La letteratura è visione, soprattutto. Il romanzo è definitivamente esploso in milioni di pezzi, la fabula è diventato rantolo di capre, non serve più a nulla. Ora è soprattutto patchwork postmoderno buono per fare un plaid. Il romanzo non è nemmeno più un genere borghese, è un degenere e basta. La letteratura è combattimento dalle trincee dell’assurdo. Se neghiamo alla letteratura il combattimento – e che sia corpo a corpo- le tranciamo l’anima, la consegnamo agli scaffali tarlati del romanzesco. L’unico modo per liberarsi dai sintomi dell’asfissia è modellare qualcosa di nuovo. Costruire cattedrali sinapsiche intitolate alla vita interiore. I fatti non contano più, sono materia televisiva. La letteratura si occupi della psiche, dell’ombelico, degli scarti fisiologici, si occupi di una morte che non interessa a nessuno.
[Immagine: Franz Krauspenhaar - La carne è umana.]

Si va più lontano e si scavano trincee dell’assurdo e si ingaggiano lotte all’ultimo sangue proprio andando verso l’interno, la stanza buia, la psiche. Eppure fuori continuano a ribollire le morti che non interessano. Scarti effettivi, materia viva per nuovi modelli.
Commento by metrovampe — maggio 25, 2009 @ 6:11 pm
La letteratura è visione.
Hai detto tutto lì.
Manca quella.
E non solo alla letteratura.
Un abbraccio
Commento by Donatella — maggio 26, 2009 @ 12:54 am
Sì, caro Franz, il romanzo non è più un genere borghese, fra un poco non sarà più neanche un degenere, ma solo un genero di qualche suocera vecchia e rantolosa che continua a volere raccontare i fatti di cronaca al tempo presente o passato, forse futuro, di certo triti, ritriti e oscurati in volto.
Commento by fernando coratelli — maggio 26, 2009 @ 4:15 pm
Io sono totalmente d’accordo. Tu sei come sempre lucido e tagliente.
come sempre.
Liz
Commento by elisabetta — maggio 28, 2009 @ 11:40 am
grazie a voi, un abbraccio.
Commento by Franz Krauspenhaar — maggio 29, 2009 @ 9:55 pm