Amici mai nati
Dice, parli sempre di te.
E di chi devo parlare?
Io mica li conosco, gli altri,
a male parole conosco me,
e loro meno, molto meno.
Dai, prometto di scrivere di te.
E dunque mi critichi, non sei
intelligente, mi rompi, e mi stai
tra i piedi. E poi? E poi c’è
il fiume - delle parole non dette-
da persone che non conosco,
e di cui non scriverò, al pari
di quelle che conosco.
Ma quelle che non conosco
sono le più interessanti.
A volte penso agli amici mai nati.
Sono feti abortiti.
O a quelle mai conosciute,
tutte persone che vivono
nel chissà del mondo,
e che se incontrassimo
diverrebbero persone care.
Magari per il minuto di un anno,
però sai che suoni,
e che colori vivaci,
e che sigarette fumate insieme,
e le visite, soli o guidati,
tra rocce morbide.
E il cielo del Nebraska
dappertutto, anche in Europa.
Non siamo mai contenti, così dice.
Ah, la cosa ti riguarda! io dico,
riguarda anche te!
Anche tu villano hai pensato
alla sterminata umanità che brilla luci
e secerne la terra nel mondo,
e non ci guarda, e non sa chi siamo,
e milioni di persone che amiche
non lo saranno mai e poi mai.
E noi qui, inchiodati a noi stessi, e loro altrove.
E nessuno parlerà mai a nessuno.
(Immagine: Paul Delvaux - Trains du soir, 1957)

ci hanno disposti di organi genitali per riproduzione o sesso, con un condimento di cuore, però, nessuna solitudine, nessun sconosciuto che non sia già abbracciato nella parola amore… buona giornata e virgola
Comment by reginadelsole — February 24, 2008 @ 11:02 am
….E noi qui,inchiodati a noi stessi,e loro altrove.
E nessuno parlerà mai a nessuno.
Sento questi versi scritti con le gola strozzata,un pianto che non sgorga e la consapevolezza di una
novella Torre di Babele che ci allontana. Amicizie a senso unico oppure mai nate e non sapremo mai se
comunicazione avrebbe potuto scioglierci dal nodo che si aggroviglia su noi stessi pronto a soffocarci.
Ma se così è,mi chiedo il senso o il peso-abbraccio dei nostri commenti.Devo comunque ammettere che quel
“nessuno parlerà mai a nessuno” rispecchia un’amara verità.
Buona domenica Franz e ben ritrovato
jolanda
l
Comment by jolanda catalano — February 24, 2008 @ 1:28 pm
Bisogna portare il peso della nostra esistenza con leggerezza, e ponderare le gioie.
G.
Comment by Gena — February 24, 2008 @ 5:32 pm
Grazie signore care.
Questo è davvero un tentativo. Ci ho lavorato
ancora poco fa, per renderla un pò più fluida.
Mah. Comunque, ho scritto di una fantasia che
ho da tantissimi anni; fin da piccolo ho pensato
alle persone che non incontreremo mai, e dunque
al caso che ci (s)governa. Chissà. O forse nulla
arriva (o non arriva) a caso?
Forse in questi incontri mai avvenuti vediamo meglio
che in altre cose la finitezza estrema dell’esistenza.
Che è sempre, appunto, parziale. Un boccone dato a caso,
di straforo, camminando di fretta per raggiungere un posto
che non ci convince.
A volte.
Baci,
Franzwolf
Comment by Franz Krauspenhaar — February 25, 2008 @ 2:10 pm
Si corregghi quel verso a sbrodolo sciolto, dottor Kranz Franzung!
Per il resto le auguriamo una pronta guarigione dal mal di gola.
Vive cordialità
Comment by Il Prosimetrolo — February 26, 2008 @ 4:22 pm
Beh, ho fatto delle varianti. Domani ci torno
sopra, Mr. Prosimetrolo.
Comment by Franz Krauspenhaar — February 26, 2008 @ 10:30 pm
cia’ bru’ sci’ del mio corazon!
ti trascurò un po’ apposta!
;)
Comment by Miss M. — February 27, 2008 @ 10:11 am
Miss M. ma sì, lo so che sono sempre nel tuo
pensiero, modestamente…
Prosimetrolo,
ho cambiato un pò.
CapUto?
Comment by Franz Krauspenhaar — February 28, 2008 @ 5:48 pm
gasp ! (come si diceva una volta nei palloni dei fumetti, esclamativo misto a malcelata ammirazione).
Comment by cletus — February 29, 2008 @ 8:09 am
*** senti caro il mio modestamente
io ho detto “corazon” non “pensiero”…
nel mio cuore ancora un po’ di posto c’è
c’è caldo e luce di candele
come in un incubatrice per pulcini
se ti fai spazio fra le diverse animucce eterogenee
di quella strana compagnia di teneri musicanti
che se la cantano e me la suonano
appollaiati agli atrii e rannicchiati nei ventricoli
in toboga scivolando per le arterie
cullati dal pulsare jazz del suo moto perpetuo
nel pensiero siamo al completo
venduti e prenotati i posti di tutti gli scompartimenti
occupati gli strapuntini in corridoio
valigie e bauli di parole ostruiscono il passaggio
versi sventolano aggrappati ai predellini
le fioche luci vanno e vengono ad intermittenza
la velocità non è costante
quanto duri il viaggio di un treno nella notte chi lo sa
e se poi fosse solo una lunghissima galleria?
Comment by Miss M. — February 29, 2008 @ 10:21 am
Va mejo, va mejo. Vede come impara egreggio Franzung?
ma lo sa che il Delvaux trenista ci mancava?
Noi erimo fermi a Delvaux con le donne gambizzate e poste sopra quei tronchi morti, con quegli occhi da pesci
eroinomani che ce fanno rivoltare il pancreas.
Comment by Il Prosimetrolo — February 29, 2008 @ 9:12 pm
Senta Prosimetrolo, possibile che non gliene
va bene mai mezza? Ma che è, nipote di zio
Tashtego? No, lo dica! Perchè se è parente
del vecchio Tash allora si spieCa tutto!
Delvaux l’era uno con le controballe. Lei guarda
sicuramente solo Rothko come suo zio, vero?
Ha voglia di angustiarsi l’occhio di pescetto azzurro?
Ciao, neh?
Comment by Franz Krauspenhaar — February 29, 2008 @ 9:48 pm