Dolenti dolcezze
Verso sera hai guardato mille volte il tramonto
fuoco all’orizzonte di blu, a scia, tra fogliame e mare
Una distesa mutevole, color manto della Madonna
quella che veniva processata alle feste, d’estate.
Puntavi gli occhi di nocciola bruciata verso il mare
si vedeva con l’orizzonte aperto lo Stretto, la città
a guardia dell’isola. Eri bella e trasparente di giovani
giorni, perenni, immutabili, su quel terrazzo che dominava
la piazza d’ingresso, a sinistra la provinciale.
E a destra il vasto mare. Preda di tonni e merluzzi
tuonanti come suoni di tragedie greche, di miti gravi.
E Nettuno, nel dialetto, chiamava a rauchi strilli le navi,
e tu piccolo cannocchiale serravi le ciglia e sognavi
d’evadere nelle stelle, tra fiumi di foglie morbide,
bevendo l’acqua d’amore, a manciate di sorrisi, nel sole.
Sognavi la luna, le stelle, il repertorio della ragazza
degli anni Cinquanta, il motivo per pregare e per dare.
Occhi aperti sulla malinconia, sbarrati sulla tristezza.
La profondità del sud era talmente aspra da accecare
la pelle, il caldo sapeva di montagne scure, aggrovigliate
su rocce saline. Facevi barometro delle tue mani bianche
e spostavi la luna con la testa, in un colpo dei capelli
quasi biondi. La profondità del sud ti dava alla testa,
ti accecava la guardia, ti metteva a disagio sul cuscino
del mondo.
Eri triste e dorata, felice e assassinata da struggenti
richiami di fantasia. Avevi giovani anni da reclamare
nel futuro, saresti stata a me accanto nel breve volgere
di qualche migliaia di notti, accarezzando la mia piccola
testa prima impensabile, su un letto d’ospedale
che era barca di dolenti dolcezze,
su mari che non si vedono.
(Immagine: Andrew Wyeth - Wind from the sea)

La cosa bella è il modo in cui abbini le opere ai versi - bravo Franz (ed il tema, una poesia per la propria mamma, non è dei più facili…).
Comment by La nomade — November 22, 2007 @ 3:56 pm
qui c’é tutto, come lo chiamerebbe Biamonti, il tuo contraltare luminoso al mondo, c’é la corsa e la calma, il silenzio e il non silenzio e tutto quanto il silenzio nel non silenzio.
Da questa soffitta dell’Europa, ricevi un abbraccio, Junge Man.
Comment by marino — November 22, 2007 @ 5:00 pm
tutta questa bellezza a quest’ora e con questo clima è insopportabile.
Grazie Franz, ci fai del bene, lo sai? :-)
baci
fem
(e grazie anche per l’immagine ingrandita)
Comment by Francesca E. Magni — November 22, 2007 @ 5:50 pm
Un abbraccio allo Zeewolf e alle meravigliose signore.
Franz
Comment by Franz Krauspenhaar — November 22, 2007 @ 7:30 pm
Altrove hai detto di essere scrittore e non poeta.Questi versi ti smentiscono Franz.Ho un nodo in gola mentre continuo a leggere,a ricordare, a vedere e sentire la profondità delle emozioni che trapelano da questo felicissimo omaggio alla madre. Niente retorica, un dipinto multicolore che mi è, per certi versi, familiare. Entrando nel cuore,nelle aspettative, nei sogni di una madre,prima che ciò fosse,hai tracciato una storia, un’epoca che ti appartiene, luoghi che ti appartengono,come tesori innalzati a un tempo che sa ancora attendere.Straordinario il contrasto tra il mare descritto,dipinto,con amorevole cura e l’incognita di un futuro possibile.
…barca di dolenti dolcezze/su mari che non si vedono.
Grazie Franz,non so se te ne rendi conto,ma questi versi sono nutrimento per l’anima.
ti abbraccio
jc
Comment by jolanda catalano — November 22, 2007 @ 7:51 pm
ci fai del bene, Franz, forse… ma se vuoi averne la certezza deposita a mio nome una cifra a tua scelta tra i 2000 ed i 5000 euro mensili dove sai.
Comment by signorina junghe tunghe in ciccioli — November 22, 2007 @ 9:38 pm
Egregio poeta o scrittore Franz Krauspenhaar - da tempo la seguo e leggo con interesse e, le dico pubblicamente,
con una certa insinuante invidia.
I suoi commentatori sono per lo più del gentil sesso, ed io mi chiedo se questo corrisponda in qualche modo anche alla
realtà fuori dal web ed in me cresce alacremente il sospetto affermativo.
La prego, sono disperato, sono un uomo disposto a tutto.
Mi contatti.
Mi dica come fa.
Come diavolo fa?
Che fa alle donne?
Quale flusso rapitore è capace di emanare?
L’ultima donna a cui ho chiesto timidamente un appuntamento mi ha risposto così:
ma chi ti credi di essere, Krauspenhaar?
Mi scriva.
Suo,
Ademaro.
Comment by Ademaro Luculli — November 22, 2007 @ 9:58 pm
Grazie a te, Jolanda, è un privilegio averti come lettrice.
Junghe Tunge : se non mi dà delle garanzie (che sa) no money…
Ademaro, è semplice: prometto (e mantengo) una FK experience.
Comment by Franz Krauspenhaar — November 22, 2007 @ 11:23 pm
una FK experience?Come sirenette e sirenetti?
dicci dicci suvvia
Comment by ariel — November 23, 2007 @ 12:13 am
Sirenetti no. Sirenette, semmai.
Comment by Franz Krauspenhaar — November 23, 2007 @ 12:54 am
Non si può star via un giorno qui… esagerato che non sei… metti via tutto nell’armadio dei giocattoli e chiudi quella finestra che fa corrente, ed entra la polvere… eh?! sì… mi piangono gli occhi… ma è solo la polvere quella del tempo che passa. Cosa?!? No, Paganini non ripete.
Comment by Miss Moneypenny — November 23, 2007 @ 11:36 am
Sì, mamma, sì…
:-)
Comment by Franz Krauspenhaar — November 23, 2007 @ 7:37 pm