Gian Paolo Serino recensisce Era mio padre
FRONTE DEL PADRE
D- DI REPUBBLICA (La Repubblica delle donne) 3.5.08
Un corpo a corpo con la scrittura, un pugno gettato tra le ombre dell’inchiostro per trovare una luce che si chiami memoria. Franz Krauspenhaar, nato a Milano nel 1960, dopo l’ultimo noir Cattivo sangue, nel nuovo Era mio padre consegna al lettore un romanzo che ha il coraggio di fare i conti, nelle pagine come a bordo vita, con la lacerazione tra la realtà vissuta e quella intuita. La storia è quella di un padre soldato nella Wehrmacht sul fronte russo in Ucraina, che (non) cancellati gli orrori della guerra, con lo spettro di Hitler che diventa quasi un fantasma di crudeltà innominabile, affronta da reduce l’Italia del boom economico e della ricostruzione. Tra rabbia, violenza, passione, tenerezza un romanzo che, travalicando ogni trama, è tra i migliori libri italiani di quest’anno.
Citando Céline, Miller e Malaparte, nel libro rivendica il progetto che lo scrittore torni a parlare di ciò che conosce meglio: se stesso. Che è molto diverso dall’osservare il proprio ombelico…
E’ la letteratura di quegli autori che mi interessa: nutrirsi totalmente della realtà, addirittura esserne assorbiti. Che è diverso dal realismo, cioè raccontare la realtà secondo i canoni classici del romanzo. All’opposto c’è la scelta di raccontarsi facendo della propria vita un romanzo. Quando il corpo dello scrittore, che racchiude la sua vita, diventa il centro radiante della storia.
Il protagonista, suo padre “è un uomo di confine: attaccato mani e piedi alle sue radici…”
Lui era dei Sudeti, terra di confine tra ovest ed est. In Cecoslovacchia ma di cultura, tradizioni, lingua tedesche. A pochi chilometri dal confine con la Germania. Un uomo che è stato al confine tutta la vita, che ha vissuto sul crinale delle cose, sempre.
Il romanzo è un racconto epistolare. Ma è anche l’epopea di una famiglia nel boom dell’Italia anni Sessanta.
Oggi si vuole parlare del presente e viverlo senza accettare il passato; io ho voluto sfidarlo con tutto il suo carico di dolore ma anche di gioia: ho voluto rimuovere proprio il velo delle cose e fissare in maniera letteraria anche la storia della mia famiglia, nata all’estero ma divenuta profondamente italiana. Attraverso i decenni.
Paradossalmente va alla ricerca del padre per dimenticarlo…
Ho cercato di chiudere i conti con un padre amato. E forse è anche più difficile che farlo con un padre odiato.
Gian Paolo Serino
(Immagine: Roman Opalka - 1896176-1916613 - detail)
