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	<title>Commenti a: Gainsbourg-Krauspenhaar / Sono venuto a dirti&#8230; della mia pazienza</title>
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	<description>il sito di Franz Krauspenhaar</description>
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		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
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		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2008 20:49:01 +0000</pubDate>
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		<description>belle, nina! grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>belle, nina! grazie.</p>
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		<title>Di: Nina Maroccolo</title>
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		<dc:creator>Nina Maroccolo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 15:18:11 +0000</pubDate>
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		<description>NEL PASSO TURBINANTE D&#039;UN CIECO
NELLO STRILLO ACUTO DEL CALCAGNO

SE UN UOMO SA ASPETTARE
ADDENTERA&#039; IL SOLE INSACCATO</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>NEL PASSO TURBINANTE D&#8217;UN CIECO<br />
NELLO STRILLO ACUTO DEL CALCAGNO</p>
<p>SE UN UOMO SA ASPETTARE<br />
ADDENTERA&#8217; IL SOLE INSACCATO</p>
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		<title>Di: Nina Maroccolo</title>
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		<dc:creator>Nina Maroccolo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 15:15:16 +0000</pubDate>
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		<description>E SMASCELLA, SCOLPISCE
L&#039;AFA DI SEMPRE.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E SMASCELLA, SCOLPISCE<br />
L&#8217;AFA DI SEMPRE.</p>
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		<title>Di: Nina Maroccolo</title>
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		<dc:creator>Nina Maroccolo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 15:13:20 +0000</pubDate>
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		<description>HA FORZA, DENTRO!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>HA FORZA, DENTRO!</p>
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		<title>Di: Nina Maroccolo</title>
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		<dc:creator>Nina Maroccolo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 15:11:35 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;uomo che ha pazienza è vento indomito su tutti i mari.
*
sempre Nina</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;uomo che ha pazienza è vento indomito su tutti i mari.<br />
*<br />
sempre Nina</p>
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	<item>
		<title>Di: Nina Maroccolo</title>
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		<dc:creator>Nina Maroccolo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 15:09:55 +0000</pubDate>
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		<description>La pazienza è una variabile del tempo. Dentro e fuori di noi.
____________________
Il tempo s&#039;è stinto
nel vento che -fa.

C&#039;innalzava tutti
quel vento,
c&#039;innalzava linfa.
Fiotto
d&#039;idillio su idillio
c&#039;innalzava mare.
____________________
A Franz da Nina</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La pazienza è una variabile del tempo. Dentro e fuori di noi.<br />
____________________<br />
Il tempo s&#8217;è stinto<br />
nel vento che -fa.</p>
<p>C&#8217;innalzava tutti<br />
quel vento,<br />
c&#8217;innalzava linfa.<br />
Fiotto<br />
d&#8217;idillio su idillio<br />
c&#8217;innalzava mare.<br />
____________________<br />
A Franz da Nina</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: .</title>
		<link>http://www.markelo.net/2008/08/29/gainsbourg-krauspenhaar-sono-venuto-a-dirti-della-mia-pazienza/comment-page-1/#comment-18197</link>
		<dc:creator>.</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2008 20:32:25 +0000</pubDate>
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		<description>La mia candela risplendette da sola in una immensa valle.
I raggi della notte infinita convergevano su di lei,
finche il vento la spense.
I raggi della notte infinita
convergevano sulla sua immagine,
finche il vento la spense.

W. Stevens</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La mia candela risplendette da sola in una immensa valle.<br />
I raggi della notte infinita convergevano su di lei,<br />
finche il vento la spense.<br />
I raggi della notte infinita<br />
convergevano sulla sua immagine,<br />
finche il vento la spense.</p>
<p>W. Stevens</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Franz Krauspenhaar</title>
		<link>http://www.markelo.net/2008/08/29/gainsbourg-krauspenhaar-sono-venuto-a-dirti-della-mia-pazienza/comment-page-1/#comment-18163</link>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2008 16:25:27 +0000</pubDate>
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		<description>grazie a tutti. gainsbourg è stato veramente un grandissimo personaggio, poliedrico e musicalmente sempre avanti; e pensare che oggi avrebbe 80 anni (era del 1928).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>grazie a tutti. gainsbourg è stato veramente un grandissimo personaggio, poliedrico e musicalmente sempre avanti; e pensare che oggi avrebbe 80 anni (era del 1928).</p>
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	<item>
		<title>Di: jolanda catalano</title>
		<link>http://www.markelo.net/2008/08/29/gainsbourg-krauspenhaar-sono-venuto-a-dirti-della-mia-pazienza/comment-page-1/#comment-18120</link>
		<dc:creator>jolanda catalano</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 23:34:09 +0000</pubDate>
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		<description>???????????????????????????????????????!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>???????????????????????????????????????!!</p>
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	<item>
		<title>Di: Guido Tedoldi</title>
		<link>http://www.markelo.net/2008/08/29/gainsbourg-krauspenhaar-sono-venuto-a-dirti-della-mia-pazienza/comment-page-1/#comment-18118</link>
		<dc:creator>Guido Tedoldi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 23:14:17 +0000</pubDate>
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		<description>Pazienza, pazienza...

