
Una volta questa città era un coro.
Si aprivano le porte al grigio,
alla nebbia. Nel sole c’era oro.
I ricordi svisano come tracce,
sono sabbia sotto le ore, le mani
sudano, e la pietà incalza.
Stavamo stesi sui balconi, come
lenzuoli, a guardare i cortili,
il gioco dei bambini, noi stessi,
l’asfalto, e le rare, fonde buche.
Le auto così piccole, sulla ghiaia.
Facendo quattro passi eravamo
fuori, a leccare comignoli.
Non si capiva dove stava la sera,
e il confine, sull’occhio dell’erba,
fuori città. Sentivo chiamare
le canzoni: “Azzurro”, e “Occhi
miei”. Mia madre mi prendeva
la mano, sotto la Rinascente,
prima dell’estate; rinfrescava
al piano abbigliamento.
Poi anni, nient’altro. Gemere
di chiavi, nella sera sparuta.
Arroccata. Le sirene, sotto,
serpenti di latta. Auto pesanti.
Piccoli, i ragazzi. Neri, rossi.
Sotto al liceo, le motociclette.
Venivano a festa le carrozze
e i sandali, e il rock bandito.
Rumore di chiavi; spazzolare
il sangue dai crani. Le lotte,
e sotto, nelle piazze, le bombe.
Finché, lentamente, l’allentare.
In disco era come sull’Hudson,
nuotavano pesci variopinti,
tra danze e bacini storti, e colori
autunnali. La moda, dipinta
a bandiere firmate, e prosecco
nelle fauci ritmate dal jazz.
Cambiare, lavorare, andare secchi
nell’era post atomica, la tangente
sordida, la svelazione, il mistero
cupo negli occhi, inizio di una era
senza speranza, o meno.
Doppiate le cime, navighiamo
verso il Duomo. Con pochi soldi
nel sottile fenolo della crisi, ognuno
tappato in casa; a consumare le unghie
sui computer, scrivendo lettera morta.
[Immagine: FK - Dolce vita 2000]
Bravo Franz! Hai tracciato le linee essenziali di ciò che era,
di ciò che è. E si spera sempre che quelle unghie consumate sul computer
possano, magicamente, riscrivere lettere ancora vive e palpitanti.
un forte abbraccio caro amico
jol
Commento by jolanda catalano — febbraio 3, 2009 @ 2:29 pm
io unghie non ho
Commento by Miss M. — febbraio 3, 2009 @ 7:22 pm
Grande SignoFranz, è proprio immagine pura e molte cose le ho ancora negli occhi anch’io.
Liz
Commento by Liz — febbraio 4, 2009 @ 11:44 am
Ho letto con piacere. Perchè al rumore di chiavi quella valenza, quella nota inquietante?
Commento by metrovampe — febbraio 4, 2009 @ 1:48 pm
eh cara jol, ti abbraccio nella tua infinita bontà verso il sottoscritto.
miss m, bentrovatissima qui, nella tana del lupo.
cara senora, lei era piccina più di me, ma mi fa piacere che da buona milanesonissima abbia ritrovato qualche sapore e immagine. un abbraccio.
carissimo, le chiavi mi danno una sensazione di minaccia. e di monotonia ossessiva. le chiavi scandiscono le entrate e le uscite, quindi il tempo che passa. e poi, nell’immagine anni 70, il rumore di ferraglia che anticipava i colpi alle teste e dunque allo “spazzolare sangue dai crani”. le lotte politiche dei giovani. grazie per la domanda.
Commento by franz krauspenhaar — febbraio 4, 2009 @ 10:33 pm
bellissimo! Tu lo sai, mio cuore batte, quando viene danzare sotto i miei occhi i fantsami dell’infanzia.
Un abbraccio
véronique
Commento by véronique vergé — febbraio 6, 2009 @ 12:00 pm
Caro Franz,
mi piace tornare a visitarti periodicamente, come una via che piace con ogni luce, un negozio cui si è affezionati perché trovi sempre qualcosa di cui non sapevi di aver bisogno (ma che acquisti al volo), l’angolo del parco dove c’era la vasca dei pinguini.
Solo, come interpretare la foto? Un invito velato neanche poi tanto a ripetere?
Un abbraccio.
Commento by Francesca — febbraio 11, 2009 @ 12:06 pm
ciao verò, un abbraccio e sempre grazie!
cara francesca, sono felice delle tue visite; e di quello che mi scrivi sul “negozio” di fiducia. la foto è un invito per nulla velato!
un abbraccio!
Commento by Franz Krauspenhaar — febbraio 11, 2009 @ 10:17 pm
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