Le tue caviglie, che si muovono
strette e morbide, come piuma
e gomma, sono come leggere
mazze da golf, che da Marte
io faccio partire, sul rosso
del tuo taglio – bocca, figa
verso la palla – bianca, a quadri,
che schizza in alto, verso
la Terra, il Mondo.
[Immagine: Franz Krauspenhaar - Un bacio - da: Il caso Thomas Crown.]
La serenata maltolta nasceva da un preciso limite: quello dell’amore. Una cosa sfuggente come il mento, ma di più, in effetti. Perchè ubriacarsi di latte tutte le sere? Qualche anno fa provai con lo yogurth. Era aromatizzato al cipresso di morte. Come l’amore. Era l’amore. Mi dissero sedici passanti in coro, uscendo da un tram in corsa, quasi al mio risveglio: ” L’amore è lotta quotidiana!”. Io avevo sempre pensato fosse qualcosa di gratuito, come alla mensa dei poveri, come scavalcando i cancelli di San Siro, da ragazzo. No, no, l’amore bisognava guadagnarselo, e poi tenerlo in vita, e farne una pianta, e innaffiarla, sì, più volte al giorno. Bisognava essere guardinieri nel cuore. Io mi spurgavo di serenate maltolte mai suonate. Di rose mai acquistate e mai donate. Di lacrime mai piante. Mi spurgavo di cio’ che non avevo mai fatto.
[Immagine: FK - Anche l'occhiale vuole la sua parte.]
Su Ibridamenti, il leggendario blog multiautore megaintellettuale, una mia puntata su San Valentino (da poco passato ancora una volta a miglior vita). Qui.
Oggi a Vercelli, ore 17.00, al Palazzo Dugentesco ci sarà la presentazione di “Pollockiana”, un’antologia targata Torino Poesia e curata dalla poetessa vercellese Francesca Tini Brunozzi. 53 dicasi 53 poeti italiani (o sedicenti tali, come nel mio caso) illustrano a parole altrettanti quadri di Jackson Pollock e altri grandi pittori americani.
Ti ho vista, attricetta. Ti ho vista camminare con lui per la via del lusso giovane. Siete entrati in un negozio di abbigliamento. Sono stato a guardare dentro la vetrina per quasi un’ora. Eravate scomparsi alla mia vista, come esclusivi, come involti in una protezione tessile di gran marca. I miei occhi erano chiusi, come se avessi messo un tappo nero all’obiettivo della Canon. La mia. Quando siete usciti ho gettato a terra la sigaretta appena accesa e vi ho seguiti. (more…)
Il modo migliore di vivere è in corsa. Non sei da nessuna parte. Sei vivo e morto. Sei assunto al cielo delle gare.
Dopo hai fatto la belva con i tuoi parenti. Li hai legati al palo. Con uno scudiscio di metallo -acciaio inox 18/10-li hai fatti diventare degli estranei. Tutto il sangue e le ferite e le tumefazioni li hanno resi degli estranei. Pietro Maso uccise i genitori a bastonate, e ad ogni colpo essi diventavano via via meno parenti, meno genitori, meno sangue del suo sangue. (more…)