
La primavera sfreccia sulla mia testa
morta, sul selciato muffito, entro le sei
rincaso. Per linee telefoniche la sera
spiffera moltitudine, voci di rane, gole
screziate da una corta vita di nebbia.
Hai detto bene che te ne vuoi andare
all’estate, hai detto all’inferno ma volevi
dire al caldo, e senza stagioni. Buon viaggio.
Io qui subisco i tagli della primavera,
che sfalda l’aria di prima, che s’imbuta
il cane nero degli uomini. Senz’alba, senza
crepuscoli, un eterno spiffero latteo.
Morte alla primavera, se potessi ammazzarla.
E mi dicono pazzo, mi dicono arrabbiato al
metraggio di tonfi bianchi, al pulsare del sole
gnomo. Dicono pure che l’inverno è sparito,
come fosse una notizia buona. Lo sapevo,
rispondo. Una crosta di cielo bianco sorvola
la migrazione, sorda e lenta, del nostro tempo
in avanzo. Verso speranze di rinascita. Tenui.
Come il filo di fumo di un pensiero grigio.
Ora resta la sera. Ora è l’attesa.
[Immagine: FK - Luxembourg, alba.]
Un pezzo grave e intenso.
Commento by gena — febbraio 18, 2010 @ 8:32 pm
ciao gena:-)
Commento by franz krauspenhaar — febbraio 19, 2010 @ 6:34 pm