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	<title>The FK experience</title>
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	<description>il sito di Franz Krauspenhaar</description>
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		<title>L&#8217;escursione #3</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 08:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
La notte ci percuote,
il tamburo di latta
batte incessante disillusi rintocchi
di tempo &#8211; illudersi è sparire, fare
la fine d&#8217;ogni specie rara, bestie
da zoo di provincia che grattano
le zampe su piastrelle sporche.
E la passione dei lettori
ci fa tenerezza e calore,
sembrano in fuga nell&#8217;adolescenza.
Come noi, quando prendevamo nelle mani
Holden il Giovane. E appresso il Beckett
della trilogia. Capimmo leggendola
che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/08/charles-baudelaire.jpg" alt="charles-baudelaire" title="charles-baudelaire" width="338" height="450" class="aligncenter size-full wp-image-2945" /></p>
<p>La notte ci percuote,<br />
il tamburo di latta<br />
batte incessante disillusi rintocchi<br />
di tempo &#8211; illudersi è sparire, fare<br />
la fine d&#8217;ogni specie rara, bestie<br />
da zoo di provincia che grattano<br />
le zampe su piastrelle sporche.<span id="more-2942"></span></p>
<p>E la passione dei lettori<br />
ci fa tenerezza e calore,<br />
sembrano in fuga nell&#8217;adolescenza.</p>
<p>Come noi, quando prendevamo nelle mani<br />
Holden il Giovane. E appresso il Beckett<br />
della trilogia. Capimmo leggendola<br />
che si poteva scrivere d&#8217;assenza,<br />
di grigi vasi non comunicanti, come<br />
da un purgatorio fatto di sparuti<br />
commedianti. Che sia stato romanziere<br />
capitale, Beckett, lo sapremo ancor meglio<br />
domani, quando tutto sarà stato tritato,<br />
sfatto, bollito in confettura di pensiero<br />
stanco, appeso a vaghe code di ruggini.</p>
<p>Quando le Caroline Invernizio dell&#8217;oggi<br />
saranno state spazzate come merda<br />
di cane. Quando le Mazzantini con<br />
&#8220;l&#8217;anima sudata&#8221;, i Faletti coi versi<br />
per canzoni estrogenati in gialletti,<br />
quando Camilleri l&#8217;avrà finita di sentirsi<br />
lo Sciascia della televisione, quando<br />
tutti questi sopravvalutati pezzi da 90<br />
gradi di bucato nel culo avranno chiuso<br />
i battenti d&#8217;una fama immeritata,<br />
come la fu quella di Sainte-Beuve,<br />
e mille altri di cui a malapena ricordiamo<br />
i nomi, i nomi, i nomi&#8230;</p>
<p>Quando le installazioni funebri di libri<br />
inutili o dannosi verranno bruciati<br />
dal profondo nazismo delle fiamme,<br />
quando quest&#8217;arte degenerata perchè<br />
spacciata per cultura, quando Coehlo<br />
verrà sbranato da dieci coccodrilli<br />
e inculato, prima, da venti scimpanzè&#8230;</p>
<p>E la colpa non è anche dei lettori,<br />
spesso senza un briciolo d&#8217;intelligenza,<br />
curiosità, spasso della vita?<br />
L&#8217;intelligenza la si puo&#8217; imparare, si puo&#8217;<br />
crescere. L&#8217;ignoranza è l&#8217;unica malattia<br />
mortale ch&#8217;è ampiamente curabile.<br />
Ma quanti non vogliono morire?</p>
<p>Pessoa ha infestato ogni insegna.<br />
Anche nei bar, Pessoa si presta<br />
per un festone, una luminaria.<br />
C&#8217;è dell&#8217;altro, ma chi lo vuol sapere?</p>
<p>Il mondo sterminato del Borges<br />
spesso è una costellazione di noia,<br />
senza vita. La grandezza instancabile<br />
di un cervello che non manda raggi<br />
al di fuori della scatola cranica.</p>
<p>Vado verso la fine dell&#8217;escursione.<br />
Potrei farne un bel pellegrinaggio,<br />
potenziarla fino al porto di tante nebbie,<br />
fino al cuore d&#8217;una vecchiaia sui libri.</p>
<p>Se non ci fosse stato Dos Passos<br />
e il suo Manhattan Transfer non avrei<br />
capito gl&#8217;intrecci delle anime nel mondo,<br />
il conto senza fine della vita.</p>
<p>E senza Henry Miller sarei stato<br />
più solo, più arreso. Henry m&#8217;insegnò<br />
a disobbedire con orgoglio e dolcezza,<br />
a dare del piacere quello che esso è,<br />
il modo d&#8217;essere dei, accoglienti<br />
di noi stessi in grembi teneri, ciò<br />
che è amore senza maiuscole prive<br />
di senso. Via, via dal romanticismo.</p>
<p>Ma al fondo d&#8217;ogni strada, vicolo,<br />
autostrada, viadotto, muro cieco<br />
c&#8217;è Baudelaire. Non c&#8217;è che il tocco<br />
della sua vita mortale, che la sua<br />
febbre agli occhi, il disperato credersi<br />
ciò che era, che sempre, sempre sarà.<br />
La sua violenza, ch&#8217;è quella della natura<br />
e d&#8217;ogni amore che venga da vene,<br />
e sangue, e sperma e cieli d&#8217;ogni aria<br />
si fa genio di vetta. Charles Baudelaire<br />
ha inventato ciò che noi siamo<br />
al profondo, ci ha dato gli strumenti<br />
per finalmente perderci.<br />
Persi, siamo. Ma in tutta la grandezza.</p>
<p>[<strong>Fine</strong>. Foto: Baudelaire visto da Nadar.]</p>
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		<title>L&#8217;escursione #2</title>
		<link>http://www.markelo.net/2010/08/30/lescursione-2/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 08:42:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Io ci sarò, con tutto il mio entusiasmo
nel plotone d&#8217;esecuzione, fronte a Baricco.
