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27 giugno 2008

Grandi momenti # 4 e Isabella Borghese recensisce E.M.P. su Meltingpotweb

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 08:00

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Ieri bellissima presentazione a Milano, alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires. Presentatore un abbronzatissimo (sotto i raggi del sole e mi vieni a scaldare a scaldare così oh oh oh oh ecc.) Andrea G. Pinketts che è partito subito come suol dirsi in tromba parlando della nostra trentennale amicizia, dei tempi della Cambridge School of Milan, dove ci conoscemmo, già ripetenti, nel lontano ottobre 77, delle predilezioni letterarie, dell’affabulazione continuata che ci insegnò in certo modo a scrivere – una sorta di teatro dell’assurdo consumato sul palcoscenico improvvisato della scuola che ci portò appunto dall’oralità alla vera e propria scrittura; e poi Andrea ha ricordato la sua amicizia con mio padre – fatti che nel libro ho raccontato. Presenti molte persone amiche, come Max Mescia, Anna Lamberti Bocconi, la mia cara marchesa, poetessa finissima che mi ha onorato di un suo intervento, la mia vecchia amica Cinzia Medaglia, scrittrice per ragazzi e traduttrice, la mia cara Francesca “La bambinaccia” Genti, la cara Eleonora Marchiafava, che mi ha fatto l’onore di venire dopo tempo che non la vedevo, e poi la Superlettrice Emma “The question” Locatelli, e Gianmaria Pastore e Lorenzo Moretto, vecchi amici di Subway Letteratura – Lorenzo ha sfoderato due bellissime domande, e poi la cara Lisa Sammarco e Francesca Bertazzoni in Reister, compagna del webmaster (anzi webmeister, vista l’origine deutsch) di Nazione Indiana, Jan Reister, grande anfitriona di ogni riunione della “troupe” di Nazione Indiana; e poi Guido Tedoldi, ottimo (e abbondante) giornalista di Caravaggio col quale prima o poi faremo qualcosa di sostanziale e perchè no sostantivo, il giovane e dunque baldo Giuseppe Catozzella, presto esordiente con il romanzo Espianti per Transeuropa, e naturalmente Gianni Biondillo, che è venuto nonostante 38 di febbre e una grossa (non poteva che essere così, trattandosi di lui) stanchezza. Per questo ringrazio lui a nome di tutti, e tutti a nome dell’amicizia e dell’affetto nonchè della reciproca stima che mi lega a queste persone come ad altre che purtroppo non sono potute venire per colpa soprattutto della distanza.
Ancora grazie, è stata una magnifica presentazione che terrò custodita, come una bella, illuminante idea, nel cassetto dei bei ricordi.
Franz.

