Continua il breve viaggio nella musica elettronica tedesca, a partire dai Kraftwerk. Dopo Karl Bartos, co-autore di varie melodie entrate nella storia coi Kraftwerk, è la volta del percussionista Wolfgang Flur, attivo nel gruppo di Duesseldorf dal 1973 al 1987. E autore di un libro controverso sulla lunga esperienza musicale e umana, “Io ero un robot“, uscito qualche anno fa. Flur è quello che, anche attraverso il libro, è stato il più polemico verso gli altri compagni, Ralf Huetter (la mente melodica) e Florian Schneider (la mente tecnica) in testa. A sentire ciò che ha espresso dal vivo e seguendo alcune interviste, Flur mi appare però come il più poliedrico: non solo musicista, ma anche intrattenitore, scrittore (per quel che ho letto del libro, cioè stralci, non particolarmente brillante) ma sicuramente uomo colto. Come il collega Bartos, la sua produzione solista – col marchio Yamo - segue la scia dei Kraftwerk anche per quello che riguarda gli appigli tematici. E’ il caso di questa Cover girl, che segue il famoso singolo dei Kraftwerk The model. Se in quel pezzo lontano la modella era quasi un’idea astratta, una specie di crittogramma, ora, in Cover girl, siamo ai nostri tempi, alla ragazza-copertina, appunto; e ne viene fuori una storia, la salita e la caduta tramite uno scandalo. Il simbolo, la rarefazione, l’astrazione qui vengono sostituiti da una musica più calda, sempre ipnotica, semplice, sensuale e di grande impatto; e lo show della ragazza sul palco riporta alla “carne” di una realtà pulsante.
Ecco il video di Cover Girl
ottobre 22, 2008
Cover girl, di Wolfgang Flur
5 commenti »
RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URL

ciao Franz,
probabilmente lo conosci già: un anno fa mi sono letto il libro di Jiulian Cope,
“Krautrocksampler. Guida personale alla Grande Musica Cosmica dal 1968 in poi”
(Fazi, collana Lain, 2006). Un libro scritto da un musicista inglese (emerso nel periodo
new wave) grande appassionato di kraut rock. senza entrare troppo nel merito: è uno spasso.
Ciao
Lorenzo
Commento by Lorenzo — ottobre 23, 2008 @ 12:09 pm
no lorenzo, non l’ho letto. in che senso è uno spasso?
Commento by Franz Krauspenhaar — ottobre 23, 2008 @ 1:11 pm
Nel senso che julian cope, pur essendo un musicista, è uno scrittore
davvero bravo. inoltre, che il libro è stato scritto in un momento in
cui nessuno parlava più di kraut rock: lui esalta i protagonisti (con
tanto di biografie, critica musicale sui generis, lode alle copertine,
ecc.ecc.) riconoscendo a loro un merito enorme: di avergli salvato la vita!
Si deve pensare a questo, comunque: l’industria musicale inglese è qualcosa
di titanico, che noi non riusciamo a cogliere appieno. vivono di musica
(contemporanea, diciamo) e vanno dalle cose più infime (qualsiasi gruppetto
di pop-rock che dopo un singolo si becca le copertine di riviste inutili,
ma anche molte date per concerti..) alla musica più rivoluzionaria e nuova
oggi suonata (2 nomi, uno per ognuno degli ultimi decenni: aphex twin e
burial. possono non piacere, certo, ma hanno segnato dei limiti, cosa
difficile da fare, sempre).
Per questo motivo, trovare un musicista inglese emerso nel periodo new wave
che dichiara come il krautrock sia la massima espressione musicale
di quel periodo vuol dire avere le idee chiare. ecco, un due citazioni:
“Il Krautrock è rimasto nascosto agli occhi di un pubblico probabilmente
ignaro di quella sacra combinazione di Stooges, Sun Ra e MC5 tutti sullo
stesso palco. Un cazzuto rock cosmico trascendentale suonato da
poeti-druidi visionari in anfetamina e suuuuper-fuori-di-testa!”
“Questo è il Krautrock: una delle più strabilianti, evocative, eroiche
immagini dell’Uomo al culmine della propria Magica Potenza Creativa.”
Puro stile Lester Bangs.
Visto il vuoto assoluto di critica musicale qui da noi (oggi il miglior
critico musicale, per me, è di nuovo un inglese: Simon Reynolds,
le cose più belle pubblicate da ISBN), il libro merita.
Lorenzo
PS: è appena stato pubblicato Japrocksampler. Come i giapponesi del
dopoguerra uscirono di testa per il rock ‘n’ roll”, (Arcana, 2008) sempre
Julian Cope – che ha, fra i suoi obiettivi dichiarati, quello di fare un
libro sul rock progressivo italiano…
Commento by Lorenzo — ottobre 23, 2008 @ 1:53 pm
notevole! me lo procuro, quel libro.
grazie lorenzo, benvenuto qui e complimenti
per la tua preparazione. domani a proposito
di krauti c’è il remix di una mia poesia
“dalla clinica psichiatrica” con una colonna
sonora da “dare i numeri”: nummern dei kraftwerk.
ciao!
Commento by Franz Krauspenhaar — ottobre 23, 2008 @ 10:26 pm
I used to be more than happy to find this site.I wanted to thanks for this nice read!! I undoubtedly having fun with each little little bit of it and I’ve you bookmarked to take a look at new stuff you post. Anyway, in my language, there will not be much good source like this.
Commento by viec lam online — gennaio 13, 2011 @ 6:45 pm