
Nel tuo libro Era mio padre scrivi: “Non è questione di successo o insuccesso, di critiche buone o cattive: è che il mondo delle lettere è un mondo dove due più due non fa mai quattro, un po’ come in amore.” Perché secondo te i libri in qualche modo criticati sono spesso anche quelli più venduti?
Per il marciume insito nella società letteraria, e poi due più due non fa mai quattro per l’assenza
di un metodo per misurare la qualità del lavoro. Sì, ci sono le critiche, ma quando arrivano? La letteratura non è una scienza esatta e ci sono troppe variabili: c’è il gusto, il momento storico, e poi può essere pericoloso quando si scrivono libri come questo. Infatti sono ridotto a uno straccio.
Le auto, quel filo rosso che ti lega a tuo papà, nella vostra famiglia sono mai state simbolo di sicurezza, forza, lusso o potere come potrebbe succedere in qualsiasi famiglia tipicamente italiana?
Non particolarmente. Per quanto… forse attraverso i racconti di mio padre so che mio nonno (che non ho mai conosciuto), era un appassionato, era ricco e aveva un sacco di macchine. C’è sempre stata una mitizzazione dall’alto, la passione dell’automobilismo che ho preso da lui… quindi sì.
In Era mio padre scrivi ancora che “non si riesce a discutere nei blog letterari. Sono continui monologhi, farsesche prese di posizione; gli scrittori seri si mettono in gioco come dilettanti”. Quali sono il ruolo e la funzione dei blog letterari?
Quella è una specie di invettiva, nel libro ricorrono queste invettive su tutto e tutti ma non si tratta necessariamente di un pensiero completo e razionale. Riflette anche lo stato d’animo del momento in cui il libro è stato scritto. Il libro è anche, nella sua parte metaromanzesca, una registrazione dell’umore di chi scrive, quindi DI quello che vive. Ora, i pensieri non sono mai esaustivi quando vengono registrati al momento ma sono, soprattutto nei casi di invettive come queste, dei pensieri parziali. La funzione del blog è importante, secondo me. C’è circolazione di testi di esordienti e di non esordienti. Io mi sono dato come compito personale anche quello di dare spazio a giovani che cominciano adesso, e che vedo come abbastanza meritevoli. Naturalmente il livello non è sempre alto. Al contrario di altri colleghi, sono convinto che uno scrittore sia una macchina creativa in movimento, in progressione, quindi cerco di dare soprattutto uno spazio a chi ha delle potenzialità. Non voglio fare bella figura a tutti i costi ma pubblico molto, pubblico cose anche di altri, mi sono dato questo compito di fare anche da editore, editore di cose meno conosciute. Quindi c’è circolazione di idee, di testi nuovi, di persone nuove; un modo per confrontarsi, per mettere insieme idee diverse, farsi conoscere e autopubblicizzarsi, in qualche modo. Anche se in Nazione Indiana non possiamo per statuto pubblicizzare cose nostre, il nostro lavoro. Per esempio il mio libro non è stato assolutamente pubblicizzato per via dello statuto… (more…)