Se occorre, sarò l&#8217;uomo del colpo di grazia,
perchè, che lo si creda o no, spingo alla carità.
Magari è una brava persona, magari striscia
soldi per i poveri. Però, lettori, anche mio zio
è una brava persona, ma non è uno sporco
criminale nazista della nostra letteratura.
Vorrei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/08/pasolini1.jpg" alt="pasolini[1]" title="pasolini[1]" width="251" height="310" class="aligncenter size-full wp-image-2935" /></p>
<p>Io ci sarò, con tutto il mio entusiasmo<br />
nel plotone d&#8217;esecuzione, fronte a Baricco.<br />
Se occorre, sarò l&#8217;uomo del colpo di grazia,<br />
perchè, che lo si creda o no, spingo alla carità.<br />
Magari è una brava persona, magari striscia<br />
soldi per i poveri. Però, lettori, anche mio zio<br />
è una brava persona, ma non è uno sporco<br />
criminale nazista della nostra letteratura.<span id="more-2934"></span></p>
<p>Vorrei Enrico Mattei risorto mettere<br />
a posto l&#8217;editoria, costruire marchi<br />
in Algeria, Tunisia, Sicilia, sì, accanto<br />
ai fuochi dei giacimenti. Libri forse<br />
fatti con il sangue dell&#8217;oro nero,<br />
il sudore delle miniere, l&#8217;estro di una<br />
vita difficile. L&#8217;intelligenza della salita.</p>
<p>Vorrei la maggior parte degli agenti<br />
e dei librai-star messi al sicuro, al muro.<br />
Non quello del pianto, quello del piscio.</p>
<p>A dare il comando per farli pisciar sotto<br />
sarei io, in persona, con pistola giocattolo.</p>
<p>Del suicidio di Pavese non me ne frega<br />
metà cazzo. L&#8217;altra metà punta la figa.<br />
Brigata Guido Morselli PRESENTE!<br />
Brigata Luciano Bianciardi PRESENTE!</p>
<p>             <em>QUALCHE MINUTO DOPO</em></p>
<p>Siamo bolliti in una nebbia che taglia<br />
col machete degli editor più grezzi.<br />
Tipetti basculanti sulle sedie pellate.</p>
<p>Thomas Bernhard piace agli scrittori,<br />
ha fatto dei gran libri in mezzo<br />
a degli strudel marciti di maniera.<br />
Nei suoi occhi brillava demoniaco<br />
il cuore degli austriaci, che dei <em>deutsch</em><br />
sono i più scaltri, i più infidi, come Hitler<br />
comanda, e comandò.</p>
<p>Duerrenmatt mi fece amare il giallo<br />
che era giallo a metà, era scrittura<br />
di genio. Ora il giallo è per mozzi<br />
di zattera, affoganti nell&#8217;ultima<br />
spiaggia odisseica da reality.<br />
Udita da vent&#8217;anni la stronzata<br />
galaxy che il giallo e noir dipingono<br />
i nostri mali sociali, come se tutti<br />
indagassero con la pistola in mano.<br />
Come i pazzi che si menano l&#8217;uccello<br />
nei parchi.</p>
<p>Hemingway che noia, se non in Fiesta,<br />
Morte nel Pomeriggio, Di là dal fiume&#8230;<br />
Altrimenti non la noti la grossa differenza<br />
con chi scrisse la Love Story.</p>
<p>La tristezza di Pasolini, romanziere<br />
che mai giunse alla prosa vettoriale<br />
di Testori. Nella poesia Pasolini<br />
dove lo trovi? uno più sporco e feroce<br />
e raffinato, più amabile di graffi<br />
e pugni di vero sporco amore?<br />
Certi dicono che sia enfatico, come se<br />
la poesia dovesse per forza raccontare<br />
il buiolo pulito, la mutanda inamidata,<br />
i miti alpini, le fantasia d&#8217;arcadia.</p>
<p>Bella la cara Merini, a volte da non resistere.<br />
Facile da capire nelle sue lotte crude di pane,<br />
le sue parole erano amaro miele della donna,<br />
che puoi solo ammirare ferito dal suo caos.</p>
<p>Di tutti i poeti dell&#8217;ordinanza, che dettano<br />
al superio con la misura, senza metterci<br />
che forme d&#8217;un astio solo sopito, non so farci.</p>
<p>In Germania fu Boell a creare il varco,<br />
evadere nel Dio era l&#8217;unico salvataggio<br />
e la vergogna: era una lotta sfatta.<br />
&#8220;E non disse nemmeno una parola&#8221;.<br />
Quale romanzo può dirsi d&#8217;amore<br />
se non si tiene anche per poco<br />
a quel titolo così di solitudine?<br />
Due sposi negletti dalla fame del dopo<br />
una guerra perduta, lo scampo era la vita.</p>
<p>Non sopporto la punta del cesello<br />
che discrimina la fame dalla forza.<br />
Siamo i figli di quel Balzac<br />
delle &#8220;Illusioni perdute&#8221;, che son<br />
certezza, almeno. Che c&#8217;illuda<br />
di un&#8217;illusione d&#8217;accarrezzarsi.<br />
Almeno. No, non è poco.</p>
<p><strong>[Continua.]</strong></p>
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		<title>L&#8217;escursione #1</title>
		<link>http://www.markelo.net/2010/08/29/lescursione-1/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 06:57:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Hai visto che robba? (Alberto Sordi &#8211; &#8220;Gastone&#8221;, di Mario Bonnard, 1959.)
