
Dell’amore e del sesso si fa bulimia
per solitudine, per poco furba immagine
del mondo, per l’inetto spogliare la vita
come che sia qualcosa da far fuori. (continua…)

Dell’amore e del sesso si fa bulimia
per solitudine, per poco furba immagine
del mondo, per l’inetto spogliare la vita
come che sia qualcosa da far fuori. (continua…)

Nonostante il poco ingurgitato
quasi scherzo o schiaffo materiale
alla poca vita in sangue certo
il solito sonnaccio del dopo
viene a prendermi. Non sollazzo,
magari lo potesse, è come invece
un risvolto inquietante, un pezzo
di crosta del vivere, che ci traballa
tra ossa e costato, ci semina di fiacca
e flemma. Un’abitudine, come bere
l’acqua troppo fredda sviando fresca
e dolce acqua senza geli notturni. (continua…)

Agitato dentro, come fossi uno yogurt o una maracas
con o senza la esse, come fossi una serpe
prima del pasto, come mi sentivo all’esame finale,
che per la prima volta sapevo. Dimmi un po’, cosa c’è
di meno utile alla vita che vivere? Io mi sono sentito
morto più di dieci anni fa, urlavo per la casa
con una bottiglia di birra in mano, urlavo contro
i miei morti e i miei fantasmi: come di ritirata veloce
il fante di cuori esplosi. Dimmi un po’, cosa ci fai
di un titolo, di un’idea, di uno spunto, se dovrai
farla breve all’ultimo minuto? Se questa che tocchi
è la tua pelle indurita non puoi neanche scuoiarla
ed agitarla fuori dalla porta come una bandiera.
Tornando poco fa dal tabaccaio incontro uno
che giorni fa fece finta di non vedermi: gli vado
incontro come fosse un amico, gli stringo forte
la mano, gli sorrido. Ogni minuto è prezioso,
la guerra e l’indifferenza sono per chi ha tempo.
[Immagine: FK - Angolo di una piscina da un film di Michael Haneke.]

Nasce altro, si solidifica il cloro
nelle acque della nostra vita,
la nostra vita saccente, sonda
di arroganza, presunzione, fame
di scorie e di azoto morto ad aria
compressa sotto le nostre pene.
Ora che la mattina scorre, la fame
mi centuplica il fantastico, le vene
della mia architettata vacuità,
del mio dolore espanso ad arte. (continua…)

Chissà perchè alle 10 mandibolo la gola
dentro denti da scanno, gurgito la mela
non del peccato ma del sacrificio.
Ma sì, sento da tempo come un alone
scuro che mi trapassa, che mi scuoce
al mondo, che mi ammorba come gomma
bruciata, e sintetiche abrasioni al passo
corto della mia passeggiata asfissiale.
Dunque mangio la mela per recuperare,
per togliermi quel medico di torno
prima che arrivi, mentre lo stomaco
mugugna e al petto le sigarette fanno
criccare le pareti di pelle, come sedili
vecchi, screziati, crepati, consunti.
A quest’ora e con il tempo d’ottobre
che viene la malinconia d’un frutto
mai colto mi sovviene nel centro, al cuore
e lo spezza anche se al minimo,
con un taglio breve e però doloroso. (continua…)

[9.00 – 10.00 una mela o altro frutto a scelta.]
E’ di malessere come impunito
il sentirsi, a ore dopo, quando
i succhi allo stomaco ondeggiano
a parete d’affresco, colori a tela
di sacco in juta, materiche fusioni
di dolore e appetiti, a colazione
sfumata, mentre la mia esofagite
lancia il razzo del caustico male
paretale, come in un viaggio spaziale. (continua…)

(24 ore nella vita di un uomo.)
Eh, sveglio, sveglio al mattino
con questa neve che mi scende
lungo l’esofago clinico, mi trascende
e si spande per la mia psiche matta,
per la mia sifilide vivace, alla muta
dei cani del mio cuore. Risveglio
agitato, un morso di cuore perlato,
i capelli rossi di una donna dorme
nel mio palmo, ferita da un sogno,
e io guardo i suoi occhi chiusi
e lei scantona, la bocca, il ferro
tra le gambe, lunghe, satinate. (continua…)

Da anni ormai non recensisco nemmeno la pastasciutta (che come sanno ormai tutti ha preso il posto del libro nella cultura letteraria italiana.) E dunque non lo faccio nemmeno adesso, o perlomeno non ufficialmente. Mi piace invece scrivere pochi pensieri su un libro che mi ha toccato, che mi ha dato delle emozioni forti, “Sangue di cane” di Veronica Tomassini, appunto. Edito dalla nuova casa editrice Laurana di Milano. Ci sono arrivato per caso, leggendone un paragrafo su Facebook. Il vecchio lupo sa distinguere il grano duro da quello bagnato dalla pioggia torrenziale in pochi tocchi. Quella prosa forte mi ha preso subito. (continua…)
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