggia,<br />
su lamine d&#8217;acciaio temprato<br />
da migliaia di lune fugaci.<br />
Dovrei tenerli nelle mani,<br />
come semi, come sperma<br />
da me emerso, come chiodi<br />
confissi nel ventre del caso.<br />
Insegnami a mirare in alto,<br />
a fare della vita un salto<br />
verso assoluti secondi,<br />
verso l&#8217;estremità del cielo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tutto quel tempo</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 20:06:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Tutto quel tempo.
Quel tanto tempo che ho mancato
quel tanto amore che ho lasciato
alle polveri del tempo, al dissetante
passato, al fuoco estinto e mai spinto
fino al fondo. Tutto l’amore mancato
in tutto il tempo spalancato che penso
adesso, come fossi spaccato, a ritroso,
come in una strada percorsa, in auto,
in corsa, prima di troppe morti,
prima dei conti fatti, esorbitanti.
Così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/03/look7-kubrick-300x191.jpg" alt="look7 kubrick" title="look7 kubrick" width="300" height="191" class="aligncenter size-medium wp-image-2321" /></p>
<p>Tutto quel tempo.<br />
Quel tanto tempo che ho mancato<br />
quel tanto amore che ho lasciato<br />
alle polveri del tempo, al dissetante<br />
passato, al fuoco estinto e mai spinto<br />
fino al fondo. Tutto l’amore mancato<br />
in tutto il tempo spalancato che penso<br />
adesso, come fossi spaccato, a ritroso,<br />
come in una strada percorsa, in auto,<br />
in corsa, prima di troppe morti,<br />
prima dei conti fatti, esorbitanti.<br />
Così io il tempo lo penso d’asfalto,<br />
grigio, scorrente sotto ogni ciglio,<br />
maledetto e perdente, punto d’ogni<br />
sconfitta, nastro mancante, estinto.</p>
<p>[Fotografia di Stanley Kubrick - per "Look".]</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A 300 [un sogno di labirinti]</title>
		<link>http://www.markelo.net/2010/03/01/a-300-un-sogno-di-labirinti/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 15:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Immagina il pilota del mito, Fangio
di Balcarce, che in tempi immoti
in una terra altra guida la sport
lungo il labirinto. A fianco tu, come
il secondo, avvinto e attento.
La macchina a trecento sfreccia
insicura, sballottata dal vento,
nell&#8217;oro del sole che cozza grave
su lamiere e gomme, lasciando
un filo dorato di metallo perso.
Fangio curva, quasi s&#8217;arresta,
avanza, curva ancora, cerca
ruggendo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/03/fangio-300x245.jpg" alt="fangio" title="fangio" width="300" height="245" class="aligncenter size-medium wp-image-2315" /></p>
<p>Immagina il pilota del mito, Fangio<br />
di Balcarce, che in tempi immoti<br />
in una terra altra guida la sport<br />
lungo il labirinto. A fianco tu, come<br />
il secondo, avvinto e attento.<br />
La macchina a trecento sfreccia<br />
insicura, sballottata dal vento,<br />
nell&#8217;oro del sole che cozza grave<br />
su lamiere e gomme, lasciando<br />
un filo dorato di metallo perso.<br />
Fangio curva, quasi s&#8217;arresta,<br />
avanza, curva ancora, cerca<br />
ruggendo la fine, la bandiera.<br />
La belva lascia da sé spaventevoli<br />
urla, come imprigionata; l&#8217;uomo<br />
non riesce dalla tecnica, non<br />
riesce dall&#8217;uomo. Non arriva.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Minotauro</title>
		<link>http://www.markelo.net/2010/02/28/minotauro/</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2010/02/28/minotauro/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 19:57:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Non eri che la bestia, nel male della condizione
sua, imprecisa, volevi carne dell&#8217;uomo, tenera
di giovani, e cibartene, e fartene vanto, nel rantolo.
