
DAL 7 OTTOBRE IN LIBRERIA “GUIDA LETTERARIA
ALLA SOPRAVVIVENZA IN TEMPI DI CRISI”
Guida letteraria alla sopravvivenza in tempi di crisi di Stefano Amato, Fabio Genovesi e Franz Krauspenhaar è la quarta uscita della collana di Transeuropa Margini a fuoco
La crisi è già finita? La crisi è appena cominciata? E quale insegnamento possiamo trarre da quanto è successo e ancora minaccia di accadere? Sarà la fine del mondo che conosciamo? Ma cosa ci aspetta dopo?
Come durante la «drôle de guerre», la fase “inerte” del secondo conflitto mondiale, gli osservatori si domandano se il periodo di stagnazione che stiamo vivendo costituisca oggi il culmine o l’inizio di una crisi più vasta, e insieme l’avvio di un cambiamento in ogni caso decisivo.
Alla maniera dei film d’autore a episodi degli anni Settanta, Transeuropa ha chiesto dunque a tre dei suoi migliori narratori – in rappresentanza di altrettanti centri geografici del nostro paese – di raccontare questi (primi?) mesi di crisi provando a rintracciarne i tratti destinati, nel bene e nel male, a lasciare il segno. (more…)

Il nemico
lo freghi
ma l’amico
lo vendica.
Spesso il coraggio
è una fifa
che si dà
delle arie. (more…)
La deformazione
dell’osservatore esperto:
il pregiudizio
che si scatena
alla prima occhiata. (more…)

Io sono per il Nobel alla Letteratura a Sergio Caputo, a Franco Fanigliulo, sono per il Nobel a Morgan, a Franco Quarto e Franco Primo, sono per il Nobel ai Marcellos Ferial, a Sandro Giacobbe, ai Cugini di Campagna; sono per il Nobel a Rubens Barrichello, ad “Adelio” – il negozio di calzature di via Rembrandt a Milano, sono per il Nobel a mia madre, sono per il Nobel a Stefano Rodotà, a Ignazio La Russa, sono per il Nobel a Raffaella Carrà, a Tito Stagno, a Robbie Williams, e alle Mentos. (more…)

La nostra esistenza è data da movimenti bancari e performances economiche. La nostra statura morale – e non solo – è data dalle nostre possibilità economiche. Ascolto in cuffia questo Corso di resistenza alla crisi del professor Anselm Kaeferbumsen dell’Università di Tubinga. Sono venti lezioni audio, da qualche mese in tutte le edicole. (more…)

Qui in ospedale vedo sfrecciare infermiere come al Motomondiale. Non sono particolarmente gentili. Dopo essermi svegliato dal coma ho pensato che forse sarebbe stato meglio riaddormentarsi, ma il problema era che non avevo dormito, ero solo stato tra la vita e la morte, e la vita, alla fine, aveva avuto la meglio. (more…)

Sono un essere sociale, che si muove piano, per non disturbare. Ho mille piedi felpati, scarpe con stringhe di spaghetti di soia. Non mangio mai cracker per non fare rumore. La mattina bevo il latte senza alcun risucchio. (more…)

1. C’era una volta la Milano da bere…
Nacque tutto da uno spot, quello dell’amaro Ramazzotti. Sulle note di Birdland, capolavoro jazz-rock dei Weather Report, si stendeva un tappeto d’immagini glamour della città di Milano nel pieno sfolgorio di paillettes. Se negli anni Sessanta c’era stata l’anticipazione – proprio l’aperitivo immaginifico – del grande attore teatrale e televisivo Ernesto Calindri, che beveva il suo Cynar in mezzo a una piazza (Piazza Siena, vicinissimo a casa mia, dove nel settembre del ‘67 vidi sfrecciare la Fiat 1100 scura della banda Cavallero inseguita a pistolettate da due Gazzelle Alfa Romeo della polizia) , mentre le auto, nel bianco e nero della pellicola d’antan, sfrecciavano non solo simbolicamente attorno all’attore che placidamente sorbiva il suo aperitivo “contro il logorio della vita moderna”, vent’anni dopo tutto era cambiato, a parte la speranza di un nuovo rinascimento all’ombra della Rinascente. Milano si ripresentava nell’immaginario degli italiani non più come il mulo da traino dell’intera economia nazionale, ma come dispensatore di mode, vezzi, abitudini. (more…)

1. Milano e’ diventata più triste
Milano, qualcuno ha scritto recentemente, in fondo è una città qualsiasi di medie dimensioni, come ce ne sono migliaia nel mondo. Non è l’inferno in terra che qualcuno esageratamente rappresenta e nemmeno un porto ideale, mancando delle attrattive tipiche di ogni città del cuore che entra nel mito e nell’immaginario collettivo dalla porta (o Porta Romana) principale.
Io non sono d’accordo; conosco bene questa città, e penso che ogni luogo è figlio di una storia precisa, e le grandezze, come le cadute, sono direttamente proporzionali a tante di quelle cose, o variabili impazzite, che stabilire classifiche tra le città è come se si volesse far pagare un affitto diverso per ogni piano della Torre di Babele. Intendo con questo che l’unicità di Milano come di Santiago del Cile, per esempio, va rispettata e amata fino in fondo, e protetta, pure, contro i guasti della globalizzazione, che si è impossessata anche dei pareri, del gusto, del pensiero degli uomini, vecchi cinici che hanno visto tutto e dunque alla fine, pareggiando nella noia dei deja vu, è come se non avessero visto nulla. (more…)