Nemico
Peggior nemico di te stesso, ti avventi
sul tubo a cazzo del passato. Individuato
come un ratto svelto, nel cunicolo.
Avresti da pensare al futuro, naso di porco,
mandibola di vacca morta, e invece niente.
Vedendo Christian de Sica sculettare,
un cellulare in mano, il ricordo muffito
di una fetta di prosciutto, pensi strano
alla morte come modo di sopravvivenza.
Ridendo, i denti vizzi, ad avanzati pasti,
sbocconcelli aria sparuta di gas industriali.
E il lavoro rende liberi, lo dicono su per il culo
sfondato della storia; niente è dimenticato.
E porcodio, dicesti al prete quando lo trovasti
con le braghe calate che cagava nel pozzo
senza fondo delle balle cosmogoniche.
Lui ti disse “ti perdono”. A quel punto l’avresti
picchiato a sangue, ma fosti cristianamente
vigliacco, come sempre t’accade con i ladri.
Non riuscii a scrivere quei versi di Beckett
sull’amore, così affilati, coltello di dolcezza,
mirando all’amore vero, crudele, la solita
manfrina, da Goethe in giù, fino a Tamaro.
Romanticismo dell’assurdo. A parole siamo
amanti, a fatti siamo fottuti dal caso;
il quale, a furia di venire sulle nostre pene
è diventato impotente per l’abuso.
E basta dunque di parlare per bene,
di voler costruire. Su cosa? Siamo mezzi
morti, le bocche scaracchiano saliva dal sapore
medicinale, ho pisciato sangue per due copechi
davanti al supermercato, all’apertura.
Fauci, fauci, fratello! Solo questo conta,
fauci e fauci, e il resto minestrine per chi
ha famiglia, e insomma, bisogna pur vivere,
gnam gnam, e se ruttare ha un senso,
io rutto sulle vostre teste, e mi rutto dentro,
che mi sento più in pace con me stesso.
Guardami la faccia che ho, l’obiettivo spurga
la mia anima bolsa come la cellulite d’un culo.
Dovessi esplodere ora farei una strage
di morti viventi. Siamo già morti e lo sappiamo,
è questo fratello che mi fa al fondo incazzare!
Sei al mattino crollato, attendi un caffè al muro,
chiuderesti l’incidente ma non ne hai il coraggio.
Non c’è disperazione che tenga, la speranza
di un futuro migliore ti bracca nonostante.
E poi, non conosci nient’altro che la sveglia del vivo.
(Immagine: Kevin Spacey e Jack Lemmon in “Americani” di James Foley, 1993)

caro Franz,
violentemente bellicosa questa poesia.
mi piace più di tutto l’inizio, a metà e la fine. :-)
ciao
franci
Comment by francesca genti — May 12, 2008 @ 2:50 pm
…la speranza di un futuro migliore ti bracca nonostante…
Ecco,Franz,se non ci fossero stati questi versi,avrei potuto dirti “animo,Franz,animo!”
Invece ti dico che va bene così,il cancro va scavato pulito e poi sperare in un rinovo di
cellule buone,propizie per il futuro.
abbracci
jolanda
Comment by jolanda catalano — May 12, 2008 @ 8:21 pm
Animo?
Ho due palle così, Jolanda.
:-)
Ciao!
Comment by Franz Krauspenhaar — May 13, 2008 @ 6:11 pm