
Venne poi il tempo dell’alloro. Nelle salse
del nostro scontento. Nelle tazze dell’ oro,
nel disdoro disadorno e carso. Venne il tempo
lasso, venne l’asparago bruciato, senza senso.
Venne il tempo del sonno sordido, assonnato.
Degli occhi arrossati dal canto, dal ruvido
vociare del francese, abbassato di tono:
al discounto sordo del tuo sentimento.
Un uomo ha pazienza, un uomo ha costanza
se è un uomo di razza. Se dice “che pizza”
è perchè è in una pozza di noia, di assurda
combine con la fine. Sgocciola il tempo,
divenuto massimo, ingrossatosi come
una valvola; e così, pronto a spegnersi.
Un uomo ha pazienza se è un uomo che aspetta,
che cerca l’accordo, che abbassa la cresta,
che finge di nulla, che urla al bisogno
quando il bisogno è già un torto. Ma un uomo
va solo dove il vento, d’inverno, lo manda.
Fuori da un letto in piega, da un tavolo vuoto,
da un divano freddo e da una rabbia
immensa. Un uomo paziente ha pazienza,
finché la pazienza gli volge le spalle,
e l’abbandona per sempre: d’inverno, nel vento.
[Ispirata da Serge Gainsbourg. Foto di Helmut Newton.]
bellissima la chiusa.
Commento by fra — febbraio 26, 2010 @ 2:38 pm
grazie!
Commento by Franz Krauspenhaar — marzo 5, 2010 @ 2:24 am