Una specie di toro, col corpo umano e il vello
di belva feroce; come noi tutti, simili a te,
che vogliamo carne e cuore degli altri, a succhiare
linfa e pareti del dentro gl&#8217;uomini, alla soddisfazione.
E non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/02/mino-picasso-202x300.jpg" alt="mino picasso" title="mino picasso" width="202" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-2306" /></p>
<p>Non eri che la bestia, nel male della condizione<br />
sua, imprecisa, volevi carne dell&#8217;uomo, tenera<br />
di giovani, e cibartene, e fartene vanto, nel rantolo.<br />
Una specie di toro, col corpo umano e il vello<br />
di belva feroce; come noi tutti, simili a te,<br />
che vogliamo carne e cuore degli altri, a succhiare<br />
linfa e pareti del dentro gl&#8217;uomini, alla soddisfazione.<br />
E non guardiamo nella nostra mente nulla che sia<br />
umano, ma all&#8217;osso forsennato, impaziente, e strenuo.<br />
Cos&#8217;è l&#8217;essere umano, se io, Minotauro in mezzo<br />
ai milioni, nel labirinto senza sviluppo, cerco la carne<br />
bestialmente, incessantemente? Noi siamo lui, dentro<br />
appetiti e il disperare d&#8217;essere tagliati, in due parti,<br />
che non sai qual è la prima e quale la seconda, dove<br />
il sangue umano s&#8217;effonde nel taurino, e tutto<br />
è confuso, come il rosso di una muleta, come l&#8217;odore<br />
di sangue e di carne di vittima scovata; tutto<br />
senza origine, non sapendo chi sei; e vaghi per queste<br />
strade disperate alla ricerca degli altri, e nemmeno<br />
conosci il piacere, ma la disperata abitudine, flusso<br />
velenoso e senza posa d&#8217;un insensato esistere.</p>
<p>[Immagine: Pablo Picasso - El minotauro.]</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Dedalo</title>
		<link>http://www.markelo.net/2010/02/28/dedalo/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 22:34:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dedalo rincorrimi per ore
e giorni lenti, come iene
alla fame, stomaci
da febbre digestiva,
venti bollenti. Dedalo che
ruggi dentro aria di fuoco,
dentro rintocchi, dentro
maglie di stagno, un cielo
barbaro, grigio di plutonio.
Dedalo nel quale perdo
me, te, ogni cosa e senso,
dove non penso che a me
come si pensa al terrore
in una casa al fuoco, al ferro
dibattuto nel pianto, al
muro superno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/02/Lucca_Labirinto-300x249.jpg" alt="Lucca_Labirinto" title="Lucca_Labirinto" width="300" height="249" class="aligncenter size-medium wp-image-2297" /></p>
<p>Dedalo rincorrimi per ore<br />
e giorni lenti, come iene<br />
alla fame, stomaci<br />
da febbre digestiva,<br />
venti bollenti. Dedalo che<br />
ruggi dentro aria di fuoco,<br />
dentro rintocchi, dentro<br />
maglie di stagno, un cielo<br />
barbaro, grigio di plutonio.<br />
Dedalo nel quale perdo<br />
me, te, ogni cosa e senso,<br />
dove non penso che a me<br />
come si pensa al terrore<br />
in una casa al fuoco, al ferro<br />
dibattuto nel pianto, al<br />
muro superno, verso il latte<br />
del cielo, fisso come stella<br />
esplosa. Dedalo come carne<br />
dell&#8217;uomo, ricerca<br />
d&#8217;un senso e un allarme,<br />
dedalo come formiche, noi<br />
uomini, andare nella selce<br />
mentre uccelli rodano<br />
le ali su di te, dedalo<br />
montante, dedalo pericolo,<br />
dedalo non ritorno, dedalo<br />
odisseico, che non trova<br />
ritorno, né l&#8217;inizio del viaggio,<br />
dedalo confuso, angoscioso,<br />
viaggio dell&#8217;uomo mai concluso.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Nel labirinto</title>
		<link>http://www.markelo.net/2010/02/27/nel-labirinto/</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2010/02/27/nel-labirinto/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 15:11:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nel labirinto, motore di paure e di rimorsi
vagano  passato e  futuro, come nubi,
come fantasmi allungati nel riposo,
comete terree, infrangibili, spiccate al sole,
alle quali mi accosto all’entrata, col tremore
maligno nelle mani,  il sudore alla testa.
