Mi si viene a dire ( a scrivere) che se noi scrittori da qualche migliaia di copie spariamo nessuno si strappa i capelli.
Io credo che sarebbe positivo. I capelli prima di tutto.
Mi si viene a dire che parlare di Philip Roth in una discussione su Facebook equivale a “farsi le seghe”: ecco, siamo al grado zero del pensiero; siamo al “colpito e affondato” del mediatore “culturale” alla D’Orrico.
Vai dal tuo Lettore, rientrando, e picchialo a sangue. Tu non sai perchè ma lui, sicuramente, sì.
Non si tratta di chiedere, si tratta di pretendere: il giusto, l’equo.
Non si tratta di essere autori. Prima dobbiamo essere uomini, o donne. Poi, autori. Prima il rispetto umano. Poi quello per l’autore. Se non mi rimborsi, non mi rispetti nè come autore nè come uomo. Se non mi rimborsi, sei un miserabile. Se non mi rimborsi, vaffanculo e và a giocare coi ragazzini, non fare l’operatore culturale, stronzo.
Chi ti dice che per scrivere devi lavorare non ha capito cosa voglia dire scrivere. Scrivere è un lavoro chirurgico: devi incidere nella carne. Poi puoi anche pisciare scrittura, ma lo fai a occhi chiusi.
Se la RAI TV non ti paga il rimborso vuol dire che la RAI TV, da un punto di vista morale, delinque.
Se non hai il coraggio di dire quello che pensi sei un vigliacco e un peso per chi fa questo lavoro. Non esistono colleghi, spesso esistono nemici involontari.
Un dubbio: ma “spariamo” (“se noi scrittori da qualche migliaia di copie spariamo nessuno si strappa i capelli”) è voce del verbo “sparire” o “sparare”? INMH è meglio sparare (quando i bersagli sono giusti) che sparire…
Sul “rimborso” da parte delle destre-sinistre amministrazioni locali del Bel Paese, avrei un piccolo nanetto da raccontare.
Anni fa ricevo una telefonata dal presidente dei beni culturali della mia città che mi chiede: “Senti, siccome dobbiamo preparare il calendario culturale degli incontri estivi, avresti qualche poeta da proporre?”. Io lì per lì esito, poi di colpo mi viene un’illuminazione e gli propongo di invitare un relativamente giovane poeta italiano che da poco aveva pubblicato una raccolta di poesie da Garzanti. Subito il tipo mi chiede: “Ma dove vive questo tuo poeta?”. Un po’ stupito dalla domanda, gli rispondo: “Ascoli Piceno”. E quello: “No, è troppo lontano”.
Commento by macondo — dicembre 28, 2008 @ 4:23 pm
Vivere in questa nazione è un lusso che pochi si possono permettere,scrittori e poeti in modo particolare.
Commento by Gena — dicembre 28, 2008 @ 9:16 pm
Gena, se ti riferisci a questo (testimonianza ricevuta) sono d’accordo con te:
Un messaggio cordiale di fine anno a tg1 tg2 rete 4 canale 5 italia uno,
Claudio Pagliara su tutti, ma anche il tg3:
ANDATE A FARE IN CULO.
Siamo sotto le bombe a Gaza, e molte sono cadute a poche centinaia di
metri da casa mia. E amici miei, ci sono rimasti sotto. Siamo a 160
morti sinora, una strage senza precedenti. Terroristi? Hanno spianato il
porto , dinnanzi a casa mia e raso al suolo le centrali di polizia. Mi
riferiscono che i media italiani tutti in toto danno per buono il
comunicato militare israeliano di base terroristiche bombardate.
Cazzate. Li ho conosciuto, questi ragazzi, li ho salutati tutti i giorni
recandomi al porto per pescare coi pescatori palestinesi, o la sera per
recarmi nei caffè del centro. Diversi li conoscevo per nome. Un nome,
una storia, una famiglia. Sono giovani, diciotto ventanni, per lo più
che se ne fottono di Fatah e Hamas, che si sono arruolati nella polizia
per poter aver assicurato un lavoro in una Gaza che sotto assedio ha
l’80 percento di popolazione disoccupata.
Aprite le orecchie, colletti bianchi della disinformazione occidentale.
Queste divise ammazzate oggi (senza contare le decine di civile che si
trovavano a passare per caso, molti bambini stavano tornando a casa da
scuola) sono i nostri poliziotti di quartiere. Se ne stavano tutti i
giorni dell’anno a presidiare la stessa piazza, la stessa strada, li ho
presi in giro solo ieri notte per come erano imbaccuccati per riparsi
dal freddo, dinnanzi a casa mia. Non hanno mai sparato un colpo verso
Israele, ne mai lo avrebbero fatto, non è nella loro mansione. Si
occupano della sicurezza interna, e qui al porto siamo ben distanti dai
confini israeliani. Ho una videocamera con me ma sono un pessimo
cameraman, perchè non riesco a riprendere i corpi maciullati e i volti
in lacrime. Non ce la faccio. Non riesco perchè sto piangendo anche io.
Ambulanze e sirene in ogni dove, in cielo continuano a sfrecciaree i
caccia israeliani con il loro carico di terrore e morte. Devo correre,
all’ospedale AL Shifa necessitano di sangue.
Non sono umani, credo che non lo siano mai stai.
Vittorio Arrigoni
Commento by macondo — dicembre 29, 2008 @ 12:40 am
Ciao franz. ho postato un commento sullo sciopero dagli ibridati, ma era rivolto anche a te.
Commento by mario pandiani — dicembre 29, 2008 @ 3:21 am
Chiedo scusa a Franz! Ma sei lo stesso macondo di zam?
Gena
Commento by Gena — dicembre 29, 2008 @ 1:49 pm
@ gena
no, lo siento
estoy en otra latitud (pero no conozco a zam)
Commento by macondo — dicembre 29, 2008 @ 3:00 pm
grazie mario.
Commento by Franz Krauspenhaar — dicembre 30, 2008 @ 9:22 am