
[La somma importanza. Nel nome di Dio. Come Dio (dio) comanda. Basta con le donne frick. Finiamola coi soliti soloni da bar wock. Menevole. Nu! Menelegatti frega. Ec.]
Questo discorso mi venne fatto ieri da un intellettuale romano. Un intellettuale romano di solito si mangia le parole, guarda perennemente in basso, ha gli occhiali, insomma sembra (o è) uno sfigato. Il milanese invece è uno che guarda altrove, verso dimensioni altre, ansioso e ansiogeno, mortifero e foucaultiano. Di solito i suoi saggi o romanzi o articoli parlano del fureggiare del Krunsbumsenjait, una pratica masturbatoria sadomaso islandese.
Il napoletano è sempre impegnato, curiosamente. Nella lotta contro la camorra, contro il carovita; è decisamente “noir”, molto più del milanese, per dire. Il romano inoltre ama essere internazionale. Il milanese è più europeo. Il napoletano è angioino. Il fiorentino ha le ossa ghiacciate;la città più terribile d’Italia lo ha devastato. Bello ed Arno si fronteggiano. Il caldo e il freddo sparano bulloni di antidepressivi inutili. Come in Ungheria, a Firenze l’unica via d’uscita è un dignitoso suicidio, lanciandosi dalle Giubbe Rosse verso il noto. L’intellettuale palermitano è magnagrecico. Tutto è bello e siculo. Anche Ciprì e Maresco rappresentavano il bello, per l’intellettuale palermitano, sempre abbronzato, brillante, ricchissimo anche quando è praticamente in mutande. L’intellettuale bolognese, per finire, sogna e frinisce lo gnocco fritto. Frinisce sì, e poi lo finisce. E’ molto sapido, godereccio, flirtone, culatello e balanzone.
[Immagine: FK -Il merci.]

[Il 25 ottobre 2009 l’UAAR organizzerà la seconda giornata nazionale dello sbattezzo. Il 25 ottobre 2008 furono ben 1.032 cittadini che inviarono la propria richiesta al parroco: un evento di cui hanno dato notizia diversi mezzi di informazione, anche all’estero. Se nel 2009 il loro numero
aumenterà, il messaggio che sarà inviato sarà ancora più significativo. - Da "Nazione Indiana"] (more…)
Quando l’estate amavo avevo cent’anni in pochi. #
Sei aborigena nella mia mente, selva da cui sporgono lacrime d’assalto.#
Corsi verso la felicità convinto di essere il primo, ma stavo correndo nell’animale verso opposto.#
Ti sei lasciato ingannare dalla generosità del mare e sei annegato nei tuoi stessi sentimenti.#
Diedi pochi spiccioli al ragazzo, che tornò ubriaco a casa, come ricordo, solo come ricordo.#
I tuoi occhi sono fari anabbaglianti, stasera; devo curvarmi verso la luna per scorgervi una luce di feroce dolcezza.#
[Immagine: FK - Angolo di una piscina da un film di Michael Haneke.]

Da oggi alle 10.10 su Nazione Indiana un nuovo racconto dal titolo L’ultima gita.
Buona lettura!
[Immagine: FK - Abendsee 4.]

Non che il pregiudizio
sia sbagliato in sé, ma
conoscendo soltanto
la generalizzazione
non ammette eccezioni
che confermino
il pregiudizio.
Molti giornalisti, in verità
sono degli 007 in gonnella:
anche i maschi di nazionalità
non scozzese.
Certi pensieri
possono risultare mortali.
Pensa bene
chi pensa
per ultimo. (more…)

Sabato 10 ottobre, la Casa della Poesia di Vercelli partecipa alla IV edizione del Festival Torino Poesia, che quest’anno gode del patrocinio del MiBAC (Ministero per i Beni Artistici e Culturali), con un evento a cura della poetessa Francesca Tini Brunozzi, fondatrice della Casa della Poesia e collaboratrice di Torino Poesia.
Si tratta dell’incontro dal titolo “iPop ultima generazione – Il podcasting radio-televisivo pop nella poesia italiana contemporanea”, una conversazione tra il sociologo, originario di Vercelli, Ugo Ceria e lo scrittore milanese Franz Krauspenhaar sull’immaginario pop – ossia ‘popular’- nella poesia italiana contemporanea, con particolare riguardo alla tradizione orale di testi canzone e di spot e jingle pubbilicitari.
Gli autori (entrambi in uscita con una raccolta di liriche per le Edizioni Torino Poesia) interverranno con esempi e letture dalle loro stesse liriche e si rapporteranno al tema del pop come fenomeno letterario, entrando nel vivo della propria esperienza professionale rispettivamente di pubblicitario (Ceria) e di critico-blogger (Krauspenhaar). (more…)

Come antipasto, cari carcerieri
vorrei magnà un patè de quelli seri
e per er primo, invece che li boni e bei spaghetti
co l’ajo l’ojo e er cacio pecorino
e er pepe offeso se poi nun lo metti
ce vorrei quella zuppa de la Francia
la bullabassa, che nun fà de fino
come pajarde ed anatre all’arancia
però cor vino e cò la dama giusta
(che te vò bene ed il tuo bene gusta)
te spigne a fine pasto a fà l’inchino
ar coco all’oste e perché no ar facchino. (more…)