scusate se ho messo il pezzo “fisico”, ma non avevo voglia manco per il cazzo di copiare questo
testo, dove, oltretutto, si dice - con grande sensibilità- che per “seppellire mio padre
ho dovuto seppellire me stesso”. se questo tale, claudio toscani, dovesse leggermi, sappia
che, dal mio personalissimo punto di vista, tale affermazione mi umilia; magari sarà contento,
questo cattolicuccio che, in un’altro passo di questa recensione, dice che dico le parolacce.
dio mio. questi sono ancora fermi alle parolacce, anzi una lingua “inutilmente scurrile”.
e perchè? se io dico “porco dio”, ho tutte le carte in regola per dirlo. e, da un punto di vista
morale, “porco dio” ha più ragione di esistere di mille preghiere. visto l’andazzo di questo
mondo.
scusate lo sfogo, ma spesso è proprio dai cattolici che vengono le porcate peggiori - ovviamente
ammantate di “senso morale”.
lo stesso di cui è piena fino all’orlo la storia della chiesa cattolica, naturalmente.
Comment by franz krauspenhaar — August 21, 2008 @ 10:33 am
Hai tutto il diritto di lamentarti, spesso i recensori dimenticano la cosa importante, che hanno a che fare con esseri umani, prima di qualunque altra cosa.
Chi è questo esemplare di moralità?
Come fa a non capire che immorale è solo la violenza sotto ogni
longitudine e latitudine? Violenza a popoli indifesi, a donne
e bambini, violenza politica che si innesta con i dettami di una chiesa
che non rappresenta certo le parole di Cristo, eccetera eccetera.
Lo sa chi ha parlato di seppellire e sepolti che per accettare in tutta consapevolezza
un lutto, accettare e non seppellire, di solito si rinasce a nuovi contenuti di vita?
Ciao franz, ma dove l’hai trovato?
jol
Comment by jolanda catalano — August 21, 2008 @ 5:41 pm
vabbè, jolanda, ora non esagerare. e ti dico perchè: ha solo detto
che dico le parolacce, dando alle stesse un disvalore letterario.
come se joyce, céline e mille altri non l’avessero fatto. ma loro sono
dei geni canonizzati, e quindi intoccabili. mentre noi comuni mortali,
se scriviamo PORCODIO in maniera FUNZIONALE (dunque mai gratuitamente)
per esigenze espressive, non sappiamo scrivere. tutto qui.
per il resto questi parlano di seppellimento dei morti (o mortacci)
altrui con una leggerezza che fa specie in siffatti uomini di chiesa.
comunque ho chiesto a Letture la mail di questo qui: gliele canterò educatamente,
ma gliele canterò.
la vita è una battaglia. la vita non è una vacanza.
ciao jol.
Comment by franz krauspenhaar — August 21, 2008 @ 5:51 pm
jol, come dove l’ho trovato?
toscani è un critico letterario che ha scritto
sul mio libro. mica me li scelgo io, i critici.
non sono così potente. anzi.
ciao.
Comment by franz krauspenhaar — August 21, 2008 @ 5:53 pm
Come vuoi!
ciao ciao
jol
Comment by jolanda catalano — August 21, 2008 @ 6:30 pm
Non mi e’ piaciuto, l’ho preso in prestito pensando si trattasse
di un romanzo storico, invece e’ un diario che avrei potuto scrivere
anche io senza nè lode nè infamia; ho cercato di capire, era stato
presentato come un libro storico, poi non lo era più, era diventato
una biografia, poi ancora una questione personale; non capisco,
Celine ci sta come i cavoli a merenda, e’ scurrile ma la storia non
ce l’ho trovata, per fortuna che non l’ho comprato o erano soldi buttati
–definire– un romanzo, che pietà (e non “pietas”). leggèteli i titoli dei libri, (se non scelti a caso, ma non è questo IL CASO), rivelano molto di più di quanto si pensi!
“e vaffanculo il giusto alla schiera degli insensibili”.
Marlene Kuntz
per il resto non credo che un romanzo debba piacere per forza, anche in questo c’è una –selezione naturale– dei lettori: per fortuna!
