Il mondo non è mai stato più folle,
più arso e salmastro, più piovoso
nel corridoio della paura; più scivola
più canne di pistola fumano, nel dio
del vento, narici di acciaio.
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Cupo tempo. Quando bimbo
guardavo la tivu. Ero bimbo come
un uccello pallido, nel sole scuro.
I capelli di mia madre, di quel biondo
per dolciumi di miele. Era tempo vero.
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Amore e liquide, umide apparizioni
sesso alcalino, menarcato, altolocato,
sbattilo nel cuore, al volo di punte
ammorbidite, di canto in brevi ore.
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Sogno mio padre, sgrida, repelle.
Come in un filmaccio dell’orrore.
Moviola di separazioni, di braccia
cadute. Divenne orgoglioso di me
alla fine, prima di morire la morte
assurda, stemperata, ghiacciata.
[Immagine: FK - Sundust.]

Ci sono alcune cose che scrivi che mi penetrano violentemente. Arrivano nel profondo.
Succede soprattutto con alcune immagini descritte nelle tue poesie.
Ho l’impressione di vederle, di toccarle.
Un abbraccio
Commento by Donatella — aprile 29, 2009 @ 11:10 pm
Quel che mi piace, sempre, inequivocabilmente sempre, è il coraggio che hai nell’uso delle tue parole. Non ti nascondi dietro un dito, non ti appelli all’autorevolezza di qualcuno. Sei proprio tu, Franz, e nessun altro.
Un bacio.
P.S. Ti chiamo nei prossimi giorni per Turro.
Commento by Francesca Bertazzoni — aprile 30, 2009 @ 10:19 am
Una vita raccontata in una manciata di versi.
La tenerezza, l’amore, i ricordi di miele,
la paura, la consapevolezza.
Bene, Franz, continua così.
un forte abbraccio
jol
Commento by jolanda catalano — aprile 30, 2009 @ 10:57 am
vi ringrazio molto. siete care.
Commento by franz krauspenhaar — aprile 30, 2009 @ 10:51 pm
sei sempre bravo.
un abbraccio
Liz
Commento by liz — maggio 3, 2009 @ 6:43 pm