
Immagina il pilota del mito, Fangio
di Balcarce, che in tempi immoti
in una terra altra guida la sport
lungo il labirinto. A fianco tu, come
il secondo, avvinto e attento.
La macchina a trecento sfreccia
insicura, sballottata dal vento,
nell’oro del sole che cozza grave
su lamiere e gomme, lasciando
un filo dorato di metallo perso.
Fangio curva, quasi s’arresta,
avanza, curva ancora, cerca
ruggendo la fine, la bandiera.
La belva lascia da sé spaventevoli
urla, come imprigionata; l’uomo
non riesce dalla tecnica, non
riesce dall’uomo. Non arriva.