Veramente le presentazioni definiscono il romanzo, prima in un modo poi in un altro, ti cambiano come vogliono loro, poi una non ci capisce più niente e forse proprio questo vogliono, non farti capire che cosa hai in mano; per questo chiedevo spiegazioni ma mi viene risposto da a con una frase di questi marlene neanche fossimo sui banchi di scuola a pasticciare sui diari; a me questa cosa dà fastidio; l’unica selezione la fanno i lettori sugli scrittori, io ho letto un diario scurrile che mi era stato presentato come un romanzo storico, poi avete cambiato le carte in tavola, sono stata ingannata, mi sono sentita presa in giro, perche’ se non ce l’avete voi le idee chiare… sono stufa, pero’ dico che non e’ un bel modo di trattare i lettori, abbiamo dei sentimenti, mentre qui l’esclusivita’ sembra ce l’abbia solo l’autore; peccato che la verita’ si sappia sempre in ultimo, non fosse stato per tre cosette lette in rete avrei potuto persino pensare di essere stupida, mentre c’e’ chi la pensa come me, grazie a Dio
l’autore non ha nessuna esclusività, e non parlo al suo posto, sa benissimo esprimersi/difendersi da solo: mi consideri diretta responsabile delle parole che scrivo. quindi può anche ignorarmi.
dico, ma ha una propria capacità critica o ha bisogno del supporto tecnico per leggere un romanzo? non le è piaciuto, amen.
i Marlene sono dei poeti e si senta onorata della loro citazione, e grazie.
“non c’è volontà di comprendere e questo corrompe la società”
Marlene K.
a., non ti sembri strano, ma sono perfettamente d’accordo con quanto dici.
un saluto a te e una buona giornata a Franz
jol
Comment by jolanda catalano — August 22, 2008 @ 10:45 am
cara rosy, veramente la quarta di copertina era abbastanza chiara. una
casa editrice seria come fazi non ha oltretutto l’interesse a “truffare”
il lettore.
non posso dire che mi dispiace se non hai trovato quello che cercavi,
perchè il libro - prudentemente - te lo sei fatto prestare, e dunque il danno
è stato lieve.
niente di male. non è un libro che può piacere a tutti, credo. come
moltissimi altri.
In un’estate afosa e solitaria, un figlio compie un viaggio nella memoria alla ricerca del padre, tedesco nato in Italia negli anni Venti, combattente della Wehrmacht durante la seconda guerra mondiale. Con un andamento schizofrenico, tra episodi personalmente vissuti o sentiti soltanto raccontare, Krauspenhaar ingaggia il suo rabbioso duello con la figura paterna, personalità vitalissima e forte, ormai scomparsa ma ancora al centro della vita dell’autore. Come un rabdomante, cerca a occhi chiusi le vene d’acqua di un’esistenza intensa e ricca di momenti memorabili, drammatici o esilaranti, in un gioco di risentita estraneità e tenera appartenenza reciproca, gioco feroce e intermittente che sempre si consuma tra padre e figlio, e che qui s’intreccia alla storia di un libro sofferto, concepito e scritto per amore, per parlare con chi non c’è più e per salutarlo definitivamente dopo averlo rincontrato tra queste pagine. Era mio padre, sorta di oggetto letterario non completamente identificato, diventa così storia su più livelli: di un padre assente, di un figlio che ne accarezza e violenta il ricordo, e della sua vita solitaria che intanto scivola via punteggiata da telefonate di amici, incontri galanti, rabbie, paranoie, accensioni liriche e abbandoni quasi violenti alla tenerezza. Tutto spudoratamente messo sul piatto di una narrazione che ha il coraggio dell’invettiva sincera contro sé e gli altri, e brilla di sentimenti e riflessioni da cui trasuda il senso dell’esistenza di noi tutti.
questo è il risvolto di copertina. dove si parla di romanzo storico?
dove sta la truffa?
il problema di certi lettori è la fretta, forse?
il senso del libro è tutto qui, nero su bianco. se il lettore non capisce, non è colpa
sempre dell’editore, no?
se lei, lucy68, legge l’aramaico e non lo capisce non è colpa dell’aramaico.
nemmeno sua, certo. è colpa della sua impreparazione, forse.
se lei, lucy68, legge l’aramaico e non lo capisce non è colpa dell’aramaico.
nemmeno sua, certo. è colpa della sua impreparazione, forse.
Mi voglia perdonare (e mi creda senza saccenza o altro di similare) sono solo un vecchio di passaggio, incolto e privo di qualsivoglia rapporto con le arti: per quale motivo la sopra nominata lucy68 avrebbe dovuto “comprendere” il suo libro? Eppoi non reputo possa essere “comprensibile”, un libro di letteratura, intendendo che debba esistere del suo contenuto una “spiegazione” (?) univoca. Per l’autore, e forse. Ma poi che è pubblicato l’autore non esiste più, esistono parole, e ben sappiamo (dovremmo sapere) quant’ esse siano ambigue per definizione, e come diversamente volteggino sul vento degli occhi che le leggono.
