
[La somma importanza. Nel nome di Dio. Come Dio (dio) comanda. Basta con le donne frick. Finiamola coi soliti soloni da bar wock. Menevole. Nu! Menelegatti frega. Ec.]
Questo discorso mi venne fatto ieri da un intellettuale romano. Un intellettuale romano di solito si mangia le parole, guarda perennemente in basso, ha gli occhiali, insomma sembra (o è) uno sfigato. Il milanese invece è uno che guarda altrove, verso dimensioni altre, ansioso e ansiogeno, mortifero e foucaultiano. Di solito i suoi saggi o romanzi o articoli parlano del fureggiare del Krunsbumsenjait, una pratica masturbatoria sadomaso islandese.
Il napoletano è sempre impegnato, curiosamente. Nella lotta contro la camorra, contro il carovita; è decisamente “noir”, molto più del milanese, per dire. Il romano inoltre ama essere internazionale. Il milanese è più europeo. Il napoletano è angioino. Il fiorentino ha le ossa ghiacciate;la città più terribile d’Italia lo ha devastato. Bello ed Arno si fronteggiano. Il caldo e il freddo sparano bulloni di antidepressivi inutili. Come in Ungheria, a Firenze l’unica via d’uscita è un dignitoso suicidio, lanciandosi dalle Giubbe Rosse verso il noto. L’intellettuale palermitano è magnagrecico. Tutto è bello e siculo. Anche Ciprì e Maresco rappresentavano il bello, per l’intellettuale palermitano, sempre abbronzato, brillante, ricchissimo anche quando è praticamente in mutande. L’intellettuale bolognese, per finire, sogna e frinisce lo gnocco fritto. Frinisce sì, e poi lo finisce. E’ molto sapido, godereccio, flirtone, culatello e balanzone.
[Immagine: FK -Il merci.]
E’ bellissimo divertente intelligente.
Mi piacerebbe leggere un libro intero cosi’.
Comment by chiara — November 1, 2009 @ 9:00 am
geniale.
:-)
Comment by Donatella — November 2, 2009 @ 10:37 am
eh ma voi volete un assegno!
Comment by franz krauspenhaar — November 2, 2009 @ 8:30 pm
magari …
Comment by Donatella — November 3, 2009 @ 10:46 pm