Dall’omonimo album degli STEELY DAN, uscito nel 2000. Ovvero Donald Fagen (il Kubrick della musica, per il suo talento unito a un perfezionismo quasi disumano) e Walter Becker.
La mania del suono perfetto, un sound inconfondibile trovato presto e mai più lasciato, pochi album, turnisti finiti dallo psichiatra a causa dell’ossessività del duo di incontentabili. Il canto stirato di Fagen, la mente. Un album, firmato solo da quest’ultimo, The nightfly, del 1982, che è rimasto per la maggioranza dei critici il più bell’album di pop music mai realizzato. Un concept-album sull’essere disc-jockey negli anni ‘50 del rockabilly e del grande jazz. Una dichiarazione d’amore al passato che vende milioni di dischi in un’epoca di fuffa elettronica e non.
Uno stile che mette insieme il jazz al rock al pop in una sintesi carezzevole, che ha spazio talvolta anche per un’espressione grintosa. Mai sopra le righe, gli Steely Dan da quasi quaranta anni (i due si incontrano nel 1967, fricchettoni innamorati soprattutto del jazz di Charlie Parker) coerentemente si ripetono con poche variazioni. Ossessivi in tutto, bravi in tutto. C’è fuoco che cova nel loro senso della misura, nella loro modernissima pulizia. Fagen e Becker: due metronomi pieni di fantasia e di gusto.

Un bacio a te!
Coucou
véronique
Comment by véronique vergé — November 2, 2008 @ 7:02 pm
Sì, però con quelle facce…;-))
lorenz
Comment by lorenzo galbiati — November 4, 2008 @ 11:10 am
soffrivo come un cane quando, nei negozi HIFI e di dischi in genere, Nightfly veniva utilizzato come test per la prova impianto. Pensavo, all’epoca, che era un’opera nata nel momento sbagliato, quello della nascita del CD. Ancor oggi, fedele nel pensiero di allora, Nightfly gira su un rega P3, cablato argento, con sumiko blue point: giustizia è fatta! Un caloroso ed affettuoso saluto, A.
Comment by Antonello Bellanca — November 4, 2008 @ 9:57 pm