
Dal blog di Anna Maria Curci questa lettura critica.
Vatersprache, Mutterland. L’inquieto vivere segreto di Franz Krauspenhaar
Una combinazione volutamente rovesciata Vatersprache, Mutterland, ovvero lingua paterna, terra madre (si tratta del titolo che raccoglieva, nel lontano 1992, una serie di saggi di Senta Trömel-Plötz, insieme a Luise Pusch rappresentante della ‘linguistica femminista’ tedesca) racchiude la relazione originalissima tra lingua e luoghi ne L’inquieto vivere segreto di Franz Krauspenhaar.
Il rovesciamento è duplice qui: non solo – in questo rafforzato da ragioni biografiche – delle accoppiate consuete patria/lingua materna, ma anche delle immagini. Così la Vatersprache, quella lingua accusata di essere maschilista dalla linguistica che aveva coniato il termine, diventa madre di feconde combinazioni nelle quali neologismi e formule consuete vengono re-impastati con esiti convincenti, che apprezzo – è una mia ‘debolezza’ – soprattutto laddove prevale il gusto allitterativo. D’altro canto, l’entità Mutterland ovvero terra madre si fa inquieta e mutevole, assume le sembianze di un paesaggio desolatamente inafferrabile, inquietante sotto le sembianze rassicuranti: in altre parole, diventa terra matrigna e unisce in una costellazione ostile, arricchita da una toponomastica in parte inventata e sicuramente evocativa, Italia e Germania, la realtà “ruburbana” sul Serio, la Milano da bere, una Firenze grottesca città d’arte orgiastica, il Baden-Württemberg straniante nella sua vicinanza, una Renania del Nord – Vestfalia denudata delle apparenze tranquillizzanti, quasi vista con gli occhi di Hans Schnier, il clown del romanzo di Böll.
Lingua e luoghi non si limitano a descrivere ovvero a fare da sfondo ai personaggi, a partire dal ‘tu’ narrante dall’’ego ipertrofico dello scrittore tedesco alla ricerca della moglie scomparsa, ma danno loro corpo e sostanza. Si tracciano rette che uniscono scenari e personaggi, il ‘furbetto’ Paolo Bemente di Odiate sul Serio, aspirante ‘reginetto’ del calcio professionistico per il tramite del Pressanengo Calcio, al “grande bastardo” Dieter Kehl, lui sì efficiente squalo di un impero industriale multiforme e plurimaterico, oltre che presidente del Neuenberg 1900 FC. Le rette si spezzano, si deformano, le immagini speculari sono in realtà parodie. La duplicazione, la moltiplicazione di luoghi e personaggi è funzionale all’ampliamento dell’incubo.
Il nome gravato di storia (almeno a Berlino, sfondo di quella riunificazione fatale a Heinrich, il padre dello scrittore) di una via, la Friedrichstrasse, in una località di fantasia, Hüllsiepen, prepara accortamente la rivelazione finale, prelude alla rivelazione, necessariamente amara, inevitabilmente destabilizzante, coup de théâtre conclusivo della rappresentazione dell’esistenza come illusione permanente.
Un’altra FK experience, che vale la pena di percorrere.
Anna Maria Curci, 4 gennaio 2010
Appena ho tempo, lo leggo:)
Commento by gena — gennaio 13, 2010 @ 9:50 pm