
Nel labirinto, motore di paure e di rimorsi
vagano passato e futuro, come nubi,
come fantasmi allungati nel riposo,
comete terree, infrangibili, spiccate al sole,
alle quali mi accosto all’entrata, col tremore
maligno nelle mani, il sudore alla testa.
Entrando, giro attorno a falsi percorsi,
so di andare sperduto per la mente
dell’uomo, di me stesso, e senza fine
potrei andare alla ricerca di quello
che ho dentro, che non sento e non spiego.
Nel labirinto, per ore che non finiscono,
mi perdo dentro me stesso, sento urlare
le cime del pensiero, grattare le paure
come una marcia falsa, rigettare dall’alto
ogni sapere, ogni esperienza, per la paura
di non tornare. E’ questa l’accortezza
d’ogni vita che nell’intelletto si duole:
quella di non entrare, e di non sapere.
[Immagine: FK - Max Ernst dream.]