
La serenata maltolta nasceva da un preciso limite: quello dell’amore. Una cosa sfuggente come il mento, ma di più, in effetti. Perchè ubriacarsi di latte tutte le sere? Qualche anno fa provai con lo yogurth. Era aromatizzato al cipresso di morte. Come l’amore. Era l’amore. Mi dissero sedici passanti in coro, uscendo da un tram in corsa, quasi al mio risveglio: ” L’amore è lotta quotidiana!”. Io avevo sempre pensato fosse qualcosa di gratuito, come alla mensa dei poveri, come scavalcando i cancelli di San Siro, da ragazzo. No, no, l’amore bisognava guadagnarselo, e poi tenerlo in vita, e farne una pianta, e innaffiarla, sì, più volte al giorno. Bisognava essere guardinieri nel cuore. Io mi spurgavo di serenate maltolte mai suonate. Di rose mai acquistate e mai donate. Di lacrime mai piante. Mi spurgavo di cio’ che non avevo mai fatto.
[Immagine: FK - Anche l'occhiale vuole la sua parte.]