
LETTERATURA: Franz Krauspenhaar: “Era mio padre” (2008)
3 Giugno 2008
Il 21 maggio 2008 ho conosciuto a Firenze, al Gabinetto Vieusseux, Franz Krauspenhaar, spigliato, disinvolto, coi suoi occhi azzurri che sprigionano simpatia e gioia. Così lontana la sua fisicità dall’immagine di irrequietezza e ribellione che emerge dai suoi romanzi, sempre sanguigni, appassionati, portatori di una verità contorta, rivelatrice di un malessere segreto che ancora la scrittura non è riuscita a vincere del tutto.
Ora tocca a “Era mio padre” raccogliere questa eredità e una tale sfida.
All’inizio incontriamo una frase molto bella, che è anche la chiave di lettura più significativa: “Il passato è passato, si dice. Come si può credere ad una idiozia del genere? Il passato è qui, ora, perché noi siamo passato, noi siamo il passato, il passato passa all’esterno ma rimane nel nostro interno notte - e giorno - giorno e notte; il passato ci sveglia nei sogni.”
Il romanzo è dichiaratamente autobiografico. Tutto quello che c’è scritto è vero, ha dichiarato più volte l’autore. Carl e Franz, dunque, sono personaggi reali, in carne e ossa. È un tentativo, questo, che Franz Krauspenhaar compie per diagnosticare e risolvere quel suo malessere che lo accompagna, recuperare una libertà dello spirito non più impedito dai legacci della memoria, invadenti e ossessivi: “mi sembra di avere più ricordi che speranze.”; “uomo che ha una tara da colmare, badante di un se stesso in sedia a rotelle.” Forse è il romanzo che dischiuderà a Franz nuove frontiere: “eccomi qui a interrogarmi su queste pagine, a fare di te un libro.”, “questo libro è un salvataggio estremo”, “Io qui sperimento me stesso”; necessario, dunque, affinché la tempra d’artista che è in lui si riveli nella sua pienezza. È un romanzo di passaggio, anche se l’autore ha già le idee chiare: “i libri davvero forti e veri devono suscitare emozioni, e se negative tanto meglio. Devono seguire la forma dello sballamento umorale della vita, del mondo. Il saliscendi. Il motocross è letteratura. E illusionismo al cento per cento.” (more…)

Franz Krauspenhaar, Era mio padre, Fazi 2008 www.lafrusta.net
Quando vai nella pioggia, ed è proprio diluvio, fermarsi è impensabile e non è neppure da coraggiosi proseguire. Diciamo che è l’unica soluzione. In questo romanzo di Franz Krauspenhaar un torrenziale flusso di coscienza unisce presente a passato con la consapevolezza che nulla è realmente passato perché rimane in noi; un flusso di coscienza giocato abilmente su vari registri narrativi, ma che ha come denominatore comune la volontà di scandagliare l’io a fondo, senza sconti, senza infingimenti. “La letteratura deve suscitare emozioni, deve essere motocross, seguire gli alti e bassi della vita” sostiene Krauspenhaar e ribadisce che la letteratura è un gioco molto serio in cui il materiale su cui si lavora è la vita stessa di chi scrive. Quarto libro dell’autore milanese dopo Avanzi di balera (Addictions, 2000), Le cose come stanno (Baldini&Castoldi 2003), Cattivo sangue (Baldini&Castoldi Dalai, 2005), questo lungo racconto narra di un padre combattente, un padre che ancora ragazzo era stato mandato a combattere nella fase finale, durissima, della Seconda guerra mondiale sul fronte tedesco/russo, nove mesi di Wehrmacht, un inferno). E molti erano stati gli inferni attraversati, dalla fame alla paura, dalla frustrazione alla depressione. Da tutti questi inferni però era riemerso per porsi ai suoi figli come un modello, un punto di riferimento, la persona a cui chiedere la riconferma delle proprie idee, un uomo tutto d’un pezzo, onesto e retto, fedele, un uomo fiero e amante della sua casa e della sua vita. Com’è difficile per un figlio mettere d’accordo quest’immagine con l’idea di un padre suicida. Com’è difficile convivere con il senso di colpa e lo scacco che chi rifiuta la vita lascia a chi lo ha amato. (more…)

