Così venne il tempo dell’alloro. Nelle salse
del nostro scontento. Nelle tazze dell’ oro,
nel disdoro disadorno e carso. Venne il tempo
lasso, venne l’asparago bruciato, senza senso.
Venne il tempo del sonno sordido, assonnato.
Degli occhi arrossati dal canto, dal ruvido
vociare del francese, abbassato di tono:
al discounto del tuo sentimento.
Un uomo ha pazienza, un uomo ha costanza
se è un uomo di razza. Se dice “che pizza”
è perchè è in una pozza di noia, di assurde
combine con la fine. Sgocciola il tempo,
divenuto massimo, ingrossatosi come
una valvola; e così pronto a spegnersi.
Un uomo ha pazienza se è un uomo che aspetta,
che cerca l’accordo, che abbassa la cresta,
che finge di nulla, che urla al bisogno
quando il bisogno è già torto. Ma un uomo
va solo dove il vento, d’inverno, lo manda.
Fuori da un letto in piega, da un tavolo vuoto,
da un divano freddo e da una rabbia
immensa. Un uomo paziente ha pazienza,
finchè la pazienza gli volge le spalle,
e l’abbandona per sempre: nel vento, d’inverno.
(Ogni riferimento a storie vissute potrà pure essere casuale, comunque, secondo me, è bene pensarci sopra.)

la pazienza non è un atto dovuto ma voluto e -se mancano gli appigli- la sua presenza perde senso. e così come si è scelta (nel contesto in cui si è vissuta) la si abbandona, senza possibilità di ripensamento. e si continua a cercare (ma anche no!) con desiderio (non scontato) di sentirsi appartenenti a un nucleo/spazio (non necessariamente sentimentale) più vicino al proprio sentire.
è una considerazione, è un augurio.
Comment by a. — August 29, 2008 @ 9:33 am
La pazienza può essere un dono oppure una dannazione, a volte non la si sceglie, ma è lei che sceglie noi.E’ implacabile ed esigente come un usuraio.Si nutre di anime e poi se ne burla, come un vecchio cacciattore conosce bene la sua preda.
Gena
Comment by Gena — August 29, 2008 @ 11:22 am
Ti sia propizio il giorno
e la notte
mesaggera di parole,
sillabe
per nutrire le viscere
e l’anima inquieta
tra le ombre del tempo.
E luce d’alba
appena tratteggiata
oltre le linee ricurve
dove i piedi camminano.
buon giorno,Franz!
jol
Comment by jolanda catalano — August 29, 2008 @ 12:29 pm
tu non hai pazienza
Comment by gigetto — August 29, 2008 @ 1:57 pm
Una canzone che amo particolarmente che tocca il punto estremo del fine dell’amore.
Una canzone che dice tutto dell’infierno vissuto per quello che amo di più, accetta il tormento, poi, la liberazione, la parola che mette un termine al dolore.
Il ferito diventa allora quello che ferisce.
Un bello sorriso a Franz in ricordo del squisito pomeriggio nella sua città del suo cuore: Milano.
véronique
Comment by véronique vergé — August 29, 2008 @ 3:14 pm
Cos’é la pazienza? Amore? Saggezza?
Puo’ essere tutto anche una bomba ad orologeria.
Comment by stefania nardini — August 29, 2008 @ 7:41 pm
Pazienza, pazienza…
Nel Sudafrica di Nelson Mandela, quello successivo alla fine dell’apartheid, istituirono i tribunali del perdono. Erano luoghi di discussione pubblica in cui sia le vittime sia i loro persecutori erano invitati per parlare di quello che avevano fatto, detto, subìto, pensato, voluto, ottenuto. In altre parole le persone erano chiamate lì per spiegarsi, senza omettere nulla. Nemmeno le atrocità più dolorose, nemmeno i crimini più efferati.
Al termine delle discussioni, quei tribunali non emettevano condanne. Non erano istituiti per dire: questa è la società giusta, quello lì è il debole che ha subito un torto, quello là è il forte che viene condannato. In quei luoghi le persone che avevano subito dicevano: «Tu, maledetto figlio di una puttana bianca, mi hai torturato e ucciso i miei parenti, e avresti ammazzato anche me se non te l’avessi impedito». E le persone che avevano infierito dicevano: «Tu, negro di merda, non sei nemmeno un essere umano».
Al termine delle discussioni, quei tribunali sentenziavano: pace. «Siamo in un solo Paese, facciamo parte di un solo popolo. Dobbiamo convivere. Tu, maledetto figlio di una puttana bianca, lavorerai insieme a quel negro di merda a maggior gloria di questo Paese la cui bandiera multicolore rappresenta tutti noi».
Hanno funzionato, quei tribunali del perdono? Forse sì e forse no, ma hanno ottenuto un risultato: hanno spazzato via l’ipocrisia. Ogni persona ha parlato per sé, non in quanto bianco o nero, e ha raccontato quello che ha fatto o non ha fatto. Le proprie debolezze e le proprie virtù. E tutti gli altri lo hanno ascoltato, e adesso sanno. Ognuno sa chi sono tutti gli altri.
Con le persone corrette è più bello lavorare. Il fatto che sia più bello, non implica l’obbligo di lavorarci insieme.
Con chi ha commesso scorrettezze, e continua a commetterle, non si può lavorare. Non è (del tutto) questione di trovarsi simpatici o antipatici. È che una persona corretta può dire tutto fino in fondo, invece una persona che commette scorrettezze le tiene nascoste (aggiungendo scorrettezze a quelle già commesse). Viene a mancare la necessaria fiducia.
Guido Tedoldi
Comment by Guido Tedoldi — August 30, 2008 @ 1:14 am
???????????????????????????????????????!!
Comment by jolanda catalano — August 30, 2008 @ 1:34 am
grazie a tutti. gainsbourg è stato veramente un grandissimo personaggio, poliedrico e musicalmente sempre avanti; e pensare che oggi avrebbe 80 anni (era del 1928).
Comment by Franz Krauspenhaar — September 2, 2008 @ 6:25 pm
La mia candela risplendette da sola in una immensa valle.
I raggi della notte infinita convergevano su di lei,
finche il vento la spense.
I raggi della notte infinita
convergevano sulla sua immagine,
finche il vento la spense.
W. Stevens
Comment by . — September 4, 2008 @ 10:32 pm
La pazienza è una variabile del tempo. Dentro e fuori di noi.
____________________
Il tempo s’è stinto
nel vento che -fa.
C’innalzava tutti
quel vento,
c’innalzava linfa.
Fiotto
d’idillio su idillio
c’innalzava mare.
____________________
A Franz da Nina
Comment by Nina Maroccolo — September 12, 2008 @ 5:09 pm
L’uomo che ha pazienza è vento indomito su tutti i mari.
*
sempre Nina
Comment by Nina Maroccolo — September 12, 2008 @ 5:11 pm
HA FORZA, DENTRO!
Comment by Nina Maroccolo — September 12, 2008 @ 5:13 pm
E SMASCELLA, SCOLPISCE
L’AFA DI SEMPRE.
Comment by Nina Maroccolo — September 12, 2008 @ 5:15 pm
NEL PASSO TURBINANTE D’UN CIECO
NELLO STRILLO ACUTO DEL CALCAGNO
SE UN UOMO SA ASPETTARE
ADDENTERA’ IL SOLE INSACCATO
Comment by Nina Maroccolo — September 12, 2008 @ 5:18 pm
belle, nina! grazie.
Comment by franz krauspenhaar — September 13, 2008 @ 10:49 pm