Dal bisettimanale di Vercelli La Sesia, diretto da Remo Bassini - la cronaca della presentazione di Trino Vercellese.
Trino - Nuovi locali di corso Cavour dell’ associazione Senza Sede, venerdì sera 11 luglio; di fronte a più di trenta persone ci sono Remo Bassini, scrittore (e direttore di questo giornale) e l’autore del libro “Era mio padre” Franz Krauspenhaar. Dopo una breve presentazione della presidente dell’associazione Cinzia Vanni, orgogliosa di introdurre la prima presentazione di un libro nella nuova sede, è seguito un dialogo appassionante tra Bassini e Krauspenhaar che, chiacchierando e soprattutto improvvisando, dialogando, hanno raccontato ai numerosi presenti i tratti salienti del libro o, forse, le parti che a loro sono rimaste nel cuore. Come ha detto Bassini, si rimane affascinati da un autore come Krauspenhaar, che si racconta nel bene ma anche nel male (il suicidio del fratello, la sua depressione, i suoi amori a volte tristi), un uomo, insomma, che non ha avuto paura di svelarsi in questo romanzo dedicato al proprio padre, classe 1926, soldato per nove mesi nell’esercito di Hitler, ma anche autobiografico. Ne viene fuori un (auto)ritratto di spirito libero, profondamente attaccato alle sue origini (padre tedesco e madre calabrese) e alla famiglia. Il romanzo ha due anime, ha ricordato Bassini; la ricerca del tempo perduto e quindi del padre rimpianto, la prima, e gli orrori della guerra testimoniata dai racconti del padre. Franz Krauspenhaar, un passato - abiurato - nel Movimento Sociale, si comporta oggi come un anarchico, senza fede (se non labile, in Cristo) fedele agli insegnamenti del padre. “Non inchinarti!” è una frase che chi leggerà il libro troverà spesso, ma questo orgoglio insegnato dal padre al figlio non fa parte dell’ideologia nazista; leggere questo libro solo in chiave storica è inutile e forse troppo semplicistico; “Era mio Padre” è soprattutto un romanzo di cuore e Franz Krauspenhaar, nonostante le ombre in cui ogni tanto ama rifugiarsi, è un amante della vita e dei sentimenti, si può intuire dalla sua spiegazione sulla scelta della copertina del libro. Krauspenhaar dice: «Ho scelto una fotografia che mio nonno scattò a mio padre da piccolo. In questo modo racchiudo tre generazioni in una pagina: è la copertina del libro che ho scritto io, chi ha scattato la foto è mio nonno e il protagonista della foto, naturalmente, mio padre».
p.f.
15.7.2008
