Si conosce spesso il valore di una cosa partendo dalla sua fine. E se la fine è lieta, si potrà magari serbare l’illusione, viceversa, che sarà stato lieto anche tutto il resto, il precedente. Non è questione di happy ending o di un finale truce. Sappiamo bene che ce ne sono anche d’intermedi, spazi ad ante spalancate sul cielo di un finale aperto. Spesso sono questi, quelli aperti, i finali più interessanti e anche più realistici, poiché nella vita reale (compresa quella dell’immaginazione) non esiste in fin dei conti una vera chiusura di nulla; specialmente se, nella speranzosa immaginazione di molti che diventa a volte fortunata fede, al di là c’è per noi un dio in eterno accoglimento. Ma ce ne sono tanti anche di chiusi, di finali, anzi di sprangati; alcuni addirittura memorabili. (continua…)
gennaio 29, 2009
gennaio 27, 2009
Memoria [componimento serio sortito da un gioco]
Ontelotop torpedo, Mosca di Lenin, grado di “Bomben Heiss!”
Così mi disse Heinz parlando della vacanza a Grado
quell’anno prima che Vallanzasca lo trovarono, lì.
***
Son diventato amico di Lutring Luciano, lì, dentro,
nel covo armadillo di facce da libro, i capelli tinti
e il mitra che sparavo con (io) nei sogni al gang -
Dimitri il pappa russo, al bar dei cinesi, fecimo una
konversatja mentre sculettava la biondastra,
era l’estate lunga e irrespirabile del 2003.
“Bomben Heiss!” – chissà dov’è finito, Heinz. (continua…)
gennaio 24, 2009
Kurriculum [reprise.]
1967 Gli anni Sessanta hanno svelato quanto la forma, in tutte le sue forme, sia mutevole come l’umore di un ciclotimico. (Renato Serra Tavassi – Memorie di uno psicolabile torinese.)
“Gottverdammt!” Con questa consistente ma ben poco soave parola andava urlando la voce conica visigotica nella cornetta nera. Mio padre rispose qualcosa di molto gutturale e a muso duro, che non riuscii a capire. A scuola mi diceva il maestro Raho Umberto di Bisceglie o zone limitrofe che parlavo con l’accento di un terrone, e io mi sarei pisciato addosso dall’umiliazione: essere targato da inferiore proprio da lui, un pugliese: che infame. Solo perché mia madre, la Nuzza Tripodi, manteneva imperterrita la cadenza calabra e me l’aveva parzialmente trasmessa; così che certe parole le suonavo dure e meno strascicate di altre, che un po’ di accento milanese l’avevo anch’io, e vorrei anche vedere, puttanega. (continua…)
gennaio 22, 2009
La mamma e la zia [Remix]
La mamma e la zia parlano di mia cugina,
il suo matrimonio sta andando a puttane
e io m’infilo le cuffie ai coglioni.
La mamma e la zia stanno sei ore al cellulare
a parlare di amori, fedi al dito, figli di puttana
che vogliono fare i padroni. Non ho tempo,
altrimenti prenderei a pugni lo sposo, guasto.
(Io sono un raddrizzatore di torti marci.) (continua…)
gennaio 20, 2009
Su Ibridamenti: Diario di un milanese #9 [Una giornata al male.]
Su Ibridamenti puntata nr. 9 del mio Diario di un milanese. Incubi, fratelli fantasmi, il dottor Mabuse, il Nesquik, insomma, puntata ricca-mi-ci-ficco. (Wow!)
gennaio 15, 2009
Letteratura con… i Vianella.
Roland Barthes, Mythologies, Seuil, 1970, p. 97
« La littérature n’est plus soutenue par les classes riches (…) Qui
soutient la littérature ? Vous, moi. C’est-à-dire des gens sans revenus. La
littérature est soutenue par une clientèle de déclassés. Nous sommes des
exilés sociaux et nous emportons la littérature dans nos maigres bagages. »
gennaio 14, 2009
Da ciò che batte sotto la pelle al formalismo dei dizionari. Su La poesia e lo spirito.
Da stanotte la mia risposta (poco sofistica, molto poco sofistica) a Giulio Mozzi sulla questione della “cultura che non paga” e del “professionismo” in letteratura. Su La poesia e lo spirito. Qui.
gennaio 13, 2009
Il ritorno dell’incubo del diavolo su La poesia e lo spirito
Replica di Il ritorno dell’incubo del diavolo su La poesia e lo spirito. Oggi.
gennaio 10, 2009
Breve viaggio con Fellini #1 (su La poesia e lo spirito.)
Da stamattina la prima breve tappa di un mio breve viaggio con Federico Fellini. Su La poesia e lo spirito. Qui.
[Immagine: da "Giulietta degli spiriti", 1965]
gennaio 8, 2009
“Voi dovete soltanto scrivere.”
Torno a cose un po’ più serie. Su Ibridamenti una mia nuova pagina del “Diario di un milanese”.Parlo di La battaglia di Algeri, di Gillo Pontecorvo. E soprattutto dell’oggi. Qui. Tutto torna, si ripete, le melodie sono differenti ma le armonie sempre le stesse. “Voi dovete soltanto scrivere”. E’ una battuta importante di quel film. [Nella foto una famosa inquadratura.]