Facciamo il gioco di chi vide in un lampo
Philip Roth che orinava L&#8217;animale morente
in un vespasiano che puzzava di morte.
Poi guarda il film che ne hanno tratto,
Ben Kingsley e Pepelope Cruz, stella:
era chiaro che da quella storia rosa
ne pisciasse fuori una telenovela
per Hollywood, Ben [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/08/philip_roth_jrgen_frank2.jpg" alt="philip_roth_jrgen_frank2" title="philip_roth_jrgen_frank2" width="198" height="250" class="aligncenter size-full wp-image-2926" /></p>
<p>Hai visto che robba? (Alberto Sordi &#8211; &#8220;Gastone&#8221;, di Mario Bonnard, 1959.)</p>
<p>Facciamo il gioco di chi vide in un lampo<br />
Philip Roth che orinava L&#8217;animale morente<br />
in un vespasiano che puzzava di morte.<br />
Poi guarda il film che ne hanno tratto,<br />
Ben Kingsley e Pepelope Cruz, stella:<br />
era chiaro che da quella storia rosa<br />
ne pisciasse fuori una telenovela<br />
per Hollywood, Ben sa fare il gangster<br />
e la Cruz non è una che muore, no:<br />
al massimo sta in stato vegetativo<br />
tutto il giorno, a mangiare tapas.<br />
Adesso ho la prova di avere ragione<br />
sul conto del poeta della prostata.<br />
Roth è un bluff, ve ne accorgerete.<br />
Come Jim Morrison, solo che quello morì<br />
a 27 anni. I Doors erano davvero una pena<br />
per chiunque, ma è anche vero che nel 71<br />
la gente si faceva i pompini coi fiori<br />
ovviamente a vicenda.<span id="more-2923"></span></p>
<p>Nabokov! Nabokov! Ti chiamo nel buco<br />
dove stai. Can you hear me? Ora che sei<br />
morto da decenni hai smesso di scrivere<br />
libri di merda? Lolita è roba per menopause<br />
maschili. Come la menopausa generally speaking<br />
è noioso come la morte di un anonimo vip.</p>
<p>Doeblin al confronto m&#8217;era di sollazzo,<br />
era un vero e proprio, che stava in melma<br />
per scrivere, non acchiappava farfalle.<br />
E scriveva seduto, non in piedi, al leggio<br />
credendosi lo Stravinski della russe lettere.</p>
<p>Lolita è un libro per gente che ha bisogno<br />
di addormentarsi alla svelta. E&#8217; eccitante<br />
come una mela cotta, come se sborrassi<br />
semolino da una cateratta infiammata.</p>
<p>De Lillo vuole ucciderci con aggettivazioni<br />
prorompenti e opprimenti, forse<br />
per farsi perdonare la sua straordinaria<br />
bravura nei dialoghi.</p>
<p>Pynchon è la morte. In questo il mai veduto<br />
è un campione. Le particelle diventano complici<br />
della carta, James Joyce guarda tutti loro<br />
dall&#8217;alto, oppure sono loro che guardano<br />
il fantasma di Joyce credendolo presente.</p>
<p>Rileggere oggi Carver mi mette addosso<br />
una tristezza infinita, è come rivedere<br />
Nashville di Altman, ti senti testimone<br />
di un chiachiericcio senza speranza.<br />
Sapere che Carver scrisse poesie per soldi<br />
fa salire l&#8217;angoscia. Fossero state belle<br />
l&#8217;angoscia ci avrebbe risparmiato di durare.<br />
Ma erano orrende, del tutto orrende, erano<br />
scaracchi di un alcolista all&#8217;ultimo stadio.</p>
<p>Bukowski ha scritto alcuni romanzi<br />
più butterati di lui. Le poesie si salvano<br />
al 50%, ma anche meno. Il suo personaggio<br />
fondamentalmente lurido ci ha fatto<br />
sostanzialmente perdere tempo, negandoci<br />
l&#8217;accesso, in gioventù, ad autori ben più bravi.</p>
<p>Calvino era un mafioso del Ponente.<br />
A Sanremo era pieno di cubani<br />
e di altri delinquenti. Non c&#8217;era Fidel,<br />
che aveva dalla sua un vero progetto.<br />
Calvino ha impestato le patrie lettere<br />
di bigottismo formale, di architravi.<br />
E cattedrali per architetti della fabula.<br />
Noioso fino allo spasimo che conduce<br />
alla morte d&#8217;ogni fantasia vera, che<br />
si autoproduce sul sangue della vita.<br />
Dalla Francia ha cavato le belle novità,<br />
ma il Nouveau Roman era ben altro.<br />
Calvino il ghignante ha cnavato sangue<br />
rosè da qualunque rapa, ha dato mano<br />
per render sempre più il mondo letterario<br />
una grande pasticceria per diabetici.</p>
<p>Moravia, cerbero zoppicante, ha fatto<br />
libri buoni. Ripetitivo come una bossa nova,<br />
ma raccontò qualcosa, marciumi tutti veri.</p>
<p>Gadda è stato lo scrittore di un solo enorme<br />
libro, La cognizione del dolore. Sennò<br />
gli esperimenti. Arbasino paradossalmente<br />
è stato grande solo con un romanzo breve,<br />
La bella di Lodi.</p>
<p>Il più grande poeta è stato nei decenni<br />
Sanguineti. Chi poteva battere quel misto<br />
di sangue, vita, immensa cultura? E&#8217; stato<br />
il Dante della modernità, per forza di cose<br />
disorganico, e mitragliando frammenti di genio.</p>
<p>Tornando agli amerindi, che i nostri giovanotti<br />
tanto venerano, come se avessero sul serio<br />
qualcosa da insegnarci, Vonnegut rimane<br />
il bluff più serio, devastante. Scrittore per<br />
mongoloidi della lettura, un falsario da pochi<br />
copechi rivalutati dal modernariato.</p>