Comunque, è solo un’opinione che vale il niente di qualunque altra: voglia accettare i miei saluti e l’augurio (perché no?) che le vada diritto tutto ciò che lei stima buona cosa, foss’anche un delitto.
la mia risposta era un pò impertinente. in effetti la lettrice
non ha alcun dovere di comprendere il mio libro. non discutevo
però il fatto che non l’avesse accettato; è normale, è anche giusto.
quello che ho trovato abbastanza ingiusto è stato dare, anche se
velatamente, del truffatore a me e all’editore, come se avessimo
venduto qualcosa (un libro) facendo credere all’acquirente che fosse
qualcos’altro.
a questo punto ho copiaincollato il retrocopertina del libro, nel quale
si può capire facilmente di che si tratta. dunque se la signora mi da
del truffatore, i casi sono due: o non ha capito il contenuto del retrocopertina
(e mi pare strano) oppure è venuta qui per dar fiato alle trombe.
nel dubbio, me la sono cavata con una battuta.
le parole sono ambigue, ma qui non c’è scritto “romanzo storico”. e c’è scritto
“oggetto letterario non completamente identificato”. acquistare un libro di
un autore pochissimo conosciuto come me, presenta un rischio, che è fisiologico.
non tutte le parole sono ambigue, caro ardenti: quelle che stanno sul retrocopertina
non lo sono, a meno che non le si voglia leggere come tali.
un delitto non lo stimerei buona cosa. quindi prendo il suo augurio come buono a metà.
senza offesa, naturalmente.
Comment by Franz Krauspenhaar — August 23, 2008 @ 12:20 am
“Scrivo come posso, quando posso, dove posso. Scrivo in fretta e furia, come ho sempre vissuto.”
Louis-Ferdinand Céline
Comment by a. — August 21, 2008 @ 10:30 am
scusate se ho messo il pezzo “fisico”, ma non avevo voglia manco per il cazzo di copiare questo
testo, dove, oltretutto, si dice - con grande sensibilità- che per “seppellire mio padre
ho dovuto seppellire me stesso”. se questo tale, claudio toscani, dovesse leggermi, sappia
che, dal mio personalissimo punto di vista, tale affermazione mi umilia; magari sarà contento,
questo cattolicuccio che, in un’altro passo di questa recensione, dice che dico le parolacce.
dio mio. questi sono ancora fermi alle parolacce, anzi una lingua “inutilmente scurrile”.
e perchè? se io dico “porco dio”, ho tutte le carte in regola per dirlo. e, da un punto di vista
morale, “porco dio” ha più ragione di esistere di mille preghiere. visto l’andazzo di questo
mondo.
scusate lo sfogo, ma spesso è proprio dai cattolici che vengono le porcate peggiori - ovviamente
ammantate di “senso morale”.
lo stesso di cui è piena fino all’orlo la storia della chiesa cattolica, naturalmente.
Comment by franz krauspenhaar — August 21, 2008 @ 10:33 am
Hai tutto il diritto di lamentarti, spesso i recensori dimenticano la cosa importante, che hanno a che fare con esseri umani, prima di qualunque altra cosa.
Gena
Comment by Gena — August 21, 2008 @ 3:39 pm
Chi è questo esemplare di moralità?
Come fa a non capire che immorale è solo la violenza sotto ogni
longitudine e latitudine? Violenza a popoli indifesi, a donne
e bambini, violenza politica che si innesta con i dettami di una chiesa
che non rappresenta certo le parole di Cristo, eccetera eccetera.
Lo sa chi ha parlato di seppellire e sepolti che per accettare in tutta consapevolezza
un lutto, accettare e non seppellire, di solito si rinasce a nuovi contenuti di vita?
Ciao franz, ma dove l’hai trovato?
jol
Comment by jolanda catalano — August 21, 2008 @ 5:41 pm
vabbè, jolanda, ora non esagerare. e ti dico perchè: ha solo detto
che dico le parolacce, dando alle stesse un disvalore letterario.
come se joyce, céline e mille altri non l’avessero fatto. ma loro sono
dei geni canonizzati, e quindi intoccabili. mentre noi comuni mortali,
se scriviamo PORCODIO in maniera FUNZIONALE (dunque mai gratuitamente)
per esigenze espressive, non sappiamo scrivere. tutto qui.
per il resto questi parlano di seppellimento dei morti (o mortacci)
altrui con una leggerezza che fa specie in siffatti uomini di chiesa.
comunque ho chiesto a Letture la mail di questo qui: gliele canterò educatamente,
ma gliele canterò.
la vita è una battaglia. la vita non è una vacanza.
ciao jol.
