
GUIDARE
Sogno vetture sport, io che le guido
felice. Rosse, gialle, come sull’autopista
di bambino. Ma io dentro, a sterzare,
derapare, frenare, a pochi metri dal nulla.
Mi manca, guidare. Calciare il pedale
del chi s’è visto, sempre a un passo
dal suicidio. Sei più forte, sei ora
padrone di farlo, con uno scatto nero.
Da piccolo, sull’auto a pedali, rossa,
di ferro. Ma anche nello scatolone
del super, un coperchio nelle mani,
e wroom wroom, per ore.
In auto, a papà chiedevo sempre:
“Papà, quella che macchina è?”.
Lo sapevo bene, ma volevo la conferma
di dio, di Nettuno anfibio ora su terra, ai
pedali, al volante, di corazzata Ford.
Fangio, cinque volte campione, lo vedeva
lui a Ospedaletti, negli anni 50.
Nel sole, le braccia a nodi, girava le auto
pesanti. Poi, dopo decenni, vedevamo Prost
e Senna, io e CK. Bravo, il paulista
della mia età, morto mentre amavo,
un primo di maggio di ormai secoli fa.
Guidare, guidare. Sulla Dyane scodinzolavo
dove non si deve. E quelle curve a ottanta,
col rischio di rovesciare il guscio blu di noce.
Papà amava quella vetturetta. Me la rubava
per andare al lavoro, e io gli rubavo la Lancia.
La francesina squittiva, ma bucava anche il gelo,
e lui amava quel verso da topo di cartone animato.
Guidare la Opel familiare, la Citroen Ax comprata
da un cinese, la Uno. La Chrysler, una vecchia
Triumph, un’Alfa. E decine di auto a noleggio,
come il personaggio di un mio romanzo, un killer,
che mi somiglia, Bruno. Renault ne guidai a mazzi,
e poi, indietro, indietro! ecco, da militare, i vecchi
camion, con le ridotte. E lo sterzo immenso, per bicipiti
di soldato Ryan, scomparso solo a se stesso.
Guidare è potere. Per strade di montagna, per
spine dorsali, in rettilinei folli, di notte, a urla di motore
nel silenzio, puro. Urlando anche tu, dentro,
e fuori, per una folle felicità, senza nessun bisogno
di musica, di versi, d’amore, di nulla. Il rombo, solo.
ECCO IL BREVE VIDEO ” ON BOARD” DI SIR STERLING MOSS, UN ALTRO GRANDE CAMPIONE.
Bravo Franz. Hai fatto bene a ricordarci questi versi di vita.
Ti auguro un sereno e, perchè no?, anche folle fine anno e ottimi giorni
per il 2009. Che siano sempre di vita e di scrittura!
Questa volta l’abbraccio di cuore è esteso anche ai tuoi cari.
jol
Commento by jolanda catalano — dicembre 31, 2008 @ 9:22 pm
grazie! un felice 2009 anche a te e alle tue figlie!
franz
Commento by Franz Krauspenhaar — gennaio 1, 2009 @ 1:55 am
ciao Franz!
ti auguro per quest’anno di essere sempre così come sei e di scrivere sempre così come scrivi. un bacione
fem
P.S: hai visto su fb il mio inizio anno in grande stile?? ;-))
Commento by fem — gennaio 1, 2009 @ 2:26 pm
grazie! vado subito a vadere!
baci
franz
Commento by Franz Krauspenhaar — gennaio 2, 2009 @ 1:30 pm
inizio “di gran classe” eh?? ;-)
Commento by fem — gennaio 2, 2009 @ 3:15 pm
Bellissima la poesia. Si incontra l’infanzia, la felicità di imitare la realtà come un gioco.
Un inno alla macchina, creatura di velocità e centro vitale del ricordo,
padre/ figlio/macchina: trinità.
La foto del bambino felice
chiede un sorriso
e sorrido
(nascosta)
come una sorella.
Commento by véronique vergé — gennaio 3, 2009 @ 1:51 pm
ciao trésor, un abbraccio trés fort!
Commento by Franz Krauspenhaar — gennaio 3, 2009 @ 3:29 pm
Ci sono stato sulla Dyane. Quanti furti tentati; qualche buco per un volante scassato. Ora noi. Scarpette chiodate plastica al corpo, ballo argentino dei Mondiali ai piedi. Fine primavera e sono solo tre mesi alla Spagna. Via Novara e semafori; sull’erba di Trenno ti vedo adulto. Due calci e tanta corsa; non ho mai saputo ricevere palla. Ho visto e ricordo chi sorridente dribblava. Magia che avrei voluto far mia. Ti verrò a bussare; cuore, ascensore, porta e tutto il resto. Aspettati una Ghirlanda, alla mia mano. Milano non è più.
Commento by Roberto — gennaio 8, 2009 @ 1:41 am
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