The FK experience

August 19, 2008

Gianvittorio Randaccio recensisce EMP su recensore.wordpress.com

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 8:00 am

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Una questione personale

«Il passato è qui, ora, perché noi siamo il passato»

Quando in libreria ho incontrato Era mio padre l’ho comprato subito, senza pensarci un attimo. Ho guardato il titolo, ho letto il risvolto interno, sono arrivato alla quarta di copertina. Sono andato alla cassa e ho pagato, senza neanche sapere quanto costasse. Una reazione strana, mi rendo conto. Che mi ha fatto fare pensieri strani fin da subito.

Dal risvolto mi ero già fatto un’idea del libro, avevo una certa sicurezza rispetto a quello che ci avrei trovato dentro e mi piaceva l’idea di trovarci proprio le cose che pensavo. Un duello all’ultimo sangue, un’esplosione di rabbia di repressa, di estraneità mal digerita: un figlio che ripercorre la vita del padre che non c’è più per pacificarsi con la sua figura, con la sua assenza, dandogli il commiato definitivo, allontanandolo una buona volta dalla propria vita. Mi aspettavo scazzottate, qualche sputo, parecchi insulti: sentivo di avere tra le mani un libro tosto, feroce, arrabbiato. Forse lo volevo, anche.

Invece no. Invece leggendo le prime pagine ho cominciato ad arrabbiarmi io: mi capita quando mi accorgo di non avere capito una mazza. Qui tutto è diverso da come pensavo, anche se non è per forza un male. Era mio padre è una cosa che non si capisce bene. È un romanzo, un memoriale, una biografia, un diario. Tutto insieme. Krauspenhaar ripercorre la vita di suo padre, della sua famiglia, della Germania intera, quasi. E ripercorre e percorre anche la sua, di vita, con pagine che sono montagne russe di sentimenti, piene di curve e di giri della morte, affrontati a una velocità folle. La storia del padre, di un padre amato, non è altro che una scusa per parlare di sé, per guardarsi dentro, per affermare in qualche modo se stesso, per essere sicuro di vivere veramente, e di farlo senza lasciare niente indietro. Nel libro si va da una parte all’altra, senza un’apparente ordine; si alternano le vicende di Carl, il padre, con quelle di Franz, il figlio. E anche i toni sono così, alterni, irregolari, discontinui: pezzi piani, semplici, improvvise esplosioni di lirismo, frammenti di nostalgia, invettive, chiacchierate. Tutto si mescola, in un’improvvisazione che sembra regolata da una mano magica, grazie alla quale questi strattoni non fanno male, ma si incasellano docili uno dietro all’altro, secondo un disegno invisibile ma ben saldo.

In Era mio padre ci sono tonnellate di sincerità, di ogni pagina sembra sentire il battito del cuore: è come stare vicino a una persona nuda; una persona immersa nell’inquietudine, che non lo nasconde, che dice cose sconvenienti, imbarazzanti, personalissime, e che non te le sussura in un orecchio, ma te le urla in faccia, facendoti prendere un sacco di spaventi. Sappiamo dove abita, che persone frequenta, chi si porta a letto, che libri e che film ama, che macchina non ha: tutto è spiattellato in maniera quasi feroce, tanto che alla fine le parti che rimangono più impresse sono proprio quelle in cui Franz parla di sé, più che del padre. Da Franz si parte e a Franz si ritorna, passando per Carl e il tentativo di affondarlo e affondarsi nella prosa, unica strada possibile verso la comprensione delle cose.

E alla fine non fa niente se quello che hai letto non è esattamente quello che ti aspettavi, anzi forse è meglio. Hai toccato con mano qualcosa di così forte quasi da prendere la scossa, hai fatto parte per qualche giorno di una storia che doveva essere una questione personale e che invece ti ha risucchiato così tanto da farti quasi sembrare parte in causa. E che ti ha fatto capire più di quanto già non lo avessi fatto prima che la realtà, se raccontata dalla voce giusta, è la migliore delle letterature possibili.

Gianvittorio Randaccio

Era mio padre
Autore: Franz Krauspenhaar
Fazi Editore
288 pagine
Euro 16,50

13 Comments »

  1. visto che c’era poteva metterci pure il miele e le api
    ti piacciono le slinguazzate, che borghesuccio senza arte né parte

    Anonymous Doc

    Comment by Anonymous Doc — August 19, 2008 @ 9:44 am

  2. E a chi non piacciono? A te piacciono i calci in culo?

    (Certo che firmarsi - con grande coraggio - “anonimo doc” è un bel
    controsenso: l’anonimo non è MAI doc, l’anonimo non esiste, se non
    per se stesso.)

    Comment by Franz Krauspenhaar — August 19, 2008 @ 10:18 am

  3. perchè tu sei un campione di coraggio
    l’anonimo è uno uguale a te
    fammi il piacere, appendi le scarpe al chiodo invece di parlare di culi, li hai distribuiti in tutta la rete, che figura di cacca…. e tu saresti uno scrittore? non farmi ridere

    Comment by Anonymous Doc — August 19, 2008 @ 10:38 am

  4. Uguale a me? Tu sei un vigliacco (o una vigliacca). In tempi non telematici
    saresti stato bollato/a come uno scrittore (sigh) di lettere anonime. Un corvo,
    in pratica. Tu hai il “cuor di leone” di uno/a che si sveglia al mattino
    e scrive la letterina anonima al vicino di casa; è la consolazione miserrima
    del frustrato. E tu lo sei, fino in fondo. Ecco - anche - perchè siamo
    sideralmente diversi, tu ed io.