Comment by franz krauspenhaar — August 21, 2008 @ 5:51 pm
jol, come dove l’ho trovato?
toscani è un critico letterario che ha scritto
sul mio libro. mica me li scelgo io, i critici.
non sono così potente. anzi.
ciao.
Comment by franz krauspenhaar — August 21, 2008 @ 5:53 pm
Come vuoi!
ciao ciao
jol
Comment by jolanda catalano — August 21, 2008 @ 6:30 pm
Non mi e’ piaciuto, l’ho preso in prestito pensando si trattasse
di un romanzo storico, invece e’ un diario che avrei potuto scrivere
anche io senza nè lode nè infamia; ho cercato di capire, era stato
presentato come un libro storico, poi non lo era più, era diventato
una biografia, poi ancora una questione personale; non capisco,
Celine ci sta come i cavoli a merenda, e’ scurrile ma la storia non
ce l’ho trovata, per fortuna che non l’ho comprato o erano soldi buttati
Comment by rosy68 — August 22, 2008 @ 7:48 am
–definire– un romanzo, che pietà (e non “pietas”). leggèteli i titoli dei libri, (se non scelti a caso, ma non è questo IL CASO), rivelano molto di più di quanto si pensi!
“e vaffanculo il giusto alla schiera degli insensibili”.
Marlene Kuntz
per il resto non credo che un romanzo debba piacere per forza, anche in questo c’è una –selezione naturale– dei lettori: per fortuna!
buona giornata,
ang
Comment by a. — August 22, 2008 @ 8:47 am
Veramente le presentazioni definiscono il romanzo, prima in un modo poi in un altro, ti cambiano come vogliono loro, poi una non ci capisce più niente e forse proprio questo vogliono, non farti capire che cosa hai in mano; per questo chiedevo spiegazioni ma mi viene risposto da a con una frase di questi marlene neanche fossimo sui banchi di scuola a pasticciare sui diari; a me questa cosa dà fastidio; l’unica selezione la fanno i lettori sugli scrittori, io ho letto un diario scurrile che mi era stato presentato come un romanzo storico, poi avete cambiato le carte in tavola, sono stata ingannata, mi sono sentita presa in giro, perche’ se non ce l’avete voi le idee chiare… sono stufa, pero’ dico che non e’ un bel modo di trattare i lettori, abbiamo dei sentimenti, mentre qui l’esclusivita’ sembra ce l’abbia solo l’autore; peccato che la verita’ si sappia sempre in ultimo, non fosse stato per tre cosette lette in rete avrei potuto persino pensare di essere stupida, mentre c’e’ chi la pensa come me, grazie a Dio
Comment by rosy68 — August 22, 2008 @ 9:07 am
l’autore non ha nessuna esclusività, e non parlo al suo posto, sa benissimo esprimersi/difendersi da solo: mi consideri diretta responsabile delle parole che scrivo. quindi può anche ignorarmi.
dico, ma ha una propria capacità critica o ha bisogno del supporto tecnico per leggere un romanzo? non le è piaciuto, amen.
i Marlene sono dei poeti e si senta onorata della loro citazione, e grazie.
“non c’è volontà di comprendere e questo corrompe la società”
Marlene K.
Comment by a. — August 22, 2008 @ 9:42 am
a., non ti sembri strano, ma sono perfettamente d’accordo con quanto dici.
un saluto a te e una buona giornata a Franz
jol
Comment by jolanda catalano — August 22, 2008 @ 10:45 am
cara rosy, veramente la quarta di copertina era abbastanza chiara. una
casa editrice seria come fazi non ha oltretutto l’interesse a “truffare”
il lettore.
non posso dire che mi dispiace se non hai trovato quello che cercavi,
perchè il libro - prudentemente - te lo sei fatto prestare, e dunque il danno
è stato lieve.
niente di male. non è un libro che può piacere a tutti, credo. come
moltissimi altri.
un saluto.