<p>Ora mi vado a riposare. Tornerò con altre<br />
escursioni. Parlare di scrittori fa venir male<br />
ai piedi. Son calli. Son duroni. Si fa fatica.</p>
<p>[Foto: Philip Roth.<strong> Continua</strong>.]</p>
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		<title>Ipotesi</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 16:06:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Potremmo, vedi,
violentemente
innamorarci
dopo il divorare
di venti avversi,
il mordere aspro
di dolori acerbi,
il ristagno molle
di una nostalgia,
socchiudere
la porta con le grazie
di un gatto teso
tra due mondi.
[Immagine: FK - Firepart.]
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/08/firepart-300x225.jpg" alt="firepart" title="firepart" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-2921" /></p>
<p>Potremmo, vedi,<br />
violentemente<br />
innamorarci<br />
dopo il divorare<br />
di venti avversi,<br />
il mordere aspro<br />
di dolori acerbi,<br />
il ristagno molle<br />
di una nostalgia,<br />
socchiudere<br />
la porta con le grazie<br />
di un gatto teso<br />
tra due mondi.</p>
<p>[Immagine: FK - Firepart.]</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Pasquale Vitagliano recensisce Un viaggio con Francis Bacon per LPELS</title>
		<link>http://www.markelo.net/2010/08/24/pasquale-vitagliano-recensisce-un-viaggio-con-francis-bacon-per-lpels/</link>
		<comments>http://www.markelo.net/2010/08/24/pasquale-vitagliano-recensisce-un-viaggio-con-francis-bacon-per-lpels/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 06:59:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.markelo.net/?p=2914</guid>
		<description><![CDATA[
Franz Krauspenhaar, Un viaggio con Francis Bacon, Zona 9Volt, 2010
di Pasquale Vitagliano
Dunque per filmare un pezzo di storia di Bacon era necessario andare oltre il racconto”. Franz Krauspenhaar sta raccontando un film sul grande pittore, e in realtà parla della sua stessa opera su Francis Bacon e la definisce. “Ieri rivedo attentamente Love is the [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/08/allo-stand-di-zona-due-300x225.jpg" alt="allo stand di zona due" title="allo stand di zona due" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-2917" /></p>
<p><strong>Franz Krauspenhaar, Un viaggio con Francis Bacon, Zona 9Volt, 2010</strong></p>
<p>di <strong>Pasquale Vitagliano</strong></p>
<p>Dunque per filmare un pezzo di storia di Bacon era necessario andare oltre il racconto”. Franz Krauspenhaar sta raccontando un film sul grande pittore, e in realtà parla della sua stessa opera su Francis Bacon e la definisce. “Ieri rivedo attentamente <em>Love is the devil</em>, il film sul genio del cineasta inglese John Maybury, del 1998, con uno straordinario Derek Jacobi nei panni di Bacon. E’ un Portrait of Francis Bacon, come recita adeguatamente il sottotitolo. (…) Il regista tenta la strada della rappresentazione caotica”. Quello di Kraupenhaar non è ritratto, ma un viaggio, anche questo caotico e circolare: non una ricostruzione lineare dell’artista e della sua opera ma una immersione in apnea dentro l’anima liquefatta dell’autore-personaggio; un viaggio nel corpo umano della sua pittura. “Le figure attorno al suo sguardo impietoso si sfaldano, come si sfaldano le figure dei suoi quadri. I connotati dei visi, visti quasi tutti di profilo, si allungano e si perdono contro gli sfondi, producendo scie di luce e colore”. Il Francis Bacon di FK finisce per assomigliare all’essere umano che egli stesso ha dipinto.<span id="more-2914"></span></p>
<p>“Nel caos della vita, l’artista si deve calare a occhi chiusi per poter essere fedele proprio a quella vita che lo trattiene a forza dall’essere felice”. Eppure c’è un disegno dietro tanto caos. Leggo il libro di Krauspenhaar e allo stesso tempo sfoglio il catalogo della mostra su Bacon a Palazzo Reale nel 2008 a Milano. L’ ho visitata anch’io. Mi suona quasi banale – ma tant’è – soffermarmi sul fatto che un libro può essere utile come una mappa. Sfoglio il catalogo, ripercorro le foto perfette delle pitture, e intuisco, intravedo transiti trascurati o addirittura dati per chiusi. Con questo viaggio si entra in una biblioteca virtuale che richiama quella di Borges, con la sua catalogazione senza numeri e i suoi mondi infiniti. Quella di FK non è meta-letteratura – liberandoci dall’impiccio di dover scegliere tra la variante Citati o Baricco. L’opera d’arte e il suo autore non sono oggetto della narrazione. Sono piuttosto il medium con una realtà che altrimenti resterebbe velata, celata dietro canoni e codici sempre più incapaci di decifrare un mondo che perde e si disperde in ogni direzione. Si tratta di andare oltre il racconto. Cyber-letteratura o Crossover-letteratura, le definizioni non mi attraggono. Certo è che l’eterno tema del Doppio ritorna, ma inedito, senza repliche. E noi lettori di Un viaggio con Francis Bacon, per riflesso indotto, rischiamo di confondere FB, le iniziali del pittore, con quelle