Una lettera di Lorenzo Moretto
(Lorenzo Moretto l’ho conosciuto qualche anno fa, al concorso letterario Subway Letteratura, nel quale ero giurato con Andrea Pinketts, Raul Montanari, Alessandra Casella, Luca Doninelli, Oliviero Ponte di Pino e altri scrittori ed editor. Lorenzo impressionò tutti per un racconto molto bello che aveva per protagonista il padre. Fummo tutti concordi di aver intravisto in quel racconto il germogliare robusto di un talento. So che in seguito Lorenzo è stato allievo della scuola di scrittura di Raul, l’ho visto fugacemente un paio di volte, spero di rivederlo alla presentazione di Milano del 26. Questa sua lettera - una mail del 20 maggio - la pubblico con la sua autorizzazione, e di nuovo lo ringrazio. FK)
Caro Franz,
questa notte ho finito di leggere questa bellissima cosa piena di vita chiamata Era mio padre.
Avere la possibilità di parlare allo scrittore di queste pagine è fantastico, ma allo stesso tempo non so se è giusto farlo: perchè commentare cose così intime, vere, intense, tempestose, mi sembra quasi di farti un torto. Poi, però, come sempre il libro entra in circolo nella società e diventa materia da plasmare per tutti quelli che lo desiderano. E quindi anche per me, che l’ho desiderato e divorato. E grazie a questo pensiero la mia paura di scriverti se ne va’ a remengo e io mi sento il petto un po’ più gonfio.
Mentre leggevo il tuo libro, a un certo punto ho visto (letteralmente) un ring in cui tu hai combattuto, combatti e combatterai le tue battaglie. Questo ring è questa storia. I tuoi combattimenti, invece, la tua arte e le tue sfide e tutta la tua vita carnale e spirituale possono variare nel tempo. Ma quest’ultima forma di combattimento è stata questo libro, è come se avessi sentito che questa parte della tua vita, questo confronto con un papà che non c’è più, continuerà a essere il tuo campo di battaglia. Nel bene e nel male. Scriverai altre storie, ma in tutte ci sarà il un pezzo di questa. E così per il resto. Poi, a pagina 211, leggo “la scrittura può essere un’esperienza estrema, come la guerra. Io la mia guerra la combatto qui, nel mio bunker”. E’ stato come parlare direttamente con te di questa cosa.
Questo, per me lettore, deve fare un vero libro. Parlare, connettere persone, aprire porte. Quanti libri lo fanno? e non entro nel merito dello stile, della tecnica, della trama, e di quelle robe lì. Sai, è da un paio d’anni che sento anch’io una strana voce che mi suona dentro quando voglio scrivere qualcosa o quando apro un libro. La scrittura è un’altra rispetto a quello che fai, mi sono detto. E sono andato in crisi, oltre ai tanti problemi personali che mi hanno un po’ frastagliato l’esistenza, anche la scrittura che mi stava facendo del bene improvvisamente si è rivelata qualcosa di troppo superficiale. e per un bel po’ ho letteralmente mollato il colpo. Non che la cosa sia interessante, però mi ha dato molto da riflettere, e mi ha permesso di leggere finalmente i libri - quelli veri - per quello che sono, per me: portatori sani di valori. Ripeto, è una cosa tutta mia, ma quando leggo nelle tue pagine un forte desiderio di coraggio, di libertà, di redenzione, be’, allora quella è una mia storia.
Grazie, davvero, spero di beccarti presto in giro per ringraziarti di persona.
Ciao
Lorenzo
(Immagine: Gene Davis - Untitled, 1983)

…Questo, per me lettore, deve fare un vero libro…
Ottima mail, caro Franz, chi l’ha scritta conosce bene il rovello della scrittura e la sua funzione.
tu che fai, ti stai preparando bene per giorno 26? :-) mi raccomando!
abbraccissimi
jol
Comment by jolanda catalano — June 15, 2008 @ 12:02 pm