Entrando, giro attorno a falsi percorsi,
so di andare sperduto per la mente
dell’uomo, di me stesso, e senza fine
potrei andare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/02/max-ernst-dream-300x241.jpg" alt="max ernst dream" title="max ernst dream" width="300" height="241" class="aligncenter size-medium wp-image-2292" /></p>
<p>Nel labirinto, motore di paure e di rimorsi<br />
vagano  passato e  futuro, come nubi,<br />
come fantasmi allungati nel riposo,<br />
comete terree, infrangibili, spiccate al sole,<br />
alle quali mi accosto all’entrata, col tremore<br />
maligno nelle mani,  il sudore alla testa.<br />
Entrando, giro attorno a falsi percorsi,<br />
so di andare sperduto per la mente<br />
dell’uomo, di me stesso, e senza fine<br />
potrei andare alla ricerca di quello<br />
che ho dentro, che non sento e non spiego.<br />
Nel labirinto, per ore che non finiscono,<br />
mi perdo dentro me stesso, sento urlare<br />
le cime del pensiero, grattare le paure<br />
come una marcia falsa, rigettare dall’alto<br />
ogni sapere, ogni esperienza, per la paura<br />
di non tornare. E’ questa l’accortezza<br />
d’ogni vita che nell’intelletto si duole:<br />
quella di non entrare, e di non sapere.</p>
<p>[Immagine: FK - Max Ernst dream.]</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sono venuto a dirti&#8230; della mia pazienza [second edition.]</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 11:32:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Venne poi  il tempo dell’alloro. Nelle salse
del nostro scontento. Nelle tazze dell’ oro,
nel disdoro disadorno e carso. Venne il tempo
lasso, venne l’asparago bruciato, senza senso.
Venne il tempo del sonno sordido, assonnato.
Degli occhi arrossati dal canto, dal ruvido
vociare del francese, abbassato di tono:
al discounto sordo del tuo sentimento.
Un uomo ha pazienza, un uomo ha costanza
se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/02/newt-300x187.jpg" alt="newt" title="newt" width="300" height="187" class="aligncenter size-medium wp-image-2289" /></p>
<p>Venne poi  il tempo dell’alloro. Nelle salse<br />
del nostro scontento. Nelle tazze dell’ oro,<br />
nel disdoro disadorno e carso. Venne il tempo<br />
lasso, venne l’asparago bruciato, senza senso.<br />
Venne il tempo del sonno sordido, assonnato.<br />
Degli occhi arrossati dal canto, dal ruvido<br />
vociare del francese, abbassato di tono:<br />
al discounto sordo del tuo sentimento.<br />
Un uomo ha pazienza, un uomo ha costanza<br />
se è un uomo di razza. Se dice “che pizza”<br />
è perchè è in una pozza di noia, di assurda<br />
combine con la fine. Sgocciola il tempo,<br />
divenuto massimo, ingrossatosi come<br />
una valvola; e così, pronto a spegnersi.<br />
Un uomo ha pazienza se è un uomo che aspetta,<br />
che cerca l’accordo, che abbassa la cresta,<br />
che finge di nulla, che urla al bisogno<br />
quando il bisogno è già un torto. Ma un uomo<br />
va solo dove il vento, d’inverno, lo manda.<br />
Fuori da un letto in piega, da un tavolo vuoto,<br />
da un divano freddo e da una rabbia<br />
immensa. Un uomo paziente ha pazienza,<br />
finché la pazienza gli volge le spalle,<br />
e l’abbandona per sempre: d’inverno, nel vento.</p>
<p>[Ispirata da Serge Gainsbourg. Foto di Helmut Newton.]</p>
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