    Ma ci conosciamo? Con quel punto appresso ai tre di sospensione devi essere
    come minimo un/a minus habens. Sbaglio? (Sicuramente tenterai di dimostrarmi
    il contrario, poveretto/a).

    Comment by Franz Krauspenhaar — August 19, 2008 @ 11:27 am

  5. Anonimo, capisco il miele, ma le api?
    Che, slinguazzano, le api?

    In ogni caso fa sempre dubitare, tanto livore.
    Cercare di convincere qualcuno dell’inettitudine di qualcun altro… Non capisco questo dispendio di energia, a meno che quest’altro non sia un capo di Stato, uno che agisce contro il bene comune.
    Ma verso uno che si limita a scrivere libri, boh. L’unica mia ipotesi è l’anonimo sia afflitto da una grande e incolmabile infelicità.

    Comment by Sabrina — August 19, 2008 @ 1:14 pm

  6. Se, come ipotizza Sabrina, ci troviamo di fronte a un pietoso caso di infelicità,
    ciò non giustifica la totale mancanza di educazione e nei confronti di Franz, e
    nei confronti dei lettori. Di gente infelice, purtroppo, ce n’è molta, ma il dolore
    dovrebbe portare alla comprensione piuttosto che al disfacimento e alla scurrilità.
    A meno che l’anonimo di turno non sia uno scrittorucolo da quattro soldi pieno di
    invidia e livore. O ancora, qualora ci fossero contenziosi tra lui e Franz, che avesse il
    coraggio di risolverli privatamente, tanto non saranno certo le sue imbecillità
    a far vacillare la STIMA nei confronti dell’autore di Era mio padre.

    Non ho mai letto tante cattiverie quante ne trovo in rete. Che tristezza!

    jolanda

    Comment by jolanda catalano — August 19, 2008 @ 4:56 pm

  7. A Gianvittorio Randaccio, che purtroppo non conosco, faccio i miei complimenti
    per il suo scritto. L’ultima frase, “la realtà, se raccontata dalla voce giusta,
    è la migliore delle letterature possibili”, andrebbe stampata a caretteri cubitali
    e impressa con forza-dolcezza nella mente e nel cuore di quanti si accingono
    a scrivere.

    cari saluti
    jolanda

    Comment by jolanda catalano — August 19, 2008 @ 5:03 pm

  8. e’ stato questo franz a muoversi in rete rimpiendola di culi e cazzi
    io cercavo altro, sono incappato per caso, mi ha divertito a maggior ragione quando ho saputo che si tratterebbe di uno scrittore, pensavo di avere a che fare con la solita checcha….. ma non c’e’ cattiveria, sono curioso di capire da che parte è votato

    Comment by Anonymous Doc — August 19, 2008 @ 6:31 pm

  9. A noi lettori non interessa da che che parte sono votate le persone.
    E tu,chiunque tu sia, hai fatto una figuraccia che neanche se ti
    guardassi in mille specchi riusciresti a capire. Capito?

    Comment by jolanda catalano — August 19, 2008 @ 6:43 pm

  10. Cercava una checcha e ha trovato uno scrittore. Un corteggiatore respinto, dunque.

    Comment by sasha — August 19, 2008 @ 6:52 pm

  11. Mah. Se cercavi una checca sei andato proprio nel posto più sbagliato.
    Se invece cercavi solo rogna pure.

    Guarda, sparisci o ti annullo. Internet questa possibilità perlomeno
    me la da.

    Un bacione a Sabrina, persona di rara dolcezza che ho avuto la fortuna
    di conoscere questa primavera, e a Jol.

    Franz

    Comment by Franz Krauspenhaar — August 19, 2008 @ 8:33 pm

  12. io leggo in questi scagnozzi vari, e vedo che sono tanti, una morbosa ossessione nei confronti di uno scrittore. non so chi rasenti l’aspetto peggiore della faccenda, ma è sconcertante trovare tanta bassezza. del resto non c’è costrizione di fermata: chiunque non apprezzi è libero di cercare altrove, perché allora tanta costanza nel voler rendere tutto così squallido? dal canto di franz condivido, pienamente, l’eventuale scelta del taglio: possibilità –Necessità e Volontà– di prendere Distanza da tanta “generosa” Stupidità.

    Comment by a. — August 19, 2008 @ 11:54 pm

  13. “In Era mio padre ci sono tonnellate di sincerità, di ogni pagina sembra sentire il battito del cuore: è come stare vicino a una persona nuda; una persona immersa nell’inquietudine, che non lo nasconde, che dice cose sconvenienti, imbarazzanti, personalissime, e che non te le sussura in un orecchio, ma te le urla in faccia, facendoti prendere un sacco di spaventi.”

    esattamente ciò che cerco in un libro.

    Comment by giosannino — August 20, 2008 @ 2:32 pm

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