
Non eri che la bestia, nel male della condizione
sua, imprecisa, volevi carne dell’uomo, tenera
di giovani, e cibartene, e fartene vanto, nel rantolo.
Una specie di toro, col corpo umano e il vello
di belva feroce; come noi tutti, simili a te,
che vogliamo carne e cuore degli altri, a succhiare
linfa e pareti del dentro gl’uomini, alla soddisfazione.
E non guardiamo nella nostra mente nulla che sia
umano, ma all’osso forsennato, impaziente, e strenuo.
Cos’è l’essere umano, se io, Minotauro in mezzo
ai milioni, nel labirinto senza sviluppo, cerco la carne
bestialmente, incessantemente? Noi siamo lui, dentro
appetiti e il disperare d’essere tagliati, in due parti,
che non sai qual è la prima e quale la seconda, dove
il sangue umano s’effonde nel taurino, e tutto
è confuso, come il rosso di una muleta, come l’odore
di sangue e di carne di vittima scovata; tutto
senza origine, non sapendo chi sei; e vaghi per queste
strade disperate alla ricerca degli altri, e nemmeno
conosci il piacere, ma la disperata abitudine, flusso
velenoso e senza posa d’un insensato esistere.
[Immagine: Pablo Picasso - El minotauro.]






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