Verso montagne blu, contro cieli colore
del mio solo compagno, l’orologio d’acciaio.
Incespicando betulle al passaggio contorto
di piaghe. Venute dal nord. Eccole ai rami,
restano attaccate come foglie dalle nervature
di mascara, per occhi di bosco.
Nel cuoio gettato al vento, di sera, la Svizzera,
addomesticata dal foehn, tra tornanti elettrici
guidati dal torcersi dei monti, supera se stessa.
A valle. In crinali superbi e brutali, e il verde mela-
- bellezza di laghi a venire, nel getto delle nubi.
Le tane delle volpi, tessute di calma. Come finestre
al covo delle buche. Mille stelle raschiano l’aria fedele
della Svizzera interna, da cantone a cantone, metri.
L’ uno lontano dall’ altro. Si spogliano di canzoni e
di pascoli di mucche incinte. La città pungerà. Ago.
Enorme, nel giro di chilometri. Trifoglio e muro di cinta.
[Immagine: FK - L'erba del vicino - 2008]

Respiro…
Commento by véronique vergé — ottobre 30, 2008 @ 1:18 pm
grazie cara. un bacio grande. (sono contento di aver scritto
qualcosa di meno negativo del solito.)
Commento by franz krauspenhaar — ottobre 31, 2008 @ 1:02 am
come fosse una donna, l’accarezzi di vento, la spogli e la cingi.
“ro(b)ba” de lux
Commento by natàlia — novembre 10, 2008 @ 2:38 am