Voce, voce nel buio,
ti sento, agli occhi spessi
e smarriti, pensare: vox. (more…)

(Giulio Milani è editore, editor e scrittore. Ha preso sulle spalle un marchio glorioso, Transeuropa - che fu di Pier Vittorio Tondelli - e lo porta avanti in un mondo editoriale difficile come il nostro. Ho l’onore di essergli amico e di aver già collaborato con lui facendo parte degli autori dell’antologia I persecutori, uscita giusto un anno fa, assieme a scrittori come Gianni Biondillo, Helena Janeczek, Christian Raimo, Giorgio Vasta e vari altri. Ha un’idea alta e nobile della letteratura, che personalmente condivido. Pubblico col suo consenso questa sua recente mail del dopo lettura di E.M.P.)
Carissimo Franz,
Non ho ancora avuto tempo di scriverti, il lavoro – purtroppo o per fortuna – incombe da ogni lato, ma volevo dirti che ho ricevuto il tuo libro e l’ho letto con vera partecipazione. Prima di tutto voglio dirti che secondo me questo tuo lavoro è il migliore in assoluto, o comunque quello che ho sentito, da lettore, con maggiore coinvolgimento emotivo e intellettuale. Emotivo, per la profondità dello scavo, dell’analisi sincera che riesce a rivelare i miei stessi spaesamenti interiori, l’angoscia del confronto con una figura maschile di riferimento, e dei miti famigliari – a partire dalla stessa, impensata “magia dei nomi” – al quale siamo chiamati, in un modo o nell’altro, a rispondere. Intellettuale, perché non posso non vedere nella vicenda che descrivi, come “immigrato” tedesco di seconda generazione, il segno di una parabola tutta occidentale e tutta cristiana, che vede nella seconda guerra mondiale e nell’olocausto ebraico officiato dalla Germania di Hitler il punto di svolta di una rivoluzione metafisica che in molti ancora faticano a comprendere. Il tuo libro, in questo senso, s’inserisce per me in una linea di ideale, fratricida sorellanza con l’altra indiana meticcia Helena e il suo “Lezioni di tenebra”, che ne rappresenta il controcanto speculare. Lei, come te, immigrata di seconda generazione, che si confronta col modello/ostacolo rappresentato dalla madre ebrea di lingua tedesca. (more…)

Da Milano, la ricca e giudiziosa
maestrina finita sulla strada,
alla Roma dei papi e delle risse
ammaestrate, delle sapide attese. (more…)
Franz Krauspenhaar – Era mio padre – Fazi Editore – 16.50 Euro.
Franz Krauspenhaar, scrittore milanesissimo eppure di origine tedesca, al suo quarto romanzo. Ma sarà poi un romanzo, un libro interamente dedicato alla memoria del padre dell’autore (“un uomo ormai maturo che ha nel suo cuore ancora questo lutto scosceso che passa per il suo sterno, e talvolta prova ancora dolore”)? Si che lo è. Ed è il romanzo di ogni uomo, se è vero come è stato detto che la vita spirituale è una lunga, inesausta ricerca del Padre. (more…)

Eccomi di nuovo al posto di combattimento, dopo un digiuno internettico che mi ha fatto bene. Anche se non ho potuto rispondere alle mail giunte nei giorni scorsi, e me ne scuso con gli interessati. Sto provvedendo a smaltire gli arretrati. Se c’è una cosa che mi fa incazzare (tra le tante, diciamolo) è quando qualcuno, al quale hai chiesto un sì o un no o semplicemente un parere, evita di rispondere. Potrei fare dei bei nomi, ma mi astengo. Me li tengo serrati sul cuore… (more…)