The FK experience

August 25, 2008

Mosaicos

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 8:00 am

cossu-di-notte.JPG

La scrittura è la terra del fuoco,
la salute all’inferno, è tabacco
e memoria, è il cuscino che mi abita
la notte. Di giorno mi reputo più nero.
E ancora scrivo.

#

Fare benzina coi ricordi sfocati.
Esagerare nel crederli rivisti.
E scriverne ancora, come grappoli
di rumore, nel cono rovinoso
d’un sogno. Ricorrente.

#

E ancora scrivo. Non ho niente
da perdere: così scrivo.
Per riavere, per risarcirmi
gli occhi agglutinati
da ciò che non è stato.

#

E ancora scrivo. Miserie
che strisciano su corde,
nelle quali si stampano
mosaici, d’altri ricordi.

#

Gioie. Come non ricordarle.
Illusioni felici, a mani nude.
Grondiamo di presunzione
nel sentirci infelici.

#

Troppe parole. Il troppo è necessario.
Dobbiamo andare oltre: è sopra le righe
che si respira meglio, l’aria è più fine,
di montagna incantata, multipla.

#

Fine del giorno e della notte.
Si dorme come tramati a fitte
da una scossa, dai volt di neuroni
appena morti. Tutto è nostro.

[Immagine: Giovanni Cossu - Una notte all’opera del vetro, 2008]

13 Comments »

  1. Troppe parole. Il troppo è necessario.
    Dobbiamo andare oltre: è sopra le righe
    che si respira meglio, l’aria è più fine,
    di montagna incantata, multipla.

    Abbiamo bisogno di parole, le tue in particolare.

    Grazie Franz

    Comment by Gena — August 25, 2008 @ 12:24 pm

  2. avrei sottolineato anch’io lo stesso trend di parole…

    OT (scusa) il DIES IRAE me lo consigli? credo sia affine ai miei gusti deliro/lirici

    Comment by william dollace — August 25, 2008 @ 1:57 pm

  3. sì, è un libro che potrebbe piacerti, credo sia
    la cosa migliore di genna.

    ciao!

    Comment by Franz Krauspenhaar — August 25, 2008 @ 2:27 pm

  4. bene bene, poi ho visto che è un bel malloppone,
    li adoro. la cosa migliore sua? caspita.

    Comment by william dollace — August 25, 2008 @ 4:13 pm

  5. ciao, il 18 sett. alle h 21 giovanni choukadarian presenta il mio nuovo romanzo “vertoiba 5″, ed. zona all’anfiteatro del barrios di via barona a milano. ti aspetto.

    amrd

    Comment by alessandra mr d'agostino — August 26, 2008 @ 8:35 am

  6. Grondiamo di presunzione
    nel sentirci infelici.

    touchée…

    Comment by Sabrina — August 26, 2008 @ 2:58 pm

  7. Quando la Poesia chiama, il Poeta risponde.

    abbracci
    jol

    Comment by jolanda catalano — August 26, 2008 @ 4:41 pm

  8. @sabrina.

    parliamone.

    @jol.

    è un pò come la famosa frase: “dove natura crea, cirio conserva”:-)

    mi sembra tutto esagerato, io scrivo poesie, praticamente come tutti.

    (”mi chiamo walter siti, come tutti”)

    abbracci,

    Comment by Franz Krauspenhaar — August 26, 2008 @ 6:46 pm

  9. dai un’occhiata se e quando hai tempo al post del 6 agosto e vedi se non ho ragione…grazie..^^

    Comment by william dollace — August 26, 2008 @ 7:47 pm

  10. Franz, hai ragione sulla frase! :-) ma il caldo umido
    ha liquefatto il mio cervello, o almeno, quel poco che
    è rimasto.

    In effetti i versi mi garbano ma, ormai, qualunque cosa
    io scriva, tu rispondi : io non sono un poeta.
    Insisto, la poesia è un coro a più voci, tu sei una di quelle voci.

