
Vuoto, freddo, una sola volta a Londra,
mai stato a Berlino, a Parigi in fretta,
e a New York manco da trent’anni,
è come se fosse stato in altre vite.
Vuoto, freddo, nullo come un sasso
mai scagliato, spezzato sul greto
di un fiume di schiuma fuoriuscita
da una nuda fabbrica di polvere.
Vuoto, freddo, talvolta a Torino,
talvolta a Roma, sempre di fretta e furia,
il divertimento come una sveltina,
l’ansia del ritorno che segue l’andata,
treni troppo cari, il cellulare spento,
il sibilo del mostro, l’alta velocità,
le gallerie come ultimo antro, buco
cinetico d’ogni residua sparizione.
Vuoto, freddo, mai stato in Cina
nè in Giappone, nessuna voglia
di andarci, nessuna voglia d’Africa,
nessuna di Sudamerica, nessuna
di tutte le isole, che siano o che non siano.
Troppe volte in Germania e in Svizzera
seguendo un duro destino familiare,
in Francia girando senza respiro
con auto a nolo tirate allo spasimo,
finchè sul Massiccio Centrale sfiorai
la morte. Che c’é oggi di vuoto, freddo
al taglio del bosco, del marciapiede
emerso dal nulla, da periferici sconnessi
sbalzi d’umore, per l’uomo di città, sepolto
nel suo bunker, stanco di restare
nel piede libero della sua solitudine?
[Immagine: Henri Cartier Bresson - Provenza, autoritratto. 1999.]
Il viaggio è fatto di mondi interiori, non importa dove, ma, l’importante è andare.
Comment by gena — March 17, 2010 @ 3:52 pm