The FK experience

ottobre 24, 2008

Dalla clinica psichiatrica [REMIX]

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 8:00 am

yippo.jpg

Scriverò un’altra sfilza
edificante, l’assaggio sale su
chiodato per la gola. Ensor lo vidi
persino al museo, tra
le sue maschere, come
il salumiere tra i clienti fissi.

[nome delle creature quello vero]

Vino e birra. Lo sbronzo non
sapeva dov’era. La poesia
è muta come la scala B, calva
come la follia che hai fatto,
sporge come un suicida.
E un operaio sghignazzava.

[soffre la nostra voglia d'essere]

“Non è valido! Non è valido!
Non è valido! So scrivere meglio io
la lista della spesa! Siete bravi
a mangiare senza muovervi dalla
sedia, io sui tubi grondanti piscio
le rime dell’edilizia franca!”

[soffre la nostra voglia, la nostra voglia soffre]

Sono diventato moralista al cubo,
intubo sentenze e massime
giù nella gola, il cibo liquido,
fino alla fine del componimento.
In alto perciò i cuori di pietra!
In alto i calici del grande sbronzo!
In alto i camici delle infermiere!

[in alto in alto, in alto i camici]

E se non conosci Ensor affrettati,
è uno delirante, made in Belgium,
un cantore di corte vuota, solo spettri
che rodono, che pisciano nei vasi
del disumano. Io, qui all’asylum
per prestatori tumefatti, con l’anima
gonfia di preservativi, vado avanti
a cadaverilene malmostato, 100 mg.

[su per la gola, come rovina e calcio]

Quattro signori pazzi guardano l’aria
cadere, una donna è sdentata, una
volta era bella e sapeva di confettura
alla fragola, mi ha detto il marito
in visita. Il professore è candido
forse per via del camice, e Sonia,
l’infermiera dalle tette lunghe, con
le labbra Gran Riserva, mi suscita
erezioni di tenerezza splendida.

[incuba del dolore la sofferenza estrema]

Qui non si sta male. Ricordo di nuovo
l’operaio, che sghignazzava dal ponteggio
mentre nevicava pelle bianca, e gli alberi
simulavano un pestaggio. Erano ridotti
all’osso, come ciminiere smangiate
dal fumo, che lentamente ritornava indietro.

[che lentamente lentamente ritornava indietro]

Ricordo che scrivevo molto, le sere
soprattutto d’estate, il notes
sulle ginocchia color malva, i testicoli
introflessi dall’angoscia, le murene a percorrere
la mia schiena con un fischio di treno
sgozzato da coltelli di lamento.

[coltelli e coltelli di lamento]

Poi mi spensi come un sigaro rubato,
venni portato qui da una Citroen bianca,
familiare, ardimentosa a scantonare
nel traffico topesco della sera.
Dai polsi sudavo stigmate di nonsense
aperto, a liquidare il mio sangue
di santo apposito, di santo curioso
non ufficiale, fustigato dal male.

[male fustigato, fustigato dal male]

Qui si sta bene. Il ronzio della mente
fa buon brodo sullo sciacquio dei sensi
sedati. Fissato alla parete, prendo la dose
elettrica e mi scuoto come un cane
nella pioggia, le gocce sparano dal bianco
della camicia, nell’ombra lieve separata dal corpo.

[Immagine: FK - Yippo-2008] colonna sonora da dare i numeri:KRAFTWERK – NUMMERN

3 commenti »

  1. Una poesia che dà scosse nel cuore, nel corpo.
    Poesia eletricca,
    universo di clinica psichiatrica, chiusura, corpi e menti in frammenti,
    colori ammalati, odori dei corpi in angoscia, universo sempre porco.

    Amo questa poesia Franz!
    E’ riuscita, viene nel ricordo in dolore,
    dolore chimica.

    Commento by véronique vergé — ottobre 24, 2008 @ 10:06 am

  2. Vero, Franz. Una colonna sonora che rimbomba stridula e davvero fa dare
    i numeri, o meglio fa uscire fuori di testa.
    I versi li conoscevo già a parte, mi sembra, quelli reiterati dentro le
    parentesi. Per non ripetermi, ti dico che come li ho apprezzati allora,
    così continuo adesso,se ricordi, ti avevo inviato pure una mail.
    Quanto tempo, Franz!

    un abbraccio di buona notte anche a Yippo
    jol

    Commento by jolanda catalano — ottobre 24, 2008 @ 11:39 pm

  3. ciao véronique, un caro abbraccio.

    solo una cosa: “universo sempre porco”?
    nel senso di sporcaccione?:-)

    grazie jol, mi ricordo della tua mail!
    stavolta ho aggiunto poche cose tra parentesi,
    come un “remix”; in quelle parentesi una specie
    di coro greco.

    ancora grazie, un bell’abbraccio e riferirò a Yippo
    del tuo abbraccio per la prossima notte!

    Commento by franz krauspenhaar — ottobre 25, 2008 @ 1:41 pm

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