Poesia postcontemporanea #3 - Craxxx
Come Moana, che gli diede un voto
che nemmeno i pascià della coperta,
così l’Italia, che gli diede tanto,
come fidanze e spose florilegie.
Mi curva il mento, punto di fuga
della storia. Igor direbbe:
Cugino, ricordi ancor le nebbie
di tutte quelle notti rubate
all’agricoltura? Ah sì, per il centro
scavato da file di fuoristrada,
di Volvo cromo, di spiderette
colme di bionde finte.
E discodanze, al Divina, a sculettare
Relax, Der Kommissar, e altri,
tanti successi. E Iglesias, la julia
grappona dell’amore svenevole,
e se mi lasci non vale, e pensami
coi tuoi occhi azuromare
tra braciole divorate con le mani
da Craxxx. Che ti sanno anche incantare.
E pace sia all’anima sua
riversa in Tunisia, sulla spiaggia
di Hammamet, quando scese la sera -
- e scese la pioggia, ma che fa, e ma che
freddo fa, anche nell’Africa nuragica,
aborigena, vitocartistica, e nel nada
livornese de Nada, malanima.
Caddero monetine sul suolo del Raphael
nell’ urlare di ladro! e si spianava la fine
d’un mito, a corpo morto del nostro dopoguerra.
La mi mama l’andava in gesa, ma la vutava
socialista, disse lui caro lei una volta
nel comasco, a un comizio tra beghine.
Aveva il senso del peccato di gruppo,
aveva quel sonoro sciogliersi delle dita
a serpente piumato nell’eloquio:
ci sono troppi serpenti sotto le foglie,
così diceva degli avversari, o degli amici
infidi, dei caimani gonfiabili e di quelli
gonfiati, in buie atmosfere.
Non umile servitore della Patria,
questa puttana rapita alla verginità,
Craxxx era il film dell’anno, la musica
più ampia, sinfonia pastorale di niet,
di compromessi e avanzamenti,
e finanze lucrate in buste chiuse.
Grande tattico, Ghino di Tacco al colpo
di mano scherzo di titano,
ci fece sentire le campane del progresso
da Milano da bere, mentre il Pilli Pilli (bau bau)
dava ai tramvieri del leghista, fascista,
squadrista, panciocifista metodista.
Viva la democrazia del soldo tolto,
del Poldo, del coro dei ragazzi tristi come te,
delle domeniche così, delle baudesche
imperiture e categoriche emissioni,
delle consolazioni, d’anni magici che Craxxx
ci regalava, come un Re ed io, come
un dispenser di boom rinnovellato.
Craxxx, mito red light a ramazzottimisti
scatenati, spendi e spandi spendi Fendi
effendi, moda jouex, cazzi & mazzi di strass,
Brass del To-Tinto Mifune, giap del pecorineo
ancheggio su per il punto Klimt del godimento.
Gli oranghi di Mani Pulite stavano per darsi
alla consumazione dei cadaveri,
come iene praghesi a libro paga dai russi
su carriarmati primaverili sputafuoco
di Palach. Eli Palach, una specie di Wallach
suicida, con Sergio Leone che guarda
il misfit dal buco della macchina da presa.
Craxxx, all’epoca dei guai, si sarebbe sbranato
costate di Di Pietro con le mani, nell’unto
di sera. (Lavaggio mani si spera).
Craxxx ce l’aveva grosso alla John Holmes,
e aveva due palle così. Lottò con tutte
le forze perchè si potesse arrivare
al merdaio silviesco nel quale, come mosche,
siamo invischiati oggi. Ma Craxxx pagò per tutti,
e noi, questo, lo ricordiamo bene. Amenxxx.
(E diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Ché non son venuto qui per seppellirlo, è vero,
nè per tesserne l’elogio - amici, romani,
concittadini!).
Immagine: Anton Raederscheidt - Uomo con la bombetta.