dello scrittore, FK. Il narratore si guarda allo specchio. Non si riconosce più. La sua faccia sembra un’opera di Bacon. Liquefatta. Deformata. Prova orrore, così come il Kurtz di Conrad-Coppola (altro doppio cyber-letterario) di fronte alla sua empietà. Può accettarlo, decodificarlo, farsene carico grazie all’opera (pittorica) del suo doppio. Quest’opera è lo star-gate verso la comprensione del Caos. Verso la propria anima. Il lettore assiste a questo transfert. Può esserne respinto con raccapriccio. Ma se egli stesso un qualche giorno lo ha provato, si lascerà tele-trasportare in questo viaggio, uscendone rinnovato, sciolto da ogni <em>horror-vacui</em>, avvolto in un’anima comune di commozione. “Cercare di viaggiare assieme a Francis Bacon significa sporsi dalla balaustra del traghetto, e guardare il vuoto. Non c’è che vuoto, in Bacon. Un vuoto rosso, dai colori comunque accesi, un vuoto che ci riporta alla nascita”.</p>
<p>“Ecco, per quanto mi ci sforzi, non riesco a trovare la pietas”. In questo non riesco ad essere d’accordo con FK. Cosa sarebbe l’orrore senza pietà? Un abominio. Un delitto contro l’umanità. “Non posso vedere un quadro moderno senza rallegrarmi per la scomparsa della faccia”, scrive Emil Cioran in uno dei suoi squartamenti. Persino l’odio del più coerente sostenitore dell’ “aggressione dell’uomo contro sé stesso” non è senza pietà. “Per quasi tutte le nostre scoperte siamo debitori alle nostre violenze (…) Persino Dio, (…) non lo scorgiamo nell’intimo di noi stessi, bensì al limite esterno della nostra febbre, esattamente nel punto in cui, la nostra rabbia fronteggia la sua”, scrive lo scrittore rumeno in <em>La tentazione di esistere.</em> E le facce di Bacon non richiamano forse la maschera di sangue del Cristo di <em>Passion</em>? Scandalosa perchè troppo reale, troppo umana. Il vero volto di Dio non si vede; così come il suo vero nome è impronunciabile, un tetragramma indicibile. La faccia è tumefatta. Si intravedono, tuttavia, gli occhi. Da qualche parte, allora, la pietà ci deve essere. Alla fine lo riconosce, al limite della contraddizione, lo stesso FK. “La vita fluisce negli e dagli occhi. Questa è l’anima. (…) Negli occhi dei personaggi di Bacon c’è una disperata eternità, c’è l’uomo a immagine di Dio, per qualche perverso intervento della natura raffigurante”. Il sacro di FB e di FK ci proviene per “sottrazione”. Da qualche parte la pietà c’è. La compassione gocciola, se strizzi lo straccio nero del male, lo sa anche Bacon, se è vero che il suo grande sogno mai realizzato fu quello di dipingere il sorriso. “A lui veniva facilmente il ghigno, l’urlo, lo spalanco delle fauci dell’animale uomo braccato dall’ansia”.</p>
<p>“Sono un uomo, non sono un animale”, grida <em>The Elephant Man </em>nel film di David Lynch, invoca la propria umanità dietro la maschera orrenda da freakshow. Sulla copertina del libro di Cioran si distende la foto di un quadro di Lucien Freud, <em>Reflecion with two Childer </em>(1965). Il volto dell’uomo raffigurato sembra implorare il medesimo riconoscimento. Eppure i tratti della sua faccia sono accentuati ma non sono deformati. Il confine del Norma è una lama tagliente. Oggi stiamo indossando il risvolto smart dell’abito doubleface della mostruosità. Il rischio è questo. Film come <em>The Elephant man </em>o come <em>Freaks</em> di Tod Browning del 1932 (censurato per 30 anni) non suscitano più scandalo. Forse ci può ancora riuscire Cronenberg con <em>Crash</em> – coglie nel segno FK a citarlo – avendo compreso che l’incontro-scontro con il corpo è diventato (persino quando è virtuale) l’ultimo meccanismo di comunicazione ossessivamente ricercato. L’orrore è diventato normale. Il circo surrealista con i suoi freakshows sono ormai demodé, persino un po’ tristi. <em>Freaks</em> potrebbe oggi essere ambientato in un call-center. E con un nuovo titolo: Smarties. Anche i quadri di Bacon rischiano di far vomitare la sora Augusta de <em>Le vacanze intelligenti</em> di Sordi. Ma questo non è orrore. E’ pornografia. Questo pericolo mi sento di indicare a FK. La pittura di Bacon va tolta dalla galleria delle correnti artistiche, va sottratta alla storia dell’arte, dove potrebbe risultare addirittura orrenda o pornografica nella consumazione di un piacere reiterato e meccanico. I quadri di Bacon vanno ricondotti nell’ hard-core degli infiniti vissuti individuali. Operazione che a FK riesce benissimo, con la sua scrittura tridimensionale, come ha fatto P. T. Anderson con <em>Boogie nights.</em> Ma senza nostalgia.</p>
