Da qualche giorno è partita la fase due del progetto Ibridamenti, un blog multiautore coordinato dalla studiosa Maddalena Mapelli. Io ne faccio già parte con una rubrica settimanale, Diario di un milanese. Qui la “recensione-specchio” (vedrete di che si tratta leggendo e anche guardando) a Era mio padre. Un grande grazie a Maddalena per questa lettura “altra”, diversa, piena di suggestioni.
Vs. affezionatissimo,

[Paola Castagna è una brava poetessa mantovana alla quale mi lega una bella stima e un’amicizia ormai da qualche (lungo) tempo. Pubblico questa sua lettura del libro fatta apposta per questo blog e con l’occasione la ringrazio pubblicamente.FK]
Perché?
Perché … Era mio padre.
“Qualche giorno dopo, altra buca; ma questa è affollata. Piena zeppa di ragazzi, non c’è più posto. I colpi avversari aumentano. Il panico ti sale dai coglioni alla pancia vuota. Ti butti sull’ultimo dei ragazzi ma sei fuori dalla buca lo stesso, sei un bel bersaglio. Un sergente ti dice: “Comunque, meglio che ti sparino alle gambe che alla testa”. Esci illeso, un’altra volta, la faccia premuta contro la schiena dell’ultimo, nell’orecchio il suo respiro, e poi il rimbombo dei respiri degli altri, una cassa di risonanza della speranza di uscirne vivi. Respiri che entrano in altri respiri che entrano in altri respiri. Un gomitolo d’uomini pressato in un buco di culo sfondato di terra d’est, spaccata come una mela marcia, una patata decotta, una carcassa di bue decomposto.” (more…)

Un pezzo storico. Per chi ha amato e ama il krautrock, come veniva denominato soprattutto nei ‘70 il rock proveniente dalla Germania. Occidentale, naturalmente. Il pezzo è Seeland, dei Neu! Tratto dall’album Neu 75, proprio di quell’anno. I Neu!, nati da due membri dei Kraftwerk della prima ora, mischiavano calore e freddezza (a proposito del mio precedente post) con maestria. Protopunk ed elettronica. Erano i due, Klaus Dinger (scomparso quest’anno) e Michael Rother , che mettevano insieme due modi molto differenti di fare musica. Il risultato fu un impasto di opposti, quasi, che non cercava un vero amalgama: coesisteva splendidamente. Seeland è un pezzo quasi ossessivo, in cui un amalgama vero si trova. Gravità senza enfasi, atmosfera “ghiaccio bollente”. I Neu! hanno influenzato moltissimi artisti che sono venuti dopo di loro: che restano poco conosciuti ma che sono stati di grande importanza per l’influenza che hanno dato a molti musicisti degli anni successivi.Qui il video.

Detesto i freddi, le cose così fredde, anche fosse una bionda perversa avvolta nuda nei pali della luce, mi scandalizza il freddo delle ossa e delle tue tenebre molli. Io faccio la mia parte, sulla pelle, vado a brandelli nelle tue cose chiuse, in vasche di mascara. Come un soldo bucato, vago per la crisi dell’asfalto mentre da grattacieli alti come papaveri manga piovono banchieri. E’ la crisi, è il sistema-lue, e la grande, mondiale macchia di AIDS si spande sulla camicia bianca fino al colletto azzurro. Detesto i freddi, le cose così fredde, il sorriso bucato dal bel sole ottuso di quest’ ottobre impazzito, le tue ossa contraffatte per pelle allisciata dalle mie mani rigate di desiderio. Detesto le tue cose chiuse, in vasche di mascara, vado a brandelli nelle tue cose chiuse, mangiando cuori di nebbia, ascoltando una vecchia poesia al registratore picchiato nelle mie vene calde.
[Immagine: F.K. - Red]

Bello l’incontro a Settimo Torinese (non a Chivasso, come era stato preannunciato in un primo tempo) in una tensostruttura allestita nel centro della cittadina, gradevole, della cintura torinese.
Mauro, che ho scoperto essere una persona gradevole e simpatica, e io abbiamo sviscerato il nocciolo duro dei nostri rispettivi libri che hanno come centro di gravità uno scrittore che narra cose della sua vita mettendoci il proprio nome e cognome. Un po’ come faceva Henry Miller, Bukowski, come fa oggi in Italia con grande maestria Walter Siti, e altri. Chiaro: Covacich ha affrontato se stesso nel marasma di una separazione dalla moglie per vivere una nuova storia; la lacerazione, i sensi di colpa; e il tutto creando una sorta di “opera d’arte di se stessi”. Il paragone con le performance di Marina Abramovic è naturale. Mauro è uno scrittore affilato, che fa viaggiare le parole a “bassa temperatura” lavorando con la sottrazione che alla fine diventa potenza del non detto; che diventa, a sua volta, “più detto”. Un modo di procedere si può dire opposto al mio, viscerale e, si potrebbe dire, “massimalista”. Due storie molto diverse ma con lo stesso calarsi dentro se stessi fuori e dentro le pagine. (more…)
Oggi sono al: Teatrino Civico - piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa - CHIVASSO nell’ambito della manifestazione I LUOGHI DELLE PAROLE
ORE 18,30 - “La nostra storia: cosa succede quando il linguaggio della vita incontra il romanzo”
Mauro Covacich, Franz Krauspenhaar. modera Silvio Bernelli
Nell’esistenza di ognuno di noi accadono tanti fatti diversi. Tra questi ce ne sono alcuni che segnano profondamente la nostra storia. La separazione – sia quando questa si manifesta attraverso la morte di qualcuno, sia quando si tratta di un legame che si conclude – è sicuramente il trauma più intenso che possa colpirci. Per parecchie persone è qualcosa di insuperabile, un muro che non si riesce a valicare; per altri diventa, nella sua drammaticità, un’occasione per comprendere. Nel corso di quest’anno due scrittori italiani hanno raccontato nei loro romanzi due storie di separazione. Franz Krauspenhaar, milanese di origine tedesca, in /Era mio padre/ (Fazi 2008) ha descritto la vita e la morte del padre e, attraverso ciò, ha compiuto in maniera viscerale un vero e proprio percorso di conoscenza. Mauro Covacich, in /Prima di sparire/ (Einaudi 2008), ha invece trasformato in un romanzo di rara intensità la storia vera di un nuovo amore che poco a poco distrugge il legame precedente, in un processo al contempo terribile e vitale. Un incontro che descrive cosa succede quando la nostra storia, attraverso memoria e invenzione narrativa, diventa scrittura. Modera l’incontro lo scrittore Silvio Bernelli.
Chi è in zona si faccia vedere!

Corda tesa.
Siamo sì
dentro no
isolati.
Riso, pane
crack.
Siamo i
nuovi negri
del Narcissus.
Senza Narcissus.
Bianchi. Neve.
Come la morte.
Per non morire.
[Immagine: Franz Krauspenhaar - Autoritratto con Rolex Nudo - 2008]

Clikkate qui e leggete Gli stranieri, un bellissimo articolo di Mauro Baldrati su Quella notte a Dolcedo di Marino Magliani e Era mio padre. Grazie a lui e a voi.
[Nella foto di Mauro Baldrati: Il Prof. Antonio Sparzani, Gran Visir di Nazione Indiana, il Vostro Affezionatissimo, Marino Magliani l’Olandese Volante a Firenze, Palazzo Strozzi, 21.05.2008]