Autoscuola
Gira a sinistra e poi vai a destra, frena,
e avanti bello spedito e all’incrocio
fermati; e poi vai ancora, sali prudente,
e attento, e vai, e spingi, e accelera.
Jaguar color bottiglia e Fiat di vaniglia, e vento,
e zanzare, e l’incanto d’ estate. Togli il freno
a mano e percorri fino a svoltare: attento!
Asino! ora frena, e occhio! ecco la curva!
La mano sul freno a mano. E destra/sinistra,
e le due mani fissale sul volante. Una Opel,
una Anglia, una 124. Stai facendo la rampa
con papà: una Cortina. Il mare, sotto, blu
corazza, o manto d’angelo trasfigurato, come
una bambola Furga. E il verde del campo, a est,
dove crescono le ruote della Firestone, e gli
alberi, pieni di candele Bosch che sbocciano
tra i rami come tubi di scappamento in fiore.
E dove sei? Avanti per la pineta guidi tu,
adesso è il tuo momento di gloria, puoi sfogare
la tua fame di terra spazzata da ruote fameliche,
di percorsi e stridii e grattate di cambio e levar
di ferodi contenti, con l’odore di chimica sparso
per quest’aria elettrica, fremente come una tormenta.
Guarda: una Ford Taunus, un Maggiolino giallo,
una 600, una DS 19. Un furgone Renault
con le porte scorrevoli. Una 850, una 600
ancora, e una Simca 1000. Bambino, dove sei?
Fringuello pieno di dolci e sogni e favole scontate,
sopra di te il vento spazza un asfalto di cielo,
e nel sole gira impazzita la ruota degli anni
andati, venuti, sfrecciati e tornati pentiti; così tu,
fringuello d’un Italia torturata dalle scosse del boom,
non sai più dove sei, quando sei, in che stanza
d’incanto stai giocando all’adulto che infine sarai.
Guidi nel passato e non freni, non frenerai
mai più; il tempo da allora ti tallona, a gomme lisce,
a benzina scappata, a motore usurato, senz’olio.
Saprai guidare soltanto quando sarai arrivato.
(Immagine: disegno di Marco Bottazzi appartenente al materiale pubblicitario per il film “Ma chi t’ha dato la patente?”, di Nando Cicero, 1970. Già pubblicato su Nazione Indiana - leggi i commenti.)

…sopra di te il vento spazza un asfalto di cielo,
e nel sole gira impazzita la ruota degli anni…
E’ vero,Franz,la conoscevamo già,ma a rileggerla c’è sempre qualcosa di nuovo che ci colpisce.
Mi chiedo se sarà mai possibile ritrovare,anche per brevi momenti,la spontaneità e la tenerezza
dell’infanzia,quell’innocenza e stupore che ci faceva andare,comunque andare.
abbracci
jolanda
Comment by jolanda catalano — February 13, 2008 @ 11:56 am
mi ricordo quando la mia mutti per insegnarmi a guidare mi portò incoscientemente a Torino, in collina! Io che dal panico dei tornanti confondevo l’acceleratore con il freno, ce la vedemmo bruttissima e arrivate sane e salve a casa festeggiammo con un frozen margarita!
Comment by francesca — February 13, 2008 @ 2:33 pm
jolanda, il mare di cui parlo è quello
della calabria, la pineta è quella di
Sant’Elia, sopra Palmi, la città di mia
madre.:-)
Francio, sicura che non avevate festeggiato
col frozen margarita PRIMA di salire in
macchina?:-)
Vi abbraccio,
Franz
Comment by Franz Krauspenhaar — February 13, 2008 @ 4:39 pm
Scendendo la lunga gradinata sotto la pineta il paesaggio lascia senza respiro,
il mare sembra così vicino e accogliente che se poco poco ti sporgi un tantino
in più ti sembra di poterti tuffare ed è facile cadere nell’incredibile suggestione
di essere “altrove”.Poi ricominci a respirare e,con calma,rifai i gradini che ti riportano
in superficie o,per dire meglio,sotto l’ombra di quella pineta che,seppure vicina,
non vedo ormai da moltissimi anni.
riabbracci
jolanda
Comment by jolanda catalano — February 13, 2008 @ 6:52 pm