ISABELLA BORGHESE – ERA MIO PADRE www.meltingpotweb.com Giugno 2008

Era mio padre, di Franz Krauspenhaar, libro definito “bioautografico” dallo stesso autore è una storia che non si fa attendere e non diverte, ma sin dall’inizio son sferzate di sofferenza che rivelano l’urgenza di comunicare, mettere nero su bianco colpendo intenzionalmente il lettore con la violenza di questioni intime e personali attraverso la voracità della parola. C’è la storia di un padre, ambientata negli anni Venti, un tedesco combattente dell’armata di Hitler, c’è un figlio che ama e odia la figura paterna, e che dopo la sua morte cerca di seppellire insieme al padre – e con estrema fatica- un rapporto contrariato attraverso la redenzione di se stesso e la pacificazione. E ci sono sfaccettature di vita quotidiana, amicizie, amori, pianti, ricordi, un passato che si mescola con un presente per mezzo di un dialogo che l’autore intrattiene con il padre stesso. Un libro, ma soprattutto un viaggio nella memoria, introspettivo, intimistico, un guardarsi dentro e raccontarsi a pioggia, non omette né tentenna, mira a condividere stati emozionali con i lettori, ma in primis con chi può ritrovarsi nella storia dell’autore e in quel patimento che accomuna gli uomini, gli stessi che l’autore vorrebbe raggiungere e che in qualche modo faticano nella vita. È un guardarsi allo specchio mettendosi a nudo senza alcuna vergogna e senza mai filtrare nulla, perché è tutto nelle righe, limpido e lucido. Il dialogo narrato ruota intorno al rapporto tra il padre e un figlio, ma non solo: c’è la debolezza di questi che da bambino si sentiva più piccolo e indifeso del normale, e di fronte la forza del padre, una violenza che ha inevitabilmente mutato il corso della vita dell’autore, poi emerge una psicosi e la storia della famiglia Krauspenhaar, il suicidio del fratello e una madre che si ammala. Il fermarsi dell’autore dopo la morte del padre per capire, accettare e affacciarsi a questa perdita da accantonare alla ricerca della serenità per poi proseguire nella vita e di pari passo l’immergersi in un rapporto passato che l’autore cerca di comprendere con l’impellenza legittima e urgente di ripercorrere gli anni che furono: dalla storia della famiglia ai rapporti interpersonali interni col tentativo dell’autore di redimersi e alleggerirsi. La scrittura sembra mettersi al servizio di un vero e proprio viaggio intimistico in cui l’autore rivela dunque queste questioni personali senza lasciare mai spazio a dubbi, e al non detto e questo a volte fa del lettore quasi un interlocutore imbarazzato, che potrebbe sentirsi impreparato ad assorbire. La sofferenza arriva palpabile, diretta, rivelatrice di stati intimi in cui l’autore in quest’alternanza di vicende presenti e passate si racconta, si biasima, si compatisce, si interroga cercando la comprensione e le orecchie del lettore. Ma c’è spazio anche per la tenerezza, ci son passaggi in cui l’autore mette a nudo debolezze dell’animo e racconta un forte desiderio passato di cercare il consenso di quel padre così duro. E allora intenerisce la storia di un buondì motta che rivela lo sguardo attento di un figlio verso il padre e commuove sul finale la consapevolezza o anche solo l’idea semplice che il biscotto salato è un’immagine trasposta di cos’è in fin dei conti la vita, un qualcosa di bello ma anche un gusto dolce. Forse nel sapore di quei biscotti c’era il segreto della mia vita con mio padre, scrive l’autore.
Ma c’è spazio anche per le donne in questo libro, uno spazio in cui l’autore si muove con tormento e insofferenza; le donne a donarle una dimensione non sono mai un porto sicuro, piuttosto si riducono a momenti di passioni, “il cazzo che entra nella figa” scrive Krauspenhaar stesso e allora la vita solitaria sembra di pari passo l’unico approdo anche quando l’autore sa che attaccherà il telefono e piangerà la mancanza di una donna.
È un fiume in piena questo libro, anche questo. È la paura della morte, la difficoltà di accettarla, sembra a tratti un percorso terapeutico, laddove mettere se stesso nero su bianco diventa il modo scelto dall’autore per guardare dentro se stesso per liberarsi di un passato che risulta scomodo, fa male e occupa martellante la sua vita. È una lettura che non si fa lasciare, a tratti affanna per l’intensità e fa rallentare i pensieri, ma restano pagine che non vogliono farsi attendere. È un libro coraggioso, sofferto, profondo, ma anche un desiderio infinito di collocare in un posto importante com’è un libro per un autore, una storia che egli stesso vive con estremo tormento. E non viene da sottovalutare e accantonare nemmeno lo splendore di questa ricerca di libertà interiore e di una leggerezza a cui l’autore sembra aspirare, e il cui pensiero arriva con un’intensità che colpisce mirata.
Ci vuole una giornata a leggere un libro così, ma giorni interi per digerirlo e riporlo in libreria. Un libro alla ricerca di una vera e propria catarsi interiore ma fa anche supporre che bisogna amare davvero molto la vita per restarci con il peso di certi fardelli, gli stessi che vogliono solo esser convogliati in altre direzioni, o proprio sepolti.

(Immagine: Gene Davis – Ferris Wheel)

7 commenti

  1. Franz, è bello sapere che tanti amici hanno condiviso la tua gioia in un momento così
    significativo per la tua vita. Speriamo che Gianni, oggi, stia un po’ meglio.

    La recensione di Isabella Borghese mi piace tanto, la sento molto vicina al mio modo
    di leggere e dire della tua scrittura.

    Un carissimo saluto a te,ad Andrea,a Isabella e a tutti gli amici che ti stimano.

    jol

    Commento by jolanda catalano — 27 giugno 2008 @ 11:31

  2. Contenta di leggere ‘grandi momenti 4′, mi sarebbe piaciuto esserci, parecchio. Anche ascoltare Andrea nel ricordare quel rapporto.
    Ma Roma è lontana…ahimè (azz!, pure); mi servirebbe la borghese air line a pensarci.
    Grazie Jolanda, condividere parole e pensieri ha sempre dello straordinario.
    Abbracci romani, i.

    Commento by isabella borghese — 27 giugno 2008 @ 13:42

  3. è una leggerezza di un uomo sopravvissuto al proprio dolore, che avrà -sempre- nel proprio animo questa dislessia sanguigna, ma il coraggio di guardare, con spietatezza, allo specchio se stessi e la propria storia rende gli eventi, anche quelli più difficili, una parte dalla quale l’uomo-autore non potrà più fare a meno, non in senso malsano ma come il pricipio di una rinascita.

    Commento by a. — 27 giugno 2008 @ 14:24

  4. Bravo signor Franz, il tuo reportage è un inno all’amicizia. E di questi tempi… un abbraccio
    Elisabetta

    Commento by elisabetta — 27 giugno 2008 @ 19:19

  5. Mi spiace ancora una volta, Franz, di non esserci stato. Ma ti faccio ancora i complimenti. La tua scrittura mi aiuta a liberare la mia vena più profonda di scrittore. Ti devo qualcosa.

    Giovanni A.

    Commento by Giovanni Agnoloni — 27 giugno 2008 @ 20:46

  6. Principe, sono contenta che le siano stati tributati altri onori nella sua amata-odiata Milàn, uèla !
    Grosse Momenten !:o)

    Commento by Barbara — 27 giugno 2008 @ 22:29

  7. Grazie a voi! A costo di sembrare stucchevole, io all’amicizia
    ci tengo.
    Un abbraccio a chi c’era e a chi non è potuto venire.

    Franz

    Commento by franz krauspenhaar — 29 giugno 2008 @ 01:14

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