<p>Bisogna dipingere ciò che si vede, mi ha detto un mio amico pittore. Sarà per questo che FK racconta ciò che ha visto. “La poesia, buona o cattiva, me la sogno e me la vivo a modo mio come racconto e ritratto. Un quadro è una poesia narrativa, il più delle volte. Così mi azzardo a sintetizzare – magari in modo un po’ semplicistico – cosa è l’arte di Bacon per come l’ ho vista nel mio home theatre”. Egli stesso ha trovato nella pittura – lo scopriamo nel corso di questo viaggio –una forma nuova di espressione o un nuovo pharmakon contro il suo orrore. Ma se FK dipinge ad orecchio, scrive dentro un architettura solidissima, benché riversi nelle fondamenta le colate nere del proprio dolore. Seguendolo nel suo viaggio entriamo dentro un Tempio dell’Orrore, alla foce dello Stige, dove le sculture non portano l’impronta di Fidia, ma di un signore in grigio, omosessuale e retrò, che ha sostituito i fregi con pennellate che hanno la violenza di sfregi. Lungo questo story-board di e in decomposizione, Bacon ha scritto la sua personale storia della Fine dell’Inghiterra, con la medesima potenza visionaria di un altro “scultore” dell’orrore, Derek Jarman, per comune ascendenza (uno per tutti, Goya) e destino sentimentale (entrambi omosessuali). Siamo arrivati infine alla musica. L’urlo di Bacon non grida. Soffoca in gola ogni possibilità di fonema. Gli urli di Bacon esprimono silenzio. Il silenzio del dolore. Ma anche il silenzio della disciplina, quella di “un artigiano che sottomette il suo talento”, di un uomo che sottomette la propria umanità. In questo senso, in un movimento che si schianta, in una voragine che si apre sul vuoto, le opere di Francis Bacon urlano. Urlano il silenzio che sembra preannunciare (con un sorriso) una ripartenza o un riempimento. Ed allora propongo un’altra colonna sonora. <em>By this river</em>, Brian Eno.</p>
<p>FK è un grande cronista della fine degli imperi. Se con <em>Era mio padre</em>, ci aveva portato nella cripta della letteratura Mitteleuropea, in questo viaggio ci siamo spostati decisamente ad Occidente, ed abbiamo visitato un altro mausoleo di una civiltà morta. Morta come la carne che fa bella mostra nel bazar post-moderno; più morta di quella di kebab, più morta di quella plasmata e impastata dai pennelli di un grande epigono della “iniziazione alla vertigine”, il cui nome, Bacon, si traduce, guarda caso, carnesecca. Nomen est omen.</p>
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		<title>un fiore da</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 22:20:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
un fiore dalla mia mente
una memoria perdurante
vedi le mie mani salde
riprendere il legno, la casa
salvagente, la tua bocca
salivante, la mano ardere
le ciglia assonnate, la palme
aggrovigliate al cuscino
separàti un minuto, io penso
che io sono altro da te
finché saremo parte d&#8217;ogni vite
d&#8217;ogni riflesso luce e riflettente
finché un&#8217;estate fuggirà tra l&#8217;erba
le canzonette in echi duri, cipressi
e smaglianti occhi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/08/lo-sguardo-del-lupo-300x195.jpg" alt="lo sguardo del lupo" title="lo sguardo del lupo" width="300" height="195" class="aligncenter size-medium wp-image-2912" /></p>
<p>un fiore dalla mia mente<br />
una memoria perdurante</p>
<p>vedi le mie mani salde<br />
riprendere il legno, la casa</p>
<p>salvagente, la tua bocca<br />
salivante, la mano ardere</p>
<p>le ciglia assonnate, la palme<br />
aggrovigliate al cuscino</p>
<p>separàti un minuto, io penso<br />
che io sono altro da te</p>
<p>finché saremo parte d&#8217;ogni vite<br />
d&#8217;ogni riflesso luce e riflettente</p>
<p>finché un&#8217;estate fuggirà tra l&#8217;erba<br />
le canzonette in echi duri, cipressi</p>
<p>e smaglianti occhi d&#8217;oro su me, te<br />
lucido, e bagliore bagnato tra le dita</p>
<p>[Immagine: FK - Lo sguardo del lupo.]</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quando l&#8217;autunno</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 21:07:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Dico che piove sempre in questa Milano suprema, da inferno d&#8217;amore di Coltrane, pestata in un moijto, col vino fresco
della sera. E tu sarai qui in questo spazio elettrico, curvo,
accogliente, blu, per darmi la schiena e il lucore e la mano
nel mentre, senza suono, nella Milano suprema, da inferno
nella sera, quando l&#8217;autunno è tuo, lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/08/corsa-di-cavalli-nella-foschia-300x225.jpg" alt="corsa di cavalli nella foschia" title="corsa di cavalli nella foschia" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-2907" /></p>
<p>Dico che piove sempre in questa Milano suprema, da inferno d&#8217;amore di Coltrane, pestata in un moijto, col vino fresco<br />
della sera. E tu sarai qui in questo spazio elettrico, curvo,<br />
accogliente, blu, per darmi la schiena e il lucore e la mano<br />
nel mentre, senza suono, nella Milano suprema, da inferno<br />
nella sera, quando l&#8217;autunno è tuo, lo sai, sì, tu lo sai.</p>
<p>[Immagine: FK - Corsa di cavalli nella foschia.]</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sorso</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 20:47:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Scintilla qualcosa di te, è il retro
di una busta, le ciocche di capelli,
i tuoi passi a circolo sul mio petto.
