1. FK a Fahrenheit / 2.Giovanni Nuscis recensisce E.M.P. su www.giovanninuscis.splinder.com e La Poesia e lo Spirito
1. Oggi alle cinque meno un quarto circa parlo a Fahrenheit di Era mio padre con Tommaso Giartosio. Sintonizzatevi numerosi!
2. RECENSIONE DI GIOVANNI NUSCIS DA LA POESIE E LO SPIRITO
“Dopo anni quando ci ripensi capita che vorremmo proprio acchiapparle le parole che ha detto certa gente e la gente stessa per chiedergli quello che hanno voluto dirci… Ma se ne sono proprio andati!… […] Bisogna allora continuare la strada da soli, nella notte. Abbiamo perso i veri compagni. Non gli abbiamo fatto la domanda giusta, quella vera, quando c’era tempo.” (Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte).
Ma se “quella gente”, metti caso, era nostro padre, altro sarà il sentimento, il rimpianto per la domanda non fatta, per il gesto incompiuto “quando c’era tempo.” (“Vago nella nebbia dei ricordi. Cerco una risposta, senza alcuna certezza che questa risposta arriverà.”)
Non vorremmo semplificare il coacervo di ragioni e stati d’animo all’origine del romanzo, la necessità e urgenza di questo viaggio nelle profondità del vissuto, ma le domande ci stavano, sospese, coi loro nodi robusti e il dono, alla fine, di una o più risposte che si cercavano, come luce alla fine di un tunnel.
Il titolo del libro non deve ingannare: questo lavoro di Franz Krauspenhaar non è solo la biografia del padre Carl - nato nel 1925 ad Aussig (cittadina cecoslovacca annessa poi al Terzo Reich) e morto in Svizzera nel 1988 - e del complesso rapporto col figlio. Certo, vi si narra la sua storia e quella della sua famiglia, a ritroso nel tempo; dell’esperienza dell’ultima guerra nell’esercito tedesco (guerra che maledirà al pari di Hitler e del nazismo), della formazione e delle vicende della nuova famiglia e del lavoro, in Italia, a Milano. Il libro, però, è ben di più, è il viaggio di Franz nel proprio sangue: dai capillari ai grandi vasi senza interdizione di transiti ed approdi, e di zone – cerebrali, genitali, nervose, muscolari, gastriche - da scrittore viscerale qual è (“I libri fatti con le viscere e col sangue sono sempre utili: a chi li scrive e spesso, ancora di più, a chi li legge con la giusta partecipazione”). Ed è nello scorrere dei giorni, nel compiersi di azioni e nel formarsi di pensieri che lo s’interroga, il sangue; inseguendolo, vorticoso o blando, cercandolo incessantemente per ritrovarvisi; anche nei punti di possibile affinità somatica, caratteriale, col proprio padre e i propri avi.
Due vite a confronto. L’una che richiama all’occorrenza l’altra, ad intervalli, con un gioco di flashback, di finestre dalle quali ricompare la figura paterna; per analizzarne i gesti e le parole di allora, come da una moviola, per rivederlo attore di un destino non ancora definitivo; forse, ancora recuperabile… Un legame unico, e simile, per alcuni aspetti. Ma sempre unico, e insostituibile. Erano state “carezze e schiaffi, al bisogno”, “un testimone scomodo” (il padre) dalla cui “liberazione” è iniziato per il figlio l’impegno serio nella scrittura. Ed anche, il “ricordo” del padre, “una delle poche cose dolci di tutta la mia vita che mi vengono in mente, nonostante tutto, nonostante me.” E “Io prego, caro lettore. Prego con foga e con ferocia. Questo padre che mi ha abbandonato troppo presto. Lo prego per tutto.”
Ci si sente attraversare da questo romanzo perché intuiamo che è l’autore, per primo, ad essere stato attraversato dalla vita che descrive, il quale, con spietata e spesso dolorosa lucidità di sguardo, e intensità ed onestà di sentimenti, poi, nulla ha lesinato alla pagina. “Non voglio fare di questo libro un’agiografia. Voglio parlare chiaro, dire “le cose come stanno”. E non si può non riconoscere rispondenza piena tra intento e risultato finale.
Dicevamo che “Era mio padre” non è solo la storia del padre Carl, ma più storie assieme, sullo sfondo epocale di circa un secolo; dove il fuoco descrittivo e il punto prospettico ci mostrano quadri di sicuro interesse, come quando si parla della seconda guerra mondiale, o del nostro tempo che ingloba eventi collettivi e privati; dell’autore innanzitutto, con le relazioni e le amicizie indicate con nome e cognome.
Un romanzo, questo, che lascia il segno con la sua irriducibile ricerca di verità e autenticità, e dove l’uomo è nudo, in una solitudine cosmica ed epocale nella quale non è difficile riconoscersi, nell’inesausta ricerca di identità e di conferme. Se è vero che si scrive per essere amati, a maggior ragione si vive per essere amati, incondizionatamente, a prescindere dall’umana, inevitabile diversità. E se qualche conto rimane, in sospeso, in questa come in ogni altra vicenda umana, il conto prima o poi, in un modo o nell’altro, si pareggia; per dissolvenza della storia - la nostra, in primis - in quella più ampia che tutto riequilibra.
