Il giorno in cui morì Ayrton, io stavo guardando il gran premio di Imola e suonò il telefono. Era mio cognato, che non poteva vedere la corsa perché era al lavoro e non poteva guardare le tv. Gli feci la telecronaca in diretta della partenza, del primo giro, del botto. Era stata una cosa brutta, appena fuori dalla curva, a piena accelerazione.
E Ayrton non usciva dalla macchina, accidenti.
Dopo qualche minuto la telecamera sull’elicottero inquadrò la scena, e Ayrton sembrava che muovesse la testa. Io e mio cognato tirammo un sospiro di sollievo. E invece non c’era niente di cui essere sollevati. Nei giorni precedenti c’erano stati altri incidenti in Formula 1, altri piloti morti. Ma, si diceva, erano piloti scarsi su macchine scarse. Questo no, era il migliore di tutti sulla macchina migliore di tutte.
Ayrton, nella mia famiglia, è uno che ha lasciato il segno. Si chiama così anche un mio cuginetto. Suo padre, quando è nato, non ha avuto dubbi sul nome da dargli. Suo nonno, che lo sport non l’ha mai veramente capito, insiste a chiamarlo Ainter. Ma è un tono di superiorità che ostenta, l’ha capito anche lui il rispetto che c’è dietro.
Nella mia famiglia, Schumacher c’abbiamo messo un po’ ad accettarlo. Solo dopo il 7° Mondiale vinto ci siamo detti: «Ok, quel tedesco lì è uno forte. Ma se Ayrton si fosse stato ancora avrebbe vinto di più».
Io quel giorno (e lo racconto nel mio libro)
ero con la fidanzata del momento, in un raptus
di libidine; una strana cosa, la morte del mio
corridore preferito che avviene in una domenica
d’amore.
E poi Ayrton era il preferito anche di mio padre,
che lui paragonava al suo idolo giovanile, Fangio.
Schumi non l’ho sopportato per anni, poi ho capito
alcune cose di lui.
Lui, Senna e Fangio credo siano stati i migliori di
ogni tempo.
A presto,
Franz
Comment by Franz Krauspenhaar — May 17, 2008 @ 12:10 pm
Il giorno in cui morì Ayrton, io stavo guardando il gran premio di Imola e suonò il telefono. Era mio cognato, che non poteva vedere la corsa perché era al lavoro e non poteva guardare le tv. Gli feci la telecronaca in diretta della partenza, del primo giro, del botto. Era stata una cosa brutta, appena fuori dalla curva, a piena accelerazione.
E Ayrton non usciva dalla macchina, accidenti.
Dopo qualche minuto la telecamera sull’elicottero inquadrò la scena, e Ayrton sembrava che muovesse la testa. Io e mio cognato tirammo un sospiro di sollievo. E invece non c’era niente di cui essere sollevati. Nei giorni precedenti c’erano stati altri incidenti in Formula 1, altri piloti morti. Ma, si diceva, erano piloti scarsi su macchine scarse. Questo no, era il migliore di tutti sulla macchina migliore di tutte.
Ayrton, nella mia famiglia, è uno che ha lasciato il segno. Si chiama così anche un mio cuginetto. Suo padre, quando è nato, non ha avuto dubbi sul nome da dargli. Suo nonno, che lo sport non l’ha mai veramente capito, insiste a chiamarlo Ainter. Ma è un tono di superiorità che ostenta, l’ha capito anche lui il rispetto che c’è dietro.
Nella mia famiglia, Schumacher c’abbiamo messo un po’ ad accettarlo. Solo dopo il 7° Mondiale vinto ci siamo detti: «Ok, quel tedesco lì è uno forte. Ma se Ayrton si fosse stato ancora avrebbe vinto di più».
Grazie del ricordo, Franz.
Guido Tedoldi
Comment by Guido Tedoldi — May 16, 2008 @ 5:06 am
Grazie a te caro Guido per questo ricordo tuo.
Io quel giorno (e lo racconto nel mio libro)
ero con la fidanzata del momento, in un raptus
di libidine; una strana cosa, la morte del mio
corridore preferito che avviene in una domenica
d’amore.
E poi Ayrton era il preferito anche di mio padre,
che lui paragonava al suo idolo giovanile, Fangio.
Schumi non l’ho sopportato per anni, poi ho capito
alcune cose di lui.
Lui, Senna e Fangio credo siano stati i migliori di
ogni tempo.
A presto,
Franz
Comment by Franz Krauspenhaar — May 17, 2008 @ 12:10 pm