Tu essendo luce, tu essendo fiato
e saliva, pelle d&#8217;oro, e ansimo.
Tu essendo scintilla e il saldo fuoco
che anima il mio ampio petto salato,
tu essendo fiume che entra in me,
circolo d&#8217;acque ch&#8217;erodono ogni male,
l&#8217;ingiustizia, la cattiva coscienza.
Tu, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/08/luex-300x225.jpg" alt="luex" title="luex" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-2904" /></p>
<p>Scintilla qualcosa di te, è il retro<br />
di una busta, le ciocche di capelli,<br />
i tuoi passi a circolo sul mio petto.<span id="more-2902"></span><br />
Tu essendo luce, tu essendo fiato<br />
e saliva, pelle d&#8217;oro, e ansimo.<br />
Tu essendo scintilla e il saldo fuoco<br />
che anima il mio ampio petto salato,<br />
tu essendo fiume che entra in me,<br />
circolo d&#8217;acque ch&#8217;erodono ogni male,<br />
l&#8217;ingiustizia, la cattiva coscienza.<br />
Tu, essendo maestra di buona sorte,<br />
di futuro, delle mie dita, tu sei sorso.</p>
<p>[Immagine: FK - Luex.]</p>
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		<title>L&#8217;assaggio</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 16:26:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Mi sono ritrovato col mare nella testa, come una lama fabbricata a Lumezzane Gazzolo. Era sole, la guarnizione. Guardavo all&#8217;orizzonte e vedevo il mondo in miniatura. Il commendator Toroni faceva il suo largo alle trombe Turchetti e a te Mario Bianchi. I milanesi sono portatori insani di panettoni e guglie asimmetriche. &#8220;Dài, Franca, casso, fà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/08/abendsee-2-300x225.jpg" alt="abendsee 2" title="abendsee 2" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-2898" /></p>
<p>Mi sono ritrovato col mare nella testa, come una lama fabbricata a Lumezzane Gazzolo. Era sole, la guarnizione. Guardavo all&#8217;orizzonte e vedevo il mondo in miniatura. Il commendator Toroni faceva il suo largo alle trombe Turchetti e a te Mario Bianchi. <span id="more-2895"></span>I milanesi sono portatori insani di panettoni e guglie asimmetriche. &#8220;Dài, Franca, casso, fà vedere il culo a tutti, demm, facciamoci riconoscere per quello che siamo!&#8221;, dice Toroni all&#8217;amante Femi (le manca un Benussi sul pedigree e poi siamo nel commedione di Ric &#038; Gian.) &#8220;Vede dottò, qui dagl&#8217;anni sessanta non è cambiata &#8216;na mazzancolla!&#8221;, mi suggerisce a tre centimetri dall&#8217;orecchio destro Pasquale, il noto bagnino di Livori Beach. Sulla Costiera sono arrivato da tre giorni, anzi tornato, che ci vengo a sdraiarmi da secoli col frigobar, le pale semoventi sulla testa e prima, fino alla scorsa estate, mia moglie Frida (detta <em>t&#8217;aggio voluto bene</em>) ora morta (purtroppo &#8211; dico per dirlo, certo) per cause di tumore avvenuto in tutto e per tutto durante i mondiali di calcio del Sudafrica. Così che Frida (cognome da signorina Freihalterhofer) alle prime partite cominciò a sentirsi peggio del solito e verso le semifinale, ai fischi d&#8217;inizio e dopo gl&#8217;inni nazionali, era praticamente in coma irreversibile.<br />
Il caldo macinava non più bianco, dunque ben poco Barilla. Ero inamidato nella disperazione, poichè Frida avevo imparato ad odiarla con affetto. Era diventata insostituibile, come un taglio cicatrizzato che ci piace toccare ogni tanto, sostituendo una masturbazione erotica che non ci appartiene più, ché la fatica di vivere è diventata per forza anche la fatica di trastullare il nostro lingam ovviamente di riferimento.<br />