Giovanni Nuscis
Franz Krauspenhaar
Era mio padre
Fazi Editore, Roma 2008
Franz Krauspenhaar è nato a Milano nel
(Immagine: Gene Davis - Untitled, 1983)

ascoltando(TI)
sono felice di esser(CI)
attraverso quell’estate strana
attraverso quest’estata strana
nella prosa che nobilità e cura
Comment by Miss M. — July 17, 2008 @ 4:49 pm
Franz, ti ho ascoltato (dal mio box).
Molto, molto forte andasti. Tranquillo ed efficace. Mai usasti il letteraturese. Bravo. E poi uno scrittore che ride, in un’intervista (visti gli zombies che girano…tieni presente Scurati con la sua espressione standard seriosa da tacchino sotto Natale)è davvero cosa rara e gustosa. Complimentoni. Ovviamente hai il mio Voto, anche se non mi chiamo Vito e non faccio il Vate e se tu non ti chiami Antonio.
Ciao
Giancarlo
Comment by Giancarlo Tramutoli — July 17, 2008 @ 6:31 pm
Tornato alla base, vedo i vostri commenti. Sono molto contento.
Miss mia cara Miss, solo grazie, un bacio.
Carissimo Giancarlo, non riesco proprio a parlare in letteraturese,
anzi no, una volta ho provato ed è scesa su di me una cappa di noia
tale che ho rischiato di addormentarmi parlando.
Grazie mille per il voto - e lo dico paure a Vito, non si sa mai (me lo tengo
buono per via del cuscus che fa ogni tanto - cioè non lo fa più ma spero sempre
che prima o poi lo faccia).
Comment by Franz Krauspenhaar — July 17, 2008 @ 7:16 pm
E finalmente ho ascoltato anch’io! Ma lo sai,Franz, che mi sembrava di esserci e addirittura
tra me e me anticipavo le tue risposte? Bravo, sia tu, sia l’intervistatore.
Credo che la farò ascoltare anche a un paio d’amici con aggiunta di un buon caffè freddo.
a te un forte abbraccio
jol
P.S.
Mi pare di aver già commentato la recensione di Giovanni, comunque sono in linea con quanto dice.
un caro saluto anche a lui
jol
Comment by jolanda catalano — July 19, 2008 @ 1:46 am
Franzi n’altra volta ci mandi la Jolands al tuo posto!
si è talmente compenetrata a te che quasi quasi mi innamoro un po’ anche di lei…
baci a tutti/e
Comment by Miss M. — July 19, 2008 @ 8:59 pm
Cara Miss,serba il tuo innamoramento solo per Franz, io temo di essere troppo vecchia per te.
Comunque hai detto bene, quando un libro piace,il lettore riesce a entrare quasi in toto nella scrittura.
E’ quello che è successo a me. Ma non ti sembra il caso,una buona volta,visto il nostro essere
adulte, di presentarci con buona grazia?
baci
jolanda
Comment by jolanda catalano — July 19, 2008 @ 9:51 pm
Cara Jolanda, ti prego, lasciami nella mia proverbiale sfuggenza e, detto fra noi,io scherzavo come sempre, ma non troppo: la verità sta sempre in bilico fra esagerazione e celia… inoltre il mio cuore è ampio e contiene molti innamoramenti e non bada all’età e al resto.
Sono però tutti amori impossibili e quindi molto tranquilli ed appaganti.
Ai possibili abbiamo gia dato.
Per estensione transitiva di sentimento “chi vuole bene Franz, io voglio bene lui/lei”.
Al diavolo la grammatica… non esiste verbo più transitivo di voler bene.
Srana formula, però, “voglio bene”, si pretende quel che si vuol dare, o si da quel che si vorrebbe avere.
La Messa è finita andate in pace.
Comment by Miss M. — July 20, 2008 @ 9:18 am
ottima intervista, ottimo libro, ottimo autore! ;-)
baci
fem
Comment by fem — July 20, 2008 @ 10:42 am
Vi voglio bene, care!:-)
E pax vobiscum! (con accento tedesco, inflessione bavarese:-)
Franz I
Comment by franz krauspenhaar — July 20, 2008 @ 12:14 pm
dedicato a chiunque scambi un’intervista per un quiz alla mike bongiorno… (ghghgh)
“Ho bisogno di qualcuno che mi legga ad alta voce senza che renda idiota il libro che legge.”
Friedrich Nietzsche, lettera alla sorella, 1887
un saluto al Franz & Miss ^^
Sa sedurre la carne la parola,
prepara il gesto, produce destini…
E martirio è il verso,
è emergenza di sangue che cola
e s’aggruma ai confini
del suo inverso sessuato, controverso.
Patrizia Valduga
Comment by a. — July 20, 2008 @ 12:45 pm
Grazie cara A., bellissimi versi:-)
Franz
Comment by Franz Krauspenhaar — July 24, 2008 @ 5:21 am