Nel Sudafrica di Nelson Mandela, quello successivo alla fine dell&#039;apartheid, istituirono i tribunali del perdono. Erano luoghi di discussione pubblica in cui sia le vittime sia i loro persecutori erano invitati per parlare di quello che avevano fatto, detto, subìto, pensato, voluto, ottenuto. In altre parole le persone erano chiamate lì per spiegarsi, senza omettere nulla. Nemmeno le atrocità più dolorose, nemmeno i crimini più efferati.
Al termine delle discussioni, quei tribunali non emettevano condanne. Non erano istituiti per dire: questa è la società giusta, quello lì è il debole che ha subito un torto, quello là è il forte che viene condannato. In quei luoghi le persone che avevano subito dicevano: «Tu, maledetto figlio di una puttana bianca, mi hai torturato e ucciso i miei parenti, e avresti ammazzato anche me se non te l&#039;avessi impedito». E le persone che avevano infierito dicevano: «Tu, negro di merda, non sei nemmeno un essere umano».
Al termine delle discussioni, quei tribunali sentenziavano: pace. «Siamo in un solo Paese, facciamo parte di un solo popolo. Dobbiamo convivere. Tu, maledetto figlio di una puttana bianca, lavorerai insieme a quel negro di merda a maggior gloria di questo Paese la cui bandiera multicolore rappresenta tutti noi».

Hanno funzionato, quei tribunali del perdono? Forse sì e forse no, ma hanno ottenuto un risultato: hanno spazzato via l&#039;ipocrisia. Ogni persona ha parlato per sé, non in quanto bianco o nero, e ha raccontato quello che ha fatto o non ha fatto. Le proprie debolezze e le proprie virtù. E tutti gli altri lo hanno ascoltato, e adesso sanno. Ognuno sa chi sono tutti gli altri.

Con le persone corrette è più bello lavorare. Il fatto che sia più bello, non implica l&#039;obbligo di lavorarci insieme.
Con chi ha commesso scorrettezze, e continua a commetterle, non si può lavorare. Non è (del tutto) questione di trovarsi simpatici o antipatici. È che una persona corretta può dire tutto fino in fondo, invece una persona che commette scorrettezze le tiene nascoste (aggiungendo scorrettezze a quelle già commesse). Viene a mancare la necessaria fiducia.

Guido Tedoldi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pazienza, pazienza&#8230;</p>
<p>Nel Sudafrica di Nelson Mandela, quello successivo alla fine dell&#8217;apartheid, istituirono i tribunali del perdono. Erano luoghi di discussione pubblica in cui sia le vittime sia i loro persecutori erano invitati per parlare di quello che avevano fatto, detto, subìto, pensato, voluto, ottenuto. In altre parole le persone erano chiamate lì per spiegarsi, senza omettere nulla. Nemmeno le atrocità più dolorose, nemmeno i crimini più efferati.<br />
Al termine delle discussioni, quei tribunali non emettevano condanne. Non erano istituiti per dire: questa è la società giusta, quello lì è il debole che ha subito un torto, quello là è il forte che viene condannato. In quei luoghi le persone che avevano subito dicevano: «Tu, maledetto figlio di una puttana bianca, mi hai torturato e ucciso i miei parenti, e avresti ammazzato anche me se non te l&#8217;avessi impedito». E le persone che avevano infierito dicevano: «Tu, negro di merda, non sei nemmeno un essere umano».<br />
Al termine delle discussioni, quei tribunali sentenziavano: pace. «Siamo in un solo Paese, facciamo parte di un solo popolo. Dobbiamo convivere. Tu, maledetto figlio di una puttana bianca, lavorerai insieme a quel negro di merda a maggior gloria di questo Paese la cui bandiera multicolore rappresenta tutti noi».</p>
<p>Hanno funzionato, quei tribunali del perdono? Forse sì e forse no, ma hanno ottenuto un risultato: hanno spazzato via l&#8217;ipocrisia. Ogni persona ha parlato per sé, non in quanto bianco o nero, e ha raccontato quello che ha fatto o non ha fatto. Le proprie debolezze e le proprie virtù. E tutti gli altri lo hanno ascoltato, e adesso sanno. Ognuno sa chi sono tutti gli altri.</p>
<p>Con le persone corrette è più bello lavorare. Il fatto che sia più bello, non implica l&#8217;obbligo di lavorarci insieme.<br />
Con chi ha commesso scorrettezze, e continua a commetterle, non si può lavorare. Non è (del tutto) questione di trovarsi simpatici o antipatici. È che una persona corretta può dire tutto fino in fondo, invece una persona che commette scorrettezze le tiene nascoste (aggiungendo scorrettezze a quelle già commesse). Viene a mancare la necessaria fiducia.</p>
<p>Guido Tedoldi</p>
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