Dopo le esequie, eseguite a Muntelander, paese natale di Frida nel cantone di Uri, tra un&#8217;orchestrina Mariachi e grassi impenitenti jodlatori, presi un taxi, misi in mano all&#8217;autista 500 euro e mi feci riportare a Odiate sul Serio, la mia nuova residenza alle porte della Grande Metropoli Lombarda. Dopo un pianto di quindici minuti, soffocato dalle tette della quinta misura di una escort lituana che poveretta non potò svolgere il suo fottitorio dovere perchè io inabilitato a un&#8217;erezione sana e digeribile, bevvi sei gin tonic e mi addormentai sulla veranda tra il littorio e il tirolese. Eserciti di zanzare motorizzate mi spolparono fino ai precordi passando per il raccordo anulare delle mie vene distratte. Finchè mi feci coraggio, abbandonai Odiate sul Serio e venni qui, a Livori, tra Maiori e Minori, un borgo della Costiera Amalfitana bello come un babà, con la veduta di Ravello a un tiro di carabina e il mare indaco blu che fa a gara col cielo per chi ce l&#8217;ha più lungo. &#8220;Vede dottore garo, io lo so che voi state male assai per la perdita della signora Frida. E che credete, che noi qui al bagno Regina Tempurum non stiamo male? La signora Cervonia l&#8217;ho scorta (piace la parola <em>scorta</em> dottore?) asciugarsi tutt&#8217;i lacrime facendo poi finta di niente&#8230; Siamo gente do sud, dottò, lei ci deve capire&#8230;&#8221;<br />
Ho sempre sospettato che il buon uomo della costiera ogni tanto si sollazzasse alla ribalda con mia moglie in qualche anfratto ghiaioso con prepotente, procidivo assalto. Una volta Pasquale era stato bello, gli occhi infuocati del pescatore a strascico di bagnanti, le labbra ben disegnate e tumide del baciatore salino. Ma a me in fondo poco importava. Qui a Livori mi sono tolto sfizi sex and the city a profusione, inzaccherando tedesche, spagnole, italiche del nord e del sud, salernitane in fuga lampo, napoletane sguaiatone con Alì Babà alle calcagna al profumo di mare, con tanto di sigla di chiusura di Little Tony.<br />
Mentre il commenda, sempre più spanciante e sguaiato continua a dare il solito spettacolo del milanese cerberoso in un mix disappeal tra Berlusconi, Renzo Montagnani e Gigi Ballista, io mi stendo sul lettino e guardo davvero come negli occhi per la prima volta questo mare dannatamente bello. Esplode di bellezza, facendo male alle ossa, quasi. Da quando sono inesorabilmente solo è la prima volta che mi faccio prendere il cuore da una bellezza che mi possa restare dentro. M&#8217;ero abituato a vedere mia moglie come eterna, a me sopravvivente. E invece sono solo, con il mare infinito che sembra prendermi nella sua bocca, succhiarmi come in una fellatio della natura. Il mare sopravviverà a qualsiasi cosa, è origine, porto, confine, di nuovo ignoto. Il mare è avventura della vita, ha in sè il segreto, nessuno ne sa davvero nulla. Così chiudo gli occhi, in un sereno assaggio della mia morte.</p>
<p>[Immagine: FK - Abensee 2]</p>
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		<title>I mobili</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 16:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sono fatti per durare, come
dovrebbe durare di nuovo
il tuo sorriso. I mobili, io dico,
i mobili. Rimangono solidi, forse
ci sopravvivono. Mi sono preso
un sogno di te in mezzo a sedie
e armadi. Mi sedevo a te accanto,
e mi fermavo nel tuo sorriso,
ci entravo piano, da lillipuziano.
Ero felice, tra i nostri bei mobili
c&#8217;era rinato mio padre, e tutte
le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2010/08/oroincenso-300x225.jpg" alt="oroincenso" title="oroincenso" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-2890" /></p>
<p>Sono fatti per durare, come<br />
dovrebbe durare di nuovo<br />
il tuo sorriso. I mobili, io dico,<br />
i mobili. Rimangono solidi, forse<br />
ci sopravvivono. Mi sono preso<br />
un sogno di te in mezzo a sedie<br />
e armadi. Mi sedevo a te accanto,<br />
e mi fermavo nel tuo sorriso,<br />
ci entravo piano, da lillipuziano.<span id="more-2888"></span><br />
Ero felice, tra i nostri bei mobili<br />
c&#8217;era rinato mio padre, e tutte<br />
le nostre famiglie. Il legno attorno,<br />
e la tua mano che prendeva la mia;<br />
un sogno, appunto. Violato, secco,<br />
dal mio risveglio. Nel pomeriggio<br />
d&#8217;estate sei scomparsa, i bei capelli,<br />
le ossa, carne, occhi ridenti, lampo<br />
di genio d&#8217;essere vivi insieme.<br />
Soltanto il sogno costruisce per noi<br />
mobili duraturi per un&#8217;ora, lo spazio<br />
di una felicità, di un incanto e di te.</p>
<p>[Immagine: FK-Oroincenso.]</p>
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