    riabbracci
    jol

    Comment by jolanda catalano — August 26, 2008 @ 9:33 pm

  11. “io scrivo poesie, praticamente come tutti”
    Anche questa dichiarazione la sento mia. Non è una questione di vera, o di falsa modestia. E’ proprio una soggezione verso la forma poetica, maturata sui banchi di scuola quando i Poeti li immaginavo come uomini (che erano esistiti anche poeti DONNA lo scoprii molto più tardi…)che galleggiavano a mezzo metro da terra. Quello che scrivevano mi era incomprensibile, come incomprensibile era l’esaltazione degli insegnanti, a riguardo. Mi ero fatta questa idea (dura a morire) che ci fossero dei codici segretissimi, che solo I Poeti conoscevano, e che mi sarebbero stati preclusi a vita, a meno di non trovarmi, per un evento fortuito, alla scuola di qualche Grande Poeta. Evento probabile quanto quello di trovarmi alla corte di qualche Sua Maestà.
    Verso la prosa invece sentivo di avere maggiori speranze. Si trattava di raccontare storie, e io di storie ne avevo in testa mazzi interi, e ogni giorno ne spuntavano di nuove, e raccontarle mi piaceva (oh, se mi piaceva) per cui mi sentivo già a buon punto. Per la prosa, mi dicevo, non serve l’investitura divina come per la Poesia.
    Sarà per questo che quando mi capita (raramente, ma mi è capitato) di esprimermi in versi, considero il risultato come una prosa criptata, come una mezza mappa del tesoro, una forma che mi consente l’enigma, il non-esplicitato, l’evocativo.
    Ma Poesia, no, per carità. Mi sento davvero in imbarazzo se qualcuno chiama così questi miei esperimenti.
    Se qualcuno poi dice che, addirittura, trova belli “i miei versi”, mi chiedo, con una punta di apprensione, se mi stia prendendo in giro. Resto convinta che la Poesia sarà sempre Altro, da quello che mi è dato scrivere, o concepire.

    Comment by Sabrina — August 27, 2008 @ 8:15 am

  12. il discorso di sabrina lo condivido, per meglio dire è più nelle mie corde.

    per me la poesia è uno dei tanti manufatti, più o meno lavorati (io qui metto
    molto materiale grezzo e che poi tale rimane)che mi servono per arrivare al “contenitore”
    letterario che m’interessa riempire, ovvero il romanzo.

    in questo senso mi sento uno scrittore di romanzi, un romanziere, nel senso che quello
    è il mio obiettivo finale - tutto quello che faccio a parte quello (articoli di giornale,
    interviste, recensioni librarie, prosette divertenti, poesie satiriche e non) sono appunto dei
    manufatti che io “produco” e che poi assemblo, in tutt’altra maniera (cioè usando altre frasi
    e altre parole, riscrivendo appunto) quando scrivo un romanzo. in ERa mio padre ci sono anche
    dei versi, a un dato punto: lì volevo metterli perchè sentivo che potevano starci, come in un
    tuffo lirico brevissimo. per me era funzionale. credo nella funzionalità dei mezzi espressivi,
    dei generi anche; e credo che ciò che conta è il risultato: non importa come lo ottieni, a parte
    che per il plagio.

    questa mia è sempre stata un’officina. quando questo blog era multiautore e si chiamava markelo
    uffenwanken io usavo chiamarlo “fabbricone”.

    ho sempre in mente questa lezione manifatturiera:-)

    un abbraccio a voi

    Comment by franz krauspenhaar — August 27, 2008 @ 6:38 pm

  13. Sabrina, Franz, ciò che dite vi fa onore in un mondo letterario e non
    dove molti, alzando trionfalmente una targa qualunque avuta in un premiuccio
    qualunque, si sentono già investiti dal magico flusso della poesia o della
    narrativa. Credetemi, nel mio piccolo, ne ho visti tanti.

    Devo dire,comunque, che la figura del poeta è quanto mai versatile, e,
    per quel poco che mi compete, spesso trovo molta più poesia anche in un
    solo verso piuttosto che in una opera omnia del tizio o del tale.

    Ho imparato anche che chi scrive ottima poesia, non sempre è consapevole
    del valore dei suoi testi, anzi, spesso considera “normale” e quindi comune
    la sua poesia rispetto a quello che offre il panorama letterario in genere.
    Ma sono i lettori, gente comune o addetti ai lavori, che poi fanno da specchio
    a quella poesia, che le danno,alla fine, la connotazione che merita.
    E spesso il poeta è il primo a rimanere stupito da tanta considerazione.

    Ovviamente mi riferisco al poeta così come io lo intendo, e non certo
    come spesso ne vedo, ne sento e ne leggo, a quelli col nasino all’insù.

    un forte abbraccio a entrambi
    jol

    Comment by jolanda catalano — August 27, 2008 @ 8:24 pm

RSS feed for comments on this post. TrackBack URL

Leave a comment

Powered by WordPress