Comment by franz krauspenhaar — August 22, 2008 @ 11:55 am
In un’estate afosa e solitaria, un figlio compie un viaggio nella memoria alla ricerca del padre, tedesco nato in Italia negli anni Venti, combattente della Wehrmacht durante la seconda guerra mondiale. Con un andamento schizofrenico, tra episodi personalmente vissuti o sentiti soltanto raccontare, Krauspenhaar ingaggia il suo rabbioso duello con la figura paterna, personalità vitalissima e forte, ormai scomparsa ma ancora al centro della vita dell’autore. Come un rabdomante, cerca a occhi chiusi le vene d’acqua di un’esistenza intensa e ricca di momenti memorabili, drammatici o esilaranti, in un gioco di risentita estraneità e tenera appartenenza reciproca, gioco feroce e intermittente che sempre si consuma tra padre e figlio, e che qui s’intreccia alla storia di un libro sofferto, concepito e scritto per amore, per parlare con chi non c’è più e per salutarlo definitivamente dopo averlo rincontrato tra queste pagine. Era mio padre, sorta di oggetto letterario non completamente identificato, diventa così storia su più livelli: di un padre assente, di un figlio che ne accarezza e violenta il ricordo, e della sua vita solitaria che intanto scivola via punteggiata da telefonate di amici, incontri galanti, rabbie, paranoie, accensioni liriche e abbandoni quasi violenti alla tenerezza. Tutto spudoratamente messo sul piatto di una narrazione che ha il coraggio dell’invettiva sincera contro sé e gli altri, e brilla di sentimenti e riflessioni da cui trasuda il senso dell’esistenza di noi tutti.
questo è il risvolto di copertina. dove si parla di romanzo storico?
dove sta la truffa?
il problema di certi lettori è la fretta, forse?
il senso del libro è tutto qui, nero su bianco. se il lettore non capisce, non è colpa
sempre dell’editore, no?
se lei, lucy68, legge l’aramaico e non lo capisce non è colpa dell’aramaico.
nemmeno sua, certo. è colpa della sua impreparazione, forse.
saluti,
Comment by franz krauspenhaar — August 22, 2008 @ 1:19 pm
se lei, lucy68, legge l’aramaico e non lo capisce non è colpa dell’aramaico.
nemmeno sua, certo. è colpa della sua impreparazione, forse.
Mi voglia perdonare (e mi creda senza saccenza o altro di similare) sono solo un vecchio di passaggio, incolto e privo di qualsivoglia rapporto con le arti: per quale motivo la sopra nominata lucy68 avrebbe dovuto “comprendere” il suo libro? Eppoi non reputo possa essere “comprensibile”, un libro di letteratura, intendendo che debba esistere del suo contenuto una “spiegazione” (?) univoca. Per l’autore, e forse. Ma poi che è pubblicato l’autore non esiste più, esistono parole, e ben sappiamo (dovremmo sapere) quant’ esse siano ambigue per definizione, e come diversamente volteggino sul vento degli occhi che le leggono.
Comunque, è solo un’opinione che vale il niente di qualunque altra: voglia accettare i miei saluti e l’augurio (perché no?) che le vada diritto tutto ciò che lei stima buona cosa, foss’anche un delitto.
Mario Ardenti
Comment by iltrenoavapore — August 23, 2008 @ 12:00 am
la mia risposta era un pò impertinente. in effetti la lettrice
non ha alcun dovere di comprendere il mio libro. non discutevo
però il fatto che non l’avesse accettato; è normale, è anche giusto.
quello che ho trovato abbastanza ingiusto è stato dare, anche se
velatamente, del truffatore a me e all’editore, come se avessimo
venduto qualcosa (un libro) facendo credere all’acquirente che fosse
qualcos’altro.
a questo punto ho copiaincollato il retrocopertina del libro, nel quale
si può capire facilmente di che si tratta. dunque se la signora mi da
del truffatore, i casi sono due: o non ha capito il contenuto del retrocopertina
(e mi pare strano) oppure è venuta qui per dar fiato alle trombe.
nel dubbio, me la sono cavata con una battuta.
le parole sono ambigue, ma qui non c’è scritto “romanzo storico”. e c’è scritto
“oggetto letterario non completamente identificato”. acquistare un libro di
un autore pochissimo conosciuto come me, presenta un rischio, che è fisiologico.
non tutte le parole sono ambigue, caro ardenti: quelle che stanno sul retrocopertina
non lo sono, a meno che non le si voglia leggere come tali.
un delitto non lo stimerei buona cosa. quindi prendo il suo augurio come buono a metà.
senza offesa, naturalmente.
Comment by Franz Krauspenhaar — August 23, 2008 @ 12:20 am